Appiccico l’indice al monitor indicando un picco sul diagramma. -Eccolo qui.-

-Uhmn…- Commenta Sin alla mia sinistra.

-È di quando, uscendo dalla chiesa, ti ho detto che avevo rilevato un picco. Tutto piatto e poi Pim! Eccolo. Ma è stato troppo veloce, non ho fatto in tempo a localizzarlo…- Proseguo.

-Interferenza?- Chiede monotono Sin.

Mi abbandono contro lo schienale della mia sedia. -Possibilissimo…- Sospiro. -’Sto coso dev’essere ancora perfezionato…- Borbotto guardando storto il mio “localizza frammenti stile ghostbuster”.
Prima o poi gli trovo un nome più conciso.

-Uhmn…- Commenta di nuovo Sin, distante.

-Approposito di meccanismi da perfezionare: come ti senti? Funziona quel guscio stoccaenergia che ti ho fatto? Ormai è passata una settimana, dovrebbe avere dentro un bel po’ di ore di autonomia.-

-Non l’ho ancora usato.- Mi risponde con la fronte poggiata sulla scrivania.

-E non sai se funziona?- Chiedo.

-Mboh sì, credo di sì…- Risponde ancora monotono.

-Sin? Che c’è?- Chiedo.

Lui sospira. -Mi annoio.- Borbotta.

-Mbhè abbiamo parecchio materiale dalla visita in centro di ieri per_-

Finalmente rialza la testa, ma solo per guardarmi storto e mezzo assonnato. -No. Non capisci. Mi annoio e mi sembra di buttare nel cesso gli ultimi giorni che mi rimangono chiuso in questa casa!-

-Ah… Mbhè…- Non so bene cosa dire, perché per ovvi motivi non può uscire, per cui…

-Ieri poi, andando in piazza Santa Maria ho visto il vicolo che porta al Darkness… E Dei, quanto mi manca quel posto…- Mugola riportando la fronte sulla scrivania.

-Capisco…- Replico semplicemente. Mi spiace ma non è che io possa fare qualcosa, dopotutto.

Lui però non demorde, anzi. -Basta!- Dice alzandosi in piedi di scatto, e per istinto io rotolo istantaneamente con la sedia da ufficio all’altro capo della stanza.

Ed esce.
****

Si affaccia alla porta, braccia conserte.
È nervoso, lo sento. Spero che non mi veda e vada così a vomitare i suoi problemi esistenziali al barista.

Speranza vana visto che sono un cazzo di palo della luce alto due metri sbracato sul divano in mezzo al salotto.

Mi localizza. Lo ignoro e continuo a leggere ‘ste stupide ricette jappoqualchecosa, ma viene comunque verso di me e, tutto compunto, sbotta con “Sai che giorno è oggi?”

-No. Perché, ti devono venire?- Chiedo con noncuranza.

Sorvola. -Sono esattamente 93 giorni che sono rinchiuso in questa casa!-

-E festeggi il terzo mesiversario?-

-Non ce la faccio più Tears! Sto sclerando!-

-Perché generalmente sei una persona pacata e ragionevole…- Volto una pagina.

-Non scherzarci! Ero abituato a far serata tutti i giorni, non puoi rinchiudermi qui dentro e pensare che non avvizzisca tipo una pianta secca in un angolo!-

-Posso annaffiarti tutti i giorni, se vuoi. Magari con della benzina…-

-TEARS!-

Sbuffo e chiudo il libro con un tonfo. -Perlaputtana, Sin, che cazzo vuoi da me?? Sei agli arresti domiciliari! Ed è già grassa che non stai in cella! O che non ti abbiano spellato vivo ed impiccato!-

M’afferra per la canotta e mi sbatacchia. -DEVO USCIRE!!! USCIAMO DI QUI PERLAMISERIA!!!- Isterico.

-Siamo andati a prendere tutte quelle stronzate per Natale settimana scorsa e ieri vi ho accompagnati entrambi in centro a quella cazzo di chiesa a fare non so che! Cosa vuoi di più da me??-

-Tutto ok?- Sbuca il novellino dalla sua camera.

Un doppio “NO” a caratteri cubitali gli si riversa addosso con uno spostamento praticamente fisico che lo fa istantaneamente tornare nella sua camera; ma come se non bastasse suona pure il campanello che, ziocaro, se sono ancora i testimoni il prossimo campanello che suoneranno sarà quello del loro grande Boss.

Con uno scatto d’ira dovuto all’aggiungersi del campanello, Sin mi molla e decide di tornare a grandi falcate in camera sua prima di fare una strage. Io m’alzo, sbuffo. Il campanello suona di nuovo.

Carico la Beretta e vado alla porta deciso a farla io la strage.

****

Entra richiudendo dietro di sé la porta con una foga tale che mi meraviglio di non vederla finire in anticamera. -Che succede?- Chiedo.

-Succede che sto perdendo la testa rinchiuso in questo appartamento!- Urla, tirando un calcio alla poltrona e ribaltandola su di un lato. Non contento prende di mira anche il comodino, e con un calcione uno dei due cassetti crolla sul pavimento.

Sospiro. -Oooook…- Dico cercando di fare come al solito quello che mantiene la calma. Anche perché lui è sempre quello che la perde, percui… -Posso fare qualcosa?- Chiedo chiudendo con un tonfo l’enorme fumetto che stavo leggendo.

-E cosa diavolo potresti fare??- Sbrocca lui allargando le braccia.

-Mbhè, effettivamente niente. Ma chiedevo giusto per conferma…-

-È da quando siamo stati catturati che mi domando a cosa diavolo serva la tua presenza! Non dovresti nemmeno essere qui!- Sfasa.

Roteo gli occhi e sospiro. Passo falso. Con quella domanda non ho fatto altro che immolarmi come antistress.
È che non c’è soluzione in questi casi. Se sto immobile e in silenzio, sono inutile. Se chiedo se posso fare qualcosa e nella pratica non posso fare niente, sono comunque inutile.

Riapro il volume e riprendo a leggere. -Ok. Sono un cretino perché mi sono costituito, è vecchia questa, Sin.- Me l’avrà ripetuta mille volte.

-È la verità! Eri libero, Deisanti! Cosa diavolo t’è venuto in mente!? Hai mandato tutto a puttane! Ed ora mi ritrovo qui con un conto alla rovescia al collo e rinchiuso in casa aspettando solo di morire insieme a te, che invece potevi essere su qualche spiaggia all’estero! Cosa ci hai guadagnato, si può sapere?-

-Ultimamente me lo domando…- Mi sto inacidendo. Di solito sono quello che cerca di farlo ragionare e vedere il lato positivo, ma ultimamente sta davvero rigirando troppo il dito nella piaga perché possa continuare a lungo su questa strada.

-Con me morto il patto che avevamo stipulato era automaticamente decaduto! Nessuno ti obbligava ad inventarti nuovi incantesimi per prolungare le mie sofferenze! E anche se fosse stato un caso, cosa più probabile, perchè non sei rimasto nelle celle della Shield?? Aggregandoti alla mia pena, ti sei solo aggiudicato un ergastolo! Una volta morto io, tu tornerai comunque in cella, ma non ne uscirai mai più!-

-E questo ti ansia?- Chiedo ignorandolo con lo sguardo.

Lo sento inspirare compunto mentre raccoglie un maglione finito in terra dopo il ribaltamento della poltrona. -NON ME NE FREGA ASSOLUTAMENTE NIENTE! Se sei stato così idiota sono fatti tuoi!-

****

Apro la porta e -Fratellone!- Rain davanti, e quel demente di Kail dietro.

Mi cascano le braccia e richiudo la porta.

Il campanello suona di nuovo e ancora ed ancora. Lo ignoro e torno in cucina. Devo mettere su quel riso del cazzo. Così vedremo chi è che “cucini sempre le stesse cose, voglio andare al ristorante jappocazzo”
****

-Te l’avevo detto… Ed ora? Andiamo via o butti giù la porta?- Chiedo sospirando. Ci siamo fatti due rampe di scale, visto che il montacarichi è bloccato se non si passa dai sotterranei, e con la stampella che ancora non riesco ad abbandonare non è stato affatto semplice. Almeno non lo è stato finché Adam non mi ha preso per la collottola come un gatto e mi ha portato su di peso dopo nemmeno due gradini…

-No no…- Dice lui pacifico. -Tears bisogna prenderlo per sfinimento. Funziona così. Guarda.- Spiega, con l’indice ben piantato sul campanello.

****

Uno schianto, e una raccolta di fumetti grossa quasi quanto la mia testa si abbatte sul muro accanto il mio orecchio destro.
Tom è in piedi sul letto, con ancora il braccio alzato nella posizione di lancio.
Sento il libro cadere in terra mentre squadro lui, che stringe i pugni e mi fissa malissimo in rimando.

Questa volta ho tirato troppo la corda e, a vederlo così, per un secondo solo mi sento in colpa.
Poi mi monta di nuovo la rabbia. Perlaputtana! Ho fatto di tutto per onorare il mio patto! Gli ho salvato la vita e in cambio ho avuto accesso al suo appartamento, al Darkness e ai suoi beni. D’altro canto l’altro punto del patto era che lo avrei protetto dalla Shield in cambio dei suoi servigi in combattimento, e lui si è sempre battuto al massimo rendendosi più che utile in ogni battaglia. Perché alla fine allora mi ha privato della possibilità di onorare la mia parte? Perché diavolo s’è costituito!? Ora la sua vita è rovinata, solo ed unicamente per quello stupido ed inutile gesto! Potrebbe essere libero, in questa dimensione, lontano, a rifarsi davvero una vita come ha sempre voluto. Perché diavolo è qui?!? Perché diavolo siamo qui!?! -SEI UN CRETINO! Non vuoi sentirtelo dire!? Non smetterò mai di ripeterlo! Lo ripeterò finché questo maledetto cristallo mi terrà in vita!- Gli urlo.

-E quanto durerà??- Urla.

Stringo i denti

-Eh?? Rispondimi tu, adesso. Quanto ancora durerà lo Iantor??-

Fisso la finestra accanto e mi mordo le labbra. Vorrei rispondergli che potrei morire in questo stesso istante, ma non voglio dirglielo. Così come non voglio dirgli dell’ultimo accordo che ho con Shelv.

-Vuoi sapere perché sono qui??- Sbraita in piedi sul letto. Scende con un balzo e mi fissa. -E allora perché tu non mi dici quanto ti resta? Perché non mi dici che ogni tanto svieni lampeggiando come un neon scarico, disseminando sangue sul pavimento?? Perché non mi spieghi come mai, ultimamente, invece di fuggire finalmente tra le braccia di tuo fratello, tutte le sere sei qui con me? Perché nonostante tutto non facciamo quasi più sesso, e perché_

-TACI!- Urlo.

-Ah, prima dovevo parlare, ora che ti rispondo a tono devo stare zitto?- Mi si avvicina. -A ‘sto giro ti rispondo eccome!- Mi si avvicina tanto che devo indietreggiare l’ultimo passo che mi divide dal muro. Mi fronteggia e lo fisso dritto negli occhi. In quegli occhi neri che non sono mai riuscito a guardare per più di pochi istanti senza sentirmi fuori luogo. Quegli occhi neri profondi che ora sono pieni di rabbia. -Sei intelligente e furbo, ma quando ci sono di mezzo queste cose non capisci davvero più un cazzo, vero?- Dice abbassando un po’ la voce.

Lo fisso trattenendo il respiro. Ho il cervello spento.

Quegli occhi mi fanno sempre questo stupido effetto.
Qualche minuto di silenzio, solo quello sguardo, poi mi bacia.
Uno di quei suoi baci che tipo mi resettano completamente. Sento finalmente rilassarsi sulle spalle muscoli che nemmeno sapevo di avere,.
Dopo qualche istante mi guarda. Nei suoi occhi neri non c’è più rabbia. È più malinconia?

-Quel patto non c’è più da un secolo, Sin.- Si stringe appena nelle spalle, un gesto breve. -Non sono nemmeno tanto sicuro che per me ci sia mai stato.-

Deglutisco.
Abbassa appena lo sguardo alla catenella di Iantor che ho appeso al collo e che brilla pigramente nella luce del pomeriggio inoltrato che entra dalla finestra. -Quello che ho fatto. Quello che ho detto… Tutto il tempo trascorso insieme, l’ho fatto esclusivamente per un motivo egoistico. Non per “il patto”. Anche quell’ultimo gesto, riportarti alla Shield con questo stupido frammento…- Tentenna, poi lascia di nuovo la catenella e torna a fissarmi. -Sì, probabilmente è stato molto egoistico anche questo.-

Credo di aver smesso anche di respirare. Ce l’ho troppo vicino e la sola idea che possa proseguire mi terrorizza. Questi discorsi non li voglio sentire. Non da lui. Molti di quelli che mi sono portato a letto sparano idiozie che finiscono in questo “settore” ma non li rivedo. Spesso non conosco nemmeno i loro nomi. Non…
Non m’importa di loro.

-Sin, il punto è che io_-

Sbarello. Urlo. -UAH! COS_ NO!!!- Gli lancio in faccia il maglione che stringevo in mano e gli ci avvolgo la testa spingendolo verso il letto. Perde l’equilibrio, casca di schiena sul materasso, ed io sopra che gli tengo la faccia ben avvolta nel maglione. -ZITTO ZITTO ZITTO ZITTOO!!!- Urlo nel panico.

****

-Tears? Suonano al campanello.-

-E il cielo è blu. Credi sia sordo?-

-Ma…- Tento con un indice alzato. Ma non proseguo. Meglio sparire, torno di nuovo in camera. Nel frattempo dalla camera di Sin sento un bisticcio che sta prendendo toni poco rassicuranti. Ho come la sensazione che a breve in questa casa esploderà l’apocalisse e non voglio essere troppo vicino all’epicentro.
Mi chiudo in camera e attendo il mio destino.

****

Quando finalmente riesco a districarmi da quell’inferno nero di maglia, alzo la testa e dal letto vedo solo la porta spalancata. Di Sin non c’è più nemmeno l’ombra.
Credo che se ci fosse una voce sull’enciclopedia per l’espressione “MACHECCAZZ”, ci sarebbe accanto la mia foto, ora.

****

Sto impostando la pentola a vapore ignorando bellamente il campanello ormai fisso da mezz’ora, quando mio fratello, quello frocio, entra a grandi falcate in soggiorno dirigendosi alla porta. Poco dopo gli compare appresso anche un barista alquanto contrariato che lo insegue agitando l’indice e dicendo cose tipo “non te la cavi così”.

-Tears, perlamiseria! Se sei qui si può sapere perché diavolo non apri quella stupida porta!??!?!- Sbrocca Sin ignorando il barista al seguito.

-NONO!! Non farlo!!- Tento in extremis, ma ormai è già alla porta e l’apre.

-Fratellino!- Rain.

Sin sospira e gli cascano le spalle. -Ciao Rain.- Gelido. E torna sui suoi passi lasciando la porta aperta.

Io con tre falcate sono alla porta prima che quello entri da solo. -Si può sapere che diavolo vuoi!?-

-Vengo a vivere qui da te, sei contento!? Vivremo di nuovo assieme!- Esclama lui giulivo, battendo le mani.

Io gli sbatto la porta in faccia.

Il campanello riprende la tiritera. Riapro la porta, strappo con una manata il campanello dal muro e richiudo, provocando un’enorme crepa intorno al serramento.
Lancio il campanello dalla finestra.
E lui prende a bussare con la grazia che ci contraddistingue.

Dalla stanza di Sin mi arriva un apocalittico: -TEARS!!!!!!-

Ringhio. Riapro. -NO!- Urlo.

Rain, con un filo di sangue dal naso che deve avere sbattuto contro la porta poco prima, non ha perso un pelo e: -Maddai! Sennò mi piantano in un’anonima stanza d’albergo!- Protesta.

-Ma che diav_ Ma perché non te ne torni a casa tua!?- Sbrocco.

-Perché sarebbe poco pratico. Casa mia è a Sevyhal.-

Rimango impassibile.

-Nell’altra dimensione, sai…- Specifica, cercando curioso una qualsiasi reazione nella mia faccia.

-Preferivo i testimoni di geova.- Commento.

– Ohddai! Lo so che ti fa piacere!- Mi tira una pacca sulla spalla che quasi me la sloga.

-La risposta è no! Non ti voglio tra i piedi!!-

-Ma sarebbe un buon modo per ripristinare i rapporti, dopo che mi hai lasciato chiuso in un armadio da solo a morire!-

Mi contorco cercando di mantenere la pazienza. -Ma Perlaputtana! Andrai avanti tutta la vita a rinfacciarmelo!?-

Ci pensa. -Probabilmente sì, quel senso di colpa che incrina la tua maschera da uomo duro è una tentazione troppo forte per smetterla.-

-Dovevo dargli fuoco, a quell’armadio.-

Sin intanto rientra in soggiorno sempre aggirandosi nervoso con barista incazzato che a quanto pare, per quanto ignorato, a ‘sto giro non intende mollare l’osso.

-Dai Sin, aiutami! Diglielo anche tu!- Chiede Rain inclinandosi appena per vedere meglio in casa cercando supporto.

Sento Sin sospirare. -Tears…-

-No…- Sibilo rigirandomi verso di lui ma non mollando la mia postazione di blocco davanti alla porta.

-Tears…- Tenta quell’altro sulla porta.

Tento di dire no ma mi esce quasi un ruggito.

Il novellino, dal nulla, appare dalla sua stanza e: -Tears?-

Sbrocco. -QUALCUN ALTRO SA COME MI CHIAMO!?!??!

Il novellino, così come stava arrivando, con ancora l’indice alzato, fa dietro front senza batter ciglio e torna in camera senza dire o fare niente.

Kail, dietro a Rain, sospira. -Avanti! Io devo tornare in ufficio o Nakiri mi dà fuoco col pensiero!-

-Ma tu poi che diavolo ci fai qui!??- Sbarello pestando un piede in terra.

-Devo segnalare dove prenderà domicilio…- Si giustifica quello.

-Qui.- Rain.

-No!- Io.

-TEARS! Perlamiseria, mi sta venendo il mal di testa!! Lascialo entrare!!- Sbrocca Sin dal divano.

-E dove cazzo lo mettiamo a dormire, eh!? Sentiamo!! SIAMO IN CENTOVENTITRE ORMAI! Cos’è casa mia?! Un ostello!??!- Sbraito.

Il mezzelfo cerca di farla corta. -Ragazzi, a me non me ne frega niente delle vostre beghe familiari, muovetevi a decidere che ho tremila cose da fare e Nakiri ultimamente è sempre di pessimo umore…-

-Ah certo, perché di solito stupisce per la sua sfavillante cordialità?- Chiedo io. Facile per lui, che gli frega? Mica gli si sta installando l’ennesimo rompicazzo in casa, a lui!

Il novellino esce, preventivamente, solo con la testa dalla camera. – Calmatevi ragazzi… Sapete che ci serve? A tutti? Un po’ di svago.-

Ci voltiamo tutti verso di lui con lo sguardo di chi vuole commettere un genocidio. Tutti tranne Rain che, sangue dal naso apparte, se ne sta tranquillo e pacifico sull’uscio.

-Davvero…- Continua quello. -Siamo tutti stressati o chiusi qui dentro da troppo…. Dovremmo non so… Magari uscire una sera a bere e rilassarci.-

-BERE!- Coro unanime.

– E … Rilassarci…?- Tenta il novellino.

-Con la storia che c’era un casino in Shield e che poi sono tipo esploso non esco a bere con Naki da una vita… E se non esco con lui qui non mi accompagna nessuno…- Commenta il mezzelfo.

-Cazzo! Voglio sfasciarmi come si deve da un botto, è dal mio compleanno che non bevo come gli Dei comandano!- Sbrocco.

-Me lo ricordo… E anche la pista se lo ricorda…- Commenta il barista.

-È un’ottima idea!! Anch’io non bevo pesante da un sacco di tempo!- Giulivo, Rain. Poi mi guarda. -Che giorno è oggi?-

-Il 7…-

-4 giorni!- Dice lui come fosse un eternità.

Il novellino ha un tic perplesso al sopracciglio. -O… Ooook… Era una riunione di alcolisti anonimi, quindi…- Commenta. Ma lo ignoriamo.

-4 giorni che non esce a bere, certo! Io sono MESI CHE NON TROMBO!- Sfasa Sin dal divano.

Il mezzelfo rimane perplesso. -Perché la connessione mi sfugge…?- Chiede.

-Perchè non va al Darkness, quindi non fa serata, non beve e non può troieggiare.- Riassumo io.

-Certo perché noi giochiamo a canasta in quella camera…- Commenta acido il barista.

-Fosse solo in camera, perlaputtana!- Sbrocco io.

-Naki non vi lascerà mai uscire con lui…- Commenta Kail indicando Sin.

– Eh, ma dobbiamo sempre stargli attaccati quindi non possiamo nemmeno lasciarlo a casa…- Borbotto io.

-Se mi lasciate a casa giuro che sfascio tutto! Poi esco e vengo a sfasciare anche voi, ovunque siate!!!- Sfasa Sin con punte di ultrasuoni.

-Dici che Shelv non ci lascia uscire tutti insieme?- Chiede Rain al mezzelfo.

-Non lo so… Magari voi due insieme che tenete d’occhio Sin potreste convincerlo, ma non lo darei per scontato…-

-Hey, anche io sono un detenuto, sapete?- Precisa il barista.

-Seh.- Lo liquidiamo tutti in coro. Quello si stringe nelle spalle come a dire “vabbhè”

-Dovresti chiederglielo tu, hai un certo ascendente con Shelv.- Dice Sin indicando il mezzelfo.

-Io? Ha più ascendente tuo fratello…- Dice quello indicando me.

-Potrei provare, ma ho tirato un po’ troppo la corda con Shelv, ti ricordo che ho qui in casa il peggior nemico della Shield solo perché è mio fratello.-

Cominciamo ad elaborare un piano per convincere l’elfo quando il novellino salta su con: -Scusate ragazzi, non per distruggervi i piani, ma qualcuno dovrà rimanere sobrio.-

Lo guardiamo tutti in silenzio come se ci avesse detto che dovremo uscire vestiti da teletubbies.
Silenzio.

Il novellino si sente evidentemente fuori luogo, e nel silenzio pesante e sotto lo sguardo allucinato di tutti s’affretta a precisare -Mbhè… Per controllare che non facciamo cazzate…-

-FAREMO cazzate, è matematico, saremo ubriachi!- Dico io sottolineando l’ovvio.

-Basta lasciare a casa le chiavi della macchina.- Mi dice il mezzelfo.

-E la Beretta.- Aggiunge il novellino.

Lo indico. -Ah! Già, non ci pensavo…- Annuisco.

-Non so… L’ultima volta che m’è successo mi hanno messo dentro per atti osceni in luogo pubblico…- Mormora il novellino.

Il mezzelfo lo indica. -Ah, ecco! Devi sempre spiegarmela quella roba lì che c’hai sulla fedina.-

****

Dopo mezz’ora di studio della situazione, siamo tutti seduti tra la penisola e il soggiorno.

-Oook… Quindi ricapitolando faremo così. Se Shelv non ci da il permesso, Sin e barista usciranno per primi in direzione del Darkness, poi dopo meno di cinque minuti partirò io da casa per raggiungerli come se li stessi inseguendo, nel frattempo il gps segnalerà che Sin è senza scorta quindi tu Rain potrai regolarmente raggiungerci e tu, mezzelfo, ti prendi un permesso preventivo per la serata di venerdì e sticazzi.-

-Ed io?- Novellino, bocca piena di patatine e mani unte sul mio divano.

-Tu puoi fare il cazzo che vuoi perché non hai limitazioni, tranne lasciare il mio divano in quelle condizioni.- Dico fulminandolo con lo sguardo.

Lui si fissa le mani unte, raccatta il sacchetto delle patatine finito e si accorge delle mille briciole sparse.

****

Mentre butto il pacchetto di patatine e mi appresto a lavarmi le mani nel lavandino della cucina, Tears si alza e guarda Sin. -Ok!- Dice. -Ora che abbiamo definito i particolari, prendete tutti le pistole.-

Lo fissiamo perplessi, poi ci fissiamo tra noi ed infine riportiamo lo sguardo su Tears, che guarda risoluto il fratello minore decisamente spaesato dalla cosa.

Tears sfodera la Beretta, incrocia le braccia e, sempre fissando Sin dice: -Se volete uscire dalla casa, forse, sarebbe anche meglio.- Prosegue, riferendosi a noi tutti.

Ci alziamo, ci guardiamo tra di noi e prendiamo le armi titubanti e perplessi.

-Che diavolo?- Fa in tempo a dire Sin.

E Tears lo dice. -Se ti porti il barista, io mi porto Electra.-

Quasi avessero strappato la spina di un fantomatico altoparlante, un silenzio innaturale cala nella stanza.

Pochi istanti e Sam miracolosamente riprende tutte le sue abilità nella corsa e si butta alle scale. Poi torna su, afferra un Rain spaesato ma deciso a non perdersi la discussione e lo trascina via con sé su un suo “Nuooooh! Volevo seguire la cosa!”

Tom si lancia verso le camere e sento distintamente non solo la porta chiudersi ma anche alcuni mobili spostarsi in malo modo dietro di essa.

Io: PANICO.
Localizzo la tromba dell’ascensore, afferro il cavo del montacarichi e mi butto di sotto perdendo istantaneamente tutte le impronte digitali. Che per il mio hobby è anche utile…

****

-COSA!??! – Sbrocco. Cosa peggiore non avrebbe potuto dire! -NON ESISTE! Al Darkness non può entrare!!! C’erano degli accordi!!-

-Allora non andremo al Darkness. Mica dobbiamo per forza andare lì a bere…- Pacifico lui, che ha raccolto tutte le sue forze in vista di questa sicura discussione.

-MA VOGLIO ANDARE LI!- Urlo.

-D’accordo, allora andiamo al Darkness, ma viene anche lei.- Ribatte.

-Ma perché vuoi rovinarmi la serata!?!?- Sto per mettermi a piangere per il nervoso. Perché deve andarmi tutto storto? Sempre?? E quando sembra che stia volgendo in meglio mi arrivano stronzate del genere?!

-Sin…- Dice su di un sospiro. Si guarda intorno appena, come a cercare qualcosa che gli dia forza. Mi prende per un braccio e mi scorta delicatamente al divano, dove mi fa sedere. Si siede sul tavolino di fronte a me e mi fissa. -Cerca di uscire per un attimo solo dal quel labirinto per minotauri ch’è il tuo cervello. Guarda la cosa da un punto di vista esterno, per un minuto soltanto. Ce la fai?- Chiede con calma.

Io non rispondo. Ma non ho sfasato per cui vuol dire “tentiamo”, e lui lo sa.

-Non porto Electra in casa, non esco con lei, non la vedo mai, usavo quell’oretta di lezione in Shield per vederla. Il tutto per non farti arrabbiare, per non rovinarti la giornata. Non usciamo insieme da millemila giorni, si sta rompendo il cazzo… E beh… Ha ragione, checcazzo…-

Mi cadono le spalle. Ok, da un punto di vista razionale… ok. Ma… -Ma… mi fa male…- Mormoro, sconfitto dalla logica.

-Lo so. Ma fa male anche a lei. Ed io vorrei che non facesse male a nessuno dei due. Che devo fare? Buttarvi in un’arena e vedere chi esce vivo?- Chiede allargando le braccia.

-..Magari…- Sibilo io guardandolo appena.

-Avrei dubbi su chi scommettere…- Alza un sopracciglio.

Silenzio per qualche istante. Io mi fisso le ginocchia. -Ok..- Mormoro dopo un silenzio pesante ed infinito.

-Ok??- Dice lui non credendoci. Evidentemente ha tentato qualcosa che era sicuro di non ottenere.

-Ma non le parlerò!- Metto subito in chiaro capendo che ho quindi ampio spazio di manovra.

Lui è ancora sconcertato. Scuote la testa. -Non credo proprio che se lo aspetti!- S’affretta a dire.

-E non voglio assolutamente vedervi far…- Smanacco un pò frullando le mani nell’aria. -…COSE!-

Lui scuote la testa e le mani ad assicurarmi che no, -non faremo i quindicenni sul divanetto che limonano!-

-Eh!- Lo guardo comunque male. Lui è ancora incredulo. Poi sorride e mi tira un pugnetto sulla fronte.

-Grazie.- Dice.

Io mugolo solo in risposta.

Da dietro le spalle di Tears vedo la testa di Rain fare capolino dalle scale, giulivo. -MA CHE BELLINI CHE SIETE!!- Poi la mano di Sam che lo strappa di nuovo fuori dalla visuale, un istante prima che un proiettile della Beretta si conficchi nel muro retrostante dov’era con la testa…

****

-In nome della pacifica convivenza, vorrei che lasciassimo perdere l’ultimo screzio. È la prima e forse l’ultima serata che faremo al Darkness e ci si è già messo Tears invitando quella puttana, quindi non vorrei rovinarmela oltre. Perciò facciamo finta di niente almeno per 24 h, chiaro?-

Lo vedo sparire nell’armadio a muro, e puntualmente un istante dopo vestiario assortito vola fuori. -Ora poi ho mille cose da fare! Devo trovare qualcosa di decente da mettermi e soprattutto tagliarmi e tingermi i capelli che così sembro uscito da un gruppo grunge anni ‘90! E per questo mi servirai te, chiaro?-

-COSA? Io non te li tocco i capelli!- Sbrocco. -Se sbaglio a tagliarteli di un centimetro rispetto a quello che hai in mente sono convinto che quel centimetro ce lo rimetterò io da qualche parte!-

-Non essere sciocco!- La sua voce dall’armadio. Poi una pausa di riflessione. -Non sbaglierai…- Conclude.

-Ecco! Vedi!? Non hai negato! No, vai da un parrucchiere!-

-Ma non posso uscire!- S’affaccia lui.

-Sin io non_- Tento.

-OH! Avanti! Non posso tagliarmeli da solo! Almeno dietro!-

-Ma_-

-Ho bisogno del tuo supporto! Fa parte del patt_- Si blocca. Io lo fisso.
Silenzio.

-Vuoi lasciarmi solo nel momento del bisogno?- Piagnucola poi mettendo su un broncio disperato.

Sospiro.

****

Mentre sono seduto a letto a leggere un libro, mi arriva uno “Stai scopando?”

La voce di Tears oltre la porta. È il suo modo per chiedere se può entrare.

-No…- Rispondo poggiando il libro sulle ginocchia.

Tom sbuca, mentre pulisce un pettine ancora sporco di tinta, dalla porta che dalla mia camera conduce al bagno. E Tears entra.

-Cazzo c’hai in testa?- Chiede secco appena sbuca dalla porta.

-Stagnola. Sto facendo la tinta. Che vuoi?-

-Ed io con cosa lo avvolgo il pollo domani?-

-Tears?- Chiedo seccato per farlo spicciare.

-Abbiamo il via libera di Shelv, a patto che ci siamo sia io che Rain. Manco abbiamo dovuto fare la sceneggiata, và!-

-Ottimo!- Dico, anche se lo davo già per scontato ormai. Mi ero talmente affezionato all’idea di andare al Darkness stasera che se mi avessero detto di no avrei cercato un modo per andarci comunque.
E lo avrei trovato.. Oh se lo avrei trovato….

***

-Sei su Pornhub?- Mi domanda la voce di Tears da dietro la porta.

-No…- Me lo chiede ogni volta prima di entrare.

La porta si apre e la sua voce è nella stanza. -Ueh, va’ che Shelv ci ha autorizzato. Dobbiamo partire in mille più uno ma possiamo andare al Darkness.-

-Ottimo.- Replico senza voltarmi.

-Minchia, contieni la gioia o non ci staremo tutti in questa stanza…- Mormora lui avvicinandosi alla scrivania.

Mi rendo conto di averlo mal cagato. -Eh?… No scusa… È che…- Gesticolo un po’ con la mano verso il monitor. -Sono un po’ perplesso, tutto qui.-

-Va che sono attori professionisti, non ti far venire l’ansia…- Ghigna avvicinandosi al monitor.

-Coglione… Sono ‘sti dati che mi rendono perplesso.- Chiarisco indicando il monitor.

-Perché?-

-Non lo so. Non sono… Regolari.- Cerco di spiegarmi vago in modo da non annoiarlo coi numeri. Non ci sto capendo nemmeno io n’a cippa da ore ormai…

-Con la famiglia checc’ho non so manco più che vuol dire regolare… Spiegati.- Dice.

Sospiro e m’appoggio allo schienale della sedia. -Vanno e vengono… Ogni tanto sembra ci sia qualcosa e subito dopo è sparita…- Annuisco al nulla e gesticolo un pò con la mano verso il mio laser per formiche e il cerca frammenti alla ghostbuster sulla scrivania. -I miei sono strumenti approssimativi, lo so, e ogni tanto scazzano, però c’è ‘sto posto particolare che ogni tanto pare ci stia roba, ogni tanto no. Non capisco più niente.-

-È la chiesa dove vi ho portato l’altro giorno? Quella vicino al Darkness?-

Annuisco al monitor. Lui attende qualche secondo assimilando l’informazione come se qualcosa gli stesse funzionando stranamente nella testa.

-E Sin che dice?- Chiede poi.

-Niente. È sfasato per svariati motivi. Per quello è meglio se usciamo stasera o quello ci sbrocca.-

-E negli archivi della Shield non hai trovato niente che t’aiuti a capirne il senso?-

-Ecco!- Sbrocco indicando il monitor e finalmente guardando Tears. -Pure quello! Non riesco più ad entrarci!-

Stacca lo sguardo dal monitor e fissa me ora. -Come non ci riesci?-

-Non lo so! C’è qualcosa che mi blocca ogni volta che tento!- Smanacco. È frustrante.

-E non riesci ad aggirarlo?- Incredulo lui.

-No… Non c’è uno schema fisso, se c’è non lo trovo, è come se ogni giorno cambiassero blocco oppure c’è qualcuno là dentro pagato apposta per traccare solo me!-

-E secondo te pagano lo stipendio ad uno per bloccarti? Dillo che ormai gli ormoni ti hanno annacquato il cervello e non sei più buono…-

-Maccheccentra?

Scuote la testa fissando un monitor che realmente non vede, come se stesse ragionando. -Vanno e vengono eh?- Chiede.

-Uh-uhmn..- Replico fissando anche io nella stessa direzione.

-Come qualcuno che apre la porta di una stanza con la musica a cannone e poi la richiude per non far sentire il casino?- Chiede.

Ci penso su. -Più o meno… Sì…- Medito. -In effetti è come se la porta dovesse rimanere chiusa ma….- Lo fisso.

-….Ogni tanto gli scappa che si apre da sola perché è difettosa, tipo.-

-EH!- Lo indico.

-Quindi c’è qualcosa.- Decreta, tornando sui suoi passi. -Mo preparati spiritualmente che questa sarà una serata di fuoco. -Apre la porta verso l’anticamera e continua. -A meno che non debba pure tu truccarti come la signorina di là!- Dice, certo di farsi sentire da Sin in camera sua.

-Siete solo tutti invidiosi della mia splendida pelle di ceramica come quella delle bambole!- Urla quell’altro dalla sua stanza.

Tears chiude la mia porta, ma prima odo un ben distinto “Come quella dei cessi!”

****

-Volevo andarci anch’io…- Dico, mentre annoiato rispondo in burocratese ad una e-mail.

-Non preoccuparti. Rain e Tears assieme basteranno. Inoltre non credo che Sin abbia intenzioni ostili. Tirare troppo la corda con lui è deleterio, lo provocherebbe soltanto. Meglio lasciare che si rilassi un poco.- Mi risponde dall’altro capo della scrivania senza guardarmi.

-Eh? No macchè, io volevo andare a bere con loro….- Protesto, alzando lo sguardo su di lui.

Finalmente alza anche lui lo sguardo dalla tastiera e mi fissa da sopra gli occhiali da lettura. Un gelido sguardo di disapprovazione nei suoi occhi grigi.

Dopo poco, muto ma esplicito, riporta lo sguardo sulla tastiera su cui non ha mai smesso di ticchettare nemmeno mentre mi fissava. -In quello stato non è decisamente il caso che tu vada a gozzovigliare.-

Silenzio. Ticchettio. Sono seduto annoiato sulla poltroncina davanti alla sua scrivania, nel suo ufficio. A parte controllare i server e gestire la burocrazia dal mio portatile non posso fare niente. Non mi lascia fare niente.

-Comunque “gozzovigliare” lo usi solo te.- Borbotto col broncio mentre invio la millesima e-mail.

Glielo vedo l’angolo della bocca inclinarsi appena in un sorriso mascherato.
****
-Tears! Sei lì?-

-Se dico di no entri lo stesso?- Chiedo dal divano, cercando di intravedere che cosa mi aspetta dall’anticamera.

E lui entra. Lo fa sempre. Devo cambiare tattica, ma me lo ricordo sempre troppo tardi.

-Ta-daan!- Dice facendo una piroetta.

Lo fisso. È tutto nero come un becchino, s’è tagliato i capelli e rifatto quel colore di merda con le punte nere. -Checcazzo hai fatto ai capelli?-

-Sono tornati splendidi come tutto ciò che c’è sotto…- Mano su un fianco, posa appositamente molto gaia visto che si sente tipo in passerella.

Inclino la testa. C’è qualcosa che non mi convince. Oltre al solito, intendo. -Sei asimmetrico.- Dico inquadrando infine cosa.

Si sfiora i capelli capendo cos’è l’asimmetrico che non mi torna. -E la cosa ti disturba di più del magenta? Ti ci sei abituato finalmente?-

-Non c’è un centimetro di te che non mi disturbi dalla nascita. È che…- Tentenno.

-Sono più corti da un lato e tutti sparati dall’altro come prima Tears, checc’è che non va? Ho solo accorciato il lato sinistro… Ho cambiato un po’.-

-Sei ancora più strano! Pare che hai completato tutto il giro e sei diventato lesbica!-

Evidentemente l’ho punto sul vivo perché afferra dal divano un cappotto nero tutto cinghie e si avvia all’ascensore. -Dèi, usciamo o rimaniamo in due in famiglia…- Borbotta portandosi dietro il barista e sfilando davanti a Rain, che non fa altro che alzare loro l’ingresso del montacarichi per farceli entrare. Io sbuffo e m’alzo.
-Tecnicamente papà c’è ancora, quindi siamo ancora quattro.- Precisa quell’altro.

-Hai anche un padre!- Esordisce il novellino facendomi prendere un infarto. È uscito dalla sua stanza, alle mie spalle, e me lo sono ritrovato accanto di colpo. È un fottuto gatto come Bas, ‘sto stronzo. -Ogni giorno la tua famiglia sembra più numerosa Tears!- Dice gioioso. Io lo spingo verso l’uscita con una manata. Quasi inciampa.

-Oh, sì e ho con tutti un ottimo rapporto. La vedi la gioia? –
****

Appena attraversata quella tenda di velluto che divide la scala che porta al primo piano dal locale vero e proprio, la musica ci ha investito tipo fisicamente. Io sono un po’ rintronato, soprattutto dopo la scarpinata fatta fino in centro per arrivare a piedi a ‘sto posto del cazzo. A Sin invece, entrato accanto a me, niente di tutto questo ha fatto né caldo né freddo. Vedo che non ha perso lo smalto.

E nemmeno la popolarità, visto che appena entrato è stato abbordato in meno di tre minuti da qualcosa come quindici persone, a turno e con finta indifferenza. Come se stessero passando di lì e lo avessero visto per puro caso, ma palesemente per farsi vedere, notare, e far capire chiaramente che una botta se la sarebbero fatta dare tutti. Ma so com’è fatto mio fratello, non ti scopa se già ti conosce.

Semplicemente perché sicuramente l’ha già fatto, e non gli piace la “minestra riscaldata”.
Barista a parte, s’intende.

Sbuffo. Sono stanco. Non sono abituato a camminare io. -Tutta a piedi porcatroia. Odio essere un pedone. Io odio i pedoni.- Borbotto.

-Tu odi tutto, Tears. Hai un’ampia scelta.- Borbotta di rimando Sin.

Novellino e Rain sono ancora al guardaroba, a lasciar giù i cappotti.

-Come mai non le sei saltato al collo?- Chiedo.

-Di chi parli?- Chiede ostentando finta nonchalance.

Io ruoto lentamente la testa con lo sguardo da compatimento a mezz’asta e lo fisso, mentre lui tiene d’occhio il bar ignorando appositamente il mio sguardo che so sentirsi fisicamente addosso.
Appena entrati, una tipa dietro al bar s’è messa ad urlare ed è saltata oltre il bancone fino al collo del barista entrato in sala con noi, lasciando me perplesso e Sin immobile alla scena. Tale Laura, credo di aver capito si chiami, ha solo accennato un sorriso veloce a mio fratello ed un saluto frettoloso ad entrambi per poi trascinarsi il suo barista preferito al bar, monopolizzandolo.

-Ohddai! Per strangolarla, è ovvio… Lo so per esperienza diretta che sei un isterico geloso dimmerda.- Chiarisco come se la mia domanda non fosse stata già abbastanza chiara.

Alza un sopracciglio e si stringe un po’ nelle spalle, poi incrocia le braccia. -Tralasciando che tra me e Tom non c’è niente come invece stai sottilmente intendendo te, vorrei ricordarti che Tom è gay e non bisex. Stai come sempre parlando di cose che non conosci.- Compunto, lui.

-Seh.- Dico io fissando l’istrice e l’altra barista che discutono. Lei sembra davvero felice di rivederlo, e mi pare pure che lui contraccambi.

-E Laura è lesbica.- M’arriva poi dal lato del fratello gaio.

-Ah, ecco.- Commento soltanto con un sorriso. Ora capisco anche il saluto veloce del tutto disinteressato.

Poi realizzo e smanacco verso il resto della folla in pista. -Perlaputtana! Ma qui dentro c’è mai stato qualcuno etero apparte me??-

Mi guarda roteando gli occhi. -Oh, avanti Tears… C’è un sacco di gente etero qui…- Si guarda intorno con finto disinteresse cercando esempi, poi riporta lo sguardo al bar. -Che non conosco ma c’è.-

-Mbhè? Che famo? Prendiamo da bere?- Chiede il novellino raggiungendoci in quel momento.

-Ecco!- Sin. -Tipo lui.-

Fisso di striscio il novellino che tiene leggermente il tempo con la testa su una di quelle canzoni elettropop che spesso mandano qui dentro. -Seh. Facciamo che te la do buona…-

*****

Sento un sospiro che solo un dinosauro potrebbe emettere, mi volto e vedo Rain uscire dal locale, in strada, dove io sto fumando. Pare distrutto.

-Ma quanto cazzo ce l’hanno alta la musica in ‘sta dimensione? Uscirò sordo! Ho dovuto bloccare uno degli snodi o diventavo scemo!-

-Cos’è che hai bloccato?- Chiedo.

Lui scuote la testa e prende una sigaretta dal pacchetto che gli ho offerto. -Nah. Lascia perdere, troppo complicato per te.- Se l’accende con una fiammella apparsa sull’indice. -Te sei qui per fumare? M’hanno detto che dentro non si può…-

-E ad aspettare Mesis.-

-Ah, Ecco! Appropo’…- Dice tirando un filo di fumo con un mezzo sorriso che mi fa sospettare sia qui apposta, altro che musica alta. -Ma ‘sta Mesis… Che mi pare di capire sia una donna, è la tua ragazza?- Chiede.

-È quella che mi scopo abbastanza regolarmente. Non stiamo assieme.- Dico.

-Minchia! Che grazia.-

-Chevvuoi? È la verità. Non stiamo insieme ma scopiamo, fine.-

-Ooook…-

Due minuti di silenzio. Finiamo le sigarette. Mesis a momenti dovrebbe essere qui. -Mbhè, non vai anche te a ballare?- Chiedo. Voglio si levi dai coglioni.

-Nah. Starò qui… Credo di dovermi ancora abituare alla musica di questa dimensione… Oltre che troppo alta è strana, un sacco ritmata e…. e poi non so ballare.-

-Nah…. È perchè stai invecchiando male.- Ghigno.

-Hey, non riversare l’odio per la tua impotenza su di me, le ragazzine mi tirano gli imeni col badile.- Dice lui guardandomi con un sopracciglio di traverso.

-Spiritoso… C’apro le birre con ‘sto coso io….-

-Tu lo sai che la prossima volta che vieni da me dovrai farlo, ora che l’hai detto, vero?- La voce di Mesis alle mie spalle. Merda, è già qui. Ora dovrò presentarli.
CHEPPALLE. Ma Rain mi precede, mi aggira e le porge la mano.

-Piacere! Lei deve essere Mesis. Io sono Adam Lendl, ma rispondo anche al nome di Rain Dragan.-

Silenzio.

Fisso Mesis. Lei è immobile. Squadra Rain da capo a piedi, poi me, poi di nuovo Rain. Infine sorride ambigua e gli stringe la mano. -Electra. Piacere mio…- Dice. -Davvero un piacere…- E fissa ancora me. -Un fratello davvero molto interessante…- Ghigna. Io guardo altrove ma sento il sopracciglio guizzarmi.

****

Ritiro la mia birra al bar e, quando mi volto, m’accorgo che due tipe mi stanno fissando mentre parlano tra loro.

Le avevo già notate prima. Primo perché sono decisamente carine entrambe, secondo perché già mi lanciavano occhiate. Mi stringo nelle spalle e le saluto con sorriso, cenno del capo e alzando la mia birra.

Ridacchiano un poco, poi si avvicinano.

-Hey.- Esordisce quella rossa di capelli.

-Hey…- Dico.

-Ti abbiamo addocchiato appena sei entrato… Sei nuovo?- Chiede quella mora, alla sua sinistra.

-Uhmn, ci sono venuto una volta, quasi un anno fa ormai…- Porgo la mano destra. – Piacere, Zendaru.-

-Zendaru? Che Nick strano!- Ridacchia appena la rossa, ignorando che sia il mio vero nome.

-Noi siamo Tania ed Isa.- Dice l’altra indicando prima la sua amica e poi se stessa.

-Che bei capelli che hai Zendaru.- Dice la prima, affiancandomi e rigirandosi tra le dita una delle mie ciocche.

-Grazie. Va bene Zen comunque…- Ok. Ho deciso che i capelli non me li taglierò tipo mai più.

-È vero… E sono così morbidi… Come fai ad averli così lucidi e corposi nonostante siano così lunghi e tinti?- Chiede l’altra che mi si è affiancata dall’altro lato.

Spero solo non sia una specie di gioco in cui io finisco solo a fare una figura di merda. Non credo di essere mai stato al centro di attenzioni femminili così velocemente, senza nemmeno impegnarmi. O stasera sono splendido o…
Temo che l’idea del giochino sia più plausibile.

-Genetica?…- Rispondo titubante. Anche perché non è una tinta… Ma come glielo spiego?

-Sei con qualcuno?- Chiede la rossa.

-Qui intendi? Sono con amici.-

-E amiche?- Chiede l’altra con una nota di interesse. Ok, sono lelle e vogliono presenti loro qualche signorina. Questo ha sempre più senso del mio splendore.

-E un’amica…- Ammetto ricordando Electra.

-Oh….- Dice Rossa, dispiaciuta.

-No no!- Mi affretto a precisare. Forse la storia delle lelle non era più fondata di quella del mio splendore… -È un’amica, anzi, è la ragazza di un mio amico, qui anche lui.-

-Magari li conosciamo i tuoi amici.- Chiede Mora guardandosi intorno.

-Già, noi veniamo sempre qui.- Spiega Rossa. -Chi sono i tuoi amici?-

-Uhmn…- Mi guardo intorno titubante. C’è una folla immensa. -Lui.- Dico indicando Tears che, alto come un palo della luce, spicca sulle teste altrui. Sta dalle parti del bancone, quindi a tipo 4 metri da me e mille persone nel mezzo.

-Oh si, l’ho visto passare ogni tanto!- Dice Rossa.

-È un pezzo di figo…- Mormora la mora.

-Sì ma mi pare che lo punti Sin, sai?- Le risponde l’altra ignorandomi per un istante.

-E chi non punta Sin…- Risponde Mora. E come darle torto. Siamo entrati da un ora e l’ho già visto con tre diversi accompagnatori e accompagnatrici…

-Veramente tutti puntano A Sin.- Specifica l’altra.

E ridono.
Vero anche questo…

-Però anche lui è carino, non trovi?- Dice Rossa aggrappandosi al mio braccio sinistro. -E tu ci trovi carine?- Chiede guardandomi con gli occhioni.

-Anche più che carine… Posso offrirvi da bere?- Chiedo voltandomi di nuovo verso il bancone. Mi affaccio e attiro l’attenzione della barista.

-Volentieri!- Salta su subito Rossa.

-E chi altro conosci?- Chiede nel frattempo Mora.

-Ahe…- Mi guardo intorno e dietro la barista scorgo anche Tom. -Lui.- Dico indicandolo. Nel frattempo Laura mi ha raggiunto e le ragazze ordinano da bere.

-Conosci Tom??- Chiede poi Rossa.

-Ma chi il proprietario?- Mora.

-Sì…?- Dico titubante. Ero sempre stato convinto che Tom ci lavorasse semplicemente qui. È il proprietario? È il pezzo grosso del locale? Davvero?

-Non ci credo…- Mormora Mora.

-Aspe’. – Dico. E mi sbraccio oltre il bancone. -TOM??- Lo chiamo.

Lui si volta. Mi fa un cenno della testa come dire “dimmi”.

-Mi conosci?- Chiedo.

Attimo di silenzio del barista. Poi -…Quanto hai già bevuto?- Chiede.

Effettivamente… Ma -…Rispondimi!- Insisto.

-Certo che ti conosco, cretino! Vivo due stanze dopo di te!- Sbraita.

Faccio cenno dell’ok. -Grazie!- Dico mentre la barista mi porta i cocktail che abbiamo ordinato. Tom si avvicina a Laura e gli leggo il labiale di “Dopo quelli non dargli più da bere”

Sento scorrere un indice sul mio petto. -Maddai…- Mormora Rossa.

-Carino, gentile e conosci il proprietario.- Dice l’altra che intanto si è avvinghiata di nuovo al mio braccio.

Rossa si alza sulle punte dei piedi e mi mormora nell’orecchio, abbastanza alto da farsi però sentire anche dall’altra. Le nostre teste sono tipo tutte e tre in mezzo metro. -Sai, avevamo già idea di dartela prima, ma ora ci hai convinto del tutto…-

Io sputo birra oltre il bancone. La faccia di Tom, in lontananza è tutto un “l’avevo detto io…”

Mi esce solo un – Cos_ –

Sorridono, ridacchiano.

Mi prendono in giro, palesemente, dai! -Tutte… Tutte e due?- Chiedo cercando di capire se sono serie. -Contemporaneamente intendete?-

-Che c’è?- Sorridono abbracciandosi e premendo ognuna le proprie tette, strette in due corsetti goth, su quelle dell’altra e sotto al mio naso.

-Non te l’aspettavi, vero?- Dice Rossa.

-Ahe… No, è che…- Sono interdetto. -Cioè… Non che me lo aspettassi ma…- Tentenno. È una risposta difficile. -E non voglio dire che avete le facce da signorine che_- No aspe_ -Cioè vivete la sessualità liberamente! Ecco, ed è una cosa che mi garba ma…-

Mora inclina appena la testa. Ce le ho tutte e due addosso. E ‘ste tette… Deiboni… -Hai paura, piccino?- Chiede.

-No no… Ho… Io…- Balbetto mentre si strusciano e si limonano tra loro davanti a me. -Ho…. Solo paura che se continuate così potrebbe essere la threesome più veloce della storia…-

Colgo Sin sgusciare liquido tra la folla, appena dietro loro due.

-SIN!- Lo chiamo. Nel panico. -…Ahe… Scusate un secondo. Torno subito!- Sguscio via ma mi blocco all’istante. -Oh… Torno subito eh!- Che non se ne vadano, perlamiseria!

-Oddio conosce anche Sin!- Colgo appena mi allontano quei tre metri che mi dividono da lui.

Mi vede e mi guarda con un sopracciglio su ed uno giù, con fare interrogativo.

-Mbhè se conosce Tom… Si sa che è il suo preferito…- Percepisco la voce della mora poco prima di raggiungerlo.

-SIN!- Chiedo. -Io, cioè, tu hai mai fatto una cosa a tre?- Sono un po’ su di giri MAVAFFANCULO È OVVIO.

Lui mi guarda, quasi con tenerezza. Sospira. -Zendaru… Te l’ho già detto, assomigli troppo a Bas…- Inizia.

-NONONO.- Lo placco. -Intendevo con due donne! Cioè, in questo caso tu no! Io con due donne…- Le indico con un cenno del capo per non farmi notare da loro. -Quelle!- Preciso.

Sin le inquadra dietro di me. -Mora e rossa?- Chiede.

-Sì… Hai qualche consiglio… Cioè…- M’ingarbuglio. Che cazzo posso chiedergli, cioè…

Lui m’ignora per cercare qualcosa nel cellulare. -Tania ed Isa. Discrete.- Commenta. -Mbhè, divertiti.- Continua rimettendosi in tasca il cellulare. -Per Tania niente lato B. Non le va. Isa invece non ha nessun problema con niente…- Dice con nonchalance.

-Ahe…- Io le guardo. Le saluto. Mi salutano tutte sorrisini e risatine.

-Isa è la mora.- Precisa Sin, prima di darmi una leggera pacca sulle spalle e voltarsi per andarsene.

-Oh… Ok… Grazie!-

Poi torna indietro di nuovo. M’infila in tasca un paio di profilattici. -Sennò poi Tears non lo sentiamo più…- Dice con una nota seccata.

*****

Faccio giusto in tempo a mollare il ragazzetto con quelle due oche selvagge che inquadro mio fratello rientrare nel locale.
In compagnia di Electra.
Le lascia la sua birra, le dice qualcosa, e poi va verso il bar.

Mi avvicino e la fronteggio. Meglio levarsi subito i convenevoli. -Zoccola…- La saluto.

-Mentecatto…- Mi controsaluta.

Ci penso su. -…Nell’accezione come infermo di mente o stupido? Perché dopo anni passeremmo alle offese, così…-

Sorseggia. -Oh, sono sicura che tu sai quale delle due. Avrei potuto usare anche demente, ma temevo di offenderti per la possibile presenza nel termine di una sfumatura di compatimento.- Risponde con nonchalance.

-BOOM.- Dico mentre mi si sposta in alto un sopracciglio. -Ma non ti annoi a stare con mio fratello?- Dico localizzandolo al bancone del bar, dove è tornato per prendere un’ordinazione anche per sé.

-Tu ti annoieresti?- Chiede inclinando appena il capo e guardandogli palesemente il culo.

-Oddei, no…- Dico, serio, col suo stesso bersaglio nello sguardo.

-Già. E poi ha un vocabolario limitato e si stanca subito di pensare, ma non è stupido.- Dice.

Tears, ignorato da baristi superimpegnati, alza di peso una ragazzina lì accanto, la sporge sul bancone e le fa afferrare due bottiglie di superalcolici. Poi la riappoggia a terra ed entrambi fanno un “cin cin”con le bottiglie di cui si sono appropriati. Tears beve a canna il suo Jack Daniel’s e viene verso di noi, localizzandoci.

-Ha un’intelligenza tutta sua, diciamo…- Conclude Electra.

****

Sono le 3 ormai. Piena serata. I ballerini sono sul palco e questa è una della sue canzoni preferite.

Mi risponde. -Non ci penso neanche…- E ridacchia alla sola idea, gambe accavallate e Mojito in mano.

Ma io non perdo tempo a discuterne: lo prendo per un braccio e lo tiro verso la pista alzandolo di peso. -Non fare storie, vieni!-

-Cos_ No aspetta! TOM!- Inciampa, a momenti casca di faccia. Molla il Mojito ad Electra che si sporge dal divanetto capendo al volo. S’era messo lì per tenere d’occhio suo fratello e Mesis, lo so. Ma non può rovinarsi la serata così, dobbiamo godercela, sennò che senso ha?? Questo pezzo poi lo adora, non può non ballarlo!
Lo trascino per i quattro metri che dividono i divanetti dal palco e ce lo butto sopra, accanto ai ballerini. Lui per una volta è un pesce fuor d’acqua. Salgo anch’io al suo fianco e lo guardo ridendo. Ed anche il resto della pista: non c’è nessuno qua dentro che non sappia perfettamente chi è e vederlo adesso qui sopra è surreale, tutto serioso com’è di solito…

Intanto la musica scorre ed i ballerini attaccano il pezzo di balletto che precede il ritornello o “caciara” come lo chiamo io: tutti a muoversi senza apparente senso, poi appena riprende il ritornello ecco che riattaccano col figurato. Ed anche noi ci uniamo. Lui e i ballerini sono gli unici davvero perfettamente a tempo. Li ha fissati per il primo ritornello e subito ha memorizzato i passi. Per un primo istante rimane concentrato sui movimenti, poi comincia a sorridere e lo vedo distintamente rilassarsi. Il solo fatto che lui sia lì in mezzo al Darkness a ballare un balletto figurato su una canzone dai toni così “stupidi” è già esilarante di suo. Sotto al palco un po’ tutti si fanno prendere dal ritmo, dalla canzone e dal fatto che siamo lì anche noi due con i ballerini a fare ‘sta cosa. Cominciano a copiare i movimenti del balletto, che va ripetendosi tre volte. Nell’auricolare che Laura mi ha subito restituito dopo che ha gestito il Darkness da sola per questi mesi, mi chiedono cosa devono fare, io permetto che le guardie lascino passare tutti. È metà serata passata: tutti hanno bevuto, ma non troppo da fare casino, e mi sembra un’atmosfera ben più che tranquilla, giocosa, stupida, da “risata ignorante” tutto qui. Le guardie si spostano e via, tutti sul palco insieme a ballare. Un tipo rotola a terra, lo ritirano su in tre, un altro va a sbattere contro Sin e per poco non finisce lungo disteso, Sin gli dà una mano a stare in piedi, dietro una mano gli tocca il sedere, lui si volta ridendo sornione con un sopracciglio alzato e sempre senza perdere un passo del balletto. Io guardo male chiunque sia dietro di lui. Roteiamo tutti su noi stessi, passo a destra, batti tre volte le mani, piroetta, altri scivoloni. E Sin ride, ride fino ad avere le lacrime agli occhi, ed io con lui, ormai nessuno va più a tempo e tutto è surreale e super divertente.

E il Darkness intero ride con noi.

****

Sarà un’oretta che siamo seduti sul divanetto ed immediatamente, appena entrati, Sin ci si è seduto a fianco. Al fianco di Tears naturalmente.
Tears lo immaginavo che non avrebbe ballato, non riesco nemmeno ad immaginarlo mentre lo fa, ma Sin… Sin si stava rovinando la serata, effettivamente.

Quando l’istrice arriva e lo trascina via, io mi sporgo appena in tempo per recuperare il suo Mojito. Che mi bevo. Voglio dire… Perché sprecarlo?

Lancio un’occhiata ad un Tears a fianco a me, perplesso e che tiene d’occhio tutto lo svolgersi degli eventi. Non è subentrato a fermare il barista, ma gli ho visto distintamente tenere sotto stretto controllo tutta la situazione. Sorseggio e guardo il balletto, tenendo il ritmo col piede. Quelli in pista li ingoiano, poi vedo Sin e Tom salire insieme ai ballerini, o meglio, Tom lanciarci sopra un Sin alquanto preso alla sprovvista. Due secondi di casino totale in cui i ballerini fanno ognuno una cosa diversa, e quando il ritornello riattacca eccoli che riprendono il balletto con i passi che abbiamo visto nella prima strofa: Tom e Sin con loro. E la pista si muove tutta a tempo. Quando Tears vede che il fratello non solo non è arrabbiato, ma che sta ridendo, lo vedo sorridere anche lui più rilassato. Nemmeno un minuto dopo le guardie si allontanano e la gente si riversa addosso al palco. Qualcuno sale per primo, tentennante, niente e nessuno lo ributta giù, quindi tutti fanno lo stesso, salendo fino a riempirlo.

Scorgo Tears irrigidirsi un istante con la coda dell’occhio. Si muove inquieto sul posto, e tiene d’occhio tutto. Ma Sin non pare nemmeno accorgersi di tutta la gente intorno: oclofobia il cazzo. Tutti ballano cercando di stare a tempo e ripetere i passi del balletto, fallendo miseramente, perlomeno tutte le teste della marea umana vanno su e giù saltellando a tempo… Quello sì.

Tears ride su un “Macheccazz_” quando gente salta addosso ad altra gente, altri cascano, Sin si china appena per tirare su uno che a momenti inciampando lo buttava giù dal palco, ed eccola una mano che PAM: schiaffone sul culo. Rido anch’io, e per caso mi volto verso Tears: lui è lì con sopracciglio critico alzato e la pistola in pugno. -TEARS!- Gli abbasso la canna della pistola.

SinTom2-Non ho sparato!- Si difende lui. Poi sbuffa e la rimette via.

Nel frattempo la musica sta volgendo al termine, vedo Sin voltarsi verso il barista, sorridente, mettergli le braccia al collo e ballare gli ultimi passi in quel modo, fronte contro fronte. Di par suo il barista sembra ovviamente gradire l’ancheggiare a tempo di Sin. Si sorridono, si baciano, ed io sorrido. Lascio loro un po’ di privacy, che hanno soprattutto perché immersi in una marea di gente che si muove senza avere ben coscienza di cosa ha intorno e quindi nemmeno di loro. Lo sguardo mi ricade su Tears. Sta sempre sorridendo e guardando il fratello come prima, ma il sorriso s’è… incrinato. È lì fermo immobile con questo sorriso ghiacciato in quella posizione, e non è omofobia questa, ora. È come se gli fosse finalmente crepato qualcosa nel cervello.

D’un tratto si alza buttando quasi giù il divanetto e sbotta un “Vado a fumare!” attraversando la pista ed uscendo dal locale

Io sospiro e mi passo una mano sulla faccia.

***

Esco dal locale e mi guardo intorno. Sulla stradina antistante c’è un po’ di gente. Alcuni fumano, altri cercano una boccata d’aria, altri sono troppo storditi per rimanere dentro. Vedo un sacco di azzurro e localizzo Zen. Sta parlando con una biondina, seduto sul muretto del giardinetto davanti al locale.

-Hey, Splendore. Sai dov’è Tears?- Chiedo. Lui mi vede, si guarda intorno.

-Posso solo escludere che sia in chiesa…- Dice, poi lo vede nello stesso istante in cui lo intravedo io, nel parco. Cammina avanti ed indietro fumando come una ciminiera. -Ah! Eccolo là!- Dice. Io lo raggiungo.

-Hey…- Dico.

Mi vede. Gli cadono le spalle e sospira. Decide di sedersi su una della panchine del piccolo parco. Mi siedo accanto a lui, ma non dico niente. So com’è fatto. Dopo qualche minuto infatti butta la sigaretta, si stiracchia e incrocia le braccia dietro la testa, fissando il cielo buio della notte.

-È il peggior caso di tempismo nella storia dell’universo…- Borbotta.

-Mi stai dicendo che ora che si è accorto del barista ti sei accorto di amarlo anche tu?- Butto lì trattenendo una risatina.

Lui si volta molto lentamente verso di me con uno sguardo misto omicida e compatimento.

Rido. -Specifica, cretino… E non mi dire che non ci sono andata vicina, l’ho sentita la gelosia…- Lo punzecchio.

-Non capiresti ‘ste robe di me manco con un manuale di istruzioni…- Borbotta accendendosi un’altra sigaretta.

-OH! Fa il complesso, lui!- Dico mani sui fianchi, fingendo d’essermi offesa.

-Ma è vero!- Dice.

-No! Non è vero!-

-Ma se_- Inizia lui.

Lo placco. -Non vuol dire che non sappia!-

Ci scambiamo sguardi omicida, finché come al solito desiste e sbuffa, tornando nella posizione di contemplazione della notte.

-Che intendi per tempismo quindi?-

Scuote la testa. -Dico… Adesso doveva succedere? Proprio adesso che non c’è più tempo? Perché deve andare sempre tutto in vacca?-

-Parli di Tom?-

-Non solo! Porcatroia, tutto!- Smanacca. -Torna Rain, vivo e vegeto, scopriamo che anche papà è vivo e che lui non è pazzo. Che Bas nonostante tutto c’è sempre stato e infine mi si tranquillizza! Finalmente è quasi gestibile! Non ti ha nemmeno sfasato in faccia, stasera! Cioè, dai! Dal bancone vi ho visti, avete parlato come esseri umani! È solo che adesso c’ha meno cazzi a cui pensare ed è meno irritabile, quindi gestisce te e s’è accorto che c’aveva appresso il barista! Ma adesso, cazzo??

-Ora che sta per morire.-

-È frustrante!- Sbrocca lanciando la sigaretta in mezzo alla strada con stizza.

-È triste.- Dico io poggiando la testa sulla sua spalla.