3/09/09

Salto i gradini a tre a tre. Due cadaveri, evito un soldato ferito, finisco addosso ad una segretaria sconvolta, la scarto e la supero. Passo correndo davanti a decine e decine di persone, poi ad una inchiodo. -DANIEL! Nella sala di sicurezza! PRESTO!- Tutti hanno sentito le comunicazioni, lui compreso. Annuisce di fretta. -Prendo il defibrillatore!- mi urla, mentre io ho già ripreso a correre.
Scendo le scale scartando altri cadaveri e mi fiondo nel corridoio blindato, ora aperto.

Quando arrivo, la trovo lì. A terra, riversa.
Una morsa mi stringe lo stomaco.

Mi butto in ginocchio di fianco a lei e la tocco appena con il dorso della mano, poi la volto. -NAKI!- urlo e la stringo. Ma non posso permettermi di perdere tempo, forse ho ancora una speranza. E’ un elfo oscuro, dopotutto. Se gli umani hanno quasi completamente sterminato le nostre razze per scoprire per quale motivo siamo così longevi e resistenti, ci sarà uno stramaledetto motivo!

Controllo il polso, non c’è battito. Poggio l’orecchio sul suo petto e non respira.

-Cazzo Naki non farmi scherzi, ti scongiuro!- La stringo ed ancora non so che sto già piangendo. Le reclino la testa e comincio la respirazione artificiale. -Se mi molli la Shield sulle spalle le dò fuoco! SAPPILO! PER DISPETTO!!- Batto un pugno sul suo torace e comincio il massaggio cardiaco. Daniel arriva trafelato, mi guarda solo un istante poi si getta al nostro fianco. -Non c’è polso, non c’è respiro, CAZZO FAI QUALCOSA!- grido isterico.

-Lo sto facendo!!- Spalma di fretta una cosa viscida sulle piastre di un defibrillatore. Con lui una delle giovani assistenti. Ma Rachele dov’è??

-Carica a 200!- dice. Mi alzo e mi allontano un poco, inutile. Poggio una mano sulla fronte e mi volto. Non voglio guardare. Sto tremando. Ho le mani fredde.

-300!- Daniel.

Ad ogni scarica sto peggio.

-360!!-

Poi un secondo di silenzio. Ed io muoio dentro.

-C’è polso! Una barella, subito!-

La tipa esce di corsa ed io mi getto per terra al suo fianco. -NAKI!!- urlo.

Sembra morta, ma dopo un paio di secondi apre appena un occhio e mi fissa. Non capisco se mi vede o meno, ma il suo sguardo è su di me, offuscato, forse. Accenna un sorriso, appena. Solo un angolo delle sue labbra si arca appena.
Ed io non lo so… davvero. Forse aspettavo quello, un gesto, anche minimo, che prendo a piangere da non riuscire più a fermarmi. Riesco solo a ripeterle -Sono qui.- tra i singhiozzi, mentre le stringo la mano.

Lei chiude appena gli occhi ed inspira. -Come sempre.- bisbiglia, con la sua voce naturale.

****

E’ volata via. E non me ne sono nemmeno accorto.
Non mi sono accorto di un cazzo a dire il vero. E me ne fregava altrettanto, ad essere sincero.

Lui è morto e con lui s’è spento tutto. Come m’avessero tolto la spina.

L’ho sentito appena, quello sparo. Lontano. Un dolore alla spalla, uno meno forte alla tempia, qualcosa che si spacca, il tonfo della Beretta.
E niente, non lo so. Non m’importa.

Poco dopo la faccia dell’istrice entra nel mio cono visivo. Muove la bocca e guarda verso di me. Si agita ma non capisco cosa dice. Forse non lo sento, forse non m’interessa sentirlo. Ho solo un fischio all’orecchio e tutto il resto è ovattato.
Piano piano la sua voce si fa strada e sento il mio nome, poi qualcos’altro che non so bene. Non capisco.
Lo ignoro. Non mi interessa. Non m’interessa niente.

Abbasso lo sguardo. Tra le mie braccia: mio fratello. Tutto è ovattato, come sott’acqua. Lento, e senza alcuna importanza. I suoi occhi chiusi, e il suo sangue addosso. Gli scosto una ciocca castana dal viso, è impastata di sangue. Tutto è insanguinato. Come è sempre piaciuto a lui.

Poi il barista mi afferra per le spalle e mi scuote. Alzo la testa di nuovo verso di lui ma ancora non lo sento. Cioè… lo sento ma non capisco e…

BAM! M’arriva un ceffone d’antologia. -EPPORCATROIA!- sbotto in automatico.

Lui si tira indietro un istante, preso alla sprovvista, poi sorride debole. -HEY! Hey Tears, cazzo, pensavo ti fosse deragliato il cervello…- dice, sollevato. Poi si incazza di nuovo. -Hai idea di quello che stavi per fare!?!?- sclera.

Io mi guardo appena intorno. La Beretta, a terra accanto a me, i frammenti dell’auricolare che avevo all’orecchio destro, e sangue. Sangue ovunque. I suoni sono tornati, ma ho ancora addosso quella sensazione d’intorpidimento.

Sto zitto. Credo di aver capito. -Lasciami in pace.- dico soltanto. E’ solo fastidioso.
Si lascia cadere seduto a terra, di fronte a me. Entrambi abbassiamo lo sguardo su Sin.

Un paio di secondi e capisco che c’è qualcosa che non va.
I suoi occhi assenti, ora blu come i miei, sono aperti.

Ma non lo erano.

****

E’ morto con gli occhi aperti, e quello sguardo vuoto sul suo viso ha su di me l’effetto di una pugnalata al cuore. Quel blu intenso delle sue iridi mi riporta alle prime volte che veniva al Darkness. Prima che cambiasse il colore dei capelli e quello degli occhi con il potere dello Iantor. Quando per lui io non ero un profugo e lui per me non era un alleato.

Per un istante mi sembra di vedere ancora il suo petto alzarsi ed abbassarsi in quel respiro ritmico che osservavo quando lo fissavo dormire. Per ore.

Sento le mie sopracciglia corrugarsi e lo osservo meglio.
E’ un respiro quello?

Tears mi guarda nello stesso istante in cui anch’io alzo lo sguardo su di lui. Poi entrambi lo riportiamo su Sin.
Non è possibile. Lo sguardo è fisso. Il viso inespressivo. Non da alcun segno di vita. Eppure..

Tears poggia due dita sul collo, su cui svettano tre fori di proiettili che hanno appena smesso di sanguinare. Rimane zitto per una manciata di secondi che a me paiono ore. -ALLORA??- sbotto infine attaccandomi alla sua camicia.

Lui non risponde subito, dopo qualche secondo mi fissa e dice -C’è battito….
Ma… è troppo lento… Non capisco.. non mi sembra normale…-

Certo che non sembra normale! Non è normale! E’ morto!
Era morto?

E’ ovvio che sia morto! E’ completamente crivellato di colpi! Quello che mi fa più impressione troneggia sotto il suo zigomo destro: a sinistra il tatuaggio a chiave di sol e a destra quel foro passante che attraversa la sua faccia da parte a parte.

Certo che non è normale, perlaputtana! Ha più piombo in corpo che sangue!

Sento la mano di Tears afferrarmi la spalla e scuotermi. -Che cazzo c’hai qua sotto??- bercia.

Io mi fisso di sfuggita la spalla destra, quella che mi sono ferito nell’esplosione dello Iantor. -Non lo so… una scheggia..- dico scuotendo appena la testa e tornando a guardare Sin.

Poi mi blocco, e torno a guardare la mia spalla. Da sotto la felpa vedo una luminosità fredda, lieve e pulsante. Sposto un lembo di stoffa ed ecco cos’è… un bel tocco di Iantor incastonato tra la clavicola e la spalla, sarà grande mezzo centimetro buono, una specie di sasso che m’è finito addosso appena sono arrivato qui. Pulsa lentamente di luce argentea.

Tears ricontrolla il battito di Sin e tiene d’occhio quel pulsare. -Sono sincronizzati…- dice, e mi pare quasi di sentirgli le rotelle girare in quel cervello. Si stanno riattivando: ora che c’è una possibilità seppur lieve di riprendere Sin per i capelli, si sta riattivando.

Mi porge suo fratello come fosse di cristallo e fa per alzarsi. -Tienilo tu! E non ti muovere di qui per nessun motivo, sono stato chiaro!?-

Si alza non senza qualche difficoltà, tentenna e poi prende a correre.
Io stringo Sin a me.
****
E’ stato solo per un attimo. Il tempo per quella frase, quel mezzo sorriso. E poi ha perso di nuovo coscienza.

La ragazza torna con la barella e un paio di portantini. Quando la sollevano, finalmente, mi rendo conto della gravità della situazione.

Quando sono entrato nella stanza, era accasciata sul lato destro ed io sono arrivato dalla sua sinistra. E quando l’ho voltata, ciò che fissavo era il suo viso per percepire subito qualsiasi segno di coscienza. Non avevo visto com’era ridotta sul lato destro. La mano con cui ha premuto quel maledetto pulsante. Quello stramaledetto pulsante regolato dal sistema di allarme, l’ultimo che non siamo riusciti a disattivare. Lei la scarica l’ha presa da quel lato. Il pavimento rientrava come zona sicura, ma il pulsante… Il pulsante naturalmente no, se non adeguatamente disattivato.

La divisa è consumata dal fuoco per tutto il braccio destro e parte della spalla. Il guanto si è fuso con la sua mano, e ciò che ho potuto vedere nell’attimo in cui la caricavano sulla barella e le rimboccavano il lenzuolo è… Orribile. La parola che più descrive mano e braccio è: Orribile.

Quando escono dalla stanza io afferro Daniel per una spalla. Si volta e mi guarda.

-Sii sincero, Daniel. Non voglio che m’indori la pillola. Come sta messa?-

Lui mi fissa e deglutisce, forse per qualche istante vaglia se davvero sia il caso di dirmelo o meno.

Scuote appena il capo. -Non so se riprenderà coscienza. E non so se il suo cervello ha subìto danni permanenti. Quello che so per certo è che quel braccio e la mano non torneranno mai come prima.-

Deglutisco ed annuisco appena. Continuo a fissarlo, e lui prosegue: -La sua natura di elfo oscuro, e soprattutto puro, non ibrido, le da una forza rigenerativa straordinaria, e questo lo sai, ma non so se o fino a quanto questo potrà ridarle l’uso della parte destra del corpo. Devo fare analisi, test… devo sapere fino a che punto il suo cervello e il suo sistema nervoso sono rimasti danneggiati.- Mi mette una mano sul braccio ed accenna un sorriso. -Ora lasciami andare ad aiutarla.- dice. Io annuisco appena, ammutolito ed abbasso lo sguardo al pavimento della cella.

Non posso fare altro, ora, se non lasciarlo lavorare.
****
5/09/09

Quando apre gli occhi, lo fa a fessura. Già stanco.

E non è perché è stato sotto i ferri o perché l’altro ieri ha girato a 130km/h per la città ammazzando anche a mani nude orde di profughi per un giorno intero. No. Lui fa così anche quando si alza la mattina.
Ma ora, vedere far capolino quegli occhi blu scazzati dalle palpebre, è la cosa migliore che mi sia capitata negli ultimi anni.
Gli sorrido.

Non batte ciglio, guarda verso di me ma non so esattamente se mi vede e se è già realmente sveglio. Tears ci mette mezz’ora a svegliarsi al mattino, figuriamoci dopo tutto questo.

Fuori da ogni previsione, passano solo due secondi che sgrana gli occhi e tenta di tirarsi a sedere. -SIN!- urla con la voce roca, attutita dalla mascherina ed impastata dall’anestesia. Sospiro e lo rimetto gentilmente giù sul cuscino. Lui mi guarda come a chiedere perché lo sto facendo ma soprattutto perché non gli dico nulla. Non si è ancora accorto di essere in infermeria, figuriamoci se capisce che ha anche un paio di organi in meno…

-Stai buono, non puoi muoverti, hai subìto un paio di interventi e sei stato sotto i ferri per ore.- gli spiego.

Ovviamente Daniel, da buon medico previdente e soprattutto amico di vecchia data di Tears, non si è risparmiato con l’anestesia. Immaginando che appena sveglio avrebbe voluto tipo non so, uscire a bersi una birra e fumarsi una stecca di sigarette, ha preferito tenerlo sedato un giorno in più, scanso equivoci e perdita di organi per le scale… Comunque quegli occhi se ne stanno fregando della mia risposta: non era quella che voleva. -Sin è anche lui in infermeria, è in una specie di coma. C’è Tommaso con lui.- finisco.

Le pupille gli guizzano intorno, sul lenzuolo e sui muri. Forse in quel cervello nel reparto vista sono scappati per dare una mano a quelli del reparto memoria, perché pare che stia cercando di riassumere dov’era rimasto prima di perdere i sensi.

-Cos’è successo?- chiede infine fallendo nell’intento.

-E’ successo che, contro ogni aspettativa da parte dell’intero esercito, sei sbucato qui alla Shield da eroe, con Sin in braccio e barista al seguito. L’hai portato in infermeria e quando ti ho visto _-

-Mi sei saltata addosso.- dice lui annuendo appena. Sta ricordando.

-Già, grand’uomo… e credo di aver dato il colpo di grazia all’emoraggia interna che tu stavi bellamente ignorando. Eri pallido come uno straccio e freddo come un cadavere. Non ti è venuto in mente che, forse, lanciandoti con una macchina a velocità di decollo contro un muro potresti aver avuto qualche rottura interna?-

-L’idea mi ha sfiorato il cervello,- ammette. -Ma avevo altro da fare.- ghigna storto e stanco. -E comunque ricordo che ero in piedi finché non mi sei balzata in braccio a tradimento.-

Alzo le sopracciglia con noncuranza. -Meglio così. Daniel ha detto che avevi già avuto un trauma a quella milza, e che si sarebbe potuta rompere da un momento all’altro. Se non succedeva in infermeria oggi, ti sarebbe potuto capitare fino ad una settimana di distanza, lo sai? Metti che ti succedeva mentre eri seduto sul cesso a cagare!-

Lo fisso seria. Lui pure.

Sbottiamo a ridere, ma smette subito portandosi una mano alla ferita.

-Comunque, giusto per la cronaca, ti hanno portato via la milza e la parte terminale del pancreas. E per fortuna sono riusciti a salvarti il polmone, sarebbe stato il secondo che ti fai cambiare…- spiego.

-Tu volevi che mi mettessi a dieta,- si stringe nelle spalle. -ho trovato un modo per buttare giù un po’ di panza, no?-

-Io volevo che buttassi giù la panza d’alcolista che ti sta venendo, non che ti facessi asportare un paio di organi.-

-Mbhè, gli organi dove stanno? In panza no? Mo c’è più spazio per la birra.-

-Non ti tiro un pugno solo perché sei moribondo.- borbotto io.

-Segnatelo.-

Mi si alza un sopracciglio. -Ti piace che ti pesti?-

Lui se la ghigna. -Mi piace tutto quello che mi fai…-

-Stai flirtando con un drenaggio toracico attaccato allo stomaco. Che charme…- ridacchio.

-Mbhè, la classe non è acqua, mica me la possono drenare via…- Cerca di tirarsi a sedere, io gli do una mano. Non si toglie la mascherina, quindi deve evidentemente sentirsi uno straccio. Si guarda intorno critico. -Fammi un riassunto, Mesis… Sono rimasto un po’ indietro. Che è successo alla Shield? Stavamo perdendo, mi pare…-

Mi stringo nelle spalle. -Mbhè ad una certa a Shelv ha dato di volta il cervello e ha fatto tipo esplodere tutto.-

-Eh?- chiede solo lui.

-Sì, ha schiacciato non so quale dispositivo di protezione definitivo e ha elettrificato tutta la Shield, antenne comprese. Tutti i profughi sono caduti stecchiti in un secondo.-

-MA CHE CAZZ_ E NON LO POTEVA FARE PRIMA!?- sbrocca, si agita e si fa del male da solo, percui decide autonomamente che è meglio calmarsi.

-A quanto pare no, è stata una mossa estrema. Pare abbia dato fondo a praticamente tutte le energie della Confederazione e fino a che non ci ricarichiamo, siamo bloccati qui. I trasporti non funzionano. Senza contare che Kail m’ha detto che abbiamo messo a grave rischio non so quale cacchio di campo energetico che tiene uniti i due mondi, quindi potremmo anche staccarci e chi s’è visto s’è visto…-

Lui alza entrambe le sopracciglia. -Una bomba nucleare sulla Shield…-

Mi stringo nelle spalle. -Senza contare che l’attacco aveva danneggiato il sistema di protezione e Nakiri azionandolo quasi c’è rimasto secco.-

-Come sta?- chiede di getto.

Scuoto appena il capo. -In coma, per quanto ne so. E non sono molto ottimisti a riguardo.-

Fa una pausa di silenzio enorme. -Capisco…- dice infine. Si tiene una mano sulla mascherina e l’altra sulla ferita dell’operazione. Respira pesantemente.

-Vuoi che chiami Daniel?- chiedo notando il suo affaticamento.

-Nah… Avrà un sacco di straordinari con tutto ‘sto casino…- si stringe nelle spalle. -Ha capito che cazzo è successo a Sin? Con lo Iantor intendo..-

-No. Cioè, è lo Iantor sicuramente, o quello che ne rimane, perlomeno… ma per ora non possono allontanare il barista da lui, perché anche se i pezzi che hai raccolto sono di pari se non superiore potenza, paiono non funzionare da soli. Ci vuole proprio quello nella spalla di Tom. Stanno vagliando se è sicuro o meno asportarlo, a questo punto…- Annuisce, metabolizza e fa il punto della situazione. Poi sorride.

-Non mi hai detto niente del novellino, e non l’ho ancora visto qui… Me lo immaginavo a urlarmi nell’orecchio al risveglio…- ridacchia appena. Ed io non so come dirglielo.

Avevo tenuto Zendaru per ultimo apposta. Mi fissa e capisce subito che c’è qualcosa che non va. Prima che si preoccupi ulteriormente decido di informarlo anche su Splendore.

-L’informatore interno, e colui che disattivava sistematicamente le antenne facendo in modo che i profughi dell’esercito di Sin passassero tranquillamente, era Nadja.-

Tears si toglie la mascherina e mi fissa ad occhi sgranati. -Cazzo… quella legge nel pensiero…-

-Già..- annuisco. -Ad un certo punto, quando Zendaru da dentro il nocciolo era diventato troppo scomodo, Sin ha deciso di mandarla a farlo fuori. Sapeva che Zen non avrebbe sparato su di lei… che non ce l’avrebbe fatta.-

Tears è attonito, se possibile mi pare sia diventato ancora più pallido di prima. Mi affretto ad aggiungere il resto. -Ma a quanto pare ha fatto i conti senza l’oste, e Splendore non si è fatto impallinare. Ha sparato lui per primo.-

Inspira ed espira. -Ed è morta?- chiede poi.

Io annuisco soltanto. -E la battaglia è andata avanti. Senza l’appoggio di Zen, Nakiri non sarebbe riuscito ad attivare il sistema difensivo finale.-

Annuisce, lento, e si rimette la mascherina. Fissa il lenzuolo.

-Ora…- proseguo. -E’ tre giorni che è chiuso là dentro. E’ rimasto nel nocciolo dalla battaglia e non ha alcuna intenzione di uscirne. Neanche Clizia è riuscita a tirarlo fuori. Sta in una camera blindata, e non si può entrare se non apre lui da dentro. Tutto ha ripreso a funzionare alla perfezione dal punto di vista informatico, e l’apertura con i codici degli alti ufficiali è stata disattivata dall’interno, quindi sappiamo che è vivo… ma non risponde a nessuno né pare abbia alcuna intenzione di uscire.-

****

Cazzo.
Il novellino ha completamente perso il cervello. Ha avuto il sangue freddo di sparare a Nadja in un momento in cui doveva scegliere tra la vita di lei e quella di un altro centinaio di persone, ma poi è chiaro che tutto gli è crollato addosso quando il pericolo è passato… -Fammi capire… E’ là dentro con il cadavere di Nadja?- chiedo, ben sapendo qual è la risposta.

Electra stringe le labbra e mi guarda in silenzio.

Sbuffo e mi guardo intorno. Rimaniamo in silenzio per qualche secondo.

-Gli avete detto che sono vivo?- chiedo poi.

Annuisce, sempre a labbra strette. -Si. Ed è stata l’unica volta che ci ha risposto.-
Attendo. Lei si stringe nelle spalle. -Ci ha mandati a quel paese.- Ondeggia un po’ il capo. -In un modo che probabilmente avresti usato tu.-

Mi scappa un sorriso. -Ok. Non ci ha creduto.- dico. Comprensibile. Il mio auricolare era aperto, e chissà che cazzo ha sentito l’intero esercito…

Si stringe nelle spalle. -E dopo quella risposta non abbiamo sentito più nulla. E’ stata due giorni fa.-

-Ma è vivo.-

-I sensori di movimento dicono di sì.-

Mi gratto il collo, medito e poi butto via la mascherina dell’ossigeno. -Stacca quella cazzo di flebo, Mesis, ed agguanta il drenocoso…- dico lanciando di lato le coperte.

Lei guarda il drenaggio toracico che c’ho ancora attaccato, poi apre la bocca per parlare ma sospira e la richiude, ben sapendo che potrebbe dire qualsiasi cosa ed equivarrebbe a dar fiato ai denti.

****

Quando scendo l’ultimo gradino, ho la certezza matematica che il mio stomaco si aprirà, decretando la fine dei giochi e riversando tutte le mie budella in mezzo al pavimento. Ne sono talmente certo che sono lì a guardare fisso il mio fianco, sicuro di poter scorgere la fila d’intestini che si srotola.

Quando poggio il piede a terra e loro sono ancora tutti belli appallottolati all’interno, sospiro, per quel che riesco, ed alzo appena il capo. Non reggo nemmeno il peso della mia testa, ma lo faccio. E Mesis non dice nulla. Mi sorregge e si sta prendendo un bel carico, lo so, ma è una donna forte e con due palle come due bombe a mano, la conosco. E soprattutto ha quella grazia di non rompere il cazzo che sono in pochi (soprattutto tra le donne) a possedere.

Io so come è fatta lei e lei sa perfettamente come sono fatto io. Se ho davvero bisogno, sa che glielo dirò, ma sa anche che se mi fa tanto di scassarmi le palle perché non ho chiesto aiuto prima, allora non lo chiederò nemmeno dopo, a costo di schiattare. Per cui tace, e se davvero le mie budella usciranno a prendere una boccata d’aria, sono sicuro che con calma lei le raccatterà tutte in mano, me le rificcherà dentro a forza ed aspetterà comunque che sia io a chiederle di riportarmi in infermeria. In silenzio.

Sono grato agli Dei per ben poche cose: una è la sua esistenza.

Quando alzo il capo e guardo il corridoio lo faccio perché sento una voce familiare. Che familiare non significa amica, è solo che la conosco, difatti è quell’idiota di Kail.
Se ne sta di fronte alla sala blindata del nocciolo e sta dicendo qualcosa, ma quando sbuchiamo noi dalla fine del corridoio, si zittisce per qualche istante. Poi si volta di nuovo e urla alla porta. -ZEN! Zendaru, c’è qui Tears! Vuoi uscire almeno adesso??-

Nessuna risposta per tutti e cinque i minuti che ci metto a strisciare fino alla porta. Sto insieme con la colla…

Quando arriviamo davanti mi appoggio allo stipite, e cerco di riprender fiato come un asmatico. Mesis mi passa la mascherina ed io faccio cenno come a scacciare le mosche. Si stringe nelle spalle e la rimette a posto.

Poi mi concentro e prendo tutto il fiato che ho ancora nel polmone sano.

****

Se c’è qualcuno che può tirarlo fuori da quella stanza: è Tears, ne sono certo. Nonostante sia un buzzurro, grezzo e bifolco, sa prendersi cura delle persone che ama, e Zendaru è finito tra quelle. E’ un po’ come se lo avesse adottato. Zen di par suo si affeziona velocemente a chiunque e con Tears in particolare ha legato da subito.

Sono completamente diversi, e questo fa di loro non solo una coppia di colleghi perfetti, ma anche degli ottimi amici. Che stiano sempre sotto ad ostiarsi appresso è del tutto irrilevante, dopotutto Tears sa comunicare solo tramite anatemi e Zen non è mai realmente cattivo nemmeno quando litiga. Questo Nakiri lo ha capito subito, per questo li ha affiancati. Senza contare che Zen è il vero figlio di Bastian, e Tears ha un debito da saldare con lui. Aiutare suo figlio non è altro che questo per te, vero Tears?

Lo fisso ansimare attaccato a quello stipite. Deve aver sputato sangue per scendere fin qui nello stato in cui è. Eppure è qui. E non ne avevo alcun dubbio.
Solo lui può trovare la frase giusta per convincere Zen ad uscire da lì.

Nel momento in cui concludo mentalmente questo pensiero, Tears urla, prendendo probabilmente in prestito fiato da tutta la confederazione, suppongo.

-ALLORA!?!? SI PUO’ SAPERE CHECCAZZO STAI FACENDO CHIUSO LI DENTRO? WEEK END CON IL MORTO? GIOCHI A TRESETTE!?!??!?-

Credo mi abbia anche spettinato. Insieme a Mesis. Ma non è evidentemente sufficiente…

-STAI PISCIANDO NELLE BOTTIGLIE, PER CASO!?! EH?!? BEVI LE TUE URINE?!?!? VUOI USCIRE DA LI E DARTI UNA LAVATA?!?-

Si ferma un secondo solo e per tirare un pugno alla porta, che per un attimo temo abbia perso un cardine, tipo…

Indietreggio di un passo. Mesis dietro se la ride.

Passa un minuto buono ma lui fissa in cagnesco la porta neanche avesse di fronte Zendaru che fa i capricci, e quando ormai penso che non ha avuto alcun effetto, sento il rumore sordo della serratura e la porta si apre, lentamente, cigolando sugli enormi cardini blindati.

Zendaru è lì, sulla soglia, in piedi. Vestiti sgualciti, sguardo fisso, capelli spettinati e delle pesanti, enormi occhiaie. Fissa davanti a sé Tears, che di par suo s’è dato un contegno staccandosi dallo stipite ed indietreggiando di un passo per guardarlo meglio.

Entrambi si fissano.

-C’è il bagno, qua dentro, Tears.- è la prima frase che dice, dopo tre giorni. C’è un cesso qui eh, buongiorno Tears, svegliato male dall’anestesia?

Tears annuisce con un sopracciglio critico alzato ed ancora il broncio addosso. -Bene..- dice, e basta.

F1_Zen lo fissa, poi sorride appena. Tears sorride a sua volta e finiscono per ridere.
Poi così, a tradimento, Zen gli si butta addosso e lo abbraccia. Cioè, abbracciare è riduttivo. Lo stringe come se avesse paura che gli potesse svanire da davanti. Tears quasi cade indietro per il contraccolpo, Mesis lo ritira verticale, ma lui non regge comunque e si accascia in ginocchio. E Zen insieme, senza mai mollarlo un istante. Vedo Tears sbiancare per il dolore, ma non se lo toglie di dosso, anzi, dopo poco gli appoggia una delle sue enormi mani in testa.

Arriva un singhiozzo soffocato dalle bende sul petto di Tears. -E chi ti ammazza a te, coglione…-

Dopo qualche secondo Tears abbassa lo sguardo, e scuote la testa.
Zendaru gli si è addormentato addosso sotto il peso di tre giorni senza sonno.
E mentre dorme, finalmente, sorride.