Alzo di scatto la testa dalla scrivania. -MI SONO ADDORMENTATO!- Dichiaro urlando mezzo rincretinito.

Nakiri mi fissa.
Penna in mano mi guarda da sopra gli occhiali da lettura che indossa. -Sì.- Conferma semplicemente dopo il mio exploit.

-Mi sono addormentato! Nel tuo ufficio, sulla tua scrivania, e in orario di lavoro!- ‘E non sono morto!’ Aggiungo anche mentalmente, sconvolto.

Sospira, si toglie gli occhiali e mi guarda, sopracciglia alzate. -L’orario di lavoro è finito un paio di ore fa….- Scuote appena la testa. -E tu eri quello che voleva uscire tutta la notte per locali notturni con quel branco di scellerati.- Dice spostando un paio di documenti dalla pila che ha di fronte a sé ad un’altra più alta alla sua destra. -Mi sembrava palese che fossi ancora convalescente…-

Sbuffo pesantemente e mi lascio andare sullo schienale della sedia, mano sulla fronte. -Sì…- Ammetto. -Come al solito hai ragione tu…- Sospiro. -È che avevo voglia di staccare un attimo… di divertirmi un_-
Non finisco la frase che la porta dell’ufficio si apre di scatto ed una dozzina di soldati si spargono all’interno, veloci ma ordinati.
Dopo di loro: Kraimi.

-Cosa cavolo succede?- Dico. Osare entrare così senza appuntamento e senza nemmeno bussare nell’ufficio di Shelv equivale ad un suicidio…
Nakiri si alza e lo fissa aspettando una spiegazione. Lui si piazza davanti alla scrivania, sono uno di fronte all’altro. Io sto come uno scemo seduto accanto, ancora mezzo rincoglionito dal sonno.

-Con il potere temporaneo conferitomi dalla maggioranza degli appartenenti al Consiglio degli Stati Maggiori, e come previsto dall’articolo 56 del codice penale militare: Nakiri Shelv, io la dichiaro in arresto per soppressione e falsificazione reiterata di atti e documenti concernenti la forza di difesa militare, e per spergiuro ai danni della personalità degli Stati Maggiori –

-COSA_- Inizio, alzandomi, ma lui mi lancia solo uno sguardo freddo ghiacciandomi sul posto, e prosegue.

-Avendo le sue azioni probabilmente compromesso la preparazione e la difesa militare dello Stato, devo notificarle che se il tribunale militare confermerà le accuse, si applicherà la pena di morte con degradazione.-
Non sta succedendo veramente.
Non può succedere veramente, penso. Sto ancora sognando!
Nakiri, in piedi dietro la sua scrivania, perfettamente calmo ma estremamente serio, ascolta tutto con attenzione mentre le guardie lo accerchiano.

-Se le verranno concesse attenuanti per meriti militari, la pena sarà ridotta alla detenzione a vita.-

Due guardie, manette in mano, fissano Nakiri che lentamente porta i polsi dietro la schiena. Loro lo ammanettano ed io non me ne capacito. Sta succedendo davvero.
Lo stanno arrestando perché donna.
Perché ha dovuto mentire per entrare nell’esercito.
Nonostante ciò che ha fatto. La brillante carriera, le onorificenze… Nonostante sia una fottuta regola senza senso che ha dovuto aggirare per portare la Shield a quello che è ora.

-In attesa di un giusto processo verrà ora applicata una pena detentiva temporanea, durante la quale non godrà del suo titolo militare né potrà avere contatti con alcuno se non guardie scelte provenienti dalle milizie di Eson.-

-ESON!- Mi esce. Ovvio, chi se non Eson poteva arrivare a fornire i soldati per arrestare il capo della difesa militare, pluridecorato eroe di guerra, solo perché donna!

-In quanto a lei, Tenente Colonnello Samuel David Kail di Samirien…- Dice voltandosi verso di me mentre le guardie scortano Nakiri fuori dall’ufficio, -Non possedendo prove concrete della sua partecipazione nei suddetti reati, ma sospettando di lei in quanto cospiratore, la informo che è temporaneamente sospeso dal suo ruolo per accertamenti fino a data da destinarsi. Durante questo periodo le verranno sospesi privilegi, permessi nonché remunerazione. Nel caso dovesse risultare del tutto estraneo ai fatti, verrà immediatamente reintegrato e risarciti i compensi sospesi.-
Su un ultimo sospiro che forse vuole sembrare contrito, dichiara: -Annuncio di acquisire temporaneamente il comando della Shield in quanto più alto grado di comando presente non coinvolto nelle indagini, così come deciso dal Consiglio degli Stati Maggiori.-
Silenzio.

Sulla porta si sono sporte le segretarie, e da oltre il vetro che s’affaccia agli uffici sottostanti vedo un andirivieni di soldati e impiegate parlare tra loro, correre a destra e sinistra cercando di capire che succede ai piani superiori.
Nakiri esce scortato dalle guardie, diretto alle celle. Mi volto verso Kraimi che, guardandolo bene in viso, sembra abbia un bel livido sullo zigomo destro.
Mi avvicino così tanto alla sua faccia che sono tentato per un istante di tirargli una testata e rompergli il naso, visto che ho le mani ancora temporaneamente impegnate con questa maledetta stampella, ma mi limito a sibilargli un: -Mi fai solo ribrezzo. Come soldato e come persona.-
-Devo solo dimostrarlo, Sam,- Mormora. -Il tuo coinvolgimento. Non sarà difficile…- Sospira e ghigna, mettendosi le mani in tasca. -Com’era scoparsi il capo per far carriera?-

Non è stata una grande idea. Non tanto la frase, ma le mani in tasca.
Gli tiro un calcio sullo stinco, come previsto s’inclina leggermente in avanti alchè gli scaravento la stampella sul coppino mandandolo in terra lungo e disteso, e soprattutto knock out.
Dieci minuti dopo mi lanciano in una cella. Un secondo e mi raggiunge anche la mia stampella. Mi rigiro agitando il pugno e urlando: -Sono comunque soddisfatto!- A chi mi ha buttato qui dentro.
-Anch’io.- Mi arriva dall’interno della cella. Daniel è seduto sulla panca, in fondo.
Si sta massaggiando le nocche sbucciate della mano destra.

***

Electra è rimasta nel parco a telefonare.
O urlare, anche.
Qualcuno domani mattina alle sette vuole portarle la macchina in revisione. Cosa che tipo alle sette non sappiamo nemmeno se siamo già a casa, figurarsi sobri e a lavorare…

Decido di rientrare, o meglio, la mia vescica decide che è ora di restituire al mondo ciò che ho ingerito, sotto una forma un tantino diversa però.

Tra la gente dell’ingresso colgo il novellino con stampato addosso un sorriso talmente finto da mancargli solo la scritta ‘made in China’, mentre una biondina col QI totale di un trolley gli parla di favolose ciglia finte da mettere sui fari della sua nuova utilitaria. Intercetta il mio sguardo, coglie la palla al balzo, si dilegua con una scusa e mi corre appresso.
Mi chiama.
Fingo sordità, ma mi raggiunge attraverso la gente proprio quando svolto accanto al bar, diretto ai bagni.
Manco al cesso si può andare in pace.

-Vai a rimpinguare?- Chiede seguendomi ed alzando il suo bicchiere vuoto.

-Nah, vado al cesso.-
-Buona idea.- Dice buttando il bicchiere e continuando a seguirmi.
-Mbhè? Famo, le donne? Devi venire a tenermelo? Và che ti esce l’ernia.-
-Ch’è? Ce l’hai così grosso che l’hai prenotato tutto te il bagno?-
-Ma, mi segui!- Protesto.
-Hai detto “pisciare” e m’è venuto lo stimolo!- Si giustifica lui quasi fosse ovvia un’empatia tra vesciche.
Sospiro e scuoto la testa. -Ricordami di non parlarti mai di sesso.-
Apro la porta del bagno. Vedo cose non avrei mai voluto vedere. Richiudo di scatto.
Spalle alla porta chiusa m’immagino auto praticarmi una lobotomia con un ferro da calza per dimenticare ciò che ho visto, e il novellino è lì interdetto.
-Mbhè?- Chiede.
-No.- Rispondo solo.
-Ma a me scappa…- Protesta cercando di passarmi davanti. Io lo rigiro per le spalle e lo spingo via.

-FALLA FUORI.-

***

Ho un piccolo nano da giardino che mi sta lentamente ma inesorabilmente prendendo a picconate l’interno del cranio, ormai. In quel locale non si può stare! Ma che problemi ha la gente di questa dimensione? Anche tappando lo snodo dell’udito come essere umano, se stai là dentro per più di mezz’ora, esci tutto scemo…
Svolto l’angolo, giusto per evitare le folla appena fuori l’ingresso, cavo le sigarette dalla tasca, me ne metto una in bocca e quando rialzo lo sguardo me lo trovo davanti. -Checcazzo, Tears! Ci sono i cessi là dentro eh… c’è bisogno di pisciare sui muri?-

-Nah. Sono infestati…- Dice lui tirandosi su la cerniera e guardandosi intorno, probabilmente cercando una fontanella dove lavarsi le mani. Io cerco il mio accendino in tasca.
Tears si pulisce le mani sulla mia giacca, a tradimento.
-COSA CAZZ_- Sbrocco saltando di lato. Lui indietreggia mentre se la ghigna.

Tiro giù la cerniera dei pantaloni. -VIÈ QUA CHE TI PISCIO ADDOSSO!-
Occhio pallato. -COS_-
Scappa.
Lo rincorro. Ovviamente.

***

Riesco a districarmi, insieme a lei, dalla massa di gente all’ingresso. Faccio giusto in tempo a fare due passi in strada, che mi sfreccia davanti un Tears bestemmiante, rincorso da un Rain con il proprio armamentario in mano che urla “FERMATI!”
Li seguo con lo sguardo e molte perplessità in testa. -Ma che problema ha quell’uomo con i suoi fratelli?- Mormoro.
-Li conosci?- Mi chiede la ragazza che mi ha rimorchiato poco fà.
-NAH…- Mento spudoratamente per salvare una parvenza di integrità. -Figurati… La gente è proprio strana…- Borbotto mentre ci allontaniamo per un po’ di privacy.

***

Alla fine la fontanella l’ha trovata, e ne ha sicuramente più bisogno ora.

-CHECCAZZO!- Sbrocca mentre si lava uno degli enormi anfibi che indossa. -Cazzo c’hai al posto della vescica? Un compressore?!- Bercia.

Me la sto ridendo di brutto. -Avrò bevuto seimila litri, avevo una pressione da tremila bar!- Mi giustifico mentre finisco la mia sigaretta.

Borbotta mentre agita il piede per asciugarlo un po’. Poi si guarda intorno pensando probabilmente al dafarsi.
Mi siedo sulla panchina accanto alla fontanella. In questo piccolo parchetto la musica arriva di molto attenuata, e sopportabile anche per le mie orecchie.
-Mbhè? Rientriamo?- Chiede.
-Nah. Te vai, io non ce la posso fare…-
Tentenna. Guarda il locale e poi me. -Io ho sete però…-
-Eh.- Ammetto. -Anche io mi farei un altro bicchiere…-
La vedo l’idea che gli passa per la testa. -Aspetta qua. Conosco il barista.- Ghigna prima di tornare dentro.

Dopo meno di dieci minuti se ne esce con una busta della spesa piena e tintinnante in una mano e un paio di bottiglie nell’altra.
-Risolto.- Esclama sedendosi pesantemente accanto a me, palesemente soddisfatto del proprio operato.

****
S’è bevuto parecchio.
S’è parlato di stronzate. S’è riso e porconato.
Ho cercato di farlo parlare di Electra ma non ha, credo, ancora raggiunto il livello sufficiente di alcool nel sangue, e ha glissato.
E alla fine ci siamo arrivati. Era inevitabile.
Sospiro mentre sorseggio il whisky in un bicchiere di quella roba traslucida che qui chiamano plastica. -Vuoi sapere cosa c’è nella mia testa? Posso riassumertelo in poche immagini.- Pausa. Raccatto le idee. -Sin che tende la mano verso l’armadio dove io sto morendo, tu che lo strappi via dicendogli che ormai sono morto, e che dovete andarvene.-
Fissa il parco buio, bicchiere in una mano. Appoggiato coi gomiti sulle sue stesse ginocchia. Non replica, lascia che prosegua.
-Poi il nulla. Persi la memoria, probabilmente per lo shock. Solo da adolescente, quando cominciai a vedere la mamma, riuscii a ricordare e vi cercai.-

-Da qui in poi solo notizie. Voi che diventate assassini. Voi che venite catturati. Sin che decide di staccarsi da te e tu che per risposta lo riacciuffi come un profugo qualsiasi e lo consegni alla milizia. La stessa milizia che quando lo ha catturato la prima volta, sicuramente grazie ad un informatore interno che, oibò, chissà chi poteva essere, lo ha ridotto in fin di vita, provocandogli un danno mentale e fisico irreparabile. Poi, Sin riesce a scappare e comunque ritorna da te. Da te che lo combatti di nuovo, stavolta per l’ultima volta, uccidendolo.-
Fissiamo entrambi il parco buio di fronte a noi. Non ci guardiamo.

-Questi sono i fatti che ho in testa. Ora vuoi sapere come li ho vissuti?- Chiedo guardandolo con la coda dell’occhio. Lui fissa silenzioso gli alberi di fronte a sé. -Ero così shoccato da quella notte, da ciò ch’era accaduto, che le ferite che ho riportato non erano lontanamente equiparabili a ciò che ho provato. Ho perso la memoria, per lo shock, questi capelli bianchi ne sono un piccolo esempio pratico.
Quando finalmente trovai le forze, rotolai fuori da quell’armadio, mi trascinai in strada e lì svenni. Solo, moribondo. Abbandonato dalla mia famiglia, dagli unici che credevo non mi avrebbero mai tradito.-
Finisco con un sorso ciò che ho nel bicchiere. A riprova del fatto che oltre ad ascoltare tutto mi sta scrutando, meno di un istante e me lo riempie di nuovo.
-Quando rinvenni non ricordavo più nulla. Fu solo da adolescente che riacquistai la memoria. Feci delle ricerche e vidi che eravate…- Tentenno qualche istante cercando le parole. -…semplicemente qualcun altro. Non eravate più voi. Dopo quella notte io per voi sono morto, e ciò ch’eravate diventati era la prova che anche per me i miei fratelli erano morti la stessa notte.-

Pausa.
Finisce ciò che ha nel bicchiere, prende una sigaretta e se l’accende sbuffando la prima nuvola di fumo nel cielo scuro della notte. Si appoggia allo schienale della panchina e fissa il cielo. Attende che prosegua.

-Non ho niente a che spartire con loro. Questo mi sono sempre detto. E ho proseguito la mia vita. Un altro nome, un’altra vita.- Concludo.
Finisco di nuovo il bicchiere, mi chino sulla borsa valutando quale altro veleno buttarmi nello stomaco. Scelgo del Rhum.

-Poi..- Dico versandomene una cospicua dose. -Poi Sin è morto. O così mi hanno detto, così dicono le carte. E tutta l’indifferenza che mi ero costruito attorno in anni m’è crollata addosso.-

Lo ricordo quell’istante. Odi profondamente una persona e poi, quando ti dicono che è morta, realizzi che non era vero. Semplicemente ciò che ti aveva fatto ti faceva talmente tanto male da farti credere che tutto quel coinvolgimento era odio, non amore.
-Era tardi, ormai. In quel momento mi sono accorto che era solo un modo per dirmi “non m’interessa tornare da loro, se loro non si sono interessati a me, a me non interessa di loro.” Ma ormai era tardi. Sin era morto e tu… boh. Dopo tutto ciò che avevo letto eri semplicemente un’altra persona. E poi… era colpa tua se ero rimasto in quell’armadio. Era colpa tua se Sin era morto. Non eri più niente per me.-

Lo vedo. Un guizzo dello sguardo, verso di me. Un solo istante, un solo momento per cercare di decifrare la mia espressione.
-Ma quando ho sentito la sua voce, al di là della porta…- Tentenno. Cerco le parole. Ma non ce ne sono, semplicemente. -Mbeh, ho dato di matto.- Sorseggio. -Posto peggiore per dare di matto, tra l’altro… davanti all’altissimo Generale Shelv.-
Sento Tears ridere appena.

-Appena ti sei affacciato alla porta mi si è sbloccato tutto. Sono tornato indietro di vent’anni e mi sono ritrovato davanti la possibilità di ricominciare da quella fottuta sera e fare finalmente ciò che avrei voluto fare allora. Rincorrerti mentre trascinavi via Sin. E… Dèi santi… ridurti in poltiglia!-

Lo sento schiarirsi la voce appena, colpevole.

-Credo che se Shelv non mi avesse fermato ti avrei davvero ucciso. O perlomeno ci sarei andato molto vicino. O saremmo morti entrambi, non lo so esattamente.- Scuoto la testa. Poi sbuffo pesantemente. -Ora; dato che da quanto ho visto in questi giorni sei rimasto esattamente la stessa piccola testa di minchia che eri a sette anni, cioè quello che da quando gli avevano detto ch’era il maggiore s’era preso il diritto di gestire tutti, quello forte e duro come il marmo, che se ne fregava di tutto perché chi comanda non può provare alcun tipo di sentimento, vedrò di alleggerirti il pippone di cui sopra, perché sennò mi rimarrai di legno senza sapere cosa rispondere morendo dentro col tuo dolore per il resto dei tuoi giorni.-

Mi guarda storto. Io gli rifaccio il verso.
-Ok senti, il nostro rapporto è sempre stato un po’ così. L’unico modo in cui interagivamo era prendendoci a pugni. Però ho sempre saputo ch’era semplicemente il nostro modo di capirci. Cioè, non volevamo veramente ammazzarci di botte.- Lo fisso per bene, ma lui continua a guardare altrove, il bosco, fingendo indifferenza. Lo sente il mio sguardo su di sé, ma lo so che non reggerebbe a guardarmi a sua volta, e va bene così.

-Nel momento in cui mi hai mollato là dentro invece ho scambiato questo tuo comportamento per un “sì, invece, mi sei sempre stato sul cazzo sul serio, e questa è la volta buona per toglierti di mezzo e portarmi via Sin”-

-Hey! Non dovevi alleggerirlo?- Commenta finalmente, colto nel vivo, un sopracciglio su ed uno giù, girando per un solo istante lo sguardo verso me per linciarmi sul posto.

-Uhmn.- Mi blocco. -Cazzo, sì… Mi sa che mi sono perso…- Tentenno guardando il rhum che ho ancora nel bicchiere.
Un altro dei suoi sguardi torvi.

-HEY! È difficile riassumere 20 anni, eh! Quello che voglio dire è che… bhè, mi sono reso conto che quello era solo quello che pensavo quand’ero piccolo. Quando fai solo 1+1=11-

Silenzio.

-A sette anni se fai 1+1=11 sei scemo eh…- Borbotta lui.

Fissiamo il parco.
Scuoto la testa cercando di riprendere il discorso dal fondo del rhum che ho nello stomaco. -Comunque il punto è che sono cresciuto. E forse boh, dovevo anche rivedervi, dovevo parlarvi per chiarirmi un po’ la testa… Quegli sterili documenti non mi avevano lasciato passare tutto quello di cui davvero mi fregava.-

Silenzio.
-Ok… Capisco.-

-Tsk…- Scuoto la testa. – No. Non capisci.-
Musica ovattata dal locale.

Tiro un pugno di lato prendendolo in pieno, non se lo aspetta e cade giù dall’altro lato della panchina. Si rialza di scatto. -UOOH!!- protesta.

-Mbhè questo lo capisci no?- Allargo le braccia.

Silenzio. Sguardo torvo. Si massaggia lo zigomo.
-Vaffanculo.- borbotta.
Rido.

***

-Hey!-

Alzo lo sguardo dalle bottiglie, stacco uno scontrino da un tipo che mi ordina uno Sbagliato, e mi volto verso la voce ben conosciuta. -Hey! Mojito?- Chiedo, già conoscendo l’ovvia ordinazione.
Sembra che l’abbia preso in contropiede. Guarda il bicchiere mezzo pieno che ha in mano, lo scola d’un fiato e lo poggia sul bancone. -Mbeh, sì… L’ho finito…-

Finisco lo Sbagliato ed inizio il Mojito. -Se non sei qui per il Mojito a cosa devo l’onore?- Chiedo.

-Perchè sei lì dietro anche stasera?- Chiede in tono vagamente accusatorio.
-E dove dovrei essere? Sono il barista…- Replico confuso.

– Sei anche un prigioniero in una straordinaria serata di libera uscita! Prima fai il cazziatone a me e poi ti ritrovo lì?-

-Ma… io mi diverto a fare il barista.- Sorrido, mentre gli servo il suo drink. Mi guarda poco convinto, un sopracciglio su ed uno giù, ma si prende il Mojito.
-Oh dai… Tu sei in giro a rimorchiare chiunque, gli altri sono dispersi… Che faccio da solo?- Ondeggio una mano minimizzando. -E comunque mi diverto davvero a stare qui dietro. La gente, la musica. Finalmente ho da fare poi, dopo giorni di ozio casalingo.-

-Non rimorchio “chiunque”…- Precisa lui, compunto. -Solo gente carina che non conosco già.- Specifica.

-Ah bhè! Ok…- Rido. -Questo lascia comunque me da solo dietro il bancone.- Dico scuotendo il capo e prendendo un’altra ordinazione.
Lo sento che mi fissa mentre compongo un Daiquiri. Poi prende e se ne va. Scompare solo per qualche secondo tra la folla, poi mi ricompare nello stesso punto di prima.

-Hey…- Dice con un tono un po’ diverso.
Lo guardo stranito. Sorrido appena, indeciso. -Hey…- Rispondo.

-Sei nuovo qui?- Chiede con un sorrisino. -Non mi sembra di averti mai visto…-
Due neuroni sbattono tra di loro nel mio cervello.
Sorrido e mi appoggio al bancone lasciando che per una volta, finalmente, mi rimorchi come gli altri.

***

Da seduto sulla panca, stendo la gamba. Daniel, accucciato davanti a me, ne controlla il movimento accompagnandola con le mani -Sì…- Dice abbastanza soddisfatto da ciò che ha visto. -Tra poco la stampella potrai portartela dietro solo per malmenare Kraimi.- Conclude.

Rido.
Sferragliare. Ci voltiamo verso le sbarre. In controluce il suo inconfondibile profilo, accompagnato da quello di due guardie che controllano la zona. Naki entra, loro richiudono, una si allontana e l’altra rimane di guardia.

-Naki!- Dico non aspettandomela certo comparire nella mia cella così, a piede libero come se nulla fosse.

La forma del seno ora s’intravede da sotto la divisa. Posso ragionevolmente supporre che ormai la fascia su di esso sia totalmente inutile. Sulle spalle mancano i gradi di Generale che sembrano stati strappati. Posso anche immaginare da chi, e mi sale di nuovo l’ira per un gesto così simbolico ed inutile.

-Perlamiseria, Samuel… Si può sapere cosa ti è venuto in mente? – Esordisce lei.

Ovviamente ha saputo. S’è capace di farsi scortare in giro per le celle anche se agli arresti, figurarsi se non veniva a sapere immediatamente del mio exploit nel suo ufficio.
-Ho cercato di mantenere la calma ma_- Cerco di giustificarmi.
-Ma è bastato che io uscissi da quell’ufficio perché tu perdessi il senno.- Finisce lei con una nota di critica. La sua voce è quella naturale ora, e la cosa mi distrae alquanto…
-Sì ma…- Mormoro cercando una scusa. -Mi ha chiesto com’è stato portarmi a letto il capo per fare carriera…- Dico.
-E tu potevi rispondergli che se la tua carriera fosse dipesa da quello saresti arrivato molto prima al tuo grado.-

-Sì ok ma…. – Realizzo e mi blocco. Poi ghigno. -Ah si eh?- Chiedo sornione…
Inspira. Scocciata. -Era semplicemente una possibile risposta a tono che esula da ogni mia personale valutazione riguardo le tue prestazioni sessuali.-

Abbasso lo sguardo. -Mi spiace, ho fatto una cazzata, lo so. Hai bisogno di me adesso ed invece io sono chiuso qui dentro.- Sospiro. -Come al solito tra l’altro…-

-Oh no.- Replica lei, mani dietro la schiena nella sua solita posizione di riposo. -Il tuo aiuto è del tutto irrilevante in questa questione.-

-Cosa?- Chiedo spiazzato. Cioè, do per scontato che abbia un piano per questa situazione ma credevo mi comprendesse…

-Converrai che sei logicamente la prima persona a cui chiunque controllerebbe ogni mossa, in questo frangente.-
Come al solito ha fottutamente ragione -Ah.- Commento solo.
Ha ragione ovviamente, ma ammetto che ora mi sento messo in disparte…

***

-AH, siete qui!- Finalmente. Cerco Tears e il suo clone sbiadito da mezz’ora dentro il locale, e li ritrovo fuori, nel parco di fronte, sbracati su una panchina.

Tears mi fissa. Sorride sciallo. -Madò, quanto sei figa Mesis.- Dice.

-È bella davvero, fratello…- Conferma l’altro annuendo colpito.

Cercano di darsi un cinque. Falliscono. Ritentano. Ci riescono. Ridacchiano soddisfatti.
Bene.
-Si può sapere che state facendo qui?-
Tears fissa un enorme sacco per terra, prende faticosamente la mira e ci lancia dentro la bottiglia di Jack vuota che aveva in mano. Questa si frantuma su altre settecento, tipo…

-Raccolta differenziata.- Risponde. -Salviamo il mondo.- Conferma solenne.

L’altro annuisce, approvando l’affermazione. Poi si volta verso di lui. -Cosa?- Chiede.

Tears ondeggia una mano. -Una roba che fanno qui perché hanno tipo distrutto la terra, roba del genere…- Spiega vago.

-Ah.-

Sospiro, mani sui fianchi. -Mbheh, sono quasi le cinque ragazzi… Che ne dite di tornare a casa? Ce la fate a camminare?-
Si guardano, seri. Annuiscono come a dire che il compito sarà preso con coscienza. Si alzano, con lentezza ma risoluti. Ce la fanno.
-Bene. Splendore è nei paraggi, l’ho visto poco fa qui fuori. Ma non trovo Sin, e Tom non era dietro al bancone, quindi posso ragionevolmente supporre che siano insieme.-
Entrambi si guardano, poi si guardano attorno. Sembrano essersi ricordati improvvisamente qualcosa d’importante.
-Che c’è?- Chiedo quando non capisco cosa stanno facendo.
-Li abbiamo visti passare poco fa…- Rain.
-Mezz’ora fa.- Tears.
-Forse un’ora.- Rain sempre più confuso.

-Nah, era meno…-

Due minuti di giri su se stessi. Poi Tears si scazza, come sempre.
-SIN!!!- Urla col garbo che lo contraddistingue. Tutti dal club si voltano a guardare verso di noi.
Un paio di secondi e una testa magenta sbuca da un cespuglio, confusa. -COS_-
Tears lo indica, vittorioso, e mi guarda soddisfatto. -Visto??-
Dal cespuglio sbuca anche la testa di un barista alquanto deluso dall’intromissione.

-Ok…- Dico. -Manca solo Splendore.-
-Sono qui.- Una voce alle mie spalle. Trasalgo e mi volto di scatto.
-PERLAMISERIA, ZEN! Se non vuoi che ti spari alla testa non farlo mai più!-
Due secondi di pausa riflessiva. -C’ho pensato quando ti sono arrivato alle spalle, ma me ne sono dimenticato subito…- Dice un po’ perso.
Bene.

Con un rapido calcolo dovremmo aver ingurgitato tra tutti la quantità settimanale dell’alcol venduto in questa città.
-Ok… ok…- Dico mettendogli una mano sulla spalla. Splendore ondeggia pericolosamente. Sin e barista ci raggiungono, l’occhio un po’ lucido entrambi, mezzi stropicciati e con foglie e rametti sparsi addosso. -Ora avviamoci eh?- Faccio strada. Tears mi segue, dietro: tutti gli altri. Svoltiamo un paio di vicoli, poi Tears si appoggia col mento sulla mia spalla e lo sento ghignare. -Voglio morderti…- Mi sussurra all’orecchio.
Lo guardo di sbieco, sorniona. Mi sembra sempre che abbia i canini un po’ più pronunciati quando me lo dice. Si rialza dalla spalla e, mani in tasca, sospira un -Ma non credo darei il meglio stasera… Ammetto d’esser brillo. E con te ci vuole un sacco di impegno…-

***

Sono stanco morto, seguo gli altri per inerzia. Non ho capito che strada stiamo facendo e probabilmente se mi mollassero qui, anche se fossimo dietro casa, mi lascerei morire in un angolo aspettando che qualcuno mi salvi. Ho bevuto solo tre birre ma non sono abituato, e ovviamente eviterò di comunicare la quantità a Tears prima che muoia dal ridere vedendomi in questo stato.

-Fortuito trovarvi tutti insieme in un unico punto.-

Una voce, così, dal nulla. Seguo la voce, alzo lo sguardo e sul cornicione della casa di due piani accanto a noi c’è un tipo.
Una lunga mantella nera, spinta dalla brezza della notte, ondeggia intorno alla sua figura. Dall’ampio cappuccio che indossa cascano fili di capelli neri lucidi che incorniciano un bel viso dalla pelle pallida. Ha una lunga falce nella mano destra e ci fissa, serio, e per nulla turbato.
Tipo dal fatto che sta in piedi su una casa con una falce in mano alle 5 di notte.
Tipo che io lo sarei, se non fossi ubriaco male.
Ma lui no.
-E tu chi sei?- Chiedo stordito dall’alcool. Non tiro fuori nemmeno le mani di tasca mentre cerco di metterlo a fuoco per bene. Sto particolarmente sciallo da ubriaco. Forse dovrei bere più spesso…

Tears si volta in quell’istante, ondeggiando. Alza lo sguardo, lo inquadra, sgrana gli occhi ed indietreggia di un passo. -MINCHIALAMORTE.- Dichiara, tutto attaccato e tutto sfatto.
-Non importa chi sono io. Importa chi siete voi.- Alza appena la falce e, come fosse un comando, da dietro di lui saltano giù dal palazzo una ventina di tizi in mantella, identici. E tutti armati di falce. -Elementi di disturbo.- Conclude ghignando.

-Ma ce l’hanno con noi?- Chiede Rain sbucando con la testa all’altezza della mia spalla.

Li fisso. Poi sgrano gli occhi, realizzando con qualche secondo di ritardo. -Merda… Credo di si!-
***

-Chi cazzo è? Chi cazzo sono quelli??- Sbrocco vedendomi l’esercito della morte crollarmi addosso dal palazzo di fronte.

Il novellino urla e scappa nella direzione opposta, sorpassandomi con tanto di mani alzate alla “moriremo tutti”. -NON LO SO MA SONO ARRABBIATI, CE L’HANNO CON NOI E SONO TROPPI!! NON ABBIAMO UN PULSANTE PER CHIAMARE LA CAVALLERIA!?!?- Sbrocca mentre corre.

A ‘sto giro decido che non ha tutti i torti e a scappare. Quelli saranno una trentina almeno, e chi lo sa se ce ne sono degli altri in giro. Lo raggiungo e supero con due falcate. -SIAMO NOI LA CAVALLERIA, IDIOTA!!!-

-Oddei Tears!! Tears!! Non voglio morire! Ora che stavamo diventando amici! Fratelli!!- Piagnucola isterico.
-Grazie per aver reso i miei ultimi momenti da vivo imbarazzanti!-

-Ma io ti voglio bene! E non voglio morire!-
-È solo l’alcol! E non moriremo, ok!??!-
-HAI RAGIONE!-
Inchioda, io proseguo per qualche metro del tutto preso alla sprovvista. Il novellino ubriaco non l’avevo ancora testato sul campo.
-FATEVI SOTTO STRONZI!!- Urla a braccia aperte, andandogli incontro che manco un rapper. E quelli mica se lo fanno ripetere. Manco decelerano.
-MACHECCAZZO!!- Sbrocco, mani nei capelli. Lo afferro per il cappuccio della felpa e lo trascino via. -SEI DISARMATO IDIOTA! Sei più inutile di un cazzo in un’orgia di lesbiche!!-

Ci saltano giù in due da chissà dove bloccandoci la strada. -TORNATEVENE A CASA VOSTRA!- Urla uno di due, prima di tirarci un fendente con la sua falce. Saltiamo indietro in sincrono evitando per un pelo la lama e poi VIA! direzione opposta di corsa. -Chi diavolo sono ‘sti stronzi!??!- Protesto.
-ECCHENNESO, militanti di estrema destra!??- Mi risponde il novellino.

***

-Ellevatevidalcazzo!!- Sbrocco tirando una gomitata sul naso ad uno che mi afferra un braccio. -Io domani lavoro!- Calcio rotante in faccia giusto per finirlo. -ANZI, OGGI!- Correggo, collegando che ormai è l’alba. Afferro la sua falce da terra, mi volto, e la uso di traverso per respingere altri due che mi stavano alle spalle. -TRA DUE ORE DEVO FARE UNA REVISIONE, PERCHÉ LA GENTE È STRONZA!!!- Urlo ribaltandoli per terra, prendendoli a calci e sfogando tutta la mia ira. Uno scappa, l’altro sviene. Alzo lo sguardo giusto in tempo per vedere Splendore entrare, rincorso da un altro tipo, in un minuscolo vicolo.

***

-Cercavi me?-

Alza lo sguardo e mi vede. Sto in piedi sopra di lui, coi piedi piantati uno a destra e uno a sinistra sui muri di questo vicolo stretto.
-COS_-
Gli atterro con doppia pedata in faccia. Manco tiro fuori le mani di tasca, porcavacca!

-Ti và male! Sono di pessimo umore! Me lo diceva la mamma che non bisogna mai bere quando si è tristi o arrabbiati. E ora sono arrabbiato!- Dico saltando accanto a quello che ho atterrato e pestando un piede in terra compunto.

-MUORI!- Mi volto verso la voce alle mie spalle, e la lama della falce è ormai troppo vicina.

Chiudo gli occhi, e uno sparo mi assorda. Mi sembra di essere vivo… quindi li riapro e la canna ancora fumante di una USP familiare è accanto al mio orecchio. Risalgo con lo sguardo la canna della pistola e trovo Tears, con la faccia tra il superserio e l’incazzato bestia. – TEARS! Avevamo detto di uscire disarmati!-

-No! Te mi hai detto di lasciare a casa la Beretta! Questa è l’altra, la USP!- Risponde lui, un sopracciglio su ed uno giù

-Macheccazz_- Incomincio, ma tipo uno schizzo di sangue mi annaffia un braccio.

Alzo lo sguardo e Sin, sopra un tetto, Katana in mano, mi fissa. -Le armi bianche non contano!- Spiega intuendo. Salta e scompare nell’esatto istante in cui un cadavere in mantella mi si schianta accanto, tagliato tipo in due.

Poi l’impatto d’aria calda e uno scoppio sordo e familiare. Mi volto a destra e trovo Rain, che indica una splendida Merophe che già gli avevo visto in mano ma non ancora all’opera. -Magia eh… Non conta…- si giustifica indicando la pistola magica.

Sbrocco. -Per voi disarmati cosa significa!??!- Urlo.

Esplosione alle mie spalle. La voce di Mesis su tutto. -Cos’hai detto Splendore??-

-Ma sono l’unico senza un’arma qui!?- Urlo.

– Sì!- mi risponde un coro un po’ sparso per mezzo rione.

-Cerchiamo di portarli via da qui!!- Urla Tears per farsi sentire da tutti, un po’ sparpagliati per le vie limitrofe. Ma potrebbero anche essere in Kazakistan che lo sentirebbero comunque…

-Ha ragione, se coinvolgiamo civili e le loro case se non ci ammazzano loro lo fa Nakiri!- Spiego, guardando Rain.

-E dove cazzo li portiamo?? Siamo in centro!!- Sbrocca Electra, da qualche parte in fondo alla piazza.
-Sì ma poi “Scusate, squadrone della morte, potreste seguirci cortesemente altrove??”- La voce di Sin, querula, da qualche parte su un tetto. Intanto mi scanso ed evito un affondo decisamente troppo vicino per i miei gusti.

-C’è un cantiere qua dietro, dirigiamoci lì, ci seguiranno!- Tom, dall’alto di un muretto. Salta e lo perdo di vista. Corriamo tutti verso il cantiere.

Svolto nel vicolo insieme a Rain, troviamo Tears che ci ha preceduto e anche la strada sbarrata da tre di quelli. Dietro abbiamo tutti gli altri che ci stanno seguendo e raggiungendo.

-Ne ho pieni i coglioni! Dovevo rilassarmi stasera!- Sbrocca Tears accanto a me, pestando un piede a terra.
Tears arrabbiato fa cazzate immonde, percui devo trovare un modo per calmarlo.

-Tears… Tears calmati ok? Fai un bel respiro e_-

Ringhia

-O ringhia, ok, ok… ringhia pure…- Mi guardo intorno e vedo un paracarro di cemento. -Toh,- Mi scanso. -Sfogati. Tiragli un pugn_-
L’afferra e, con un urlo disumano, lo lancia forte in testa ai tre in fondo al vicolo. Uno viene preso in pieno tipo esplodendo, un altro lo prende di rimbalzo spaccandosi di sicuro una gamba, forse più. Il terzo scappa.
-Grazie! Sto già meglio!-
-P…prego?- Tentenno. Ma almeno la via è sgombra.

***

Qualcuno mi afferra per le spalle, cercando di immobilizzarmi. Me lo porto appresso tipo zainetto. Un altro di fronte tenta di staccarmi un braccio con un fendente con quella cazzo di falce. Rain e il novellino hanno a che fare con un altro paio a testa quindi qui me la devo vedere da solo. Placco con la mano la falce a metà strada, ma davanti a me arrivano in una decina e, porcavacca, sono pure ubriaco. Cerco di scrollarmi di dosso quello sulle spalle ma ha tipo trasferito residenza. Qui me la vedo bruttissima… Rain fa per raggiungermi ma prima che arrivi sento alle mie spalle Mesis urlare un -NON OSATE ROMPERMELO!-
Qualcosa mi passa sopra la testa, poi: un’esplosione tra la decina di tipi che ho davanti.

Sangue e arti ovunque. Un “minchia..” mormorato da un Rain che non ha ancora bene inquadrato Mesis, evidentemente…

Uso la falce che ho afferrato per spaccarla in testa a quello alle mie spalle e appena liberatomi, sento un inquietante stridìo di ferro che si piega male .
Attimo di pausa.
Un secondo di silenzio.
Poi un: -Merda!!- da Rain.
Alzo lo sguardo e, dietro a quel che è rimasto dei tipi, vedo la gru del cantiere davanti a noi piegarsi in modo anomalo. Evidentemente anche lei non ha accusato bene la granata…
Crolla all’indietro, verso una palazzina. Rain si mette a correre e spara con la sua Merophe un colpo che, appena detonato, mi spinge indietro con la sola forza dello spostamento d’aria. La gru sotto il colpo si arca verso la direzione opposta e piega su se stessa, il braccio gira di scatto su se stesso impazzito. Un pezzo di cemento attaccato al cavo di ferro, per contrappeso, viene sbalzato verso di noi. Il novellino si scansa all’ultimo prima di diventare parte del catrame stradale e la gru sta ora crollando verso l’altro palazzo accanto.
C’è un solo punto in cui può cadere senza far danni: il parco dietro.
Afferro al volo il cavo di acciaio che si sta riarrotolando indietro senza più il blocco di cemento attaccato nel tentativo di fermarla ma, ziocaro, non posso farcela. Solo che lo capisco con un secondo di ritardo!
Il peso mi trascina di botto come se niente fosse. Punto i piedi ma non c’è verso. Vengo sparato in avanti su un: -MERDAAAAAAAH!-

***

Mi passa davanti Tears, manco stesse facendo sci nautico. Ma in mezzo alla strada. Sul cemento.
“PESSIMA IDEAAAH!” Sento ormai in lontananza.

-Porcoddue…- Mormoro. La mia Merophe ha salvato un palazzo ma ne piglieremo un altro!
Scatto all’inseguimento ma mentre corro mi rendo anche conto che pure afferrando Tears, n’è che possa risolvere molto! Devo ragionare, ma da ubriaco non è così semplice!

***

Sento Tears con l’effetto doppler avvicinarsi sbraitante, apparire in fondo al vicolo, per poi sparire dall’altro lato, urlante.
La sua voce che si allontana di nuovo. Dietro, qualche secondo dopo, un Rain che lo rincorre.
Non mi sono ancora ripreso dal pezzo di cemento che per un pelo non mi incastonava nella strada che li rincorro anch’io.

***

Mi volto sentendo le urla di Tears. Sullo sfondo vedo una gru crollare lentamente ed inesorabilmente verso il palazzo accanto. Dietro di lei Tears cerca invano di fermarne lo schianto tirandola per il cavo di acciaio. O almeno credo sia questo il suo intento: sfidare ogni legge fisica, presumo.

-Questa la voglio vedere…- Mi mormora Sin a fianco, tranquillo. Trafigge con indifferenza uno che gli arriva alle spalle e tiene lo sguardo fisso sulla prossima catastrofe.

***

-Ok, non posso fare altro.- Inspiro, mi concentro, e sento il corpo cambiarmi come al solito.
Sento le scapole modificarsi, appena capisco che la trasformazione è completa, salto in aria, e con due battiti d’ali sono dal lato opposto della gru.
L’afferro e cerco di deviarne la traiettoria di caduta. Tears, da qualche parte dell’ombra della strada, tira. Io, qualche decina di metri più in alto, nella notte, spingo.
La gru rotea finalmente su se stessa nella caduta e arrivati a pochi metri dal suolo, siamo sul parco. Lascio la presa e l’acciaio si accascia su un ultimo cigolio stridulo. Tears ormai è trascinato per terra di culo dal cavo, ultima la strada in derapata sull’erba e finisce rotolando nei cespugli.
Due capriole indietro e s’accascia a quattro di bastoni nel prato.
Io atterro tra gli alberi e cerco di tornare come prima nel minor tempo possibile. Non voglio dovergli spiegare cos’ho fatto. Visto che alcol e buio della notte mi hanno aiutato, non sarò io a scavarmi la fossa da solo.
Una volta presentabile, lo raggiungo a piedi.

***

Ho le mani distrutte, le suole delle scarpe inesistenti e, porco giuda, mi fa male anche il culo. Credo di essermi allungato tutti i tendini di un paio di centimetri…

-Prendi spesso di queste iniziative?- Rain, al mio fianco, non mi sono accorto nemmeno che mi avesse raggiunto.

-Che vuoi… Sono estemporaneo…- Ansimo. -E comunque solo quando mi girano i coglioni!- Con un ultimo scatto d’ira strattono il cavo di ferro spostando il braccio della gru, ormai a terra, addosso ad un gruppo di coglioni in mantella che dal parco sta arrivando verso di noi.
Devastazione, calcinacci, lamenti e polvere.
-Bastava un sì.- Rain. -Magari chiamo una squadra di pulizia eh?- Dice prendendo in mano il suo cellulare.

****

Li raggiungiamo.- Tutto ok!??!-

Tears è in piedi, ansante, appoggiato con le mani sulle ginocchia. -Seh… Volevo provare l’ebbrezza dei 130km/h sull’asfalto a piedi…-
-Non ne vedo altri…- Rain, mentre si guarda attorno. -Se ce n’erano, devono aver desistito con la gru…-

Tears ha i jeans lacerati un po’ dappertutto ma sul culo in particolar modo, dopo la strisciata che s’è fatto per trattenere la caduta della gru. Lo sguardo mi cade sul suo fondoschiena. -Tears… Ma… Hai una chiave di basso sul culo?-

Lui scatta, mani sul culo e si volta. -Novellino! Mi stai guardando il culo??- Sbrocca.

-Sì.- Ammetto ancora perplesso.

Non risponde, ammutolito. Mi guarda allibito…

-Mbhè!- Mi giustifico io smanaccando -Hai i jeans strappati proprio lì! Ma è una chiave di basso quella che c’hai?- Cerco di girargli intorno per vedere meglio, lui indietreggia.

-SMETTILA DI GUARDARMI IL CULO!- Urla.

Poi uno “swisssh” e un successivo “SBRAAAAAM” metallico. Bidoni dell’immondizia che rotolano per il parco. Dopo meno di due secondi si rialza un Sin, splendido ed in posa, come se non fosse successo niente e il suo fosse stato un atterraggio da manuale.
Alcol. Il peggior nemico degli atterraggi.

Sinceramente non ho idea di come facciamo ad essere ancora vivi.
-La zona è pulita.- Dichiara come se niente fosse.

-CHECCAZZO!- Sbrocca Tears indietreggiando, sempre mani sul culo spiaccicandosi contro un muro. – La parola “culo” è quella per la tua evocazione!?!- Urla.

-Cos_- Fa giusto in tempo a dire Sin, spaesato.

Io lo guardo in faccia e realizzo.
Scoppio a ridere, sguaiato. Sin è sempre più confuso.

Culo

-Fammi capire!!- Dico indicando Tears. -Tu hai una chiave di basso SULLA CHIAPPA DESTRA,- Poi indico Sin. -E lui una chiave di violino SULLA GUANCIA SINISTRA!?-

Sin sgrana gli occhi. Tears trattiene una risata, a tratti un po’ imbarazzato. -Ahe… è colpa sua… “Facciamoci il tatuaggio uguale…”- Dice in falsetto, imitando malissimo Sin -Mi tirò scemo! E… non aveva specificato dove… io a sinistra e tu a destra disse… E toh.- Dice cercando di guardarsi da solo la chiappa. -Ero un po’ coglione da ragazzo…- Ammette ridacchiandosela.

– Ah, bhè… Perché adesso sei la fiera della maturità.- Electra. Sorride. Posso ragionevolmente supporre che già lo avesse visto quel tatuaggio e ne conoscesse la storia.

-Si può sapere perché ti ha visto il culo??- Chiede Sin, punto sul vivo.

Tears si gira di volta in volta dal lato opposto a suo fratello, mani sul fondoschiena per non fargli vedere il culo. -Perché mi si sono rotti i jeans, ok?! Ho bloccato il crollo della gru e quellammerda mi ha trascinato per un po’. Non riuscivo a frenare! M’ha trascinato in terra e si sono rotti!-

Sin lo fissa mani sui fianchi, indispettito. Io rido ancora in background. -E NESSUNO MI AVVERTE CHE SEI CULO PER ARIA???- Sbrocca poi.

Silenzio per qualche istante. Poi un “NO” da un barista fuori campo che ci sta raggiungendo.

***

-Chedduecoglioni… dovevamo venire in macchina.- Borbotta Tears, con un bel po’ di scotch da pacchi appiccicato sul fondoschiena dei jeans.

-E schiantarci alla prima curva?- Chiedo.

-Non dire cazzate novellino, sono sobrio…-
-Chi ha detto che è perchè sei ubriaco? Con te è sempre meglio andare a piedi… Eppoi non dire cagate, hai così tanto alcool in corpo che mi domando come non sei esploso accendendoti la sigaretta.-

-Madò… siamo tutti sbiellati come capre.- Mormora Electra accanto a lui.
-Come abbiamo fatto a non rimanerci secchi?- Chiedo, una mano sulla fronte.
-Saranno stati solo una trentina… Noi tutti ubriachi ma tutti assieme…- Mi risponde Rain.
-Appropò di niente… M’hanno detto che ti sei imboscato con una rossa, ma te non sei uscito con una moretta da là dentro?- Chiede Tears collegando cose.

-Sì ma era stupida quanto una bestia da traino… anche se la biondina era peggio…- Spiego.

-Ah, ecco perché dopo, lui, nei bagni, se la stava sbattendo come un polipo su uno scoglio.-

-HEY!- Protesto guardando Sin.

-Mbhè? L’avevi scartata! Eppoi mica dovevo dialogarci sui massimi sistemi, io!- Si giustifica lui.

-La sua è tutta una vita sul filo del vaffanculo universale.- Mima Tears ondeggiando le mani davanti a sé.

-Comunque non ho capito perché sei scappato dai bagni, era pure una femmina, si può sapere qual è il tuo problema?- Gli chiede il fratello.

-Che c’eri attaccato tu dall’altro lato! Non voglio vederti scopare!- Bercia Tears.

-Oh, ma dove stiamo andando?- Chiedo poi guardandomi intorno.
-A casa?- Dice Tears.
Rifletto, perplesso. -Ma non è di là?- Chiedo. Le mie due birre stanno esaurendo l’effetto, forse…
-Io sto andando a casa mia, siete voi che mi avete seguito…- Si giustifica Electra.
-Ma non è vero! Stai mentendo! Casa tua è dall’altro lato della città!- Smanacca Tears.
Mesis ostenta indifferenza.
Io, con l’app sul cellulare, decido di chiamare un taxi.

***

Tears si sporge leggermente verso Mesis, seduta alla sua destra. -Dobbiamo sembrare normali.- Dice.
-Sì, Tears.- Lei.
Mi schiarisco la voce. Io sono sul sedile anteriore. Essendo il barista sono quello più sobrio visto che per la maggior parte i cocktail li faccio, più che berli.
Ostento nonchalance ignorando gli occupanti posteriori.
-No, dico, al tassista… Dobbiamo sembrare persone normali.- Precisa lui.
-Sì. Tears. Ho capito…- Sorriso nervoso di Electra che non sa se ridere o piangere.

-Tears?- Sin, seduto alla sua sinistra.

-Cosa?-
-Non stai mormorando. Parli a voce alta.- Chiarisce il fratello.
Il tassista alza il pollice in sù, a conferma.
-Oh.- Tears. -Ok.- Annuisce.
Un paio di chilometri, poi Tears si guarda intorno. -Ma dove sono Rain e il novellino?-
-Adesso te ne accorgi?- Acido, Sin.
-Mbhè non sono abituato ad avere intorno mio fratello morto, e il novellino parla talmente tanto che quando non c’è mi rimane comunque un sibilo perenne nell’orecchio per ore e me ne accorgo tardi, ok?- Si giustifica lui.
Sospiro. -Rain non ha voluto salire in auto. Dice che non gli vanno a genio queste “scatole di ferro semoventi”- Dice mimando con le dita delle virgolette immaginarie. -Mentre Zen non ci stava… avrà preso il taxi dopo.- Suppone.

***

Rimasto solo, fisso il monitor del cellulare. Spento. Batteria morta. -Mi abbandonano tutti… anche la tecnologia…-

Mi guardo intorno. -Dove diavolo sono?-
Periferia. Deserto.

– Aiuto? –
***
-Divertito?- Chiedo mentre mi infilo la casacca del pigiama
Sin è già spiaggiato a pelle di leopardo sul letto, ben infilato nel suo pigiama di seta nero. Mugola. -Sì.- conferma soddisfatto. -Mi ci voleva. E anche il contrattempo è stato…- Inspira. -Liberatorio.- Espira.

Salgo a gattoni sul letto ed afferro con due dita l’ampollina che ha al collo. Ha un colore strano questa sera. -Da metà serata in poi è diventata giallognola o sbaglio?-
Lui se la riprende e la lascia scivolare dentro la casacca del pigiama. -È una specie di risparmio energetico. Non sarei arrivato sveglio a fine serata sennò. A quanto pare funziona, era una sorta di prova, diciamo. Ma sento che ormai è quasi scarica anche la riserva…- Afferra le coperte, rotola sul letto e diventa una specie di involtino. -Devo dormire.- Dice.
-Hey!- Afferro un lembo di piumone e lo srotolo. -Non prenderti tutte le coperte!- M’infilo sotto il piumone prima che se ne riappropri. Indispettito s’infila sotto e si accoccola come al solito addosso.
Spengo la luce.
-Comunque ti amo.- Dico, dopo un minuto di buio, senza avvertirlo in alcun modo.

-COS_ NO!!- Salta su di botto, in pieno shock, perfettamente sveglio ora.

Preso in contropiede accendo di nuovo la luce.
-Non puoi!- Aggiunge accusatorio.

-Come sarebbe a dire…?- Ridacchio. -Sono giorni che cerco di dirtelo, se non facevo così non me lo avresti permesso…e… e poi non sono giorni, sono mesi… Cazzo, neanche! Sono anni che ti amo e non ho intenzione di lasciarti andare senza avertelo mai detto!- Basta tentennare!

-No…- Sembra… deluso. Diamine, deluso! -NO… no….- Continua. -Non è giusto!-

-Sin, perlamiseria, di che diavolo stai parlando?-

-Non adesso!- Tira un pugno al materasso. -Non volevo sentirlo, non volevo saperlo!!-

-Non prendiamoci in giro! Lo sapevi già!-

-Era diverso! Non c’è più tempo ora, né per discuterne né tantomeno per prenderlo in considerazione!! NON È GIUSTO!-

Non so che dire. -Cosa non è giusto, che stai dicendo??-

-Ora non voglio più morire!!!- Sbotta infine lui, zittendomi.

Ci fissiamo per qualche istante, poi torna a fissare le coperte

-Prima… prima era più semplice! Mi era stato tolto tutto! I miei genitori, mio fratello, un’infanzia normale, la sanità mentale, ero ricercato ovunque e infine avevo perso anche Tears… Ora, tutto si sta mettendo in modo da complicarmelo! Il ritorno di Rain, papà vivo, la psicosi inesistente, Bas, e sono di nuovo accanto a Tears… Non puoi mettertici anche tu!! Così è tutto perfetto!!-

Di nuovo silenzio. Non so cosa dire… Improvvisamente mi ha lanciato fuori dal mio cervello per farmi capire cosa diavolo passa nel suo… Echeccazzo, ora mi sento anche in colpa.

Si alza risoluto prendendosi la coperta e raggiungendo con due falcate la porta. -Spero tu sia in pace con te stesso ora!- Esce sbattendo la porta dietro di sé.

***

C’ho ‘sta roba che l’arsura mi prende male all’alba. Devo farmi installare un rubinetto sul comodino. Quindi sono qui che mi aggiro in cucina con la luce dell’alba che filtra dal vetrocemento.

Apro il frigo. Acqua. Stappo una bottiglia da un litro e mezzo e me la scolo tutta.
Ghiacciata.
Che “cagotto portami via”, domani.
Poi mi sveglio.
Mi guardo intorno nella penombra del salotto. Sul divano scuro, un’ombra diversa. Aguzzo la vista.

-Sì, Tears. Sono qui.-

Trasalgo. -MERDA!- Lo fisso meglio e ora li vedo i contorni, ma soprattutto lo sguardo torvo. -Ma ti brillano gli occhi al buio?-

-Tom dice solo quando sono arrabbiato.-

Chiudo il frigo e lo fisso, appallottolato in un piumone sul divano del soggiorno.

-Checcazzo… I rapporti della Shield avevano ragione, sei un fottuto felino!-

Sospira.
La tentazione di ignorarlo e tornare in camera è forte. Devo essere tutto di un pezzo e_
Fallisco. -Mbhè?- Chiedo.

-Niente.-

Mi cadono le spalle, braccia, e coglioni pure. -…Perché Mesis, seppur munita di ovaie, quando ha qualcosa me lo dice mentre te “GNIENTEH!”-

-È di là in camera, vero?- Chiede già sapendo risposta.

Mi ghiaccio -Merda…- Mormoro.

Si stringe nelle spalle. -Non m’importa.-

Sgrano gli occhi.
Poggio la bottiglia prima che mi caschi dalle mani e mi avvicino. Apro il divano letto e mi siedo. -Ok… Direi ch’è grave. Spiegami il “niente”.-

Un altro sospiro. -Vai a dormire Tears… Non c’è niente da spiegare, cioè, o è lunga o è tipo brevissima.-

-Voto per la brevissima.-

***

-Sto morendo.- Dico.
Lui si blocca.
Perchè lo sa. Lo sa ma non se ne è ancora reso conto, perché è una realtà che non intende accettare. Lo sa ma finge costantemente che non sia così, perché non regge all’idea.
Lo vedo deglutire e fissarmi. -Se riusciamo a trovare lo Iantor, forse_- Tenta.

Sorrido debole scuotendo il capo. -No, Tears…- Inizio, ma m’interrompe.

-Ma l’ultima volta un solo frammento è riuscito a_-
Lo interrompo io, ora. -Anche se fosse, dovremmo averlo già trovato!- Mi stringo nelle spalle. -Sono troppo debole ormai…- Sospiro. -E non ho la più pallida idea di dove possa essere, né se sia attivo e utilizzabile…-

Mi fissa. Muto.

Gli sorrido appena e apro le braccia facendogli un gesto del capo. – Vieni qui.-
Tentenna.
-Non c’è nessuno, vieni qui.-
Appoggia la fronte sulla mia. Ed io lo abbraccio.

-Troverò il modo di tirarti fuori. Dovessi scambiare la mia vita con la tua.- Mormora.