-Ueh, mi raccomando, fate i bravi eh!-

-Le teniamo caldo il Capitano, così per quando rientra non gli piglia un infarto perché s’è rilassato troppo in sua assenza!-


Risate.

Lui sorride, un sorriso storto.

Uno dei suoi uomini tentenna, già mezzo dentro al cilindro di trasporto. -Perché torna… vero Tenente?-

Lendl sospira. -Non lo so ragazzi.- ammette.

Loro si guardano.


-Che significa?- sbotta uno dopo poco.


-Ma non voleva nemmeno venirci!- protesta un altro. -Ora non torna più!?-

-Non volevo venirci per lo stesso motivo per cui ora non sono più sicuro di tornare indietro.- dice, un leggero sorriso su un volto che ha sempre un’espressione sicura. Poi scuote la testa, non sa come spiegarsi, o più probabilmente non ha voglia di farlo. -Ragazzi… è complicato, e mi fa fatica pensarci, quindi levatevi dalle palle.- dice facendo “sciò” con i polsi ammanettati. Dietro di lui, le guardie che lo scortano sono tranquille.

Lendl non ha mai dato cenno di voler evadere o fare scherzi. -E non rompetemi.- continua ridacchiando. -Prometto che tornerò a trovarvi, quello sì. Dovrò anche mettere apposto delle cose a casa mia, per cui appena passa la moda di ‘sti bracciali farò un viaggetto.-

I suoi sottoposti tentennano, si guardano.


-Sciò!- comanda lui. Poi sorride. -E non fate venire un infarto al Capitano. Quell’onore spetta a me.-


Ridono, appena. Titubanti entrano uno ad uno nei cilindri e, quando anche l’ultimo soldato sull’attenti verso il tenente scompare dall’ultimo cilindro, mi arriva un: -E tu?-

Mi volto verso di lui, braccia conserte. -Io sono sempre stato intenzionato a venire qui per rimanerci.-

Sorride. -Quindi diventeremo colleghi…-


-A quanto pare…- Non sono molto convinto sul fatto di averlo come collega, spero anzi che ci diano compiti completamente diversi e che_


Mi compare la sua mano davanti. Risalgo dalla mano fino alla faccia. Sorride.

-Piacere di conoscerti, collega. Mi chiamo Adam Lendl, ma puoi chiamarmi anche Rain Dragan. Rispondo ad entrambi ultimamente.- dice.


Tentenno. Cedo, sbuffo e stringo la mano. Posso dargli un’altra chance dopotutto…

-Piacere, Adam. Io sono Erim Alioth, ex guardia personale dell’imperatore di Sevyhal.-

-Ma approposito… non dicevi che devi sposarti? Ok ai rapporti a distanza ma così non sarà eccessivo?- chiede perplesso.

-Capirà. Ne avevamo già parlato. Nella guardia imperiale non avevo possibilità di_-

Ma d’un tratto il suo volto, da sciolto e sorridente, passa all’erta. Allontana i polsi tra loro spezzando la catena delle manette come fosse di burro e urla: -STA GIÙ!!!- poco prima di buttarmisi addosso.

Un boato. Praticamente contemporaneo al suo gesto.

Il terreno trema, rumore di lamiere deformate, vetri infranti, urla, caldo, finisco in terra, lui sopra. Scivoliamo sul pavimento fino al lato opposto della stanza e ci schiantiamo sul muro spinti da un’onda d’aria dura come un muro. Se non mi avesse protetto la testa con le braccia avrei probabilmente il cranio spaccato in due. Vento, forte, calore bruciante. Le orecchie mi stanno per implodere, e… poi… silenzio.

Aspetto qualche istante, con un fischio fortissimo nelle orecchie. Mi gira la testa, c’è solo polvere intorno, tossisco. Il suo peso addosso. -Cos… cosa diavolo è sta_- dico. Mi blocco. L’ho detto? Non riesco a sentirmi!

Sono pancia sotto, per terra. Alzo la testa. Tutti quelli che erano nella stanza sono in terra, morti.

Morti e detriti ovunque.

Tutto ciò ch’era contenuto nella stanza, noi compresi, si è abbattuto su un lato solo, opposto al muro d’ingresso che per buona parte è finito in pezzi.
Enormi blocchi di cemento lo hanno trapassato incastrandoglisi in mezzo e creando a loro modo un muro di detriti. Il soffitto ha una crepa larga almeno cinque centimetri che lo attraversa da parte a parte. Non credo resisterà a lungo..

Mi volto, da sdraiato che sono. Sopra di me c’è ancora lui, Adam, che mi fissa diretto in faccia. Perde sangue dalla testa, ha gli occhi sgranati, dice qualcosa, parla ma non sento, piano piano il fischio si affievolisce e: -ADAM!-


-Sì! Ci sono! E ti ripeto: è tutto ok??!-


-Tu! Stai sanguinando!-


Fa un cenno infastidito con la mano mentre si rialza. -BAH! M’è successo di peggio! Mai incontrato mio fratello?- Si scioglie i muscoli del collo come fosse intorpidito, si asciuga via il rivolo di sangue dalla fronte e si guarda intorno. -Per gli Dèi…- mormora. Io mi sto ancora contando le ossa che lui corre verso uno della sua scorta, a terra, che si lamenta. Lo volta. Abbasso lo sguardo per non guardare: ha il cranio mezzo scoperchiato. Muore subito.


Cerco di rialzarmi. Spalla a parte, che temo sia lussata, ho un dolore vago ad un piede e quel maledetto fischio nelle orecchie. -Ma cos’è stato??-


-Un’esplosione… non so…- Si guarda intorno.


Vado verso la porta d’uscita blindata, deformata dall’esplosione. -È incastrata.- dico tirando la maniglia. Il battente è tutto storto e ritorto verso l’interno.


Lui viene verso la porta, afferra la maniglia e gli rimane in mano.
Sbuffa, la butta per terra ed agguanta l’angolo superiore e quello inferiore della porta, deformati verso l’interno, e tira.
Tira via tutta la porta come se fosse di carta.


Automaticamente indietreggio di un passo quando lancia la porta blindata, spessa 10 centimetri, dietro di sé come fosse la cartaccia di una caramella.


-Ehmastigrandissimicazzi…- borbotta scocciato.


Oltre la porta ci sono solo macerie. Un cumulo di macerie che si sono palesemente ammassate sul reparto.
Siamo sepolti vivi.

-Siamo bloccati… Dovremo aspettare che vengano a tirar_-

Sbuffa scocciato, poi afferra blocchi di cemento grossi quanto uomini e se li lancia alle spalle, insieme alla porta.

-_ci fuori. Oppure, certo…- mormoro. -…potremmo anche fare così…-

****

Mi aggrappo alla cintura. -UARGH! TEARS! SIAMO CONTROMANO!!!- urlo.

-Il codice della strada è per i deboli!!!- mi risponde lui, a fianco, impegnato alla guida.


-Non ho fatto colazione!- protesta il gemello, alle mie spalle.


-Meno male! Io l’avrei già vista tornar su!- urlo.


-Pensa che io l’ho preparata per un cazzo!- gli risponde Tears.

Sbuffo. -Facciamo mente locale, ragazzi…- Ma nessuno dei due mi ascolta.

-Non ho potuto neanche vestirmi come si deve! Ho addosso la roba che metto in casa! Come puoi pretendere che esca così!?- sbotta querulo Sin ignorandomi.

-Sin, per cortesia non mi pare il mome_- tenta il barista, anche lui sul sedile posteriore insieme a Sin, ma viene interrotto da Tears che sbotta pestando un pugno sul volante. -Invece di pigolare come una signorina, spiegaci checcazzo è successo!-

-Non prima di colazione! Non faccio niente prima di colazione! Io esigo che_-


-BASTA!!!!- urlo io slacciandomi la cintura e voltandomi in ginocchio sul sedile del passeggero, Glock in mano.


Tears sbanda appena preso in contropiede, ma tiene la strada. Mi guarda storto con un sopracciglio su ed uno giù. Sin ha la faccia scioccata: Come ho potuto rispondergli così??

-Cercate di stare un attimo zitti! Ho dormito 2 ore in due giorni, quindi anche lo Zen ha i coglioni girati, chiaro!? Non ho abbastanza pazienza per sentirvi bisticciare queruli nell’abitacolo di una macchina lanciata a 130km/h in città verso una Confederazione che potrebbe essere crollata!- Mi volto verso Sin. -Tu, ora ci dirai che cazzo è successo, chiaro!?-


-E se non lo facessi?- risponde lui incrociando le braccia.

Il lunotto posteriore esplode in mille pezzi, Tears sbanda di nuovo ma non finiamo fuori strada. Il barista è agghiacciato, Sin non si è mosso di un millimetro ma ha la faccia del “ti ucciderò dopo, con calma, in un luogo isolato e lontano da mio fratello”.


-MA SEI SCEMO!?!- sbotta dopo un attimo il fratello in questione. -Quello era il mio lunotto e tu me lo ripagherai!!- Con la coda dell’occhio vedo che controlla nello specchietto retrovisore  che ci sia anche il fratello, intero. Ma io ho sparato alle sue spalle, ad un centimetro dal suo orecchio. Avrà un bel fischio per un po’…


-Che faccio, sparo un centimetro più a destra?- chiedo. -Il training alle guardie è concluso, quindi la tua presenza è tollerata solo come fonte di informazioni. Se non sei utile a questo dimmi perché non dovrei farlo.-

Mi fissa. Lo fisso.

Poi sorride, sinistro. -Allora ce le hai le palle, Samirien…- ghigna. Mi accorgo solo ora di avere un coltello puntato sotto il mento, ben nascosto alla vista di Tears dal sedile. Tom fissa il tutto senza dire nulla.


Sin inclina appena la testa, valutando, fissandomi e ghignando. Poi sorride appena, più tranquillo, ritira lentamente il coltello nella manica dello spolverino e guarda il fratello. -La Confederazione è ancora in piedi. Per la vostra gioia. Ha solo qualche problemino di stabilità con i campi magnetici che tengono assieme i mondi….-

***

-Aveva ragione, è ancora in piedi!- sbotto, mentre con una derapata entro a velocità inaudita nel giardino della Shield.


-Io ho sempre ragione.- puntualizza Sin mentre scendiamo dall’auto. -Ma sarà un po’ acciaccata nel reparto trasporti ed anomalie interdimensionali, temo…-


-Il reparto di Kail!- sbotta Samirien correndo dentro e saltando i tornelli. Lo seguiamo tutti correndo, tranne Sin che pare stia camminando in passerella ad una sfilata di moda.


Facciamo le scale correndo, saltiamo gradini e rampe intere, quando sbuchiamo nell’androne principale, da cui si possono vedere tutti gli uffici sottostanti, l’aria è calda, polverosa e il caos è totale.


Tutta la zona in fondo è un cumulo di macerie. Il reparto trasporti non esiste più, in mezzo c’è solo un’enorme depressione tra le macerie, tutto intorno fiammate di un incendio che pare domato da poco. Blocchi di cemento grossi come uomini intorno al cratere, come un fuoco di campo. Oltre, fuori dal primo cerchio di macerie enormi: armadi ribaltati e deformati, scrivanie in cenere, corpi inermi e sfigurati.


Sopra tutte le voci concitate, di uomini e donne che corrono a destra e sinistra con pali da usare come leve, generi di primo soccorso ed estintori in mano, si sente forte e decisa la voce di Shelv che impartisce ordini fitti e perentori.

Ma non è alla balaustra che dal suo ufficio dà agli uffici sottostanti, è direttamente in piedi sul cumulo di macerie più alto. Le maniche della divisa tirate su fino ai gomiti, il volto sporco di fuliggine, i lucidi capelli biondi scuriti dalla polvere nell’aria.

Scendo di corsa verso di lui. L’elfo mi localizza subito e mi viene incontro. -Tears! Ho bisogno di te! Samuel è qua sotto!!- Mi afferra per un braccio per scortarmi verso un punto definito ma io gli afferro le spalle, costringendolo a fermarsi. Lui si volta non capendo, ed io non lo schackero, non ce n’è bisogno, ma lo fisso .-OK. Sono qui. Ma tu cerca di calmarti.-


-Sono calmo!-


-Non per i tuoi standard.- dico, con calma.

Sono abituato agli scleri: vivo con mio fratello. Non sono abituato a Shelv in questo stato però. Puoi capirlo solo se lo conosci da una vita, ma si vede che è visibilmente scosso, ed ora che so che sotto queste macerie c’è quel coglione dalle orecchie mezze a punta, ho capito anche perché.


È  Shelv. Niente isterie, non è tipo, e non può permettersele.

Inspira ed espira, poi torna a guardarmi. -C’è stata un’esplosione nel suo reparto, lui era l’unico ad essere ancora operativo, stava tentando di contenerla. E in parte c’è riuscito.-


-Shelv, se tutto questo è andato in pezzi…- dico indicando le macerie intorno.


-No.- dice, bloccandomi. -Non capisci, lo so che è vivo! È qui sotto!-


-Shelv_-


Mi blocca di nuovo con un gesto secco della mano e tira fuori qualcosa dalla tasca. È il suo cellulare. Sul monitor c’è un un pallino verde che lampeggia nel mezzo di quella che credo sia una cartina della Shield. -Questo è lui!- Indica il pallino. -E questo lampeggiare è il suo battito cardiaco! Non so ancora come ci sia riuscito, ma fammi il piacere di non trattarmi come un pazzo isterico e renditi utile!-


Lo fisso. Mi fissa.


Mi rimbocco le maniche. -Ok, elfo. Dimmi.-


-Sei sopra al mio problema.- Indica i miei piedi.


Guardo dove sono, allargo lo sguardo intorno e: -Diobono, non vorrai_-


-Sì. Questo è il tetto del reparto. 25 cm di cemento armato per, ad occhio e croce, 20 metri quadri rimasti. L’esplosione lo ha scoperchiato completamente per poi farlo ricadere esattamente sopra a ciò che prima copriva. S’è frammentato, ma questo pezzo centrale è rimasto quasi del tutto integro. Ed io devo spostarlo. I muletti non arrivano, il carroponte è deragliato dai suoi binari a seguito dell’esplosione. Io ed i miei uomini non ce la facciamo.-

Mi guardo intorno, faccio il punto della situazione. Una cinquantina di uomini intorno al perimetro del lastrone.
Non ce la faremo mai.


-Shelv, io capisco che tu abbia una forza fuori dal comune come elfo, e che io… mbhè… sia quello che sono, ma non ce la faremo.-


-Dobbiamo fare un tentativo, non possiamo raggiungerlo da sotto, la camera dei trasporti potrebbe essere esplosa insieme al reparto di Kail che ne era direttamente sopra, non abbiamo modo di saperlo. I segnali biologici delle guardie che erano lì in quell’istante, sono tutti spenti.-


-Tutti morti…-


Mi guarda. Attende un paio di secondi, poi lo dice. -Il tenente Adam Lendl era in quella stanza.-


-Allora il suo cazzo di chip che ci mettete nel collo sotto il codice a barre non funziona.- dico, tranquillo. -C’è solo una cosa che sono sicuro non sa fare quel pirla: morire.-


-No.- dice. -Adam non è ancora stato schedato, è possibile che sia qui sotto. Vivo. Ti sto solo dando un motivo in più per aiutarmi.-


-Non ce n’era bisogno, Shelv. T’aiuto lo stesso.-


Un angolo della bocca gli si alza appena, impercettibile. Inspira. -Ok.-

Dieci minuti dopo anch’io mi pongo la domanda che si fanno quelli che ho intorno ogni giorno: Perché non penso prima di parlare?


Lascio cascare di nuovo tutto e mi appoggio le mani sulle ginocchia, ansante. -Porcatroia Shelv… Altro che ernia, qui finisce che caco tutti gli organi…-


I due soldati affianco si voltano uno con l’occhio pallato e l’altro con la faccia schifata. Un altro poco più in là sbotta a ridere poi si ricompone.


-Non abbiamo altri mezzi, Tears.- Shelv è visibilmente provato, e a chi lo dice…
Mi appoggio ad un enorme tubo di ferro che sbuca dalle macerie e cerco di riprendere possesso delle vertebre. -Sai di che c’avremmo bisogno? Di mio fratello.-


Lo sguardo dell’elfo per un istante va a Sin, qualche metro dietro di me, che osserva il tutto a braccia conserte.


-No, non mia sorella… Mio fratello! Quello grosso.- dico smanaccando.

Non finisco la frase che qualcosa dai detriti dietro di noi si muove. Ci voltiamo. Un istante, ed una pietra grossa come l’elfo finisce un paio di metri lontana. Da sotto sbuca tipo zombie Rain, impolverato, sbuffante e porconante, con appresso un tipo con una divisa che non è quella della Shield.


-Giusto te!- Lo indico. -Smettila di giocare e vieni qui!-


-Ho già fatto abbastanza movimento oggi Tears, non rompermi i coglioni. Voglio solo andare nella mia cella a dormire.- dice lui issandosi fuori e facendo un vago cenno con la mano.


-Tenente Lendl! Abbiamo bisogno del suo aiuto.- Shelv.


Si blocca, già diretto verso le celle. Cala testa e spalle, e si volta svogliato. -Si, signor Generale….- biascica monotono accennando un gesto che potrebbe essere un saluto militare o il tentativo di scacciare una mosca.

Mi si affianca. Si scrocchia il collo e si guarda intorno. Io ho già le mani di nuovo sul bordo del lastrone da alzare. -Mbhè?? Aspetti lo sparo in aria dell’arbitro?-


-Pirla… Noi lo alziamo, e poi?- chiede tranquillo.


-Cominciamo ad alzarlo!-


-Te sei quello dei piani complessi eh? Poi rimani qui a tenerlo su col cazzo? Ci vogliono dei puntelli…-


Madò che scasso, so’ due minuti e mi stai già glassando le palle!-


-Dei puntelli ce ne occupiamo noi!- La voce di Samirien, una manciata di metri indietro.

Alzo lo sguardo. Sta con una dozzina di soldati, pronti con enormi tubi di acciaio in mano. -Ah.- manco me n’ero accorto….


Rain annuisce -Bella.- dice.

Poi finalmente prende in mano ‘sto robo. -Al mio tre.-

***


Voci. Respiro. Luce biancastra e fredda.
Apro gli occhi. Vista annebbiata da plastica traslucida.


Sono disteso. Una macchia scura in fondo alla stanza si muove verso di me.
Quando si avvicina la riconosco. Sorrido, credo.


Mi guarda. Si volta. -Lafelv!- dice, poi mi guarda di nuovo.


-…Naki…- mormoro. Non vedo bene, ed il mio corpo è pesante, non riesco nemmeno a parlare bene. Vedo le maniche arrotolate, i capelli stranamente spettinati e un tubicino rosso attaccato al suo braccio.


Si avvicina. -È ancora presto.- mormora. -Dormi…-


Non è un ordine. Ma mi riaddormento.

***

-NO, TE SEI SCEMO!- smanacca Tears dalla sua sedia, poi riporta la mano alla schiena e mugola. – Dèi… La vecchiaia… all’improvviso…- si lamenta.

-IO!?- bercia Rain dalla sua di sedia. L’infermiera nel frattempo gli controlla il braccio destro, con la spalla palesemente fuori sede. -Perché non hai mollato la presa!??- chiede.

-Perché non l’hai fatto te!? ARGH! È BOLLENTE!!- sbrocca, quando Sin gli poggia una borsa dell’acqua calda sulla zona dei reni.


-Si chiama borsa dell’acqua calda per un motivo ben chiaro.- precisa Sin.

-ARGH! PIANO!!- sbotta Adam quando l’infermiera, con uno scatto, gli rimette la spalla apposto su un “Cloch” sordo.


-Piano non sarebbe rientrata.- commenta secca l’altra, che oggi ha un sacco di lavoro da fare.


Io me ne sto qui, in infermeria, con due ore di sonno su 48, a guardarli berciarsi. Da ben lontano e ben attenti a non alzarsi per non dare nemmeno un altro grammo di lavoro in più alle vertebre, ovviamente.


Per alzarlo quell’enorme soffitto lo hanno alzato, poi però è subentrata una specie di silenziosa gara fatta di sguardi di “mollalo” “no mollalo te” che… mbhè, è stata utile alla fine… Alza ed alza, sono finiti per poggiare quell’enorme “tappo” in verticale contro il muro. Io e altri soldati lo abbiamo puntellato per non farlo scivolare e… mbhè, mo sta là, poggiato al muro, che per fortuna la Shield è bella alta…

In compenso loro hanno guadagnato qualcosa come 30 anni di vecchiaia in dieci minuti.

Kail lo hanno trovato dentro un armadio. Non s’è capito bene se ci si è chiuso di sua spontanea volontà nel tentativo di salvarsi o s’è stato sparato dentro, anche se propendo per la seconda. Fatto sta che gli è andata di culo perché era un armadio blindato per lo stoccaggio degli Hardisk, per cui ok, non era anti esplosione, ma blindato e anti-fuoco si.


Ovviamente prendendosi l’esplosione a tipo dieci metri, l’armadio s’è tipo accartocciato con lui dentro. L’abbiamo trovato con una delle barre anti-sfondamento direttamente impiantata nella pancia, ma quello che preoccupava di più Daniel era l’occhio sinistro. C’era dentro una scheggia di ferro di tipo cinque centimetri. Spero solo non ce ne fossero altri 5 direttamente nel cristallino…

Sono qui a guardar Tears e Rain lanciarsi bisturi da un capo all’altro della stanza, quando Daniel sbuca dalla terapia intensiva e tutti si bloccano. Poi (tutti) gli andiamo incontro.

-Allora!?- chiedo ansioso.


Daniel alza le mani, come a dire di stare tranquilli, che è lì per ragguagliarci sulle news. -Abbiamo rimosso la spranga, lo abbiamo sottoposto ad un intervento ed è andato tutto bene. Ha perso molto sangue ma abbiamo potuto fargli immediatamente una trasfusione con l’aiuto del Generale. Il problema maggiore ora è che per via del trauma, Kail ha un forte edema cerebrale, per cui lo abbiamo messo in coma farmacologico. Questo farà si che l’attività elettrica e il metabolismo rallentino, evitando una pressione maggiore nelle zone colpite peggiorando possibili lesioni.

Contemporaneamente Shelv si è offerto di aiutare la rigenerazione, in modo da poterlo risvegliare il prima possibile. Da domani lo sottoporrà a sessioni di rigenerazione due volte al giorno.-

-E non può farlo subito?- chiede Adam.

-La rigenerazione magica indotta è una pratica non solo molto complessa, ma drenante per chi la getta. Può essere realizzata usando la forza dello spirito di chi la getta o di chi la recepisce, ma Kail in questo momento è troppo debole, e la grande quantità di sangue per la trasfusione che abbiamo sottratto a Shelv non permette nemmeno l’inverso. Dovremo aspettare almeno 24ore.-

-E l’occhio?- chiedo io.

-Abbiamo estratto la scheggia di acciaio finita nel bulbo oculare sinistro. Non gli ha fatto certo bene, ma ho ragione di credere che per un mezz’elfo non sia un danno irreparabile. Sicuramente non potrà usare quell’occhio per un bel po’ di tempo, ma è quasi sicuro che recuperi la vista sul lungo termine.-


-E Shelv?- chiede Tears.


Lo fissiamo, visto ch’è palese che di Kail non gliene frega niente…


-Ho chiesto! Non esce!- protesta lui.

Daniel fa per parlare quando il Generale lo precede, appoggiandogli una mano sul braccio. Il dottore si toglie dalla soglia della porta e lascia passare Shelv. Il suo braccio destro, fasciato, è legato al collo. -Va tutto bene, Tears. Sto tornando al lavoro.- dice, prima di superare tutti con un veloce cenno del capo.

Daniel sospira vedendolo uscire a passo spedito dall’ambulatorio. -Sì… Anche se diciamo che alzare un peso eccessivo con un braccio decisamente non in forma non è stata una mossa saggia…- commenta con un sopracciglio critico alzato.

****

La porta dell’infermeria che si apre e: -Tenente Colonnello Kraimi!- la voce tonante del Generale che ne sta uscendo. Mi volto sull’attenti. Mi sorpassa, ed io cerco di rimanere dietro al suo passo spedito. Rigel, con cui stavo parlando un istante prima, rimane inebetito fermo sul posto.

-Signore?- chiedo.

-Da oggi lei sarà il mio assistente a tempo determinato. Fino a quando il Colonnello Kail non sarà in grado di riprendere le sue mansioni.- dice imboccando le scale che danno agli uffici dirigenziali.

-Signor sì, signore. – rispondo.

-Voglio che i detriti vengano completamente rimossi, e la lista dei danni subiti con l’esplosione. Voglio sapere se la sala trasporti sotto il reparto anomalie è ancora operativa. Se non lo è, cosa molto probabile, voglio conoscerne i danni ed i tempi per le relative riparazioni. Faccia tornare operativo immediatamente il carroponte in modo da poter eliminare il prima possibile tutte le macerie. Voglio sapere se l’accumulatore è ancora operativo e la sua massa di carico, e soprattutto voglio questa sera stessa una relazione dettagliata di tutto ciò che è avvenuto nelle ultime 24 ore nel reparto anomalie interdimensionali, dove lei era presente al momento dell’esplosione. Voglio che esegua tutto ciò che le ho detto, e che mi faccia rapporto questa sera, quando mi porterà la relazione, segnalandomi dettagliatamente tutte le informazioni degne di nota in rigoroso ordine di importanza.- Conclude un istante prima di entrare in ufficio, voltarsi, guardarmi un’ultima volta, e chiudermi fuori.

-Agli ordini…- dico al battente della porta già chiusa.

Questa giornata è iniziata con un’esplosione, perlamiseria… non pensavo sarebbe potuta peggiorare.

******


Sono passati giorni dall’esplosione in Shield, quando finalmente mi presento al mio nuovo “posto di lavoro”.

L’ultima cosa che vorrei fare, naturalmente, ma un patto è un patto, e Shelv ha già avuto abbastanza pazienza con me, lo ammetto…

Sospiro sulla soglia, lui mi sente e si volta svogliato sulla sedia del computer. Quando mi vede qui in piedi sulla sua porta, libri in mano, evidentemente non se lo aspetta perché urla come un pazzo e si butta sotto la scrivania.


-Ho un giubbotto antiproiettile e uno scudo!!!- minaccia brandendo un coso colorato davanti a sé.


Io rimango basito, libri in mano, immobile.

-Quello che hai in mano è lo scudo giocattolo di Capitan America?- chiedo, dopo qualche secondo.


Lui lo guarda.


-Sì, ma è una plastica resistente!- protesta.

Sbuffo, entro e butto i miei libri sulla scrivania. -Rilassati, non sono qui per ucciderti, ma per passare alla seconda parte del patto che ho con Shelv: la ricerca dello Iantor.- Mi sciolgo i muscoli del collo massaggiandomi una spalla. -Dobbiamo collaborare, giusto? Allora eccomi qui…- La mia stessa voce mi suona, giustamente, svogliata.


Lui titubante sguscia fuori dalla scrivania e mi guarda con sospetto. -O… ok- dice mica tanto convinto. Si guarda intorno spaesato, poi prende una sedia da sotto un cumulo di felpe e magliette e l’affianca alla sua, alla scrivania.

Mi guardo intorno. -Hai messo su un vero e proprio antro del nerd… una volta era il mio studio questo… e..- Fisso il tower del pc. -Che hai fatto a questo povero computer?- chiedo. Il tower è in parte nero, in parte trasparente, neon blu all’interno e rossi davanti in un frontale che pare l’armatura di un cavaliere oscuro.


-Mbhè… l’ho dopato un po’…- ride lui. -Ora è una bestia!- ghigna. Si scrocca le nocche e mi fissa. -Dunque, dimmi. Lo studioso sei te… da che parte iniziamo?-

****

-Volevo avvisarla che, come previsto, dopo una settimana dall’incidente ho eseguito la visita preliminare su Kail, e stabilito che finalmente le condizioni risultano ormai stabili, per cui ho già iniziato la procedura di risveglio riducendo i farmaci. Nel giro di 48 ore dovrebbe tornare tra noi.-

-Riabilitazioni necessarie?- chiede il Generale, senza alzare lo sguardo da ciò che sta compilando alla sua scrivania.

-A parte quelle leggere e puramente motorie dovute alla rottura di tibia e perone destri, e radio ed ulna sinistri, dovremo solo attendere che riprenda la vista dall’occhio sinistro e che i punti dell’intervento all’intestino si riassorbano.-

Annuisce mentre rilegge qualcosa da un foglio che poi impila insieme ad un altro centinaio sulla sua destra. Ne preleva poi un altro dalla pila altrettanto alta alla sua sinistra. -Non ha subito danni dal punto di vista cerebrale?- chiede.

-La Tac che ho fatto eseguire stamattina non rileva nulla di anomalo, la rigenerazione è stata come al solito impeccabile, Generale. Naturalmente, sia il cervello che qualsiasi corpo elfico in genere, rimangono ancora in parte un mistero per la medicina, per cui avremo conferma definitiva solo al risveglio.-

-Bene.- commenta, sintetico.

Tentenno. -Ho chiesto udienza anche per un’altra cosa, Shelv…-

Lui alza lo sguardo su di me, finalmente. Abbassa occhiali e mi fissa appena mentre poggio una cartelletta con dei documenti sulla sua scrivania.

-Come ben ricorderà appena arrivato qui mi diede preciso ordine di visitare personalmente al controllo preliminare ogni individuo che decide di entrare in Shield. Questo soldato, proveniente dalla guardie imperiali di Sevyhal, rientra tra quelli che mi ha chiesto di segnalarle.-

Prende la cartelletta, osserva in contenuto. Annuisce e richiude. -Erim Alioth…- mormora. -Ha tentato di comprarla?-

Sorrido. -Come sempre.-

-Nessuno compra il Dottor Lafelv…- sorride lui in rimando.

-Semplicemente perché non ce n’è bisogno.- dico.

-La ringrazio dottore. Lo terrò d’occhio e poi gli parlerò.-

-Come sempre, Generale.-

****


Sono passati quasi dieci giorni ormai dall’esplosione alla Shield, e una settimana da quando io e Sin abbiamo stabilito una tregua per studiare assieme lo Iantor.
Direi quasi che mi sto divertendo. È intrigante questa specie di caccia al tesoro, senza contare che Sin ha davvero una cultura immensa, se non fosse così isterico sarebbe davvero una delle persone più interessanti che io conosca.


È mattina, l’ora di colazione e quindi l’ora in cui mangerei un bue vivo. Sto cercando di fare entrare in bocca un muffin intero. O meglio, uno dei supermuffin di Tears, che con un bue hanno effettivamente qualcosa in comune.


Tears ha un problema con le dimensioni. Deve fare tutto enorme, quindi anche i muffin sono tipo delle bombe a mano di quelle che si vedono nei cartoni animati. Mentre tento l’ardua impresa, lui è al telefono. Che già non è cosa buona e giusta rompere il cazzo a Tears al mattino, figurarsi a telefonargli… Lui odia parlare al telefono. Dice che per anni quell’oggetto del demonio gli è servito solo per farsi scassare il cazzo dalla Shield, che quando suonava significava che doveva andare a recuperare qualche profugo, per cui se suona è male. Punto.


-Eh… E sai quant’è grande il cazzo che me ne frega?- commenta scazzato a non so chi sta dall’altro capo. -Madò… non te la prendere, ok… Glielo dirò…- conclude. E appende. -Oh…- dice risedendosi alla penisola. -Io lo dico, ma prima sia chiaro che si finisce con calma la colazione.-


-Cosa?- chiedo, visto che ce l’ha con me.


-Daniel dice che l’elfo mezzo bastardo s’è svegliato, e che chi vuole può andare a fargli visita.-


-GRANDE KAIL!- esulto sparando briciole di muffin tipo dappertutto. -Dopo colazione andiamo, vero???- chiedo euforico.


-Seh…- commenta lui scazzato.

Scommetto che a ‘sto giro avrebbe preferito che dall’altro capo gli avessero detto di recuperare qualche profugo…

****

Entro nella stanza.
Silenzio e penombra. Solo il rumore delle macchine. Un respiratore scandisce il tempo, insieme al bip proveniente da un monitor e che informa credo sul battito cardiaco.

Kail è sdraiato, supino, inconscio. Il respiratore sul viso, delle bende sul capo, una gamba ingessata, una benda sull’occhio sinistro ed un braccio steccato.

Silenzio.

Da dietro il letto sbucano Rigel e Deneb, che accendono il neon centrale. -Falso allarme…- dicono, scocciati.

Rimango stordito -Cos_-

Kail apre gli occhi e si toglie il respiratore. -Samirien!-


Io mi spavento, ovviamente. -Colonnello!-


Lui si alza a sedere non senza qualche difficoltà, mentre Rigel cerca di rimettergli apposto la fasciatura al capo. Poi ci rinuncia e gliela toglie, visto ch’era finta.

-Che diavolo stavate facendo??- sbrocco.


-Sam è arrabbiato perché il Generale non è ancora venuto a trovarlo, e così voleva farlo spaventare un po’…- commenta Rigel con un sorrisino.

-Macheccazz_ ci tieni poco alla tua vita eh!- dico.

Sam si stringe nelle spalle. -Mi sono fatto esplodere.- dice, candidamente.


Attimi di silenzio nella sala, poi tutti ci guardiamo annuendo cose come “eh si” e “in effetti…”

-Mbhè…- sospira Rigel. -Visto che sei in buona compagnia, noi andiamo, che Kraimi è isterico in ‘sti giorni. Dice che gli ci vorrà un secolo per abituarsi ai ritmi di Shelv.-

Sam sorride. -Digli che non farà in tempo… tornerò presto a salvarlo.-

-Gnah… non credo che voglia essere salvato sai…- commenta Deneb.


Rigel annuisce. -Seh… sai com’è fatto no? Ha sempre voluto fare carriera…- dice mentre apre la porta.

-Mbhè, digli che deve passare sul mio cadavere prima.- borbotta Sam, braccia conserte.

-…c’è andato vicino mi pare!- ride Rigel prima di uscire.

-Eh…- dico io, sedendomi su uno sgabello lì vicino. -Approposito, lo sai che io non ho mica capito perché ti è esploso in faccia un reparto intero?-


-S’era accumulata troppa energia, avevamo addirittura superato la curva di Kirye, i macchinari non erano nemmeno stati lontanamente progettati per assorbire un impatto di rientro simile…- dice ondeggiando la testa, pensando forse che questa sia una spiegazione valida alle mie orecchie.

Mi fissa. Capisce che non lo è nemmeno di striscio. Sospira ed indica il comodino.

-Dammi quei due mandarini che ti spiego.- dice indicandomi due mandarini sul comodino pieno di fiori, cioccolatini e frutta.

Samuel è davvero benvisto, credo che in Shield faccia tutta quella sezione di public relations che a Shelv manca.

Li afferro e glieli passo. -Dunque. Terza dimensione, casa nostra.- dice prendendone uno in mano e lasciando l’altro sul cuscino a fianco. -Per motivi che non conosciamo, ad un certo punto, Bam! il nostro mondo è stato attratto oppure s’è autonomamente spostato, andando a cozzare con questa dimensione.- dice cozzando un mandarino contro l’altro. -Alleanza degli stati costieri contro Italia. Dopo il primo scontro, piano piano siamo rotolati uno sulla superficie dell’altro per poi stabilizzarci intorno all’aerea cosiddetta “calda”. Akrem contro Busto Arsizio. Lo scontro è avvenuto a fine 1980 e siamo cozzati così violentemente che ha provocato un vero e proprio scostamento fisico, il famoso terremoto di Akrem.-

Me lo ricordo. O meglio, ne ho sentito parlare… ci furono un sacco di morti, ma io non ero ancora nemmeno nato.

-Da quel giorno, le nostre capacità magiche schizzano in alto. Non capiamo subito cosa diavolo sta succedendo, ma poi comincia a sparire gente nelle foreste di Akrem, intorno alla cattedrale di Ansa Atrima. Un tipo riesce a tornare e parla di una dimensione parallela. Quando capiamo che non è pazzo… mbhè, il resto lo sai, a grandi linee. L’area di passaggio viene interdetta e messa sotto controllo militare, viene istituita la Shield e via discorrendo… Una volta che riusciamo a chiarire la situazione, i monaci di Ansa Atrima hanno una brillante idea: produrre una specie di guscio che avvolga entrambi i mondi. Questo per assicurarsi di rimanere attaccati in modo tale da poterci procurare le energie da questo mondo, carico di quell’energia basilare che noi ci siamo ciucciati dal nostro col passare dei secoli.- dice. Si guarda intorno, poi indica la biancheria pulita all’interno della sua sacca, ai piedi del letto. -Passami il calzino, lì.- Glielo passo. Mette entrambi i mandarini nel calzino e me lo mostra. -Così i monaci fanno n’a roba del genere.- dice.

-E come diavolo l’han fatta? Quanta energia ci vuole??- chiedo scioccato. Tenere insieme due mondi quanta energia necessita??

-Hai presente lo Iantor, giusto? L’hai rubato…- dice con un sopracciglio alzato.

Mi schiarisco la voce e guardo altrove. -Aehmn… si…?-


-Sai ch’è una specie di anfora con due manici.-

-Sì.- confermo. Me lo ricordo bene, pure brutto e pacchiano.

-Mbhè, molto prima che tu lo fregassi nel 2008, aveva anche un coperchio.-

Realizzo. -Oh.- dico solo.

-Bon. Questo calzino però è un guscio di elettricità e magia. Finché rimane stabile, è ok. Ma quando viene “stirato” si carica di energia, che misuriamo in hertz di Silon da quello che per primo è riuscito a misurarla.- spiega. -Qui alla Shield abbiamo parecchi meccanismi che regolano un po’ tutto. Trasportatori, scudo di protezione tra i due mondi, sistemi di assorbimento d’urto magico… Quando Naki mesi fa ha azionato il dispositivo elettrico, unito all’esplosione del nostro Iantor in questa dimensione, s’è provocato un rinculo tale da destabilizzare il “guscio” e allontanare di botto il nostro mondo. Gli ha dato una specie di spinta che prima, si è registrata come un’impossibilità di trasportarsi da una dimensione all’altra, visto che il mondo s’era allontanato e le energie erano insufficienti per quella distanza. Poi ha cominciato a stirare troppo il calzino, per cui l’attrito lo ha caricato di energia di Silon ripristinando i trasporti anche a quella distanza, certo, ma caricando il tutto sempre di più. Troppo! I nostri dispositivi di protezione hanno cercato di assorbirla, abbiamo accumulato un sacco di energia ma era troppa, e quando siamo rientrati per effetto elastico del calzino, s’è spaccato su tutto…- Si stringe nelle spalle.

-E tu eri lì nel momento in cui s’è spaccato tutto.- dico.

-È il mio lavoro… Dovevo tenere acceso il sistema di assorbimento e visto che non era sufficiente, azionare la protezione, oppure, nel momento in cui il nostro mondo è rientrato addosso a questo, oltre a tirare giù mezza Busto per l’esplosione di tutta la Shield, avremmo avuto un altro terremoto in entrambi i mondi.- giustifica. Sospira e rimette i mandarini sul comodino. -Ora siamo al punto in cui il calzino s’è stirato troppo, e s’è rotto. Il nostro mondo s’è riattaccato a questo di botto, e per ora non c’è problema, ma il calzino di Ansa Atrima serviva ad attutire i rimbalzi tra un mondo e l’altro e tenerli insieme. Non solo ruotiamo su questo mondo ma rimbalziamo come una pallina. In base a quanto cozziamo, rimbalziamo indietro il doppio. Se non avessimo generato quel calzino, nel 1980, saremmo finiti dall’alta parte dell’universo dimensionale, perdendo di vista completamente questa dimensione. Mentre invece, nel momento di massima vicinanza, generando quel guscio siamo rimasti appiccicati e abbiamo ciucciato l’energia rimanendo attaccati. Ora: niente calzino più botta da mille megatoni. Risultato: verremo sicuramente sparati dall’altra parte dell’universo e ci staccheremo definitivamente.-

-Mbhè ma se facciamo di nuovo il guscio…- tento.

-Hai uno Iantor?- chiede.

-Eeeeh…- Un pezzetto forse… anche se dubito fortemente che la mia palla rattoppata abbia la potenza necessaria del coperchio di uno Iantor intero.

-No. E avremmo dovuto muoverci subito. Questa botta è stata di molto maggiore rispetto a quella del 1980. Fortunatamente a questo giro eravamo preparati un po’ meglio…- sospira. -Ora che li hanno riparati i trasportatori vanno, perché sono ultra carichi dall’energia sprigionata dal calzino prima di rompersi. Questa energia ci basterà per un po’, ma finirà, mentre il nostro mondo sta già rimbalzando via, e noi rimarremo bloccati qui, se non rientriamo tutti subito…-

Sospiro. Bel casino… -Quanto tempo abbiamo?- chiedo.

Si stringe nelle spalle. -Non saprei, ma posso supporre qualche mese… Poi tutti a casa, e dovremo arrangiarci con le nostre energie. A ‘sto punto i rapporti diplomatici con questo paese possono anche andare a farsi benedire, direi….-