-Dunque è come sospettavamo: Shelv ha dei segreti…-

La voce diventa leggermente metallica, poi uno sfrigolio nella comunicazione. Infine il silenzio del consiglio quasi al completo.
Quasi…
Non si può definire al completo se all’appello mancano ben due rappresentanti di due stati diversi.
Soprattutto se uno è quello del regno più grande del nostro mondo…

-Ciò che posso dirvi è che possiede dei mezzi non denunciati al CSM e che non vengono sfruttati appieno, o comunque vengono usati in modo limitato quando invece potrebbero aiutare il nostro mondo se studiati attentamente… –

-Se uniamo questo, alla storia dell’Eirdar…- mormora l’imperatore di Jirdar.

-Ma cosa stiamo aspettando!?- Eson.

-E di cosa potremmo accusarlo?- Sevyhal.

-Di cosa?? L’Eirdar Sin ha fatto esplodere lo Iantor! Ci ha privato del basilare sostegno mondiale! Non è sufficiente?- Di nuovo Eson.

-Non quando Shelv si è quasi immolato per proteggere la Shield, il nostro pianeta e i suoi uomini, per la miseria!- Sevyhal.

-Protegge l’altro Eirdar! E Sin è ancora vivo! Nelle mani di suo fratello! Non è sufficiente questo??- Jirdar.

-Non quando L’Eirdar Tears ha combattuto per noi assieme a Shelv per recuperarlo!-

Un disturbo nella comunicazione. Fruscio. Visi contriti. Poi sospiri. Alcuni affranti, altri dubbiosi. Alcuni irritati perché inascoltati dagli altri.

-Io sono solo a riferirvi i fatti, come da accordi.- dico.

Silenzio ancora per qualche istante.

-Ci dica la sua opinione. Lei che è lì alla Shield. Cosa ne pensa?- chiede Sevyhal.

Tutti mi guardano.

Sospiro. Medito. -Non ho ancora abbastanza informazioni a riguardo. Prima di mettere in discussione il Generale, bisogna essere sicuri delle accuse che stiamo muovendo. Non abbiamo prove contro di lui. Anche se stesse tramando qualcosa, Shelv è scaltro. Uno dei migliori strateghi. Inoltre la sua dedizione alla Shield è fuori discussione, almeno per quanto sostengono finora fatti ed onorificenze.-

Mi fissano, alcuni annuiscono. Jirdar è tra questi. -Lei è saggio. Ci tenga informati.-

Annuisco. -Signori…- Saluto.

Ad uno ad uno i monitor si spengono.

*****

Busso. Non risponde.
Ho smesso di attendere risposta un paio di giorni fa. Entro.

Solo la luce della scrivania e quella fredda dei monitor. Fuori c’è il sole, oggi, ma qui non entra. Come ieri, e prima ancora.
Braccia conserte poggiate sulla scrivania. Gambe incrociate. Seduto sulla sedia del computer. Davanti a lui monitor accesi e un cursore lampeggiante sopra.
Musica in sottofondo. Ma niente Madonna o solito pop cretino, l’ho già sentita ‘sta canzone, ma non riesco a capire dove e quando. Probabilmente da mio fratello. È più il suo genere questo.

Poggio il vassoio sulla scrivania, accanto a lui. La testa poggiata sulle braccia conserte, lo sguardo fisso verso il muro alla sua destra. Prendo il vassoio precedente e lascio quello nuovo. Poi lo fisso. La musica riparte in repeat.
Rimango lì qualche istante, infine mollo il vassoio di nuovo sul pianale, sbuffo e appoggio il culo alla scrivania.
Mi accendo una sigaretta.

Qui dentro l’aria è viziata, magari se ci fumo si decide ad uscire o almeno ad aprire la finestra.
Alza appena lo sguardo, senza muovere la testa. Lo fisso con un sopracciglio su. -Ueh..-

-Oh..- mi risponde dopo qualche secondo. Sembra intontito.

-Va che se non apri la finestra qui finisce l’ossigeno e ti accasci come una pianta secca.-

-Uhmn- dice solo.

Sbuffo il fumo, fisso la stanza.

Il letto è una palla di coperte, vestiti sparsi sopra. Lui indossa il pigiama da tre giorni, non si pettina da tre giorni, e sempre da tre giorni ha quella treccia alla Bas che usa quando dorme. Sparisce in bagno ogni tanto, ma sospetto che non si faccia anche una doccia da tre giorni…

Ieri Kail, che è diventato il suo agente di controllo, deve averlo chiamato, ma non ha risposto. Mentre ero in Shield per accompagnare mio fratello a lezione, ho chiesto a Naki una piccola tregua per il beota.

Secondo l’elfo il beota sono io, per averglielo raccontato. A cosa serviva?
A cosa serviva, mi chiede?
Io avrei ucciso gente per sapere cosa era successo della mia famiglia. Ecco a cosa serviva.

-Oh…- ritento. Ruota le pupille verso di me. -Se vuoi parlarne, c’ho un paio di casse di birra di là… ce le scoliamo.- dico fissando il muro di fronte.

L’alcool non è la risposta. Ma ti dimentichi la domanda.

Abbassa di nuovo lo sguardo. Non risponde.
Attendo.
Poi sbuffo, riprendo il vassoio vuoto e faccio per andarmene.

-Quando ero piccolo…- dice.

Un mormorio. Io mi blocco, voltato di spalle e ancora diretto verso la porta.
Sono sobrio perlaputtana, non vorrà raccontarmi i suoi cazzi mentre sono sobrio! Non son buono per ‘ste cose io!

Ma non mi muovo, attendo. -…è successo qualcosa.- aggiunge. Mi volto appena. Fissa quel punto di prima, sul muro accanto.

-Cosa?- chiedo. E mi mordo la lingua. Cazzo!

Così continuerà a parlare, ed io vorrei essere da qualsiasi altra parte fuorché qui…
Ma mi sa ch’è qui che devo stare.
Sospiro pesantemente, mi appoggio allo stipite con il vassoio in mano e la sigaretta in bocca.

-Non lo so… ho immagini confuse. Ricordo solo alcuni pezzi.-

Ho presente la sensazione. -Tipo?- chiedo.

Silenzio. Sta pensando, sta cercando di ricordare.
Il cervello è una brutta bestia, e registra tutto. Anche quando gli adulti pensano che “ma no… è troppo piccolo, non se lo ricorderà, non capisce ancora…”
I coglioni di Frà Giulio..

-C’era… uno sgabuzzino. Credo che fosse un ripostiglio… era nella camera di mia madre.-

Attendo.

-Ricordo solo lei che mi afferra per un braccio, mi butta lì dentro e mi dice di stare lì immobile e in silenzio. Prima di chiudere la porta cerca di sorridere ma capisco che è spaventata.-
Sospira e ruota lo sguardo verso di me. -Mia madre spaventata… forse è per questo che me lo ricordo.- Sorride appena. -Lei non ha paura di niente.-

Scappa un sorriso anche a me. In effetti…

Torna a fissare un punto sul muro. -Mi dice “Shhhh!”, sorride veloce, chiude la porta e …-

-E…?-

-Voci. Più voci. Non so chi fossero. Una era quella di_- Rotea la fronte sulla scrivania e sospira. -Quella del Re.- dice. -Credo… Non me la ricordo ma ho sempre pensato che fosse lui… Ho sentito mia madre alterata, ma poi l’ho sentita anche urlare, come… come se qualcuno le facesse male. Ma io avevo paura. E lei mi aveva messo lì dentro e mi aveva detto di non dire nulla, per cui… volevo uscire ad aiutarla ma … non potevo.- Sbuffa e si porta una mano alla fronte. -Non volevo. Volevo solo che finisse tutto e mi lasciassero lì dentro.-

-Ti ricordi quanti anni avevi?-

Rotea la testa sulla scrivania in cenno di no. Non mi guarda.

-Te lo dico io. Sì e no 4 anni, non di più.-

-Era ancora vivo.- dice, capendo da dove ho potuto ricavare il calcolo.

Non rispondo. Non era una domanda.

-Purtroppo.- aggiunge.

Cerco di astenermi dal commentare.
Quell’uomo fu il mandante dell’omicidio di Cal e Bas. Non poteva finire altrimenti. Non nello stesso mondo dove vivevo io.
O anche in questo.

Se mio fratello non mi avesse preceduto, l’avrei trovato io, quel figlio di puttana.

-È consolante.- dice. La fronte poggiata sulle braccia, incrociate sulla scrivania.

Non capisco -Cosa?-

-Sapere che non ho il sangue di quell’uomo.-

****

Sin?

Bianco. Respiro affrettato. Un cerchio alla testa e come un peso dietro agli occhi. Dolore soffuso ovunque.

Sin!

Stringo i denti. Tom. Un altro paio di respiri, poi posso farcela. -Sì?- chiedo. Convoglio tutte le mie energie o quasi per mantenere la voce ferma. Non so esattamente da dove provenga la sua. Potrebbe essere dietro la porta, o potrebbe essere qui accanto, e tutta questa pantomima lascerebbe il tempo che trova, ma fortunatamente mi pare sia più lontana.

-Tutto ok?- chiede. La sua voce arriva ovattata da dietro la porta. Ottimo.

Inspiro, espiro. -Sì certo, perché?- Non devo perdere la presa, altrimenti posso dire quello che voglio, ma entrerà comunque.

-Non so… non sentivo rumori ed è un po’ che sei lì dentro…- Tentenna. Sono salvo.

La vista sta tornando. Dapprima a macchie sfocate, poi le figure si definiscono lentamente davanti al mio sguardo. Il lavabo a cui mi sono aggrappato, il pavimento del bagno su cui sono riuscito a non cadere, la luce della finestra accanto. Alzo il capo lentamente, fissando il mio stesso riflesso nello specchio. Intravedo profonde ferite lampeggiare per qualche istante sul mio volto. Ora so dove guardare, so cosa posso vedere e in questi momenti riesco a farci caso.

Quando la pelle torna ad apparire splendida come sempre, sono comunque bianco come un cadavere. Attraverso lo specchio vedo il frammento di Iantor lampeggiare a tratti, come un neon scarico. Poi finalmente si stabilizza, ed io riprendo a respirare tranquillo. Ma come al solito rimango completamente drenato da ogni forza.

Sempre senza mollare il lavabo, la mia unica boa di salvataggio, mi lascio scivolare con la schiena sul muro accanto, fino a sedermi in terra. Poggio la testa al muro. -Voglio fare il bagno più lungo della storia, qualcosa in contrario?- chiedo irritato. Questo tono gli farà capire che sto bene. Difatti non risponde subito, preso in contropiede.

-Niente in contrario…- dice. Pausa. Poi continua -Per caso vuoi un po’ di compagnia?- chiede, sornione.

Sgrano gli occhi fissando il soffitto. Perché non sono entrato in vasca prima di stare male!? Forse sarei annegato ma adesso sarei lì dentro e potrei farlo entrare! Mugolo affranto, poi sospiro pesantemente, sconfitto. Probabilmente non ne sarei nemmeno in grado ora come ora…

-L’intento era rilassarmi, Tom… dubito riuscirei con te qui dentro…- sorrido.

Mi spiace, e non poco…

Lui non risponde. Fisso il soffitto realizzando solo adesso: quand’è stata l’ultima volta che gli ho detto no?
Mai?
Perlamiseria, ora s’insospettirà…

-Ok…- dice tentennante. Lo immagino guardarsi intorno preso alla sprovvista. -Mbhè… ok… io… torno in camera allora. Buon bagno…-

-Ahemn, grazie.-

Attimi di silenzio, poi sento la porta della camera accanto richiudersi.
Sbuffo e mi porto una mano alla fronte.
Adesso sarà certo che qualcosa non va.

****

-Non puoi startene chiuso qua dentro ancora a lungo senza fare niente!!- bercia sbattendo il vassoio vuoto del mio pranzo sulla scrivania.

-Non sono qui a non fare niente… sto programmando!- sbotto. M’ha lasciato in pace per tre giorni, deve rompere ora?

-Sono quattro giorni ormai che_EH?- L’ho preso in contropiede.

Quest’oggi perlomeno sto facendo qualcosa di utile, forse domani uscirò persino dalla stanza. Almeno che si accorga dei progressi, cavolo! -Sto creando un programma che mi consenta di..- mi blocco e guardo Tears. Sospiro -…di trovare lo Iantor di questa dimensione.- concludo semplificando al minimo le spiegazioni, prima che s’incazzi perché si sente stupido.
-Piuttosto…- dico, guardando la porta socchiusa e facendogli cenno di avvicinarsi. Lui alza un sopracciglio critico e s’abbassa all’altezza dei monitor e del mio orecchio. -Hai pensato all’enorme palla di Iantor che c’ho qua?-

Si rialza, va alla porta e la chiude. Poi torna qui e tiene la voce bassa. Suo fratello deve essere ancora a letto, sono le dieci passate ma dopo colazione è tornato a letto. Stiamo diventando tutti degli zombie in questa casa… l’unico che si alza e si veste regolarmente senza passare ore in camera sua, è Tears… E se Tears è l’unico normale in una casa di 4 persone, stiamo a cavallo proprio….

-Prima avevo pensato di spezzarla in più parti e far passare le schegge come recuperate, ma ora ho la sensazione che potrebbe essere utile nella ricerca dello Iantor…-

-Sì, lo so, e potrebbe sul serio, ma della ricerca dello Iantor deve occuparsene anche Sin. Non posso fare esperimenti su un oggetto che lui non deve sapere ch’esiste se deve poter avere accesso agli stessi dati che ho io per potermi aiutare nella ricerca!-

-È questo il problema…- borbotta. – Ci sto ancora lavorando, novellino!- Si rialza e riprende il suo solito tono di voce. -Te fatti una doccia, pettinati, FAI QUALCOSA, CAZZO! Riprenditi e torna nel mondo dei vivi!- Esce e sbatte la porta smanaccando.

Sospiro.

Rientra di botto e, risoluto, stacca la porta dai cardini.

-CHECCAZZ_- faccio appena in tempo a dire che lui mi ruba la porta. -TEARS!!-

-DEVI USCIRE!- sbraita dal soggiorno.

Poi: rumori inconsulti. Credo abbia buttato la mia porta dalle scale. -CAMBIA ARIA, PERLAPUTTANA!!!!- sfasa.

****

Dopo aver aiutato Tears a rimettere a posto la cucina dalla cena, torno in camera.
Apro la porta e la luce è spenta.
Sin ha dormito fino a tardi stamattina, ma è sempre stato un poltrone. Abituato a dormire quasi tutto il giorno e vivere di notte, quando si è risvegliato dal coma e abbiamo incominciato a fare una vita come le persone normali, (se escludiamo il fatto che non possiamo uscire di casa se non scortati) ha ripreso a dormire di notte e vivere di giorno. Dormire, per lui, ha sempre significato poltrire, dormire e dormicchiare per un vago totale compreso tra le dieci e le quattordici ore al giorno. Ma ultimamente mi sembra che stia esagerando…
Mi avvicino al letto. Lui è lì, tutto appallottolato nella trapunta. Mugugna appena sente muoversi le molle del materasso sotto il mio peso. -Hey…- Gli mormoro all’orecchio. Lui mugola qualcosa di strano e si raggomitola di più sotto il piumone. Ridacchio. -Hai ancora sonno?-

Mi arriva un “gni”.

Mi stendo a fianco. -Non è che le nuove medicine che ti ha dato Daniel non vanno bene?-

-Gno.-

-No cosa?- chiedo.

Sbuffa, capisce che non lo lascerò stare facilmente e si arrotola di nuovo tra le coperte, ma stavolta voltandosi verso di me. Sbucano solo un ciuffo castano e gli occhietti a mezz’asta.

-Le medicine vanno bene..- borbotta attraverso il piumone. -Sono come quelle di prima ma più leggere. Lasciano chiuso solo un paio di snodi invece di tutti. Quindi posso vedere Bas ma almeno non parlo strano…-

Ho capito tre quarti di frase, circa. -Uhmn..- annuisco. -Come mai tutto questo sonno, dunque?-

-Dormire è bello…- mugola tirando le coperte anche sopra gli occhi.

-Sì, ma mille ore al giorno… pare tu abbia ripreso i ritmi del coma.- ridacchio.

-Sarà che mi annoio…- borbotta, ovviamente riferito al fatto che gli è vietato uscire.

Abbasso l’orlo del piumone con l’indice. -Possiamo ingannare il tempo…- dico allusivo agli occhi ormai blu come quelli di suo fratello.

Lui mi fissa da sopra l’orlo del piumone. Il suo sguardo non cambia da “bambino capriccioso” a “ti strappo i vestiti coi denti” come suo solito. Mi si alza un sopracciglio mentre mi fissa.

-Ahemn… qualcosa non va?- chiedo. È strano.

-No.- mi fissa ancora. -Ma ho sonno…-

Mi sento fuori luogo, continua a fissarmi come a scrutare la mia reazione. Non sono effettivamente abituato al fatto che mi dia picche. Due volte in un giorno poi… cos’è, l’apocalisse?

-N… non siamo obbligati, eh…- balbetto. Non so che dire! Se non è qui per fare sesso, come mai non è nella camera di Tears, a quest’ora? Ad attendere che vada a dormire?

-Te la prendi?- mi chiede. Dèi, che tenero! Si sta preoccupando per me!

Sorrido e quasi piango di gioia. -No, Sin! Mi dispiace un po’ ma tutto qui…- m’infilo sotto il piumone e lo abbraccio. Ci rifaremo…- dico.

Lui mi si accoccola addosso, e poco dopo si addormenta sorridendo.
Ed io stasera sono il barista più felice sulla terra.
Un po’ in bianco, ma felice.

****

-Uhmn… ha davvero perso potenza…- borbotto.

‘Sto vizio del parlare ad alta voce devo togliermelo. Al posto della porta ho messo una specie di tenda fatta con un lenzuolo, momentaneamente, ma se evitassi di fare considerazioni delle analisi che sto facendo sulla mia palla di Iantor, sarebbe anche cosa buona e giusta. Sin potrebbe affacciarsi da un momento all’altro.

Ho girato i monitor in modo che appena entra non veda cosa sto facendo e ho spostato anche il laser per formiche con cui sto analizzando il cristallo in un cassetto, in modo che possa chiudere e cambiare finestra velocemente. Inoltre vedo la porta, da dove sono ora, quindi non dovrebbero esserci problemi…
Sempre se non mi metto a parlare, ecco.

Inserisco due codici e il programma mi da errore, poi comincia a macinare chissà quale richiesta. -Porcatroia…- borbotto. Devo ancora mettere a posto un paio di bug.

Mi stiracchio e vedo il riflesso nello specchio che ora ho a fianco, visto che ho spostato la scrivania.

Mi fisso. -Sono uno straccio… Tears ha ragione.- Sospiro.

Prendo il cell e guardo lo scatto che ho fatto alla foto di Tears. Alla domanda “posso tenerla” sono riuscito a dire solo “posso” prima che me la strappasse di mano su un “COLCAZZO” tutto in maiuscolo, quindi l’ho fotografata.

Zoomo sul viso di quel tipo, che a quanto pare è mio padre.
Ha un’espressione simpatica. Gradevole. Cioè, è tranquillo e si vede che non è né una persona che si prende troppo sul serio né uno che si fa schiacciare dai problemi della vita. E voglio dire… da quanto ho capito di problemi nella vita ne ha avuti tanti…

Sospiro di nuovo.

Scioccato dalla notizia non mi sono trattenuto quanto avrei voluto a parlarne con Tears.
Avevo bisogno di un attimo da solo. Di pensare, di… metabolizzare.

Eppure mi piacerebbe sapere… Mbhè tutto tipo, visto che non so praticamente niente.

Mi risveglio dalle mie elucubrazioni mentali quando sento il computer smettere di macinare. Mi rimetto composto sulla sedia e controllo cosa diavolo mi ha partorito il programma.

Un grafico. Non capisco… -Checcazzo ho combinato?-

Numeri sull’asse delle Y e date sull’asse delle X. Sembra uno di quei cosi che buttano fuori i sismografi.
Controllo le date. Inizia con il giorno in cui ho raccolto la prima scheggia che mi sono tenuto e finisce con oggi.

-Fico…- Se ho capito bene i numeri dapparte devono essere l’intensità di potere dello Iantor, cioè, il suo valore di trasposizione da energie basilari a energie magiche…
Quant’è carico, insomma.

Seguo per bene il grafico… Come diceva Sin, va perdendo potenza.
Nel giorno in cui l’ho ricomposto a forma di palla, ha perso meno potenza, ma tende sempre a perderla. Devo aver rallentato il processo ma ho comunque scazzato qualcosa. Poi c’è un picco verso il basso, a bomba proprio, giù di un botto.

-Ma che è ‘sto picco?- domando al grafico.

Poi mi ricordo. È il giorno in cui l’ho mollato qui sulla scrivania, m’è rotolato giù e s’è rotto di nuovo.

-Porca troia… ha perso talmente tanta energia che se ne avessi buttato nel cesso un pezzo sarebbe stato lo stesso…- borbotto alla mia deficienza.

Medito per un bel po’ con davanti quel grafico, poi decido che mi mancano informazioni.
E il posto in cui prendo informazioni è il nocciolo, ovviamente…

Ghigno e scrocchio le dita delle mani. -È un po’ che non forzo il sistema del nocciolo, Kail…-

Dieci minuti dopo schiaccio un ultimo invio -Eeeeeeh….- indico il monitor trionfante…

“Accesso negato”

-….- Rimango di ghiaccio. -Come accesso negato!?- sbotto poi.
Maledetti! M’hanno chiuso la porta! -Come hanno osato!?- Mi rimbocco le maniche. -A noi due…-

****

-Ueh! Bestia! Non ti porto la colazione in camera oggi, quindi vedi d’alzare il culo e venire a cibarti, sennò digiuni!!- sbraito verso la tenda che ha messo al posto della porta.

Nessuna risposta. Sbuffo e cerco di non tirare giù anche tutto il muro intorno.
Nel frattempo la porta della camera di mio fratello si apre ed escono tutti e due. -MBHE! Alla buon’ora! Cazzo sono io? Il cuoco!? La colazione è pronta da mezz’ora!-

-Non rompere Tears. Ti stai inacidendo…- borbotta Sin senza nemmeno guardarmi e passandomi davanti diretto alla cucina. L’istrice non fiata, ma si vede che vorrebbe ridere.

-FORSE PERCHÉ MI FATE FARE LA CASALINGA REPRESSA!!- sfaso smanaccando verso la cucina. Poi con una manata tiro giù la tenda. -ALLORA!?- urlo.

Lui è lì, tipo sciolto come uno di quegli orologi del pittore di ‘sta dimensione, sulla sedia, davanti ai monitor accesi.

-Sei vivo?- chiedo. Rialza appena la testa e c’ha due occhiaie come piattini da caffè.

-Seh..- mormora. -Arrivo Tears… non ho dormito, abbi pazienza.-

-Mbhè? Passato tutta la notte su Youporn?- chiedo, e finalmente gli apro stacazzo di finestra.

Lui si stropiccia gli occhi con una voce da far spavento. Mbhè, e anche una faccia allegata dello stesso tipo. -Ho passato tutta la notte a cercare di entrare nel nocciolo….- mormora. -Ma niente…-

Mi si alza un sopracciglio -Niente?-

-Niente.- conferma lui, stiracchiandosi sulla scrivania come un gatto, o come soleva fare Bas, anche…

-Lavati, vestiti e vieni a fare colazione… Hai bisogno di uscire, se non riesci nemmeno più ad entrare nel nocciolo…-

Lui ondeggia la testa, trovando probabilmente la spiegazione più che accettabile. S’alza e sparisce in bagno.

Sospiro in parte soddisfatto. -Finalmente…-

****

Entro praticamente tirando giù la porta e immediatamente mi rendo conto che la situazione è peggio di quello che mi aspettavo. -Si può sapere dove diavolo eri!?- mi sbotta subito addosso Kraimi. Sta correndo da una consolle all’altra. Guardo un paio di monitor, faccio un rapido calcolo e mi affianco a lui nelle corse. Schiacciamo pulsanti e livelliamo le intensità con le manopole mentre berciamo uno all’altro. Che uno sia il capo dell’altro spesso e volentieri ce lo dimentichiamo entrambi…

-Al reparto informatico! Posso ricordarti che ho ben due reparti sotto controllo!? Voi ora lavorate solo in questo ma io devo tenerli d’occhio tutti e due, e dovrei pure lavorare ad Akrem!!- sbotto.

-Mbhè, credo tu abbia qualcosa di più importante da queste parti, ultimamente!-

Abbassa la leva della messa a terra, l’indicatore di un potenziometro scende per qualche istante, ma poi si rialza a picco e lui tira un pugno ed un’imprecazione.

-Dillo a Shelv!- Sbotto io accendendo tutti e tre gli interruttori di emergenza al pannello che ho di fronte. La lancetta del potenziometro trema, ma non accenna a diminuire. Abbiamo superato la soglia di attenzione: scattano gli allarmi.
Le luci si abbassano, la lampada d’emergenza comincia a girare inondando il reparto con una luce rossa ben poco amichevole.

-Ok. Abbiamo ufficialmente superato la curva di Kirye: ora rimarremo in tensione per tempo indeterminato.- Rigel, alla consolle di comando principale.

Pausa.
Ci siamo. Tra pochi secondi sapremo se non vedremo mai più il nostro mondo o se….

Siamo tutti bloccati col fiato sospeso, immersi nella luce rossa lampeggiante della sirena silenziosa dell’allarme interno. Bip troppo ravvicinati e poco cordiali da tutte le postazioni ci riempiono le orecchie. Fissiamo Rigel che a sua volta fissa monitor e lancette che oltre ciò che mostrano non possono andare, se non vogliono uscire e cadere in terra…

-Massa di riferimento??- chiedo, temendo poi la risposta.

Deglutisce, lo vedo. Si volta e ci guarda. -Meno 6,4 della scala di Silon.-

In negativo! Sento respiri mozzati a metà.

-Se non rientra immediatamente nel range, ci staccheremo…- Deneb.

Ok.

-Anche se tornasse indietro in questo esatto istante, ormai il sistema di assorbimento non riuscirebbe più ad ammortizzare e tornare sotto la soglia di guardia! È meglio che si stacchi!- Kraimi.

Devo reagire.

-Ma_- Rigel.

-Protocollo di emergenza!- urlo fermo, bloccandoli. Calma e sangue freddo. -Rientreremo nel range, ma il contraccolpo sarà devastante! Chiunque non è attualmente impiegato sul sistema di assorbimento, abbandoni il reparto!- Lesti una decina di uomini corrono verso l’uscita abbandonando le loro postazioni.

Deneb Rigel e Kraimi mi guardano un istante, vorrebbero crederci nonostante le conseguenze, ma non hanno ancora la certezza matematica di quello che sto dicendo.

-Tensione eccessiva! Siamo al massimo! Prossimi alla rottura!!- Rigel.

-Sam, se non torniamo indietro_-Tenta Deneb.

-Avete sentito cos’ho detto!?- Cerco di resettare la massa, sono fiducioso sul fatto che torneremo indietro. -È una vita che lavoro su queste macchine, per quanto dicano i numeri, io conosco ogni cigolio di tutte le molle che compongono questi strumenti! E poi non abbiamo dati certi, non siamo mai arrivati ad un punto tale. Torneremo indietro! Devo solo preoccuparmi di… come…-

Ma ora il problema è che nessun pulsante pare voglia rispondere ai comandi, c’è troppa tensione. -Kraimi!- Magari nella consolle di comando c’è ancora qualche connessione disponibile.

Si getta alla consolle. Schiaccia i rilevatori, poi i loro reset. -Non riesco! C’è troppa energia, siamo sovraccarichi, il sistema di azionamento dell’impianto di sicurezza non risponde! Dobbiamo riavviarlo!-

-Stiamo rientrando!!!- urla Rigel. E non sono urla di gioia queste, non ci siamo staccati, ok. Potremo tornare a casa, forse…

Ma ciò che lo terrorizza ora è quello che avevo preventivato: la velocità di rientro….

-30 secondi al rientro!- Rigel si alza dalla sedia ed indietreggia. Sa perfettamente che con questa tensione i potenziometri potrebbero saltargli direttamente in faccia, e non dovrebbe già più essere lì!

-Non c’è tempo per riavviarlo! Dovremo attivarlo a mano! Kraimi! Il pannello idraulico!- ordino.

-20 secondi all’impatto!- Rigel.

Kraimi rompe il vetro di sicurezza e sblocca il meccanismo di protezione al sistema idraulico. Il pannello scende su un clonck sordo e una dozzina di leve appena risistemate e caricate per l’evenienza sono davanti a noi. Mi aggrappo alla prima a destra e con tutta la forza che ho cerco di tirarla giù. Digrigno i denti ma ce la faccio. Passo alla seconda.
Kraimi tenta fino all’ultimo d’azionare il sistema elettronicamente, poi ci rinuncia con un pugno e comincia a tirar giù anche lui le leve partendo dal capo opposto al mio.

-10 secondi!!- Rigel lancia le cuffie sulla consolle piena di dati e potenziometri impazziti e si volta verso di me.

-Uscite!!- urlo. Non c’è più tempo. Non c’è più soluzione, ma non vogliono fuggire. -Ne mancano solo tre! Posso farcela da solo! Portali via!- urlo a Kraimi.

Lui mi fissa con gli occhi sgranati -Ma_- tenta.

-USCITE TUTTI!!- ordino a tutti e tre.

Tentennano. Kraimi fissa un’ultima volta le leve dal suo lato. Poi di nuovo me. Infine corre fuori dal reparto afferrando e trascinando Rigel e Deneb.

L’ultima cosa che vedo fare a Rigel, prima di essere trascinato fuori da Kraimi, è tirare un pugno al pulsante d’allarme generale.

****

Quando un paio di parole sul mio monitor s’invertono, sospiro e mi massaggio gli occhi.
Ho dormito decisamente poco questa notte, e questo lo devo all’insistenza di Kail.

Mi appoggio allo schienale e mi tolgo gli occhiali da vista mentre mi massaggio la fronte, occhi chiusi.
Devo definitivamente trovare un modo per buttarlo fuori di casa mia. Non posso rispedirlo ad Akrem, qui la situazione è critica ed io ho bisogno della sua esperienza a riguardo.
Darò ordini che gli trovino una sistemazione in hotel. O meglio: lo costringerò ad usarla, quella sistemazione.

Mi alzo e decido di farmi un caffè.
Mentre la macchinetta borbotta, fisso la mano destra. Tiro ad una ad una le dita del guanto di pelle e lo sfilo. La mia mano: orrendamente sfregiata dalla scossa elettrica di qualche mese fa.
Stringo il pugno un paio di volte. Ho ormai quasi del tutto riacquistato la padronanza e la forza, sia nella gamba che nel braccio. È l’estetica il problema. Un problema che non so se si risolverà mai e del tutto. Irrilevante per quanto mi riguarda, ma che ritengo impossibile Kail possa seriamente non considerare nelle insistenti avances notturne che m’impediscono di dormire, per finire invece a discutere per ore contro un muro di gomma.

Rimetto il guanto e prelevo la tazza di caffè. Niente latte o zucchero, semplice caffè di Samirien, direttamente importato dalle aziende della famiglia Kraimi.
Sorrido pensando a quante volte Christian deve aver ripetuto in questo ufficio un’azione simile con il suo adorato The.

10Poi qualcosa mi distrae. Fisso la tazza poggiata sulla scrivania. La superficie del caffè trema appena. Poggio i palmi sul pianale e ora l’avverto anch’io.
Capisco.

Apro la porta del mio ufficio nell’esatto istante in cui la sirena dell’allarme generale scatta. Mi butto alla balaustra della balconata. Sotto di me: tutta la Shield. Impiegate e soldati si guardano per un istante a bocca spalancata, poi chi è nei pressi si volta verso il reparto di Kail.
-Protocollo 004!! Allontanarsi dal reparto 2A ed assumere posizione d’urto!!- urlo un istante prima di vedere dall’alto Kraimi trascinare fuori di corsa Rigel e Deneb dall’ingresso. Tutti si abbassano, mani sul capo, impiegate sotto le scrivanie, gente a terra. Chi è troppo vicino al reparto di Kail scappa più lontano che può. Io mi reggo alla balaustra e fisso dall’alto il tetto del reparto di Sam.

Poi l’esplosione.

****

-Ma che diavolo è successo?- sbotto tenendomi la testa. Stavamo per metterci a tavola quando una scossa ci ha fatto finire quasi tutti in terra. Solo il barista s’è aggrappato alla penisola e non è cascato di sotto.

Non è stato un terremoto… Assomigliava di più a quel muro d’aria che t’investe nei pressi di un’esplosione. Ovviamente molto alla lontana… solo ch’è stato del tutto imprevisto. Ho cozzato contro il frigorifero, cascando per terra.
Mi toccherà cambiare l’anta…

-Madò! CHE BOTTA!…. E sono tutto elettrico!-

La voce del novellino da qualche parte nel soggiorno. È quello che ha fatto la caduta più rocambolesca, lui, tanto per cambiare…

Controllo mio fratello, caduto di culo per terra. Sta bene. Sai quante botte peggiori dev’essersi preso, là….
Lui alza lo sguardo e fissa i bicchieri sulla penisola. Seguo lo sguardo ai bicchieri e non capisco… Anche una forchetta che se ne stava già bella in bilico su un piatto non s’è mossa di un millimetro, mentre noi siamo finiti tutti lunghi e distesi. -Abbiamo sentito l’urto solo noi della seconda dimensione? Gli oggetti della terza sono tutti al loro posto…- mormoro. Sto cercando di capire.

Zen intanto, che s’è fatto il volo di faccia fino al soggiorno, si tira in piedi e si specchia contro l’antina lucida del mobile. -Guarda i capelli! Sono un rasta!- sbotta. In effetti è crespo come un gatto spaventato…

-È stata una forte variazione magica… E come “collegati” allo Iantor, l’abbiamo sentita solo noi, in ordine di passaggio dimensionale.- dice Sin, tranquillo, mentre si rialza. Io ho capito solo metà della spiegazione..

-Sì ma… ci rendiamo conto della portata? Quale diavolo d’incantesimo andato in malora può aver causato un rinculo tale?- sbotta il barista aiutando Sin a rialzarsi. Qualche istante di silenzio sovrastato solo dal borbottio querulo del novellino che non consideriamo. Poi Sin si siede tranquillo alla penisola ed alza lo sguardo su di noi, sorridendo appena con un solo angolo della bocca. -L’esplosione dello Iantor?- dice, come se fosse ovvio, mentre sbocconcella una brioche.

Sgraniamo gli occhi.

-Tu l’avevi previsto!?- sbotto.

-Guarda! Ho la pelle d’oca!- Il novellino mi si attacca al braccio ed indica il suo.

-NON ME NE FREGA UN CAZZO DELLA TUA PELLE D’OCA!!- gli sfaso in faccia.

Lancio un’ultima occhiata a mio fratello, m’alzo, afferro l’impermeabile di pelle dal divano e mi avvio al montacarichi. -Ho una brutta sensazione.-

Mi seguono.