Entro così, senza bussare. Dopotutto questa è casa mia e questo è uno studio, non la sua camera…

Lui è come suo solito alla scrivania, di spalle, chupa chups in mano. -Zen! Devi farmi un calcolo!- Esordisco.

Lui salta letteralmente sulla sedia e sento qualcosa di molto simile ad un “glom”, come nei cartoni animati.

Lo raggiungo e lo osservo.


Ha gli occhi praticamente fuori dalle orbite, le mani sulla gola e lo sguardo fisso di fronte a sé.

-Macheddiav_?- Lo guardo. Lui annaspa, poggia la fronte sul pianale e tira un paio di pugni sulla scrivania. -Ma stai soffocando sul serio?- Chiedo incredulo.

Annuisce ripetutamente, isterico. Capelli azzurri ovunque.

Poggio i miei libri sulla scrivania con un sospiro. -Madò… Che piaga…- Sbuffo. Lo afferro da dietro, incrocio le mani sul suo diaframma e tiro uno strattone come la manovra di Heimlich.

Uno “pthah!” secco. Ora la palla del chupa chups è incollata al monitor. Il bastoncino ce l’ha ancora in mano.

Gli siedo accanto e controllo i miei appunti mentre lui continua a tossire, fronte poggiata sulla scrivania.

-Ci sei?- Chiedo dopo qualche istante. Mi sto scocciando…

Un secondo e salta su felice, nonostante i due lacrimoni ai lati degli occhi. -Sì, grazie! Dimmi!- La voce strozzata.

-Vorrei che mi rilevassi le distorsioni e i livelli di carica elettromagnetica in questa zona.- Indico sulla cartina di Busto Arsizio una piazza decisamente centrale della città. Lui studia la mappa, masticando distrattamente il bastoncino del lecca lecca.

-Ok.- Dice. -Arco di tempo?-

Sospiro e scuoto la testa. -Mbhè… Per un’analisi completa mi servirebbero dal 1600… Ma visto che siamo qui dal 1980 e le antenne rilevatrici sono state accese solo nel 1999, direi da quando li hai.-

-Meco! E a che ti servono tutti ‘sti dati?-

Sospiro perplesso. Scosto la cartina e prendo uno dei libri che mi sono portato dietro dalla mia camera fino allo studio. Ho una pagina di fumetto come segnalibro. Una pagina del fumetto che Tom stava leggendo accanto a me, ma avevo finito i segnalibri. Dopo la faccia che ha fatto, prometto di restituirgliela…

Indico una riga sottolineata e volto il libro verso Zen. Lui si sporge appena e legge ad alta voce. -[…] La statua venne portata in processione il 28 aprile 1630 per implorare la fine della peste, tradizione vuole ch’essa sollevò la mano destra per fermare la malattia che aveva già dimezzato la popolazione dell’allora borgo di Busto Arsizio. Si narra che con quel gesto la statua abbia improvvisamente fatto cessare il contagio liberando il borgo dalla peste. […]- Ride appena. -Sin…- Dice, rialzando lo sguardo su di me. -…Di dicerie del genere ‘sta dimensione è piena, e questa città non fa differenza né dalle altre di qui né da quelle della nostra dimensione… Ho trovato anche una storia di fantasmi poco lontano che_- Lo interrompo con un gesto della mano. Lui si blocca e mi osserva riprendere in mano la cartina di questa dimensione. Poi da un altro libro tiro fuori un foglio di acetato trasparente su cui ho ricalcato una cartina di Akrem, e più precisamente il centro della cittadina, luogo dove sorge la cattedrale di Ansa Atrima.

Le sovrappongo. Le vie più importanti coincidono perfettamente tra le due città, punto l’indice su un punto preciso e lo fisso in viso.

-Porca boia….- Mormora lui. -Ansa Atrima sta esattamente sopra a questo punto qui?- Chiede ben sapendo la risposta.

-Ed ora, anagramma i due nomi.- dico.

****

Forse sono arrivato un po’ in anticipo.
Se sono riuscito ad arrivare prima del Generale, direi senza il forse…


Mi siedo e sospiro. Mi guardo intorno e mentre mi appresto ad affrontare un’attesa snervante, lo intercetto tra impiegate e soldati. -Lendl?- Chiedo, preso in contropiede dalla visione di lui stranamente ordinato e composto, infilato dentro una divisa nuova fiammante. -Come mai già in giro a quest’ora del mattino? Dormi nei momenti più impensabili del giorno e all’alba ti trovo in piedi?-

Lui mi localizza, risvegliandosi dalla lettura di una pila di fogli che ha in mano. -Hey, Erim! Chi non torna nell’altra dimensione si rivede!- Sbotta venendo verso di me. -Mbhè dai, almeno il primo giorno non posso arrivare in ritardo… Ho il primo turno, ho appena attaccato al lavoro.- Si mette sull’attenti e si lascia guardare. -Ta-daaaaan! Va’ che figurino? Eeeeh?-

Fisso la nuova divisa nera della Shield che ha indosso. -Quanto tempo rimarrà stirata ed abbottonata, questa?- chiedo.


Lui si fissa la casacca. -Mbhè, non lo so, l’ho appena messa…- Si fissa perplesso le maniche. -In effetti non credo molto, c’ha ‘sto colletto così stretto…- Dice scostandoselo leggermente dal collo con l’indice.

-Sergente, eh?- Chiedo guardando le mostrine applicate.

-Sergente Maggiore.- Corregge. -Non ho ancora finito di attaccare i pirulini… C’hanno un tasso di cambio decisamente strano qui… Un sacco intero di medaglie e da Tenente torno Sergente Maggiore. Ma vabbhè, meglio tornare indietro che andare avanti, più vai avanti vai più ti scassano le balle…-

-E poi sei fuori dalle celle, finalmente.- Sorrido.

-Veramente no… Non sapevano dove mettermi perché al momento non hanno alloggi disponibili, per cui sto ancora là dentro, ma la cella è aperta.-

-Ah- Replico solo, perplesso.

-Ho anche messo delle tendine.- Annuisce lui.

-Le tendine…- Ripeto io sempre più perplesso.

-Eh sì, sai… fa arredamento. Te invece come butta? Che ci fai qui, devi parlare col Generale?-

Guardo perplesso la porta del Generale ancora chiusa. Non è ancora arrivato.

-Veramente è lui che mi ha convocato… Magari ha preso sul serio la mia ennesima richiesta.- Fisso lui. -Dopotutto se hanno preso te, ho una speranza…- Ghigno.

Ed il Generale fa capolino dalle scale.

****

Cammina spedito nello svolazzante lungo cappotto nero della Shield. Perderei almeno mezz’ora solo a contare mostrine e onorificenze che indossa.
Mi lancia una sola gelida occhiata mentre mi sfila davanti, ed io lo seguo in ufficio.


Senza aver mai rallentato il passo, si dirige alla scrivania. -Sarò molto breve.- Esordisce appena chiudo la porta dietro di noi. -Ho parecchi impegni e sempre meno personale a mia disposizione…-  Recupera dalla sua valigetta quello che credo sia un computer portatile, e butta un occhio ad un fascicolo sulla scrivania. -Sottotenente Erim Alioth, ex capitano a capo del corpo di guardia personale dell’imperatore di Sevyhal….- Dice meditabondo. Intanto il computer è sulla scrivania, la valigetta poggiata in terra e la stilografica nella sua mano sinistra. Non sapevo fosse mancino. -Tre richieste di trasferimento presso la Shield in meno di tre anni. Se non sbaglio ora lei è qui perché ha contribuito alla cattura dello stesso prigioniero consegnato dal Sergente Maggiore Lendl…-

-Esatto, Generale.- Confermo.

-E non si è fatto sfuggire la possibilità di una quarta richiesta di trasferimento proprio mentre era qui alla sede centrale.-


-Sì Signore.- Magari il fatto di essere qui li avrebbe convinti a prendermi sul serio. Se sono in questo ufficio qualcosa ho smosso, dopotutto….

Finalmente si siede ed alza lo sguardo su di me. Freddi occhi grigi calcolatori incastonati in quello che avrebbe potuto essere un perfetto viso color caramello, se la pelle sul lato destro non fosse… non so, come raggrinzita dopo una brutta scottatura. Non so identificare cosa abbia potuto portare quel danno, ma l’effetto definitivo è comunque quello di un viso decisamente affascinante.

Apre il portatile e poi scosta alcuni fogli del fascicolo, leggendo brevemente qualche passo. -Dunque. Le dirò subito che, naturalmente, non tutti gli aspiranti soldati che richiedono l’ingresso tra le nostre fila hanno la possibilità di avere un colloquio direttamente con me.- Alza lo sguardo e mi fissa, come a comunicarmi qualcosa. -Questo credo lo possa avere intuito da sé.- Prosegue.

-Sì signore.- Confermo.


Confermo semplicemente di essere nervoso, probabilmente. Non so cosa voglia comunicarmi, esattamente. Non so nemmeno se voglia comunicarmi qualcosa o meno. Sono solo molto teso, ed è ovvio.

Posa la stilografica ed incrocia le dita tra loro, appoggiandole sul piano della scrivania. Mi fissa. -Perché vuole entrare in Shield?- Chiede. E prima che possa rispondere alza semplicemente un indice. -E la prego di non iniziare un lungo e quantomeno banale discorso nel quale tesse le lodi del mio operato e dei miei uomini.-

Ok. Ora non sono nervoso. Molto peggio. Non so cosa dire o fare. Non posso dire semplicemente il motivo, o scoprirò le mie carte. Ma da questo discorso pare quasi che…

Mi blocco e non rispondo. Lo vede il terrore nei miei occhi, e già questo mi ha esposto a sufficienza.

Sorride al mio silenzio. Poi sospira, benevolo oserei dire. Prende in mano quel fascicolo e lo alza appena. -Sa chi mi ha fornito queste informazioni? Sa che fascicolo è questo?-

-N… No signore.- Balbetto.

-È un fascicolo medico.-

Ok. Sono fottuto.
Quel medico che tanto mi è sembrato disponibile, non lo era affatto. Ed io mi sono trovato_

-Si è trovato nel momento sbagliato, nel luogo sbagliato.- Il Generale conclude da sé i miei stessi pensieri. -Cioè nel momento in cui v’è stata l’esplosione nel reparto trasporti, e lei è stato, come da procedura, visitato per calcolare possibili danni alla sua salute.- Controlla uno dei fogli. -Che mi pare ottima. Così come il suo curriculum, altrimenti, nonostante le premesse, non sarebbe comunque entrato in questo ufficio.- Dice mentre recupera un documento da uno dei suoi cassetti.

Inizia a compilare quel documento in un silenzio assordante.

Io sono qui, bianco come uno straccio, davanti alla sua scrivania. Convinto al 100% che mi abbia scoperto, mentre lui tranquillo compila non so quale diavolo di documento che probabilmente sancirà il mio arresto e deportazione nella seconda dimensione verso un processo per alto tradimento verso l’esercito.

Sono nella merda.

Lo vedo rileggere ciò che ha scritto, firmare e riporre la stilografica. Poi alza il documento, lo piega e me lo porge. Io tentenno, poi afferro il foglio ma lui non lo molla subito. -Prima che se ne vada, ho una domanda per lei.- Dice.

-S..Signore…?-

-Da chi le è stato raccomandato di venire da me?-

Rimango spiazzato dalla domanda. Effettivamente mi è stato raccomandato da qualcuno, qualcuno che mi ha detto che qui avrei trovato tutt’altro trattamento ma…

Sospira e fa cenno di prendere il documento, di non avere paura. -Non abbia timore, quella persona era nel giusto. Vorrei solo sapere come le informazioni che da anni sto smistando arrivano al personale che poi mi viene sottoposto.- È quasi seccato.

Prendo il modulo, lo apro. Non so come non svengo.  
È un modulo di accettazione. Sono ufficialmente parte della Shield. Prendo servizio oggi stesso, con il grado di Sergente.

Mi porto una mano alla bocca per l’emozione. Non vorrei finire a piangere davanti all’altissimo Generale della difesa. -Mi è stato consigliato dal Maggiore Dravyel, Signore. Dell’esercito di Eson.- Dico, sorridente. La voce tremante.

Lui sorride, si appoggia allo schienale ed incrocia le lunghe dita affusolate tra loro, fissando il soffitto. -Maggiore, eh?- Annuisce al nulla. -Dunque il galateo m’impone di inviargli i miei complimenti per la sua promozione…-

****

L’elfo m’ha chiamato all’alba delle otto stamattina. Una cosa sintetica tipo: “Tu. Qui. Ora.“

Sempre caloroso e dettagliato.

Mentre salgo la scale che portano al piano superiore dove c’è il suo ufficio, intravedo Rain tra la gente del piano sottostante. Lui mi intercetta nello stesso istante. Ci fissiamo mentre camminiamo in direzione diverse poi, sistematicamente, entrambi alziamo il dito medio in saluto, ignorandoci oltre.

Arrivo al piano, la porta è chiusa ma sticazzi. Entro.

-Non t’aspettare nemmeno nei tuoi sogni più proibiti di infilare prima o poi anche me in una di quelle tue cazzo di divise nere!- Sbrocco appena dentro.

Lui, dietro la scrivania, sospira. -Ti assicuro che nei miei sogni più reconditi tu non sei mai nemmeno apparso, Tears…- dice, chiudendo il portatile ed appoggiando gli occhiali da lettura sul pianale. -Ma visto che hai già avuto modo di constatare la prima delle due novità che volevo comunicarti oggi, passerò subito alla seconda: date le sue particolari “doti naturali” al Sergente Maggiore Lendl è stato assegnato, come primo incarico, la custodia di tuo fratello.-

– COS_ ASPETTA! ASPETTA!! La custodia di mio fratello è assegnata a me!- Sbrocco.

Lui sospira paziente. -Dov’è in questo momento Sin?-


– …A casa?- Dico, preso in contropiede.


-E tu dove sei? – Chiede.


Alzo le braccia, mi guardo i piedi ben piantati sul suo pavimento, riabbasso le braccia e replico sbuffando.


-La sua custodia era affidata congiuntamente a te e Kail. Tu sul campo e il tuo controllo a Kail. Ma il Colonnello è momentaneamente impossibilitato all’azione, e dai resoconti del controllo tramite GPS, ho rilevato che in ben due occasioni Sin si è allontanato senza la tua presenza. Alla luce dei fatti, non mi sembra che tu da solo sia all’altezza del compito…-

-Ma c’era il novellino con lui!- Protesto.

-Come adesso. Tu sei qui e Sin e il suo collega sono a casa da soli con lui. Saprai bene anche tu che Samirien non è certo capace di fermare Sin se questi si mette in testa di fuggire.-

Ondeggio il capo. -Mbhè… Quando Sin è proprio deciso, nemmeno io… probabilmente.- Borbotto.

-Bene! Per questo avrai anche l’aiuto di Lendl. Nel caso dovessi allontanarti da solo o rilevassimo spostamenti strani, il Sergente Maggiore entrerà in azione.-

-Macheccazzo…- Borbotto lasciandomi cadere scomposto su una delle sue poltrone.

Si stringe nelle spalle. -Dovresti essere felice. Dopotutto non ci sarà nessun estraneo, cosa che tu odi. Rimarrà tutto “in famiglia”.- Dice, mimando le virgolette con le dita. -Non sei contento?- chiede.

-Seh…- Mi alzo e vado alla porta -…Vado a menarmelo dalla gioia.- Borbotto, ed esco dall’ufficio.

*****

-Sergente, eh?- Borbotto poco convinto, guardando i gradi sulla sua nuova divisa.

-Maggiore.- Dice.

-Maggiore o Sergente?- Chiedo.

-Sergente Maggiore.- Risponde come se fosse ovvio.

-Ah, fai per due perché sei grosso?- Chiedo poco convinto.

-No, cretino… è un grado più alto di sergente.-

Butto con stizza il bicchierino del caffè nel cestino. -Ma non potevate avere dei numeri, tipo, ch’era più facile?-

Lui ondeggia appena il caffè che gli ho offerto, fissandolo un po’ storto. Poco convinto dalla plastica del bicchiere, più che altro… -I numeri li hanno i carcerati. Te hai un numero…-

-Io non sono più carcerato e non ho più un numero.- Preciso.

-Seh.- Dice, decidendo finalmente di bere quel caffè. -A te ti chiamano AOH.-

19_13-Torniamo all’argomento per cui ti sei bevuto un caffè a sbafo.- Lo minaccio con l’indice. -Visto che devi aiutarmi a tenere sotto controllo Sin, tieni conto che te non lo sai ma quello è un po’ pazzo.- Sbuffo. -Adesso è tranquillo, ma non riesco a capire perché… C’è qualcosa che mi sfugge…-


-Uhmn… Sono anni che leggo tutti i resoconti che vi riguardano, so più di quello che immagini.- Dice poco convinto. Butta il bicchiere nel cestino imitando quello che ho fatto io, ma non capendo fino in fondo perché, credo.


-Ma come funziona? Se Sin sbrocca ti suona l’allarme, tipo?-


Lui si cerca in tasca qualcosa finché non cava fuori un cellulare. Ne accende il monitor e lo squadra come se fosse alieno.

Oddio, per noi lo è… Soprattutto per lui, ma la sua faccia è tutto un programma ora e quasi mi viene da ridere. -Dunque…- Dice perplesso ormai da tutto ciò che lo circonda. -Questo coso ha dentro una mappa, vedi?- Dice girandolo verso di me. -Quel puntino lì che luccica è Sin, e finché sta nel cerchietto verde vuol dire che è in casa tua, e a me sta bene. Se esce da lì suona, ed io ho ordine di mollare tutto quello che sto facendo e trovarlo, e AH! ecco cosa dovevo fare!!- Salta su d’un tratto facendomi quasi spaventare.

Cerca nell’altra tasca e tira fuori un pezzetto di carta. Lo controlla bene e poi me lo passa. -Questo mi hanno detto di darlo a te.- Lo prendo. È un numero di cellulare. -Mi hanno detto che con quel codice se hai bisogno puoi chiamarmi tramite questo aggeggio qui.-


-Ok…- Dico cavando fuori il mio di telefono e memorizzando il numero in rubrica.


Lo vedo, con la coda dell’occhio. Stupito mentre controlla quello che sto facendo. Poi si scazza e borbotta qualcosa.
In questo momento credo di capire meglio il novellino quando parla con me…


-Ascolta, Tears.- Dice. -Ora ho un milione di cose da fare ed io non sono abituato ad avere compiti complessi. Di solito mi dicono “ci sono i cattivi di là” io vado, li malmeno e li butto in cella. Fine. Il resto della giornata lo passo dormendo. Quindi, se non ci sono altre stronzate, devo andare che…- Tentenna, e dalla pila di fogli che ha sottobraccio ne tira fuori uno in particolare. -Che ho il corso di “adattamento”.-


-Perché sei un disadattato?- chiedo.


-Perché non so un cazzo di questa dimensione. C’avete le sigarette in scatolette colorate, avete mini fuochi portatili in cosini minuscoli per accenderle e buttate via i bicchieri nuovi, tipo…- Sbrocca indicando il cestino.

-E non hai visto automobili ed aerei.. E le bambole gonfiabili.-

Mi guarda stranito.

-Ma dubito ti parleranno delle bambole, credo…- Gli tiro una pacca sulle spalle e me ne vado.


****

-Niente.- Concludo abbandonandomi allo schienale della sedia. -Dobbiamo andare sul posto, Sin, o non caveremo un ragno dal buco.- Mi stiracchio e sento distintamente tutte le vertebre della schiena scricchiolarmi.

Lui non risponde, per cui mi volto a guardarlo. È seduto sulla sedia a fianco, le mani sorreggono il capo, i gomiti li ha appoggiati sull’ultimo libro che stava consultando.

-Sin?- Chiedo. Non risponde. -Sin?- Ripeto. Forse si è addormentato…


-Ok.- Dice, ma non si muove di un millimetro. Qualche secondo e sospira. Poi alza la testa e, senza guardarmi, si alza lentamente. -Devo andare in bagno.- Dice con un filo di voce.

Lo seguo con lo sguardo, mi sembra che ondeggi e_ -Sin!- Mi alzo appena in tempo. Gli cedono le gambe e lo sostengo, aiutandolo a sedersi sul pavimento. Aveva appena fatto in tempo ad aprire la porta che si è accasciato così. -SIN!- Lo chiamo tenendogli il capo.

È bianco come un cadavere, fissa il soffitto ma dubito che riesca a vederlo. Respira velocemente a bocca aperta, ansima come se non gli arrivasse aria ai polmoni. -Sin!- Ripeto, ma non mi risponde, lentamente e con la mano tremante cerca di richiudere la porta. Lo faccio per lui perché pare sia una cosa di vitale importanza in quel momento.

-Zitto.- Dice con un filo di voce. Ed anche questo pare importante, visto che non riesce a respirare ma ha tenuto a dirmelo.


Sto zitto. Cerco di tenergli meglio la testa in modo da farlo stare più comodo, e quando mi guardo la mano mi accorgo ch’è piena di sangue. -Dio mio! Sin! Sanguini!-


-Shhh!- Ripete. Stringe denti e palpebre. Sta evidentemente soffrendo ma non capisco cosa diavolo stia succedendo! Mi sembra di vedere ferite lampeggiare sul suo volto, sul collo. Sangue cola copioso e poi scompare per riapparire pochi istanti dopo! È come un fottuto neon scarico sanguinante! Devo essere terrorizzato. Santoddio, che gli succede??


Qualche minuto dopo respira sempre affannato ma sembra riprendere un pelo colore. Mi sta fissando in volto ora, e probabilmente mi vede. Sembra stranito dalla mia espressione. Non so che faccia c’ho ma effettivamente dev’essere un misto tra terrore ed ansia. Sorride appena, debole. -Mi sta passando, Zen. Passa sempre…- Dice.

Cerco di sorridere. Prendo un cuscino dal letto che ho a fianco e glielo metto sotto la testa. Mi siedo accanto a lui, per terra, ed attendo. Dopo un paio di minuti ha ripreso a respirare in modo regolare e del sangue che ho visto non c’è traccia, così come delle ferite sul suo corpo.

Rimaniamo lì, sul pavimento, uno accanto all’altro. Fisso il muro di fronte. Sembra cosciente di cosa gli è accaduto e se vuole rendermene partecipe lo farà non appena starà meglio.

Dal nulla, dopo qualche istante, chiede: -Zen, come te la cavi manualmente?-

Fisso il muro. Non rispondo.

-Ci sei?- Chiede voltando appena il capo per fissarmi.

Io ruoto lentamente la testa verso di lui con una poker face da paura. -Di cosa stiamo parlando, Sin? – Chiedo mono tono. Perché non so che tipo di inflessione dare alla frase.

Sospira. -Elettrico. Elettronico! Ho bisogno di un dispositivo che limiti il pezzo di Iantor che ho al collo.- Dice seccato, mentre si tira in piedi appoggiandosi al muro.

-Limitarlo?- Chiedo, mentre lo aiuto. -Non mi sembra neanche molto stabile… E a giudicare da ciò che ho visto non mi pare abbia nemmeno più molta potenza..-

-Questo perché deve ricaricarsi molto più spesso, come un cellulare a cui sta partendo la batteria. Il suo problema però è la quantità di carica che riesce a contenere, sempre minore. Voglio poterlo riempire di energia in modo da poterla usare in caso mi serva davvero. Vagare in giro per casa tutto il giorno non è essenziale.- Borbotta cercando di tornare alla sua sedia.

Tentenno, rifletto e poi torno alla mia postazione davanti al pc. -Ok quindi un qualcosa che gli faccia mettere da parte un certo residuo ogni giorno e poi farti finire a nanna, in modo da accumularla…- dico.

-Esattamente.- Conferma lui.

-Posso provarci, dopotutto il tipo di energia è elettrica e magica, posso usare i materiali delle antenne in shield, che gestiscono le cariche magiche in Hertz di Silon.- Chiudo un paio di shell ed apro un semplice notepad per appuntarmi due cose, mentre rifletto. -Avremo bisogno di un altro pezzo di Iantor però, entrambe le energie devono essere contenute nello stesso “dispositivo” ma non è possibile “ripartire” uno Iantor come fosse un HD, per cui_- non finisco la frase che “CRASH!”


Frammenti di Iantor sul pavimento della mia camera.


Sin è semplicemente seduto, gambe accavallate. Il cassetto della mia scrivania in cui tenevo la palla di Iantor è aperto, e lo Iantor è in mille pezzi sul pavimento.

Io devo avere due occhi come due uova sode.

-…E… ecco… Sì..- Mi butto in terra e raccatto in fretta e furia i frammenti. -Non lo fare più ok?? Quando si rompe perde capacità di…- Smanacco accaso cercando parole. -… rimettersi insieme, non è che lo possiamo fare all’infinito!-

Tiro fuori il laser per formiche e butto sotto tutti i frammenti meno quello più grosso che sta in mano a Sin. La persona meno indicata di tutto l’universo…. -Come diavolo facevi a sapere che avevo questo frammento?!- Ed io che ho fatto carte false per tenerglielo nascosto. Se Tears lo viene a sapere, domani dovranno istituire una caccia al tesoro a Busto per trovare i miei di frammenti!


-Zendaru, per l‘amor del cielo… Lo tieni nascosto nella scrivania di camera tua, nella stessa casa dove ci sono io, che ho un altro pezzo di Iantor al collo. Era ovvio che lo percepissi. Tengo d’occhio i tuoi progressi fin da quando mi sono ripreso dal coma…-

Sospira, fissando il frammento traslucido che ha nella mano destra. -Senza contare che te ne ho già sottratto un pezzo senza che te ne accorgessi…-

-COSA?- Sbrocco.


-Mi serviva!- Replica lui indispettito dal mio tono isterico.

-A cosa??-


-Pretendi che me ne vada in giro senza poteri magici? Ti ricordo che ho il sigillo di Sirmh, ho bisogno di essere a contatto con lo Iantor per poterli utilizzare e non posso usare il frammento o finisco disteso in terra!- Spiega compunto come se fosse una cosa ovvia ed io stupido a non capirla. -Su su,- dice poi ondeggiando una mano verso di me. -Fammi quel coso che ti ho chiesto e prometto che non cercherò di evadere o cose simili…-


Io mi blocco per qualche istante. Effettivamente sono in casa da solo, lui può usare la magia e magari sarà anche un po’ moribondo ma c’è sempre il suo barista di là ad aiutarlo.
Lo fisso. Lui mi guarda con quello sguardo superiore.
Sorrido e scuoto la testa, rimettendomi al lavoro.

-Che hai da ridere? Le minacce ti mettono di buon umore?- Sembra colto sul vivo.


-Nah, non più di quelle di tuo fratello.- Commento, mentre digito cose. -Siete molto più simili di quello che sembrate, dopotutto.-

 

****

Sento l’inconfondibile rumore del motore della Leon solo come Tears riesce a tirarlo. Sbuco con la testa dal cofano della Giulietta che sto ultimando e lo vedo in cortile, dalla saracinesca del garage aperto, entrare in visuale in derapata dal lato destro e sparire oltre il lato sinistro perfettamente in parallelo, in una fumata di gomme.

Sospiro.
Torno alle mie candele.

Meno di un minuto e la sua voce dalla saracinesca. -MESIS! Devo cambiare le gomme!-

-Mbhè… Non fatico a crederlo…- Rimango con la testa sotto al cofano, continuando il mio lavoro.

Tentenna. L’ho tipo ignorato. Si avvicina. -Disturbo? Stai lavorando?-

-No, soffio sulle candele ed esprimo desideri…-

Si immobilizza. E mi rimane lì tipo statua di legno, in mezzo al garage.


Dopo dieci minuti mi scazzo, che io c’ho una pazienza tipo la sua eh. Sbuffo, mi pulisco le mani e vado verso di lui. -Allora, te le devo cambiare subito le gomme? No perché se non mi avvisi prima non è che me le tengo qui sempre pronte. Devo controllare ma mi sa che devo ordinarle.-


Ondeggia una spalla vago, mani in tasca, guarda altrove, si sente fuori luogo. Capisce che l’aria che tira non è delle migliori. -No mbhè, cioè, non è che sono sulla tela, però boh, passavo…- butta lì in un decrescendo di voce che si conclude quasi in un mormorio.

Lo fisso. Lui no, tipo che guarda piccioni invisibili intorno.

Torno verso l’Alfa. -Allora ciao. Stasera le ordino, quando arrivano ti chiamo. Ma te non so quanti impegni c’hai, quindi passa alla prossima glaciazione, come al solito.- Gli butto lì.


Silenzio.

Statua di faggio in mezzo al garage.

-Qualcosa non va?- Chiede dopo tipo dieci minuti di immobilità totale e silenzio perplesso.

-Madò, Tears, stai ancora al “qualcosa non va?”- Chiedo su un sospiro. Pensavo di essere stata chiara e che fosse palese anche il motivo ma con Tears è sempre un susseguirsi di scoperte ritardatarie.
Ogni tanto penso davvero che sia scemo.

-Ok.- Dice. -Quindi tipo me lo spieghi perché sei arrabbiata?- Chiede. Nessun tono di accusa, non capisce proprio e vorrebbe chiarimenti, se possibile. Perché è palese anche a lui che non ci arriverà mai se non glielo spiego per bene.

Sbuffo ed esco dal cofano. Di nuovo. Mi siedo sul parafango e lo fisso mentre mi pulisco di nuovo le mani con lo straccio che ho appeso in vita. -Non sono arrabbiata, Tears. Sono un po’… come dire… spallata.-


Tenta -Brutta giornata?-


-Nah…- Scuoto la testa e decido di rifare la crocchia di capelli col mollettone, visto che la metà se ne sono scesi sul collo. -Da quanto tempo è che non passi da qui? Da quanto tempo è che in generale non ci vediamo?-


-Mbhè…- Fa mente locale. -Che non passo da qui è un botto, ma non ho stranamente sfasciato niente.- Dice candido, lui. -Mentre che non ci vediamo….- Cerca di ricordare. -Uhmn… Dall’ultima lezione di Sin in Shield, mi pare tipo il mese scorso.- Dice finalmente recuperando gli ultimi dati nel suo cervello e tornando a guardarmi.

Io lo fisso.
Lui mi fissa.


-Oh.- Dice finalmente.

-Eh.- Rispondo io incrociando le braccia. -Quindi mo che pensavi di fare? Venivi qui, sparavi due stronzate, cambiavi le gomme, magari una scopata e via di nuovo a casa dal fratellino?-

Di nuovo faggio nel mio garage. Bingo.

Sospiro e torno alla Giulietta.

-Suona male…- Sento che ammette, finalmente. Io ho già la testa sotto il cofano.


-Eh… Un tantino, tipo…- Rispondo.

-Ma devi capire che ho_ – Inizia venendo verso di me.


-No!- Esco dal cofano e lo blocco, indicandolo accusatrice con una chiave inglese che sa benissimo sono capace di usare in un sacco di modi. -Ascolta! Se mi vomiti qualche stronzata del cazzo in cui poverino sei occupato con tuo fratello che è pazzo e non vuoi farlo sbroccare, mi incazzo sul serio, Tears, ok??- Lo minaccio.


Lui si ghiaccia. Da faggio a marmo.


-Ok…- Dice poi, mani avanti. -Dimmi cosa posso dire.-


-Ma io te lo devo dire?! Che ne so! Se non vuoi dividerti, scegli uno dei due lati. E lo so che scegli Sin, lo hai già fatto in passato. Siamo sempre qui a tirar fuori ‘sta roba! Non sono gelosa, lo sai, io pure ho bisogno di un sacco di spazio e capisco che cazzo di rapporto malato c’è tra di voi, ma deiboni, a tutto c’è un limite, Tears. Io sono tollerante ma te vedi solo un punto di vista, e quel punto di vista non è mai il mio!-

-Tu non mi hai mai detto qual è il tuo punto di vista! Tu non mi hai mai detto un cazzo!- Sbrocca finalmente.

-AH!- Lancio in terra con stizza la chiave inglese, per sua fortuna. Lo sapevo che saremmo finiti qui. Questa scena è un cazzo di deja vù, e l’ultima volta è stato uno sfanculamento così grosso che abbiamo dovuto rivederci anni dopo su un altro mondo. -Aspetti ancora che faccia tutto io, eh?- Sbrocco andandogli diretta in faccia a parlargli.

Smanacco lo straccio per non prenderlo a pugni. -Perché non tiri fuori i coglioni e dici qualcosa te invece? Fai qualcosa tu? Eh?? Devo dirti anche adesso cosa devi dire?? Vuoi che ti faccia un bigino con le frasi da dire in ogni situazione?-

-Ok ok ok! Ferma! Time out!- Dice, indietreggiando con le mani avanti. Guarda altrove. Di nuovo i piccioni. -L’ultima volta non è finita bene, quindi calma e sangue freddo.- Dice.

Mi scappa un sorriso. -Ok, è vero…- Sospiro. -Però sono stanca. E così, qualsiasi cosa sia, non mi va bene, Tears.- Dico, riprendendo la calma e rimanendo il più onesta possibile.

-Ok..- Mormora al pavimento. Annuisce. -Ci sta… vedrò cosa riesco a fare…- Alza un attimo lo sguardo su di me. -Ok?-

Lo fisso. -Ok…- Dico con un sorriso. Mi stringo nelle spalle. -È già più dell’ultima volta.-


Si stringe nelle spalle, rificca le mani in tasca -Mbhè dai… Imparo.-


-Con la lentezza degli alberi…- Borbotto facendogli la linguaccia.

Mi rifà il verso come un ragazzino.

Incrocio le braccia. -Mo che vuoi fare? C’ho un cofano che è già ammaccato. Potremmo peggiorare il danno, tanto lo devo cambiare….- Dico allusiva.

Lui ghigna. -Possiamo ammaccare pure il tettuccio se ti va.-

***

Appena metto piede fuori dalla saletta medica, mi parte l’applauso che un po’ mi aspettavo e vorrei fare gli inchini come un cretino, e magari mandare baci al pubblico o prendere al volo immaginari mazzi di rose. Ma sono sicuro che se faccio tanto anche solo di alzare la testa mentre cammino con ‘ste maledette stampelle, mi sa proprio che rovino sul pavimento e torno diretto diretto nel letto. Quindi niente. Annuisco, sorrido e inquadro subito un punto in cui appigliarmi. La poltroncina della sala di aspetto è il mio primo obiettivo per ora.

-UEH! Capitan Harlock!- Tra infermieri, impiegati e persone a caso, la voce di Rigel alla mia destra. Mi siedo e finalmente alzo lo sguardo.

-Tecnicamente mi hai appena degradato, ma apprezzo la citazione.- Dico ridendo.

Naturalmente si riferisce alla benda che ho sull’occhio e che ovviamente mi sono fatto personalizzare con sopra teschio e tibie incrociate, proprio come qualsiasi pirata che si rispetti.
Dall’altro lato ho il simbolo della Shield, pronto da girare nel caso passi Nakiri, che a lui ‘ste cose “idiote”, come le chiama lui, fanno solo girare le balle.

Rigel si siede al mio fianco e poggia una pila di documenti che stava portando, a giudicare dalle sigle di intestazione, al reparto trasporti. -Come ti senti?- Chiede.

-Un po’ rotto, ma sto migliorando. L’occhio dovrebbe tornare a posto entro un mesetto e con un po’ di fisioterapia tornerò a scappare quando mi porti i codici di sicurezza mensili.-

Ride.

-Come vanno le cose al reparto trasporti?- Chiedo io, visto che l’ultima volta che ho visto quel reparto stava esplodendo. Con me dentro.

-È tutto pronto, abbiamo praticamente ricostruito tutto. Ieri abbiamo fatto i test ed oggi dovremmo riavviare le macchine.-

-E Kraimi?- Chiedo.

Rigel ride. -Apparte essere l’uomo più stressato della Shield?- chiede.

Effettivamente avevamo appena ingrandito il reparto informatico, lasciandolo finalmente in mano sua così che io potessi dedicarmi al solo reparto trasporti e anomalie interdimensionali, che però ho avuto la bella idea di far esplodere. Così in mia assenza ha dovuto ricoprire sia il suo posto che la ricostruzione del mio reparto. Senza contare fare da assistente a Naki che, già solo quello, è un posto di lavoro senza ritorno. Sani di mente perlomeno.

-Per adesso lo assisto io al reparto informatico, e lui prevalentemente si occupa del reparto trasporti.- Chiarisce.

-Mbhè è una buona sistemazione. Lui ha sempre voluto il mio posto e tu sei un mezzo genio dei computer, quindi…-


-Oh, via. Me la cavo appena. Non ho mai voluto diventare capo reparto, io.-

-Tu.- Lancio la frecciatina. Che Kraimi voglia farmi le scarpe è palese da sempre. Oddio non che voglia farmi proprio le mie, ma è che sono il suo superiore… Salto io e…

Salto io…

-Sam?- La voce di Rigel mi porta fuori dai miei pensieri.

-Cosa?-

-Non so, ti sei bloccato un attimo a fissare il vuoto. Tutto ok?-

-S… sì sì, stavo solo pensando…- Liquido. Effettivamente il gioco di parole in testa era decisamente infelice. Del tutto casuale, eppure…

Mi scrollo nelle spalle e riafferro le mie stampelle. -Bon, Rigel. Ho un sacco di scale da fare.-

-Ma sei fuori? Vuoi andare fin su da Shelv?-

-Ovvio che sì.- Dico tronfio agitando una stampella.

Rigel sospira e so che sta scuotendo la testa mentre io mi allontano.

***

-Andy! C’è un picco, c‘è un picco!- Mi avverte Far.

-Merda!- Non dovrebbero esserci accessi ora, quindi con un colpo di reni sposto la sedia da ufficio con me sopra e mi fiondo all’altra consolle. -Che è successo?- Chiedo. Ma l’ho già individuato.

-Non lo so… una ridondanza… non so nemmeno se_- Tenta, ma io taglio corto: è lui!


-Rintraccio!- Dico, ma i codici improvvisamente scompaiono. Schermo nero e cursore lampeggiante. Come se niente fosse accaduto. -Merda! Si è interrotta!- Sbrocco spostando con una manata la tastiera.

-Troppo debole…?- Chiede Far.

– No è… come se qualcuno avesse bloccato il segnale e poi si fosse defilato in fretta e furia senza lasciare traccia.- Spiego. Tanto per cambiare, penso. Alle prime tentava di fregarmi, ultimamente invece ha capito che gli conviene entrare, prendere quello che gli serve e dileguarsi. È furbo il tipo… e in velocità mi batte decisamente…


-Ma_- Inizia Far, ma oggi non lo fa parlare nessuno. Il capo di questo reparto si avvicina.

-Qual è il problema, detenuto?- Chiede il tipo in divisa.


-Il solito. Ingresso non autorizzato. Sempre lo stesso temo…- Rispondo io al posto di Far.

-L’abbiamo rintracciato?- Chiede con un solo sopracciglio alzato.

-Troppo veloce, a ‘sto giro… ma dallo stile, direi che è lui..-

Il militare, che se non sbaglio si chiama Kraimi o giù di lì, sospira. -Samirien…- Mormora.

-Prego?- Chiedo, anche se non è la prima volta che sento questo nome.

Lui scuote la testa non volendo fornire altre informazioni. Non c’è problema, capo… le informazioni in questione stanno in questi server. Ghigno mentalmente.

-Abbiamo ordine di limitare i suoi danni, mi sembrava di essere stato chiaro.- Prosegue lui.


-Fosse semplice, non ero nemmeno qui perché non è l’unica cosa che mi avete chiesto… e comunque avevo capito che dovevamo bloccarlo…- Dico.

-Eh. Magari riuscissimo….- Borbotta il militare.

-Veramente, Signore, Andrea l’ha già placcato un po’ di volte.- Puntualizza Far passandogli la lista dei movimenti dell’ultimo mese. Probabilmente cerca ancora di farsi perdonare da me, visto ch’è colpa sua se siamo entrambi qui.

Il militare scorre la lista e mi pare impressionato. -Bene. Se sei in grado di bloccarlo credo che limiterò i tuoi compiti a solo questo. Non mi piace che quel gruppo di idioti abbia accesso alle informazioni del nocciolo…-

***

Dal monitor di sorveglianza della telecamera posta sopra la porta del mio ufficio, vedo comparire l’inconfondibile color lavanda della sua capigliatura.

Sospiro affranto.

Avevo intenzione di girare per gli uffici oggi. Sapevo che lo avrebbero dimesso e sapevo anche che, a costo di dover fare le scale che portano alla dirigenza strisciando, sarebbe venuto fin qui. In questi ultimi giorni ho abilmente evitato ogni secondo libero per poter aggirare le visite di cortesia in infermeria, ma pare che sia venuta l’ora dei conti.

Per questo motivo ora dovrei essere nei reparti a fare un giro di controllo e non qui.

Maledetta burocrazia che m’inchioda per la maggior parte del tempo a questa scrivania.

Per qualche istante vaglio l’utilizzo inusuale della finestra per dileguarmi. Dopotutto qualche anno fa Sin è fuggito da lì, ma mentre sto ancora valutando il tutto, lui entra. Bussa e non attende risposta. Sa che probabilmente sarebbe negativa.

Sono in trappola. Ora posso solo glissare con risposte vaghe a stupide domande che non voglio sentirmi porre.

Non saluta. Non si perde in domande di cortesia o preamboli tipici della buona conversazione. Sa che preferisco vada subito al sodo, ed io so già perfettamente le sue condizioni fisiche, per cui non ho bisogno di chiedere come sta.

Mi devi ancora un favore.- Esordisce, spiazzandomi.

-Prego?- Chiedo.

-Ricordi la Cassiopea?- Precisa, chiudendo la porta dietro di sé e, con qualche difficoltà nel tenere le stampelle, si avvicina alla poltroncina di fronte la mia scrivania.

Poso gli occhiali da lettura sul pianale. Il mio viso è già abbastanza interrogativo senza che chieda delucidazioni aggiuntive.

-Ai tempi dell’Altair…- Spiega lui sedendosi come se finalmente avesse trovato un salvagente in mezzo ad un mare in tempesta. Deve aver faticato non poco per arrivare fin quassù -…mi dicesti che non avevo ricevuto l’autorizzazione a morire. Ricordi?-

Mi torna in mente il momento esatto. Stretti in una conca nel muro, in meno di 30 cm di spazio che ci dividevano da massi di roccia caduti dal soffitto sopra di noi. Eravamo in trappola. Lui era stato ferito e stava perdendo molto sangue. Sorrido al ricordo. -Sì…?-  Confermo, non capendo comunque dove voglia arrivare.

-Ebbene, io non sono morto, ma ti dissi che mi avresti dovuto un favore. Ed eccomi qui.- Dice puntando il dito nella mia direzione, risoluto.

Sospiro e mi appoggio allo schienale della poltrona. -Hai memoria solo per le stupidaggini.-

-Ho memoria solo per le cose stupide, ok. Ma rimane che mi devi un favore.- Quell’indice accusatore non cambia obiettivo.

-E cosa vorresti in cambio?- Chiedo, mentre sento le mie sopracciglia spostarmisi in alto sulla fronte.

-Una modifica al contratto.-


Torno seduto composto e chiudo il portatile con un secco Tlak. -Non se ne parla.- Non c’è spazio di manovra su quel contratto e lo sa perfettamente.

-Mi devi un favore!- Protesta.

-Ma il contratto non si cambia. Queste sono le regole.-

-MA_- Tenta.

Apro uno dei cassetti, estraggo il contratto che determina le condizioni extra lavorative che intercorrono tra di noi, e lo appoggio sulla scrivania. -Così è stato redatto e firmato, e così rimane.-


Lui lo afferra incredulo. -COS_ L’hai plastificato!- Protesta scioccato.

-Può solo essere sciolto, definitivamente o temporaneamente.- Specifico condizioni che conosce alla perfezione.

-Ma l’hai plastificato!!- Ripete, facendolo ondeggiare con una mano e picchiettandoci sopra un dito dell’altra provocando un certo “blong blong”


Sbuffo. -L’ho plastificato.- Ammetto. -Non era e non è modificabile, per cui perché non plastificarlo?- Protesto in rimando.

-MA_-


Fortunatamente l’interfono sfrigola. La voce di Nadine mi ricorda il mio prossimo impegno mentre sullo sfondo Sam, ancora incredulo, tasta le pagine plastificate della mia copia del contratto. Chiudo la comunicazione, gli sfilo il contratto dalle mani e lo ripongo nel cassetto che chiudo risoluto.

-Puoi andare Sam.- Dico mentre mi alzo e mi dirigo all’uscita. Devo essere al reparto trasporti entro tre minuti per il riavvio delle macchine.

-Non finisce qui!- Dice mentre già sono sulla porta. Sospiro e sorrido. Lo guardo un ultimo istante.


-È una minaccia?- Chiedo.

-È una promessa.- Ghigna. -E anche l’ultima volta l’ho avuta vinta io… se ben ricordi.-


Lo fisso un ultimo istante, poi esco e chiudo la porta dietro di me.
Lo ricordo bene, naturalmente.

***


-Dunque… Credo che così possa andare…- Dice perplesso mentre smonta e rimette nel cassetto della scrivania quell’aggeggio che s’è costruito e che a me pare una versione cinese del famoso spremiagrumi di Stark. Rotola verso di me con la sedia d’ufficio su cui sta e allunga le mani all’ampollina che ho al collo. Prima di toccarla però pare improvvisamente ricordarsi qualcosa di estrema importanza e alza lo sguardo su di me che già lo sto guardando molto, molto male. -Posso?- Chiede.


-Attento a quello che fai… mi dovrebbero rimanere abbastanza forze per portarti con me… – Rispondo.


Lo sento distintamente deglutire mentre apre l’ampolla e tira fuori lo Iantor sporco del sangue di Tom e di mio fratello. Non si allontana di un millimetro, ben conscio che le distanze in questo caso sono considerevolmente importanti. Sospira, chiude gli occhi e si concentra.

Il nuovo pezzo di  Iantor che ha appena modificato s’illumina appena e cambia forma, diventando quasi liquido ed avvolgendo il mio. Dopo qualche istante la materia del nuovo Iantor si schiarisce e torna limpida, avvolta intorno al vecchio. Se non lo si guarda più che con attenzione, da molto vicino e soprattutto senza saperlo, non si capisce affatto che ora intorno c’è del nuovo materiale. Zen lo osserva per qualche istante, ragionando e valutando. Poi annuisce a se stesso, rimette i frammenti ora perfettamente fusi tra loro nell’ampolla e la richiude. -Ok…- Dice poi allontanandosi appena, sempre fissandolo. -Così dovrebbe funzionare… Rimarrai sveglio, in forze, un po’ meno del solito, stimo all’incirca un paio di ore in meno al giorno… però scaricando un po’ lo Iantor che ti tiene in piedi, si caricherà questo con l’energia da conservare, quindi in pratica rimarrai comunque sveglio sempre meno… quando poi arriveremo ad un punto in cui passerai meno tempo sveglio che a dormire, ne libereremo il potere e potrai utilizzarlo.-


-Non è quello il mio scopo. Come dovrei fare invece per attivarlo, cioè liberarne il potere, quando ne avrò realmente bisogno?- Chiedo.


-Tecnicamente, visto che hai il sigillo di Sirmh, non puoi accedervi tramite richiesta, ma basta che lo tocchi… Quindi lo tiri fuori dall’ampolla e lo tieni attaccato al corpo, come facevi con lo Iantor vero e proprio, quando lo cambiasti come orecchino.-


-E se si dovesse rompere? Esploderebbe come lo Iantor originale?-
Alzo il pendente davanti ai miei occhi e comincio a pensare che forse dovrei sostituirlo con qualcosa che mi permetta di toccare lo Iantor saltando il passaggio dell’estrarlo dall’ampolla. Cambiare la sua forma in qualcosa che sia a contatto col mio corpo sarebbe ancora l’alternativa più valida, ovviamente, ma non riuscirei a preservare il sangue che vi è sopra, vanificando l’incantesimo che, nonostante tutto, mi tiene ancora in piedi.


-Oddéi… Non so, teoricamente sì, cioè, se tipo lo spezzi in mano, invece di provocare un’ondata di potere come l’ultima volta che era a pieno regime, dovrebbe far confluire tutta l’energia nel tuo corpo in una volta sola. Praticamente ti sentiresti come nuovo ma per poco, poi appena esaurito l’effetto finiresti morto in men che non si dica, quindi non te lo consiglierei, ecco…Se invece lo tieni in mano dovrebbe darti la forza di stare in piedi in forze esattamente come ora quand’è a pieno regime.-

-Bene. Cercherò di averne cura…- Dico, decretando il momento di tornare ai nostri studi.

***

Fisso per qualche istante il soffitto dell’anticamera.
Quando colgo i loro discorsi di nuovo incentrarsi sulla ricerca dello Iantor, lentamente stacco la schiena dalla porta chiusa e torno silenziosamente in camera.

***

A sera tardi, finalmente, l’elevatore arriva al piano e ne esce, sgraziato come suo solito, Tears. -Dove sei stato??- Chiedo subito ignorando momentaneamente il mio videogioco sulla tv.

-A messa.- Risponde lui.

Mi cadono le spalle mentre lo vedo dirigersi spedito in cucina. È ora di cena e lui è in ritardo, senza contare che è stato via tutto il giorno. -Non puoi lasciarmi a casa da solo con Sin! Se gli dà di volta il cervello e mi assale?-


Tears si lava le mani, prende una bottiglia di birra dal frigo, la stappa coi denti e sputa il tappo nella pattumiera. -Chi? Lui?- Chiede ridacchiando mentre s’appoggia di culo alla penisola, gambe accavallate all’altezza delle caviglie, e ci guarda entrambi in salotto. -E che fa? Ti spettina?-


-Le balle! Pare striminzito ma ieri m’ha spintonato e sono finito di faccia sul muro!-


-Hey!- Protesta debolmente Sin dal divano, dov’è seduto tutto storto a leggere.

-Certo che sei proprio una schiappa te eh?- Rutta poi Tears, lanciando la bottiglia vuota nel cestino ed afferrando il suo grembiule.


-Non me lo aspettavo! E… ed ero a stomaco vuoto!- Protesto.

-Seh seh. E te perché l’hai spinto?- Chiede a Sin, lavando delle patate sotto l’acqua del rubinetto.


Sin non alza lo sguardo dal libro. -Non ricordo. Probabilmente era stato maleducato.-


-Ah certo, e te insegni le buone maniere perché sei quello dal cuore d’oro.-

-E un culo di marmo…- Conclude Sin con nonchalance.

-E non solo quello!- La voce di Tom giulivo dalla camera.

-E tu chi sei?? La voce fuori campo??- Bercia Tears agitando un enorme coltellaccio in direzione del muro divisorio.

-No no, sto entrando in scena…- Dice il barista comparendo sulla porta. -Tears, per quand’è pronto? Ho un enorme buco allo stomaco…-

-Sicuro non sia dietro lo stomaco?- chiede il cuoco, ignorando il discorso principale.

-Insomma, Tears! Torniamo al fatto che mi molli qui con loro due!- Protesto io.

Entrambi i due in questione mi guardano ed io mi sento improvvisamente a disagio.

-Non ce l’ho con voi ragazzi! Anzi, mi state tutti e due simpatici! Però mi cago un po’ in mano, ecco tutto….- Mi giustifico ondeggiando il pad della consolle. -Sin è tipo satana in persona!-

Lui pare prenderlo come complimento anche se sa che non dovrebbe. Volta un pagina senza degnarmi più di attenzione. -Io non sono cattivo, mi piace solo crogiolarmi nel dolore altrui.-

-BOOM!- Arriva dalla cucina. Col tono del “eccola la cagata della giornata” -Ce la puoi fare novellino, su. Erano solo tre o quattro ore…-

-E se muoio? – Chiedo in modo teatrale.

-Darò la prima palata di terra.- Mi risponde quello.

***

Queste conversazioni avvengono sempre a notte fonda. La sala congressi, con i suoi monitor al posto delle poltrone intorno all’enorme tavolo, è silenziosa come il resto della Shield.

A quest’ora, con il personale ridotto per il turno di notte, è più facile passare inosservati.

Mi sono preso del tempo per vagliare la situazione. Non ho voluto subito agire d’istinto. Ma ora sono qui.

-Ho delle informazioni, che dovreste conoscere.- Dico. E mi ritrovo a fissare l’unico monitor spento, come a tutte queste riunioni, dove dovrebbe invece essere visibile il viso della regina di Samirien.

-Era ora, Tenente colonnello. È da un po’ che ha il compito di vigilare sull’operato di Shelv ed i suoi collaboratori più stretti… Ha informazioni di che tipo?- La voce metallica di un altro monitor sfrigola di elettricità elettrostatica e d’impazienza insieme.

Poggio il fascicolo medico sulla scrivania. -Su Shelv stesso.-