4ndy: ti sto mandando la chiave di accesso.
F4r3v311: sta arrivando.
F4r3v311: access granted!
4ndy: Avevi qualche dubbio?
F4r3v311: Inizio download, preso?
4ndy: al volo!
[Zurundolo enters the chat]
Zurundolo: Ragazzi, fare ping pong sui server di tutto il mondo non vi basterà, vi conviene sloggarvi ora. È solo un consiglio. Non avete a che fare con la polizia postale, qui. Bye bye… 😉
4ndy: E tu chi diavolo sei?? Come sei entrato!?
[Zurundolo left the chat]
F4r3v311: Cifratura non riconosciuta! Merda!!
4ndy: Stai tranquillo, abbiamo ancora qualche minuto di accesso ed anche successivamente la diagnostica non rivelerà danni, fino a quando non backtrackeranno i nostri IP tra due terminali e più di 60 server!
F4r3v311: Ma sanno ch’è stato un attacco intenzionale!
4ndy:Ancora due minuti al termine del download, mantieni la calma ed
è tutto ok!
F4r3v311: Niente, stacco! Sorry Andy!
[F4r3ve11 left the chat]
4ndy: ASPETTA! Un minuto soltanto!
4ndy: tgjiytei0oè8jegu

Pugno sulla tastiera. -MERDA!- Chiudo in fretta e furia l’Alienware e strappo letteralmente i cavi dalle prese.

Original Illustration.

Lo butto nello zaino, mi copro il viso con la sciarpa che ho al collo ed abbasso gli occhialoni cyberpunk che porto sempre sulla fronte. Generalmente servono, insieme all’enorme fascia per capelli, a tenere a bada la massa di tubi e dreads che ho in testa, ma in momenti come questo sono sempre stati molto più utili in un altro senso.

Afferro lo zaino di corsa e me lo butto in spalla, mentre quasi strappo il battente della finestra malconcia di questo appartamento abbandonato, spalancandola. Mi butto sulla scala antincendio mentre alternativamente nel mio cervello si fanno strada le immagini che ho memorizzato da google maps l’altro giorno, insieme alla serie di calci che tirererò con soddisfazione nel culo di Farevell appena mi capita sotto mano.

Salto i gradini a tre a tre, tonfi metallici e ritmici sotto le mie new rock. Stridere di gomme. Merda! MERDA!
Salto una rampa, l’ultima, mi butto in strada e corro dalla parte opposta del vicolo umido e sporco. Quando credo di aver trovato una via di fuga, volto l’angolo e la strada mi viene sbarrata da altre due Audi nere anonime. Finestrini oscurati, niente simboli o scritte.

Quello stronzetto aveva ragione: non ci sono i carabinieri o la postale di mezzo.
Lo sapevo che quello su cui stavo per mettere le mani era prezioso ma il brivido era riuscire a prenderlo, non usarlo. Non so nemmeno a cosa mi sarebbero serviti quei dati. Non era rilevante.

Guardo a destra e sinistra. Salto su un cassone dell’immondizia scassato. Scendono, m’intimano di fermarmi. Italiano corrente, niente accenti. Perlomeno non ho contro la mafia russa o la Yakuza. Afferro un davanzale, mi isso. Uno sparo. Uno sparo!? Salto su un cornicione, poi: un altro sparo.

Non mi hanno mai sparato, non sono mai arrivati a tanto. È quello che penso mentre casco da quasi tre metri di altezza e mi schianto a terra.
Dal rumore, il mio Alienware nello zaino non ha gradito. Ma a giudicare dal sangue che mi si sta allargando da sotto la schiena: nemmeno il mio corpo.
Svengo.

****

Praticamente mi tira giù la porta.

Che poi è la sua di porta. Perché tutta questa violenza in ogni cosa che fa, proprio non lo capisco. Così come non capisco come faccia Electra a non essere sempre ricoperta di lividi. -Muoviti! Andiamo in Shield!- tuona, e se ne esce così come s’è affacciato.

-Ma sei scemo?- chiedo alla soglia già vuota. Mi alzo e lo rincorro.

Ho un sonno boia, sono tornato qualcosa come mezz’ora fa. Guardo l’orologio… Cazzo! Sono già le sei del mattino! Altro che mezz’ora, sono passate almeno due ore! Sono ricaduto in quella specie di falla dimensionale in cui mi ritrovo ogni volta che mi siedo al pc e penso “guardo solo le mail”.

Ma sono comunque le sei, albeggia, e Tears non si alza mai prima delle dieci, e solo se deve preparare colazione per quindici. -Ma sono le sei del mattino!- protesto.

-Fottesega! L’elfo è già là, lo so, per cui muoviti.- Con un gesto indossa il suo lungo cappotto di pelle ed io ho fatto le 24h filate, visto che sono tornato tardi e poi mi sono fatto risucchiare dal pc.

-Ma la colazione?- cerco scuse.

Lui apre un’antina e mi lancia una merendina impacchettata. -Toh! Mastica e zitto.- Mi spinge verso il montacarichi e, come al solito, vince lui.

****

-E invece ti sto dicendo che starai qui, fino a quando non avrò finito di elencarvi i vostri compiti!- tuona Shelv.

Gli siamo capitati qui in ufficio prima che lui stesso arrivasse, dieci minuti dopo.

-Mio fratello è là sotto ingabbiato con_- tenta Tears, ma viene prontamente interrotto.

-Le guardie fanno rapporto ogni quindici minuti, al momento stanno entrambi ancora dormendo, per cui calmati!- risponde il generale poggiando la sua 24h di pelle sulla scrivania, indossa ancora il cappotto. È l’alba, ma lui è già in ufficio, fresco e perfetto in ogni dettaglio. Io sembro finito in una centrifuga e poi lasciato asciugare in un secchio, invece. Stento a tenere aperti gli occhi.

-Quindici minuti!- sbotta. -Gliene bastano 2 per ridurlo a pezzi!- sbraita Tears al mio fianco.

-Se non lo ha fatto per tutta la notte, non vedo perché dovrebbe farlo ora.- minimizza Shelv accendendo il proprio computer e controllando qualcosa sopra.

-Forse perché è narcotizzato?- sbotta Tears allargando le braccia. Ecco cos’ha… Vuole essere lì prima che il suo clone riprenda i sensi e possa mettere le mani su Sin.

-L’effetto del narcotizzante è finito più di 4 ore fa, e i resoconti precisano che s’è svegliato, per cui non è nelle sue intenzioni.-

Tears inspira di scatto e sgrana gli occhi. Questo non se lo aspettava.
Probabilmente era convinto che avrebbe dormito filato fino a questa mattina.

-MA_- tenta.

-ZITTO!- urla Shelv. E tipo ogni reparto della confederazione perde la voce istantaneamente.

Anche lui se ne sta zitto. Davvero!
Credo che il Generale sia l’unico che può arrivare a tanto, soprattutto quando c’è di mezzo suo fratello….

-Cinque minuti, Tears. Ascolta ciò che ho da dire. Poi andremo alle celle, e chiederemo spiegazioni al tenente Lendl. Ho intenzione di andare a fondo a questa storia esattamente quanto te, per questo motivo, successivamente, raggiungeremo tutti il dottor Lafelv in infermeria.-

Tears per un attimo aggrotta le sopracciglia, ma non replica. Io non ho idea di che cosa c’entri il capo chirurgo in tutto questo, ma sto cominciando a farmene una. Solo è talmente surreale che… Ma Shelv parla, ed io perdo il filo.

-I frammenti di una certa rilevanza, e quindi recuperabili, dello Iantor originario del nostro mondo risultano ormai tutti raccolti e correttamente spediti nella seconda dimensione.-

Non muovo un muscolo facciale, eppure Shelv mi guarda. Un istante soltanto ma è come se una freccia di ghiaccio mi si fosse conficcata in gola.

Lui sa. Allora perché me lo permette?

Prosegue. -Il secondo obbiettivo del piano è il recupero dello Iantor originario di questa dimensione.- Poggia le mani sulla scrivania e si alza lentamente, senza interrompere il discorso, appende il cappotto e comincia a camminare. Mani incrociate dietro la schiena. Ci sfila davanti come se fossimo una delle sue truppe. Ed in effetti io per riflesso sono sull’attenti. Tears invece si sta grattando una spalla con fare strafottente come suo solito. È contrariato, ma sta ascoltando.

-Il problema maggiore, vista l’assoluta ignoranza dell’esistenza di un oggetto così importante da parte della popolazione di questa dimensione, è la sua localizzazione.- Si ferma davanti a noi e ci fissa. -Già anni addietro ipotizzammo l’esistenza di uno Iantor per questo pianeta, e fu istituita una squadra apposita per la ricerca ed il recupero.-

-E che cosa è successo a quelli prima di noi?- chiedo.

-Niente che non succeda a tutti prima o poi.- liquida, tornando alla sua scrivania.

Improvvisamente sembra che nell’ufficio la temperatura scenda di tipo 15 gradi…

-Il punto è che non trovammo mai i responsabili delle interferenze con la nostra squadra di recupero. Nelle ultime missioni riferirono di persone incappucciate, ma non sono mai riusciti a catturarne uno.-

-Incappucciate…- borbotta Tears come rimuginando tra sé e sé.

-Ma usavano la magia?- chiedo.

-Dai resoconti non risultarono attacchi magici.-

-Uhmn…- medito. Di primo acchito con l’immagine di gente in cappuccio m’ero immaginato che arrivassero dalla nostra dimensione, ma se non è stato rilevato l’uso della magia possono sempre essere di qui…
Ma delle persone di questa dimensione per quale motivo starebbero interferendo con il recupero dello Iantor? Voglio dire, sarebbe anche logico, se sapessero cos’è e lo stessero utilizzando, ma in questo caso lo avremmo già localizzato da eoni… loro manco dovrebbero sapere che esiste…

-Questo compito verrà affidato come concordato a voi. Sin farà, insieme a Samirien, parte della squadra logistica. Sul campo sarete tu e Samirien, Tears, insieme agli uomini che abbiamo sin ora istruito, vi muoverete come meglio credete.-

Si siede e ci fissa. Pare Gendo Ikari di Evangelion con quelle mani intrecciate davanti al mento mentre ci fissa. -Ovviamente rimangono attive le solite procedure. Profilo basso, nessun coinvolgimento della popolazione autoctona. Meno danni possibili a cose e persone.- Il suo sguardo si fissa su Tears. -Niente esplosioni pirotecniche, Tears…-

-Seh… – risponde lui annoiato fissando distrattamente l’enorme libreria alla nostra destra.

Il Generale attende qualche istante, come ad assicurarsi che Tears abbia recepito il messaggio, poi si alza di nuovo, afferra il suo bastone da passeggio e ci fissa un’ultima volta. -Bene. Ora, se non ci sono domande, possiamo andare a recuperare Sin ed il tenente Lendl.-

Tears si attiva subito ed è già alla porta. L’apre e fa passare prima Shelv. Io trascino le mie stanche ossa e li seguo.

***

Scendiamo dal piano dedicato agli uffici della direzione generale, quindi praticamente al solo ufficio di Shelv e al piano esterno dove ci sono le sue due segretarie.

Saluto un paio di persone, tra cui Kail, che non mi pare molto sveglio, deve avere attaccato al lavoro anche lui tipo dieci secondi fa. Ma dalla faccia ci vorranno un altro paio di ore prima che capisca cosa gli sta succedendo intorno. Mi viene in mente che lo abbiano chiamato per l’incursione nel nocciolo che io stesso ho rilevato poche ore fa, il che è del tutto plausibile visto che quello è il suo reparto in questa dimensione.

Nel corridoio verso le celle, veniamo affiancati da un gruppo di soldati seguito da un’altra manciata di persone. Kraimi, che guida il gruppo, fa il saluto al Generale. Shelv si ferma solo un istante, poche parole di cui un paio ordini. Kraimi risponde, annuisce. Percepisco solo un “scambio prigionieri” e roba che poco m’interessa. Tears è tutto un nervo, quella breve sosta lo ha contrariato parecchio, si guarda intorno frenetico, cerca di guardare oltre, alla cella dove probabilmente c’è Sin. Finalmente proseguiamo.

***

Quando mi sveglio, sono seduto. Avvolto in un pesante plaid e accoccolato contro qualcuno. Apro gli occhi a fatica a mugolo qualcosa senza senso.
Non mi piace svegliarmi. Mai. La mattina è sempre un brutto momento.

-Buongiorno.- mi saluta la voce di qualcuno che non sentivo da anni. Prima di ieri sera.

Sospiro, cerco di riprendere l’uso dei muscoli intirizziti da quella posizione non del tutto consona per dormire. Abbiamo dormito entrambi sulla stessa brandina, seduti, avvolti in un solo plaid.
Nelle condizioni in cui ero ieri sera, certo sarei morto prima di infarto se non mi avesse accartocciato tra questo plaid ed il suo abbraccio.

Approposito… mi guardo intorno, localizzo la scatola delle mie pastiglie in terra, faccio per alzarmi, lui mi trattiene. -Dove vai? È ancora presto… albeggia appena.-

-Le mie pastiglie…- mugolo. Nemmeno io vorrei muovermi, è caldo ed accogliente questo bozzolo di plaid.

-Non ne hai bisogno..- mormora mezzo assonnato.

-Ma…- mi guardo intorno. Bastian è seduto per terra a gambe incrociate, quando incrocio il suo sguardo mi fa un sorrisone e mi saluta con la mano come fanno i bambini, come suo solito.

-Non sei pazzo, Sin, lo vedo anch’io quell’imbecille blu.- dice indicando vago verso Bas.

-Hey!- protesta lui con un broncio risentito.

-Questo non esclude che sia pazzo anche tu..- sogghigno. -Quell’imbecille blu che dici, è morto qualcosa come quindici anni fa. E ne sono sicuro, perché ero presente.-

-E quindi?- dice stringendosi nelle spalle. -Se non fosse morto non lo vedremmo solo io, te e Tears.-

-Tears non lo vede, infatti.- puntualizzo.

Rain rimane un secondo perplesso, poi alza le sopracciglia e liquida il fatto con una smorfia. -Tears è sempre stato molto tardo…-

Io ridacchio, perché è vero. Non è stupido ma non si concentra, e non gli interessa praticamente niente, per cui non si applica e finisce per imparare e capire le cose sempre dopo rispetto a noi. È sempre stato così.

-Che cosa stai cercando di dirmi, Rain, che vediamo i fantasmi?- chiedo.

Fissa un attimo Bastian, poi un altro punto dietro di me per cui mi giro di scatto, impaurito, ma non vedo nessuno, infine torna a guardarmi. -Non li chiamiamo fantasmi…- dice. – però…- annuisce appena. -…possiamo metterla anche così.-

Rimango interdetto. Non mi passa niente per la testa. Buio totale, solo una lucina in fondo: un puntino luminoso con la probabilità che davvero io non sia del tutto pazzo.

Lui sospira e mi sorride. -La differenza tra me e te, è che io non ho avuto nessuno che mi dicesse ch’ero pazzo, e soprattutto chi ho visto per primo è stata la mamma, che sapeva bene cosa stava succedendo e mi ha grossomodo spiegato le funzioni delle energie e degli spiriti che non finiscono nell’Okra.- Indica vago verso il pavimento dove è seduto Bas. -Tu invece hai visto quello lì blu che non sa nemmeno cos’era al mondo affare…-

-Ma allora!- sbotta di nuovo, risentito. -Io lo so perché sono qui… Il punto è che ho pensato fosse meglio lasciargli pensare che ero un’allucinazione piuttosto che un fantasma…-

Lo fissiamo entrambi in modo poco amichevole.

Si schiarisce la voce, improvvisamente in imbarazzo. -Mbhè…- cerca di giustificarsi con me. -Quando mi hai visto per la prima volta eri troppo piccolo! Ti saresti spaventato! T’immagini?- s’alza e fa vaghi cenni con le mani come un bambino ad halloween. -Sono il fantaaaaasmaaa di Baaaaaaas…- Gli mancano solo il lenzuolo in testa e le catene di plastica.

Di nuovo il nostro stesso sguardo verso di lui. Rain scuote la testa, ignorando le sue giustificazioni. -Ok, lasciamo perdere, digli perché non sei andato nell’Okra.-

Bas fa appena in tempo ad alzare una mano e dire -Bhè…- che scompare. O almeno, io non lo vedo né lo sento più, ma perché vengo deconcentrato credo.
Tears invece lo sentiamo berciare prima ancora di vederlo affacciarsi alle sbarre.

-GIÙ LE MANI DA MIO FRATELLO!- sbrocca.

Rain lo guarda con un sopracciglio su ed uno giù. -Te lo ricordi ch’è anche il mio o alla fine l’ictus t’è venutao davvero?-

-Mi hai spaccato 3 costole per ricordarmelo!- bercia lui afferrando le sbarre e sporgendovisi attraverso.

Rain s’alza con una flemma che pare abbia dovuto alzare un mondo intero, e s’affaccia. -Preferisci un numero pari?- dice rimboccandosi le maniche con tranquillità.

-E tu vuoi inciampare in un calcio?!- sbotta lui dall’altro lato.

-Ok..- annuisce Rain, sempre tranquillissimo. -Ti sei guadagnato quattro nocche sui denti. Di nuovo.- ghigna.

Tears si scrocca le nocche e digrigna i denti. -Stavolta dovranno chiamare l’esercito per fermarmi…- minaccia.
Zendaru è solo indietreggiato lentamente allontanandosi da Tears come si fa con un animale pericoloso e selvatico. Shelv non ha battuto ciglio, aspettandosi evidentemente un simile scambio di battute inutilissime

-Voi due! La gara a chi piscia più lontano finisce qui, ok?- dico finalmente io, alzandomi.

-Tenente Lendl.- esordisce Shelv, con il suo fare da Lord Inglese, che riesce a mettere freno ad ogni discussione di mio fratello. -Lei è ufficialmente agli arresti, e verranno intraprese azioni disciplinari nei suoi confronti per il suo ingiustificato comportamento di ieri.- dice.

Rain si mette sull’attenti, serio. -Signor sì, Signore.-

-Ora vi scorteremo tutti e tre all’infermeria, dove cercheremo di far luce su questi nuovi sviluppi insieme all’aiuto del dottor Lafelv.-

Rain sfigura -Daniel!?- dice perdendo ogni forma di compostezza.

Nakiri lo guarda soltanto, lui deglutisce e si rimette sull’attenti. -Signor sì, Signore.- ripete. Shelv fa un cenno alle guardie, che aprono la cella, ci ammanettano e ci scortano fino in infermeria.

Poco fuori dall’infermeria incrociamo Kail, che localizza Shelv e si avvicina. -Devo parlarti.- dice.

Noi entriamo, lui fa un cenno. -Vi raggiungo fra un attimo.- Poi guarda Tears. -Tieni a freno le mani, sono stato chiaro?-

Tears borbotta. Che nel suo linguaggio è un ok scocciato.

***

-La curva di Kirye sta cominciando a tendersi di nuovo.- esordisco, appena la porta dell’infermeria si chiude.

-Era prevedibile. Ci ritroveremo di nuovo senza elettricità?- chiede Naki.

-No, cioè…- Cerco quei documenti nella mia cartelletta di pelle e glieli porgo. Scuoto appena la testa. -La velocità di tensione è decisamente differente.-

Fissa quei dati una volta. Poi i risultati che ho determinato in proposito e di nuovo i dati. Stringe le labbra, appena.

Questo è un particolare che in pochi conoscono. È quando anche Nakiri Shelv si trova in difficoltà, ed è raro. Molto raro.

Mi ridà i fogli senza guardarmi. Fissa diritto davanti a sé e mette una mano in tasca. Dal tintinnio so che sta giocherellando con il portachiavi della macchina, e nel frattempo so che sta pensando. -Non è differente: è triplicata dello 0.3%.- Nel giro di cinque minuti Ha eseguito un calcolo che io ho concluso in mezza nottata, santiddei… Dovrei esserci abituato ma ogni volta rimango spiazzato.

-Già.- dico, sintentico, mentre rimetto quei fogli nella mia cartelletta. -Non si tratta di assestamenti.-

Sospira e si tortura le labbra con indice e pollice, fissa un punto indefinito della sala d’attesa intorno. Sta meditando sul dafarsi. -Voglio una revisione straordinaria sui tensori. Ricaricateli al massimo, cambiate tutti i pezzi che hanno subito più di due variazioni. Testate la procedura automatica ed anche quella manuale di emergenza.-

Annuisco. -Se ne è già occupato Kraimi con la sua squadra, abbiamo anche fatto aggiungere due slot nuovi. Ma non sono i tensori a preoccuparmi.-

-È l’impatto…- mormora.

Annuisco. -E quello che ne conseguirà. Se è come credo, non ci sarà un’altra tensione… –

-Qual è il tempo stimato?-

-Ad occhio e croce potrebbe variare tra le 24 e le 72 ore.-

Fissa per un istante il pavimento. -Aumenta il personale sugli strumenti di variazione e nel reparto anomalie. Sposta gli uomini necessari dal reparto informatico.- Mi guarda di sfuggita. -Sono arrivati i nuovi rinforzi dal governo di questa nazione?-

-Sì. Stamane. Abbiamo alcuni elementi molto validi. Uno di loro, per quello che ha combinato, credo possa essere persino più competente del nostro solito Hacker…- spiego con un sorriso.

-Istruiteli e metteteli subito al lavoro.-

-Comandi.- dico. E lui entra in infermeria. Io invece ho un sacco di lavoro da fare. Di nuovo…

***

Quando entro in infermeria, mi ritrovo davanti i tre gemelli seduti su un letto. Sin in mezzo a fare da spartiacque a due che pare stiano concorrendo tra loro in un concorso di minacce creative.

Il dottor Lafelv è seduto su uno sgabello, innanzi al tenente Lendl. Sta controllando le fasciature che gli sono state apportate il giorno precedente. In mezzo alla saletta invece trovo il nuovo chirurgo intento, insieme all’infermiera, a medicare un braccio del Tenente Colonnello Kraimi.

Mi avvicino. -Cos’è accaduto, Tenente Colonnello?- chiedo.

-Oh, nulla di grave, Signor Generale. Abbiamo aggiunto dei tensori manuali, stamane, e una delle molle di sicurezza è saltata nel momento esatto in cui il mio braccio era da quelle parti. Non è niente, basterà questa fasciatura.-

Sposto lo sguardo al giovane dottore. -Confermo, Generale. È solo un’abrasione leggera.-

-Bene.- dico. -Noi dovremmo conferire con il dottor Lafelv, vi pregherei di lasciarci soli ed usare l’altra saletta medicazioni.-

Tutti e tre mi fissano un istante. -Certo..- dice il dottore. Dà un paio di istruzioni all’infermiera e tutti e tre si trasferiscono nella sala accanto. Io chiudo la porta a chiave e fisso Samirien. -Lei può attendere qua fuori, Samirien. Valuteremo successivamente quali informazioni le saranno dovute.-

-Ok.- risponde. Non si scompone, fa un vago cenno con la mano agli altri e: -Regà… cià… io vo a dormire…- Esce e richiude la porta.

Io chiudo a chiave anche quella. Ora ci siamo solo noi in questa stanza. -Bene, dottor Lafelv, insieme a lei, Tenente Lendl, credo dobbiate a tutti qualche spiegazione più accurata.-

***

-La mamma…. era cosa?- Tears.

-La Chimera Reale???- Sin s’alza di scatto in piedi, completamente affascinato dalla cosa. Come se ad un’adolescente avessero appena detto ch’è il figlio di una rock star.

-Una chimera? Cioè un mostro?- chiede perplesso Tears al fratello minore.

-NO! Cretino! La Chimera Reale!- ripete lui come se fosse ovvio. Cosa che per Tears, decisamente non è. Ovviamente conosce il termine chimera, ma tutte le chimere che circolano ancora nella nostra dimensione, e non sono molte quelle rimaste in vita, sono decisamente orrende, violente e sicuramente più animali che elfi.

-Verso la fine della grande guerra era circolata la notizia, tra le varie voci incontrollate che gli uomini di Saharian spandevano tra gli alleati per poter resistere all’avanzata di Samirien…- interviene Shelv.

Sospiro. -E invece esisteva. Ed era bellissima, Tears.- preciso.

Sin è ancora su di giri. -Ha le corna, lo sai? E la coda!- Mima entrambe le cose ad un fratello che lo sta guardando come se fosse pazzo. Oddio, più pazzo del solito…

-Mamma non aveva né corna né coda! Cazzo dici, ti perci??- sbotta Tears in rimando come se gli stessero offendendo la madre. Cosa che in realtà parrebbe davvero così…

Io rimango perplesso. -N… no… effettivamente in principio le aveva… Ma tu come lo sai Sin?-

-L’ho vista!- Gioioso, lui.

Tears si gratta una tempia perplesso. -Anch’io ma_-

-No. L’ha vista ieri.- interviene finalmente Rain, liquidando il fratello maggiore con un vago gesto della mano, senza guardarlo. Fissa me, invece. -Non è passata nell’Okra. Fu una morte violenta e aveva lasciato noi in sospeso, non c’è riuscita.-

Ho rischiato l’infarto ieri, vedendolo. Ora so perché: per averlo adesso.

Mi siedo -Voi… tu… tu la vedi?- balbetto.

-Costantemente, da quando avevo tipo dieci anni, undici…-

-Dèi…-mormoro.

-Ora spiegami perché dai questa merda a Sin.- Mi agghiaccio. Mi lancia la scatola di anti psicotici che do mensilmente a Sin. O quelli che faccio passare per tali….

-…Io…- Raccolgo la scatola da terra mentre cerco di formulare una spiegazione sensata nella mia testa. -…volevo solo proteggerlo…- Alzo lo sguardo, nel tentativo di fargli capire che ero in buona fede, perché è sempre stato così, ogni cosa che ho fatto era per proteggerli, aiutarli…-Io ho sempre e solo voluto proteggervi… Se qualcuno avesse saputo chi e cosa eravate sarebbe stata la fine, per voi.-

-Fammi capire, Sin non è psicotico? Cioè vede tipo i fantasmi? Ed esistono??- chiede Tears alzandosi in piedi. Fatica a tenere il filo del discorso. Troppe informazioni, troppe tutte insieme.

-Tipo…- ondeggia il capo Rain.

-Cazzo..- si risiede, poi realizza ricordandosi l’allucinazione più ricorrente di Sin e si alza di nuovo di scatto. -BAS!-dice guardando il fratello minore.

Sin annuisce soltanto. -Sì. Anche lui non è passato nell’Okra, ma non so perché.-

-Da quello che so, o che abbiamo potuto intuire_- inizia Rain, subito interrotto da Tears.

-Tu e chi?- chiede.

-Giusto, anche prima hai parlato al plurale.- aggiunge Sin.

-Io e mamma.- liquida come se fosse del tutto normale. -Dicevo, da quello che abbiamo potuto intuire, le energie dello spirito delle persone non passano nell’Okra tornando allo stadio primario solo quando lasciano qualcosa di incompiuto, quando tipo si mettono in testa che no, non possono, non ora. Quel coso lì, blu…- ed indica un punto dietro di noi nell’infermeria che quando ci voltiamo pare assolutamente vuoto -…evidentemente ha lasciato qualcosa in sospeso con Sin e gli sta attaccato, mentre mamma poteva anche lei seguire solo una persona vivente, e si è attaccata a me ch’ero quello rimasto solo.-

Tutti facciamo un attimo di silenzio. Tranne Tears, che borbotta -…e Tears invece non aveva bisogno di nessuno…-

Rain sbuffa sonoramente roteando gli occhi al soffitto. -Tu ne hai un altro, ma non so chi sia.-

Tears si rialza a molla -..P… papà?- mormora.

Rain lo guarda come se avesse urlato “CACCA!” in mezzo ad una chiesa. -Cazzo dici?? Papà è vivo!… Credo, da qualche parte a Sevyhal…- finisce la frase un po’ perplesso.

-Papà è vivo??- sbroccano entrambi Sin e Tears, in sincrono. -Come fai a saperlo?- di nuovo sincronizzati.

-L’ultima volta l’ho raccattato da un vicolo e gli ho fatto smaltire la sbornia a casa mia, quindi direi che se è morto è una cosa recente.-

-Quando è accaduto?- sbotta Tears.

-Un paio di settimane fa…-dice Rain perplesso.

-MACHECCAZZO!- urla Tears tirando un calcio alla gamba del letto che s’inarca.

-Non ce la fai a metabolizzare tutto, Tears? D’altronde hai un cervello limitato, se vuoi ti scrivo un bigino.- ghigna Rain.

-Fottiti.- risponde Tears con il classico medio alzato.

-Io non lo vedo ora, chiedi a Bas perché non è passato nell’Okra- chiede Sin, curioso.

-Non posso, è legato a te, io lo vedo soltanto, non lo sento e lo vedo pure sbiadito e solo se ci sei tu nei paraggi. Prima lo vedevo bene perché eravamo praticamente attaccati e ho capito qualcosa di quel che diceva dal labiale, ma niente di più.-

-Ma… tu li vedi sempre tutti?- chiede Sin.

-Tutti quelli che sono rimasti qui e che sono legati ad una persona viva che mi sta accanto…- spiega Rain.

-Perlamiseria, ma è una tortura!- sfigura Sin.

-Nah, non ci fai caso, è come stare sempre in un posto molto affollato. Eppoi non sono legati a me, io ho solo la mamma, quindi non interagiscono, ci posso passare attraverso, se mi parlano non li sento e via discorrendo ed anzi, se devo gettare un incantesimo che trae poteri dallo spirito sono molto utili, basta che metta una mano loro attraverso e gli risucchio direttamente l’energia senza passare dallo Iantor… ho praticamente sempre le pile a portata di mano…-

Rimaniamo tutti con gli occhi sgranati a fissare Rain. Tranne Tears che a turno ci guarda tutti, cercando di capire qualcosa dalle nostre espressioni.

-Lei si rende conto, Tenente, che ha appena scritto un nuovo capitolo di storia nell’utilizzo della magia dello spirito, vero?- chiarisce Shelv.

-Signore, con tutto il rispetto, ho sempre cercato di farmi i fatti miei e mantenere un profilo basso, per proteggere me stesso…- Fissa di sfuggita Sin e Tears. -E anche quei due lì…-

Shelv annuisce, lentamente. Poi mi fissa. -Dunque, passiamo alla questione successiva. La chimera reale, dottor Lafelv, loro madre. Ce ne parli.-

Sospiro. -Sono anni che non ne sento parlare… sono anni che cerco di dimenticare…-

-È arrivato il momento di ricordare, dottore.- conferma Shelv, senza inflessione alcuna nella voce.

Fisso il Generale per qualche istante, e lui, come se mi leggesse nella mente, aggiunge. -Non ho intenzione di rivelare informazioni rispetto a tre uomini che potrei usare per l’unico scopo della Shield: mantenere la pace con il nuovo mondo ed una forte alleanza tra gli stati del CSM.-

Prendo un bel respiro. -Io..- scuoto la testa. -è incredibile da dire ora… ma al tempo… io credevo nella causa. Io credevo di poter creare l’essere perfetto. Longevo, forte, immune da ogni malattia… Mentre a loro interessava solo un’arma di distruzione di massa.-

Fisso il pavimento, anche se mentre cerco di raccattare vecchi ricordi che avevo seppellito in un angolo della mia memoria, faccio lunghe pause, nessuno mi interrompe. -Samirien era…. non lo stato che ha portato all’alleanza tra le razze, e alla pace nel nostro mondo; era solo uno stato stupido ed ignorante che soffocava la scienza.- Sospiro ed annuisco. -Ecco, io lavoravo per la scienza.-

***

-Qualcosa non va, Dottor Sastriem? La vedo perplesso…- chiedo.

Lui alza lo sguardo dalla medicazione, sorpreso, forse impaurito? Poi sorride, nervoso, forse. Colpevole, probabilmente. -No no..- si affretta a dire. -Ero solo sovrappensiero.-

-Spero non abbia a che fare con il mio braccio!- ridacchio. -Se me lo deve amputare voglio saperlo subito!- dico facendo il finto serio. Ovvio che non avesse nulla a che fare con quella semplice abrasione, ma spero che stemperi un po’ il suo disagio, e finisca per parlarne. L’infermeria è un ottimo luogo dove raccogliere notizie. Per la maggior parte si tratta di pettegolezzi, ma tutti entrano qui dentro, tutti hanno prima o poi a che fare con dottori ed infermiere, e alla fine qualcuno si lascia sempre sfuggire quale informazione interessante.

Ride, ed ottengo ciò che volevo. -Non si preoccupi, Tenente Colonnello.- dice attaccando l’ultimo cerotto (o steri strip come l’ha chiamato lui). -Il suo braccio starà benone nel giro di un paio di settimane…- Sospira poi, iniziando il bendaggio finale.

-Se qualcosa la cruccia, posso fare qualcosa… Non sono il Generale Shelv, ma ho comunque un grado niente male…-

-È..- tentenna. Poi prende un ber sospiro e finalmente parla. -Ho… ho per le mani delle informazioni molto importanti su… di una persona…- scuote appena la testa, sempre senza staccare gli occhi dal bendaggio. -Di/Su più persone, a dire il vero..-

-E?- chiedo.

-E… e ne ho fatto parola al Generale ma non mi pare abbia preso provvedimenti.- Finalmente mi guarda. -Anzi, credo che stia aiutando a coprire i fatti, il che secondo me è fuori da ogni logica.-

Lo fisso. -Il Generale Shelv potrebbe avere come secondo nome “logica”…- sorrido. -Ci sarà un motivo…-

-Si, cioè, forse per usarle a suo beneficio! Ma è una cosa da portare al CSM, a tutto il mondo! È una cosa_-

-Hey hey…- lo calmo io sorridendo. -Che notizia di portata mondiale può essere finita in infermeria…?- ridacchio. Sono il suo salvatore in questo momento. Qualcuno a cui poter finalmente riversare il suo enorme fardello di cui non può far parola a nessuno.
E finalmente mi confessa tutto.

***

-Mi faccia capire, Dottor Lafelv… Questo sistema circolatorio magico di cui parla e di cui gli elfi sarebbero muniti, è presente anche in loro tre?- chiede Shelv mentre rimetto il cappuccio al pennarello che ho usato per illustrare su questa lavagna parte dei miei studi dell’epoca.

-Sì Signore.- confermo.

-Io non ho un cazzo dell’elfo, gli elfi sembrano tutti froci…- borbotta Tears, poi indica il fratello minore, seduto accanto. -Lui è elfo.-

Shelv sta ragionando, alza solo una mano verso Tears, a dire di non interromperlo. -Mi spieghi perché dunque hanno limitazioni umane…-

-Io non ho limitazioni!- sbotta Tears.

-Ma allora, la smetti d’interrompere?!- Si rigirano Sin e Rain in sincrono. Tears rimane seduto borbottante.

-Il loro sistema circolatorio è bloccato. L’ho bloccato io stesso.- confermo.
-Dopo essermi consultato con i vostri genitori, naturalmente…- aggiungo poi guardandoli tutti e tre.

-Eppure… Tears e Rain hanno una forza fuori dalla norma umana, e Sin ha sicuramente un intelletto ed un’agilità maggiori… senza contare la possibilità del tenente Lendl di creare incantesimi dello spirito in modo del tutto anomalo rispetto ad un limite umano e la facoltà di… ”vedere gli spiriti” che non coinvolge la razza elfica…- dice Shelv.

-Sì, dunque. La chimera fu incrociata con alcuni animali che le diedero nuove particolari proprietà, inoltre altri esperimenti e anche semplici incidenti di percorso del tutto inaspettati, portarono allo sviluppo di alcune particolarità non proprie né degli umani né tantomeno degli elfi. Tabata vedeva gli spiriti, come Rain. Tabata riusciva a plasmare il suo corpo, aveva una forza fuori dalla norma, un’intelligenza e perspicacia assolute, era agile, veloce a correre… L’unica cosa che non siamo mai riusciti a farle cambiare, fu il carattere.- sorrido al pensiero. -Era una pasticciona. Un po’ egocentrica e molto infantile.-

-Quello l’ha preso lui!- sbotta Tears indicando Sin dopo una pausa di silenzio sin troppo lunga per i suoi standard.

-Se ha incrociato anche quelli, tu ti sei preso i geni dei gorilla…- brontola Sin accanto.

-Al tempo decidemmo tutti e tre di sbloccare un solo snodo di quel sistema circolatorio dei bambini, quello della tempra e rigenerazione. Perché sarebbe potuto esservi utile… e difatti lo è stato.. Soprattutto per te Rain.- dico alludendo alla serata peggiore nella vita di noi quattro.

-Si può sapere che cazzo significa??- sbotta Tears.

Sin si mette le mani tra i capelli, Rain si volta e fa un paio di passi nella direzione opposta, Shelv credo che stia contando fino a dieci. Io sbuffo, afferro un vassoio di ferro per bisturi e glielo lancio direttamente in faccia con tutta la forza che possiedo.

Il vassoio, sulla faccia di Tears, semplicemente si ammacca e rimbalza, lui lo prende al volo con l’altra mano, con la faccia interdetta e del tutto confusa. -Che cazzo?…- tenta, ma io giro intorno al letto su cui è seduto, gli spingo la testa in avanti e prendo dalla tasca del camice un lungo ma finissimo punteruolo.

-UEH UEH! Che cazzo stai facendo!?- bercia.

-Zitto.- dico. Inserisco lo strumento più o meno un paio di centimetri sotto l’atlante.

-Cheffà? Lo resetta?- chiede Sin a Rain.

Lui si stringe solamente nelle spalle. -Magari diventa normale.-

Lo sento dire un AHIO! ma nient’altro. Poi lo sfilo e torno dov’ero, di fronte a lui. Tears si massaggia il collo e mi guarda storto, io riafferro il vassoio di prima e SBAM!!

Stavolta tutti rimangono interdetti e confusi. Tears finisce per terra, di lato, tenendosi la faccia con entrambe le mani. Due secondi di stallo e poi salta su inviperito ed ammaccato. -SEI FUORI DI TESTA?!?!? MI HAI SPACCATO LA FACCIA!!!- Si tasta il naso. -Il mio naso…- Poi bercia di nuovo nella mia direzione -Era questo che facevi a mamma tutto il giorno!?- sbraita.

-Ora i tuoi poteri rigenerativi e di tempra sono bloccati.- spiego. -Certo, hai sempre un’ottima costituzione, ma sei un essere umano normale.-

Rain ghigna e si scrocca le nocche. -Posso testarlo?- chiede mentre si avvicina minaccioso. Tears mi mette una mano su una spalla e con l’altra mano lo indica, indietreggiando. -D… Daniel! Quel coso, lì, l’ago, il cucito! Rifammelo!!-

-Tieni presente Rain, che lui accuserà i tuoi colpi, ma la forza è rimasta intatta.- spiego tranquillo.

-AH!- esordisce Tears. -Allora vediamo se riesci a prendermi!!- e si scrocchia le nocche in rimando.

-Quella non l’ho sbloccata io…- proseguo. -…col tempo siete riusciti a sbloccare da soli alcune proprietà, probabilmente quelle che più ritenevate importanti…-

Stappo di nuovo il mio pennarello e faccio un paio di linee sulla lavagna.

-Mettiamo che da qui passi il flusso della forza. Tears si è ritrovato da solo, con suo fratello, tutto ciò che desiderava era la forza di proteggerlo e “Clack!”- dico mentre sbarro uno snodo del sistema circolatorio sulla lavagna. -L’ha sbloccato di sua volontà. Sin d’altro canto, s’è ritrovato con Tears che… mbhè…- cerco le parole adatte mentre lo osservo -… tesoro, non è che ti applichi molto nelle cose…-

-Eh?- chiede lui stordito.

-Ti sta dicendo che sei scemo, quindi Sin ha sbloccato l’intelligenza al posto tuo.-

-Non applicarsi è diverso dall’essere scemo!- sbotta lui minacciando pugni.

Io sospiro, lo faccio sedere e riprendo l’ago di prima. -Aspetta… Prima che finiate per darvele di nuovo…- dico sospirando e risbloccando lo snodo della tempra e rigenerazione.

***

-E tu che ci fai qui?- La voce di Samuel.

-Dormo- rispondo, senza aprire gli occhi.

-…lo vedo.-

Sospiro e apro un occhio, sono tutto aggrovigliato sulle sedie della sala d’aspetto, qui in infermeria. -Non ho dormito stanotte, e Tears mi ha trascinato qui all’alba!- protesto.

Samuel sogghigna. -Non hai dormito perché eri da Lidya, o perché eri lì a goderti un’effrazione nel nocciolo?-

Deglutisco. E mi passa il sonno. Volano le notizie in Shield…

Scatto seduto e lo fisso. -Hai visto che robba? Sono entrati!- dico euforico.
Ho tralasciato apposta la prima parte del discorso, vorrei che non si spandesse la voce che… mbhè, sto frequentando più signorine contemporaneamente, ma appena mi ricordo di quell’hackeraggio mi prendo bene. -Sono entrati, lisci come l’olio, hanno preso quello che volevano e_-

-E li abbiamo beccati.- finisce lui impassibile.

-Si, ok!- dico io tirando una manata all’aria. -Ma devi ammettere che avevano stile…-

-Ti sei intromesso.-

Ondeggio una mano davanti al viso, minimizzando l’accaduto. -Ho solo dato due dritte, e le dritte in questione erano d’andarsene. Non avevano idea di con chi avevano a che fare.-

-Mbhè, poi l’hanno avuta.- dice Samuel rimettendo in ordine alcune carte nella sua borsa di pelle.

Ci rimango male. -Li… li avete fatti fuori?- chiedo.

-No. Abbiamo una collaborazione con questo mondo ormai. Sanno che siamo qui, non possiamo più muoverci liberamente come un tempo.-

-Ah!- Meno male. -Quindi li avete arrestati?- chiedo.

-Più o meno, ora dimmi- dice cambiando discorso e indicando l’infermeria. -Quanto credi che ne avranno ancora la d_-

Ma non finisce la frase che Tears esce a grandi falcate, sbattendo la porta sul lato opposto del muro. Quello uguale a lui lo segue per un paio di passi, identici come impeto. -DOVE CAZZO VAI!?- gli bercia.

-AFFANCULO!!- gli risponde l’altro già dall’altra parte della Shield. E con quel tono ci ha praticamente mandato tutta la città.

-Mbhè…- dico fissando la porta. -Direi che hanno finito.-

Shelv si affaccia dopo qualche istante, sospirando e con un solo sopracciglio alzato. Poi si volta di nuovo verso l’infermeria, credo parli con Daniel. -Ho altre domande da porle.- Cambia direzione dello sguardo e fissa il clone di Tears. -Ed anche a lei Tenente.- Lui si mette sull’attenti. -Signor sì, Signore.- risponde.

Shelv ci sfila davanti e credo torni a quello ch’è il suo ufficio, Samuel fa per seguirlo quando Rain lo afferra per un braccio, trattenenendolo.
Sam si volta, lui si rende conto che chi ha davanti ha un certo grado maggiore del suo e non solo molla la presa, ma si mette di nuovo sull’attenti. -Scusi Signore.-

Sam si guarda il braccio. È integro e pare gli basti. -Nulla, ma deve dirmi qualcosa tenente?-

Lui tentenna. Io intanto mi alzo e conto le mie ossa. Dormire un paio d’ore su 4 sedie allineate non è proprio il massimo, soprattutto per la colonna vertebrale.

-Signore, io… vorrei parlare. In privato, se possibile.-

Sam si guarda intorno non capendo. -Certo…- si volta verso di me.

Io incrocio le braccia dietro la nuca. -Me ne vado, me ne vado…- dico. – Nessuno mi vuole oggi.- Poi ghigno.

Andrò a bermi un caffè nella sala intervallo delle segretarie…

****

-Signore. Prima di tutto volevo scusarmi per la mia condotta dell’altro giorno. Non era assolutamente nelle mie intenzioni aggredirla, è stato solo un effetto collaterale, non ho saputo tenere a freno la mia ira né tantomeno la mia forza.- china il capo. -La prego di accettare le mie più sincere scuse.-

Io rimango agghiacciato. Di Tears questo ha solo forza, corporatura e flemma.
Un paio di agenti si avvicinano per ammanettarlo, visto che è agli arresti, ma io faccio cenno di non interromperci.

-Non vi preoccupate, lo prendo in custodia io.- dico. Le guardie si mettono sull’attenti ed escono dall’infermeria, lasciandoci di nuovo soli.

-Non si preoccupi, Tenente Lendl, per quanto mi riguarda è come se non fosse successo.- sorrido poi. -È strano, sa?-

-Cosa, Signore?- è sempre sull’attenti.

-Vedere la controfigura di quel buzzurro cafone di Tears nei panni di un ottimo soldato.- Non risponde, io proseguo. -Ho visto le onorificenze.- spiego.

Lui non replica, solo uno scatto delle sopracciglia. -E ho visto anche con quale abilità lei abbia cercato di evitarle tutte e soprattutto evitare ogni promozione.- Gli scappa un leggero sorriso ma non perde la posa.

Sospiro. -Da un certo punto di vista anch’io ho cercato di evitarne qualcuna, ma alla fine Shelv mi ha trascinato qui in Shield…- sospiro, poi lo fisso. -Lei vuole chiedermi qualcos’altro, vero?-

Tentenna. -Sì Signore.- dice poi.

-Prego…- dico facendo cenno con la mano.

Tentenna di nuovo. -Posso parlare liberamente, signore?-

Un altro cenno più vago, mi siedo. -Vai e dammi del tu.-

-Ho letto tutti i rapporti che non fossero sotto segreto militare, nei suoi confronti e su quelli di Shelv. Dai profili psicologici credo che lei sia la persona adatta a cui chiedere questo favore…-

Adesso sono perplesso, oltre che curioso. Questo tipo ci stalkerava da anni?
Quando mi dice cosa vuole, ghigno. Mi alzo e gli metto una mano sulla spalla.

-Andiamo a bere un caffè… tenente… Abbiamo tante cose di cui parlare…-

***

Compare sull’uscita di sicurezza, quasi un’ora dopo. Roteo lo sguardo al cielo e lui fa lo stesso. Nessuno dei due pensava di trovare l’altro qui, e a nessuno dei due fa piacere.

-Ueh..- dice guardando altrove.

-Oh.- rispondo io lanciando a terra un mozzicone con due dita.

Pausa.
Fingiamo di non esserci.

-C’hai una sigaretta?- chiede poi.

Sospiro. Cedo. Mi metto una mano in tasca e gli lancio il pacchetto. Lui lo afferra e lo fissa un po’ stranito, perché i pacchetti qui sono rigidi e tutti colorati, mentre da noi o hai una tua scatoletta di ferro per mettercele, o il tabaccaio te le arrotola in un pezzo di carta e t’attacchi.

Si stringe nelle spalle e ne accende una con una fiammella scaturita dall’indice, poi mi lancia indietro il pacchetto. Io lo prendo al volo.

-Non si può usare la magia qui.- borbotto.

-Mica mi hanno ancora messo il bracciale a me. E non mi hai prestato l’accendino.-

-Ci sono un paio di pietre lì.- Indico il giardino della villa Tosi. -Magari se ti ci metti ce la fai.-

Si siede dall’altro capo della panchina in pietra.
Fissa il cielo, io per terra.
Silenzio.

-È sereno.- dice poi, così, accazzo.

Alzo lo sguardo con lui, perplesso. -Non mi piace la pioggia.- mastico poi, accendendomi un’altra sigaretta.

-Pioveva.- dice soltanto, poco dopo.

Pausa.

-Ha sempre piovuto quando sono successe merde.- dico poi, sbuffando il primo fumo.

Silenzio, per un’altro paio di minuti.

-Sin mi ha chiesto di restare.-

E tu guarda se non lo faceva. Bestemmio tra me e me.

-E?- chiedo poi scocciato.

-Non sono mai riuscito a dirgli di no.-

-Per quello è un viziato di merda.- butto con stizza la cenere in terra.

-Chi l’ha tirato su dopo i 7 anni?- chiede.

Non rispondo.

-C’è una cosa che non c’hai spiegato però.- dico poi.

-Son passati vent’anni, permetti che qualcosa magari m’è sfuggito…-

-I capelli. Perché li hai bianchi? Non sei tipo da farti tinte o frociate del genere, te.-

Lui si guarda una ciocca. -I dottori dissero che sono diventati così dopo un forte Shock.-

Non replico. Finisco la mia sigaretta in silenzio, fissando davanti a me.

-Sei nervoso.- dice poi, e lo immagino sorridere anche se non lo sto guardando.

-Non sono nervoso!- sbotto.

-Sei sempre nervoso quando c’è qualcosa che non conosci. Sin si indispettisce perché si sente ferito nell’orgoglio, te invece ti incasini perché non sai come reagire. In questo momento tu non sai cosa c’è nella mia testa.-

Mi alzo di scatto e gli sfaso addosso. -E ALLORA PARLA!! Non girarci intorno! DIMMI LE COSE IN FACCIA!!!!!- urlo.

Lui si alza di scatto e mi tira un pugno. Piena faccia. Non me lo aspettavo nemmeno. Finisco in terra a tenermi il naso. Cazzo di nuovo.. -Mi sono espresso male… credo…- borbotto.

Lui sbuffa profondamente e si passa una mano sulla faccia, poi mi allunga la mano per rialzarmi. La fisso. Lo fisso. Mica mi fido eh… ma l’afferro…

-Ok, perché sei qui a fumare una sigaretta invece di spaccarmi di schiaffi?- chiedo, più specificatamente a ‘sto giro.

-Tu perché me ne hai offerta una?- mi gira la domanda.

Medito.

-Io non sono in difetto. Te avresti ragione.- dico, e mi risiedo. Il naso mi fa un male boia, mi sa che me l’ha rotto di nuovo…

Lui non replica, torna a sedersi anche lui.

-Questo non significa che non reagirei di conseguenza rendendoti poltiglia.- aggiungo poi.

Lui ridacchia. -Non sei cambiato per un cazzo…- dice scuotendo la testa.

Controllo la mano per vedere se sto perdendo sangue dal naso, ma no. A ‘sto giro s’è contenuto, forse… o forse Daniel ha sbloccato meglio quel cazzo di snodo con i suoi fottuti aghi da fachiro. -Prima ci pestavamo di più.- dico.

-Uhmn… vero..- annuisce fissando il giardino di Villa Tosi. -Ma sono in servizio.- aggiunge.

***

Sto parlando da solo, visto che mi hanno lasciato da solo in casa.

Quando ho chiesto perché non mi portava in Shield, ieri mattina, mi ha guardato come se gli avessi chiesto di giocare a Golf in reggiseno e giarrettiere. “E che ci verresti a fare te?” come a dire, che utilità hai nella vita se non farti scopare?

Uno di questi giorni devo ricordargli che in quello stupido patto che lui solo crede ancora in vigore, quella specifica parte era il mio benefit, non il suo. Ma tant’è.

“Rimettimi apposto l’armadio, piuttosto, che c’è un casino là dentro.” -Certo che c’è casino, porcoboia! Ogni volta che devi sceglierti cosa metterti pare che azioni un frullatore di tre metri e ti ci tuffi dentro, in questo fottuto armadio a muro!- sbotto. E poi ha ninnoli di tutti i tipi, cazzo. Ho messo tutti i pantaloni da una parte, ho trovato anche un paio di gonne lunghe darkettone da uomo (per fortuna, aggiungo. Sin vestito da donna mi farebbe ribrezzo. Ha i lineamenti delicati, ok, ma si vede benissimo ch’è un uomo, e a me non garba quel genere). Comunque una volta finito con giacche, giacchette, camice maglie e maglioni, mi sono ritrovato a non saper come catalogare catene, borchie, anelli, bracciali, collari, manette. Manette, sì, e ne ha un casino! -Un’altra manetta, cazzo..- dico afferrandone una ch’era ben nascosta in fondo ad un cassetto. -Persino di oricalco le ha!- Mi guardo intorno. -Ma dove cazzo è l’altra?- mi chiedo, ma prima di potermi rispondere, ecco il montacarichi che s’avvia e la sua voce dal soggiorno.

-TOM! TOM! Non sono pazzo!! Lo sapevi?- esordisce subito Sin uscendo felice dal montacarichi. Io m’affaccio dall’anticamera e lo fisso. È tutto agitato, e quando è felice è così, agitato. Oddio, è agitato anche quando è arrabbiato, ma in quelle situazioni è più isterico, diverso… Isterico e violento. Mentre ora è solo… non so, raggiante.

-Ecco… su questo io avrei un sacco di prove a tuo demerito.- dico tentennante ripensando ad alcuni oggetti che ho appena finito di rimettere a posto.

-Sei meno pazzo di quello che pensavamo, questo non toglie che hai una psicosi marcata quanto un Dolmen su una pizza.- sbuffa Tears richiudendo il montacarichi.

-Andiamo di là, devo raccontarti tutto! Vedo Bas! Io vedo Bas ma non sono pazzo, lui c’è.- Mi afferra per un braccio, fa per trascinarmi in camera, io lo guardo confuso, poi guardo Tears a trovar conferma e lui alza solo un sopracciglio, il che vuol dire che un fondo di verità c’è. -Ma… non possiamo parlarne qui?- chiedo mentre Sin mi trascina di peso verso l’anticamera. -No. È da ieri che non scopo! Prima le cose necessarie!-

-Ah… ok…- Mi lascio trascinare in camera.

***

-HEY! BARISTA! Prima che ti cali le brache! Il coglione azzurro non è tornato? In Shield mi hanno detto ch’era uscito!- urlo alla porta già chiusa.

Rumori confusi all’interno, poi il rumore di una manata sulla porta. Indietreggio schifato e cerco di non pensare a cosa sta succedendo là dietro. Poi si apre uno spiraglio e appare la faccia del barista con un sorriso tirato -N… No, mi spiace, qui non è passat_- La porta si chiude di scatto e seguono altri rumori. Io indietreggio e credo che svernerò per almeno un paio d’ore nella stanza più lontana da quella di Sin.

Anzi, il balcone improvvisamente mi pare un luogo migliore dove vivere.

***

Alzo il portone del montacarichi cercando di fare meno rumore possibile, ma lui è lì, dietro la penisola che mi osserva truce, braccia conserte.

Sospiro. -È tardi, ok, lo so.- Dèi, manca solo la ramanzina da chioccia. Ieri notte non ho dormito affatto, e dopo il suo turno sono finito fuori con Tala. Una cosa tira l’altra e… -Mi spiace, ma è stata una giornatina pesante… voglio solo dormire.- dico avviandomi in camera. Lui mi guarda a braccia conserte, serio.

-Siediti sul divano.- dice, perentorio.

Sospiro. -Tears, non_-

-SIEDITI SU QUEL CAZZO DI DIVANO O GIOCO A CALCIO CON LE TUE GINOCCHIA E POI CI TI TRASCINO!!-

Ok. È serio. C’è qualcosa che non va.

Mi avvio al divano in silenzio ed in silenzio mi ci siedo, guardandolo. Lui mi fissa in tutti i movimenti. Quando il mio culo è ben fissato sul cuscino del divano, s’abbassa oltre la penisola, prende una cassa di birra, mi raggiunge e la piazza pesantemente sul tavolino del soggiorno. Poi si siede anche lui, poggia i piedi sul tavolino, mi passa una birra e se ne stappa una anche per lui.

Io rimango interdetto con la birra in mano. Lo fisso.
Prende un bel sorso, rutta sonoramente, poi annuisce a se stesso… o al muro di fronte, non so. Afferra il suo portafoglio dalla tasca dei jeans e tra biglietti, bigliettini e mi pare persino una matassa di fili rossi, cava fuori un pezzo di carta sgualcito.

Lo fissa qualche istante, poi me lo passa, sempre senza guardarmi.

È una vecchia foto. Due bambini e due ragazzi. I bambini sono castano rossicci, come lui. Gli adulti sono uno nero con ciocche rosse e l’altro coi capelli blu ed una lunga treccia. Ma la foto è vecchia e sbiadita. In un punto è rattoppata con del nastro adesivo e gli angoli sono spiegazzati.
-Quei bambini siamo io e Sin.- dice, fissando la tv spenta. Io fisso la foto. Era intuibile. Sin aveva già l’aria strafottente e superiore da piccolo. Tears però è diverso… forse perché non è arrabbiato. È esistito un tempo in cui anche Tears era felice?

-Gli adulti si chiamano Caleb quello coi capelli neri e rossi, e Bastian, quello con la treccia blu.-

Io fisso il tizio che porta il mio secondo nome nella foto, e qualcosa lo sento nella testa che scatta, ma la luce non si accende ancora.

-Era fissato anche lui con le boiate di ‘sta dimensione…- continua. -Lui andava di fuori per le macchine fotografiche. Fotografava tutto.- Prende un altro sorso di birra e fissa il monitor della tv spento. -Non l’abbiamo più trovata quella macchina fotografica…- mormora. Poi sbuffa sonoramente e prende un altro lungo sorso di birra. Infine mi fissa di striscio.

-Bastian era tuo padre. Quello vero.-

E la luce nel mio cervello si accende.