24/04/1970

Entriamo, e il soldato che mi scorta si guarda intorno insieme a me. -Dottore?- chiede al nulla, visto che la stanza è vuota… -È arrivata la guardia che attendeva!-

Ora: “Guardia”…. Fossi pignolo dovrei incazzarmi. Fai parte solo della guardia cittadina e non dell’esercito, ma le mostrine dovresti saperle leggere. Comunque incazzarsi fa fatica ed io ne ho già fatta abbastanza venendo qui.

-Sì certo. Arrivo.- dice una voce dall’altra stanza. O da un’altra stanza ancora, non lo so. Son tutti corridoi, celle e stanze anonime qua dentro. Tutti i muri con gli stessi mattoni spogli, tutti gli infissi di ferro mezzi arrugginiti. Tutte le finestre piccole, alte e opache. Arredamento praticamente assente. Ogni tanto una vecchia sedia di legno scrostata, qualche barella, dei tavoli anonimi.
Ovvio poi che sia anche tutto una serie di echi, qui. Chissà dove cazzo sta ‘sto dottore…

-Attenda qui.- mi dice il tipo, un soldato semplice. La porta cigola come quando siamo entrati, e lui esce.

Rimango qui, in questa sala. Circolare. Soffitto a cupola, un piccolo lucernario al centro. Un tavolo operatorio in mezzo, una scrivania piena di carte vicino alla porta, strumenti che non conosco e che non voglio conoscere poggiati su tavolini di ferro. Tutto perfettamente pulito, tranne per terra, dove dell’acqua ancora mista a sangue sta colando pigra nello scarico al centro del pavimento.

Mi scopro a fissarne il lento scorrere. Ogni tanto in sottofondo riesco ancora a sentire qualche urlo lontano, nonostante la porta blindata sia chiusa. Mi stringo nelle spalle.
Sono solo urla e sangue d’elfo, dopotutto.

Mi siedo e nel frattempo sento una seconda voce dall’altra stanza. Femminile, petulante, poi di nuovo la voce di chi sto aspettando.

-Per favore, cerca di stare ferma.-

-Ma fa male, dottore.-

-Lo so, ma sai perché lo facciamo.-

-Sì…-

Qualche istante di silenzio. Poi un urlo.

-Non è niente! Non è niente! Abbiamo quasi finito!-

Alcune urla ancora, più sommesse. Poi di nuovo silenzio.

Regolo meglio il polsino della divisa. Mi domando perché non abbia semplicemente reciso le corde vocali, che stia facendo esperimenti che le coinvolgono?

Dopo qualche minuto di silenzio, finalmente una delle porte che si aprono a raggiera da questa stanza e che prima era socchiusa, si apre, ed un tipo in camice sbuca mentre con uno straccio si sta pulendo le mani da del sangue. Mi aspettavo un vecchietto ed invece avrà sì e no tra i 25 e i 30 anni. Forse la mia età.

Mi alzo in saluto. Se chi ho davanti è davvero chi dovrebbe ricevermi, per meriti medici ha un grado maggiore al mio. Lui fa un cenno vago della mano. -Rimanga pure seduto, e lasci perdere tutti questi formalismi da esercito. Non li ho mai apprezzati.- dice e si siede dietro alla scrivania ingombra di carte. -Non so esattamente che cosa le hanno raccontato, sa perché è qui?- chiede.

-Sono stati tutti molto vaghi ma mi sono fatto un’idea… Credo di doverle fare da guardia del corpo, giusto?- chiedo.

-Sbagliato. Deve fare da guardia ad uno dei miei esperimenti.- dice lui scribacchiando qualcosa su una cartella clinica decisamente spessa.

-O… ok… sì mbhè, non cambia molto, voglio dire, devo proteggere lei da quel particolare esperimento…- dico.

-No. Deve proteggere l’esperimento.- chiarisce lui. Finisce di appuntare ciò che deve in quella cartella, la richiude, si toglie gli occhiali da vista e si appoggia allo schienale della sedia. -Troppe persone vorrebbero metterci le mani sopra. L’esperimento in sé è innocuo, nel senso che non scapperebbe e non mi aggredirebbe mai, ma molti vorrebbero trafugarlo. Questo significa che mi farà anche da assistente, visto che dovrà sorvegliarlo 24h su 24.-

Rimango perplesso. -Ma io non sono un dottore…- chiarisco.

-Lo so.- dice sollevandosi dallo schienale ed afferrando una cartelletta con dentro altri documenti ed il mio nome stampato sopra. -Ho letto le sue referenze.- dice aprendola e tornando comodo come prima. Sbircia alcuni fogli che narrano la mia vita. -L’ho scelta per tre ottimi motivi. Il primo è che crede ciecamente nella causa, come me. Il secondo perché ha un brillante curriculum nell’esercito, e ultimo ma non di minore importanza, perché ha fatto servizio come infermiere di campo.-

-Eh, appunto, infermiere… Sono lontano dall’essere un luminare della scienza come lei, dottor Lafelv.-

-Sarà sufficiente. Le assicuro che non era possibile trovare tutte e tre le condizioni in un’unica persona, soprattutto in tempo di guerra.-

Sospiro. -Già… E non mi sembra che stia andando per il meglio…- dico.

Intreccia le dita e si appoggia con i gomiti alla scrivania. -Non ora, non per noi, ma presto questo esperimento riuscirà ad invertire la tendenza. Con la chimera reale, Samirien capirà di essere nel torto.- Probabilmente è convinto che, una volta che avranno di fronte i risultati di questi studi, capiranno.

 

26/04/1970

-Questa… questa è… è una scoperta rivoluzionaria!!- sbotto agitando l’ultima parte dei documenti che solo l’altro ieri il Dottor Lafelv mi ha dato, e che in meno di 48 ore ho praticamente divorato nonostante la mole compatta di anni di studi che contengono.

-Tra le tante…- dice. Scorgo un sorriso compiaciuto mentre camminiamo per i corridoi. Non vuole darsi arie, ma conosce perfettamente la portata delle sue scoperte.

-Si ma… la scoperta di questo reticolo… o come si chiama, dove scorre magia dello spirito, oltre a spiegare un sacco di cose è un possibile pozzo d’informazioni inesauribile… Com’è possibile che nessuno prima di lei ci sia arrivato?-

-Gli elfi non conoscono il proprio organismo, o meglio, non come noi conosciamo il nostro in ambito medico. Per secoli si sono basati su poche cure medicamentose a base di erbe, e hanno rispettato cicli base come tempistiche di sonno e veglia o tecniche di rilassamento che mantenessero il loro corpo in uno stato ottimale. Raramente si ammalano, ed il loro ciclo vitale è lunghissimo, soprattutto se paragonato a quello umano, per cui non hanno mai avuto bisogno di cimentarsi in medicina e chirurgia. Per questo motivo il loro organismo è a loro stessi ignoto. Un’informazione simile era possibile rilevarla solo da accurati test mirati.-

Fisso per qualche istante le mattonelle scorrere veloci sotto i nostri passi, poi scuoto la testa.

-Si ma… Cioè, se mi mozzo una mano esce sangue, quindi un minimo di idea che ci sia un reticolo nel corpo umano che fa circolare sangue è palese, no? Possibile che non si siano mai tagliati un dito o simile?-

-Lei, capitano Dragan, la vede come una cosa prettamente fisica, così com’è composto per il 95% il corpo umano. Il corpo elfico invece è una perfetta sinergia, una fusione, tra un corpo fisico come quello umano, e un corpo magico. Ed il reticolo, meglio chiamato ora come Sistema circolatorio di Lafelv è proprio questo.-

-Magico…- mormoro.

-Magico e quindi invisibile ad occhio umano.- conferma. -Si comporta esattamente come un sistema circolatorio, ma invece di irrorare l’organismo con il sangue, come faceva notare lei prima, lo irrora di potere puro. Questo permette tutte le loro peculiarità base. Longevità, giovinezza, resistenza ad agenti esterni e malattie, maggior facilità nell’invocare incantesimi e via discorrendo, perché penetra in ogni organo e tessuto, stimolandolo e apportandogli energia tramite la magia dello spirito.-

Si ferma innanzi ad una porta blindata che a me pare uguale a tutte le altre che abbiamo sorpassato nei corridoi. Sgancia un grosso portachiavi dalla cintura e con dei secchi clang metallici che rimbombano nel corridoio, dove aleggiano solo echi e lamenti, apre la porta ed entriamo. -Ascolti, io non ci capisco tantissimo di magia, ma al corso base dell’accademia ho studiato che la magia dello spirito è anche quella che tiene in piedi noi umani, giusto? Che ci fa rigenerare e balle varie…-

Lui alza una mano e con un gesto meccanico innalza il globo di luce magica in mezzo al soffitto, ad illuminare la stanza. -Quella forza che in molte religioni viene chiamata anima, certo. Quella da cui prendiamo ad esempio forza quando gettiamo un incantesimo di rigenerazione su un paziente ferito che non ha sufficiente forza dello spirito per curare se stesso,; ma noi non siamo dotati di quel sistema circolatorio, per cui l’energia dello spirito che ci contraddistingue è semplicemente insita tra tessuti e muscolatura. Come se ne fossimo imbevuti. Loro possiedono quella ed anche un vero e proprio sistema circolatorio. Un po’ come dire, una pozzanghera contro un fiume in piena.-

-Quanto è più forte questa energia dello spirito in ogni elfo rispetto agli umani?- chiedo guardandomi intorno. Non mi pare molto diversa dalla stanza in cui in questi due giorni ci siamo incontrati.

-È variabile. Gli elfi oscuri, ad esempio, sono quelli che ne hanno in maggior quantità. Ma viaria anche da individuo ad individuo.-

-Ok, ma in genere?-

Sembra riflettere. -Per un elfo chiaro, se definiamo come unità base un umano medio, siamo in una scala da 1 a 10. Per un elfo oscuro raddoppiamo, arrivando a 20.-

-Quindi magicamente un umano è forte un decimo rispetto ad un elfo chiaro?-

-Non solo magicamente. Deve vedere la parte fisica del corpo come la sola “struttura”, e ciò che la alimenta, è la forza dello spirito…-

Non rispondo. Lo fisso mentre controlla alcuni arnesi su di un tavolino in ferro. Ne afferra un paio insieme ad una scatoletta e poi si volta, perplesso dal mio silenzio.

Sospira. -Le farò un esempio. Due umani, stesso livello di potere dello spirito. L’umano A ha muscolatura ben sviluppata, l’umano B no. Un pugno tirato dall’umano A sarà sicuramente più potente dell’umano B, perché, in questo caso, la muscolatura riesce a sopperire all’energia dello spirito che muove i corpi.-

-Ok…-

-Se il soggetto B fosse un elfo, non avrebbe bisogno di una massa muscolare potente, perché il suo sistema circolatorio, nel momento in cui vorrà tirare un pugno, indirizzerà tutta la forza del suo spirito nel pugno, rendendolo 10 volte più forte di quello che la sua muscolatura potrà apportare.-

-Oh… Ecco perché sono tutti un po’ “fri fri”…-

Quello perplesso è lui, adesso. -Fri fri..- ripete con un sopracciglio alzato. Poi sospira e si volta, per sparire in un’altra stanza attigua. -Mi segua.- dice. Ed io lo faccio.

-Devo ammettere che non pensavo riuscisse a leggere e capire quei documenti in così breve tempo, per cui non avevo ancora avvisato Tab del suo arrivo. Sapeva che sarebbe arrivato qualcuno a farle compagnia, ma non le avevo ancora detto che avevo trovato lei, quindi sarà un po’ smarrita.- sospira. -Tab è un po’… come dire, ci vuole pazienza con lei. Ma è molto buona e volenterosa.-

Sono perplesso. -Tab… è?- chiedo. Non sapevo ci fossero altre infermiere o guardie con cui avrei dovuto interagire.

-Taby è la chimera. L’esperimento che deve proteggere.- dice come se fosse ovvio.

Lo fisso allucinato. Lui pare accorgersene, ma non capisce perché.

-Lei ha dato un nome all’esperimento? E un diminutivo pure?- chiedo.

Si stringe nelle spalle. -Perché no? Le parlo tutto il giorno, passo quasi tutta la giornata qui dentro insieme a lei… Senza contare che non sta praticamente mai zitta…-

-Si ma… ma è un esperimento… è una cavia di laboratorio e basta. Perché non gli ha dato un numero? E poi mi sono già chiesto: perché la lascia parlare liberamente?-

-Prima di tutto un numero sarebbe stato scomodo, e a lei piaceva Tabata, per cui l’ho chiamata così… Inoltre non vedo perché dovrei zittirla, non intralcia i miei esperimenti e non sono incline ad apportare sofferenza o menomazioni inutili. È una perdita di tempo per me e un domani potrebbe essere controproducente per altri esperimenti. Così posso interagire direttamente raccogliendo anche le sue sensazioni. Senza contare che, per quanto a volte possa apparire il contrario, è maledettamente intelligente. Spesso ci ritroviamo insieme a studiare sui risultati dei test.-

Mi si è svuotata la testa. Quest’uomo sta impazzendo, chiuso per anni qui dentro da solo con il suo esperimento, s’è messo a parlare e conversare amabilmente con quello che dovrebbe essere solo un test, quella che a tutti gli effetti è solo una cavia. Uno stupido elfo ibrido come gli altri…
Questa cosa potrebbe evolversi molto male. Dovrò tenere d’occhio anche lui, mica che gli parte del tutto il cervello…

Mi fa cenno di seguirlo, ed entriamo in una sala molto più grande delle altre. Ormai sono sicuro che se mi abbandonasse qui dentro non saprei più come uscirne. Questi laboratori sono un labirinto infernale.

Questa stanza non è completamente buia, ci sono alcune candele radunate tutte in un punto. Quando entra, alza la mano e il solito globo di luce illumina la sala. Anche questa è circolare, ma niente lucernario e_

-DOTTORE!!- dice una voce concitata appena il globo illumina la stanza. -HO AVUTO UN INCUBO!! È STATO ORRIBILE!! DEVO RACCONTARGLIELO! SUBITO!!- perentoria.

Al centro c’è una grossa gabbia, racchiusa in tre file di pesanti sbarre disposte ad anello, e quello che deduco sia l’esperimento, è lì dentro. Appena vede il dottore si getta alle sbarre ed io entro in difensiva. Se quell’essere ha i poteri che ho letto in quei documenti in questi giorni, tre file di sbarre o trecento non faranno la differenza. Automaticamente afferro le katana che ho al fianco, ma un gesto del dottore mi tranquillizza. Lui sorride e va alla gabbia. -Che incubo puoi aver fatto?- chiede sorridendo.

-NO! Cioè, non può capire!! Ero diventata grossa e brutta!! Ma brutta tanto! Cose che avevo i tentacoli! Mica le corna, che sono anche belline e mi stanno una favola, robe che_- gesticola un sacco. -_avevo anche un pungiglione sa? Come quello degli scorpioni!- indica concitatamente il suo didietro. -Mi partiva da qui, al posto della coda e ZAC! E mi arrabbiavo tanto con lei perché ero diventata così brutta e finivo per perdere il controllo, cose che tipo non sapevo cosa stavo facendo, ma invece lo sapevo ma non riuscivo a fermarmi, per cui piangevo e la ….- Finalmente si blocca.

Il dottore la guarda. Se le mie orecchie avessero un’autonomia l’avrebbero già finita…

-Cosa?- chiede lui sorridendo divertito. Come se non bastasse quello che già gli ha detto. Lei abbassa la voce e si guarda i piedi. -Io… io la uccidevo…- mormora insicura.

Mi guizza un sopracciglio. Poi lei si ributta sulle sbarre. -Ma io non voglio farle del male dottore!! Davvero!! E piangeeeeeeevo!! Sapesse come piangevo!! E mi sono svegliata che piangevo! Tantissimo! Guardi!- Scatta e prende qualcosa dalla brandina tutta rosa nella cella… (Perlaputtana, è davvero rosa quella brandina??) e la porta alle sbarre. -Guardi! Vede? Ho tutto il fazzoletto bagnato! Ho pianto un sacco! Io le voglio bene dottore, non voglio farle del male, non succederà mai, vero dottore?? Mi spiace averla uccisa nel sogno!!-

Ma Lafelv ride. -Oh, non ti preoccupare Taby, si dice che se si sogna la morte di qualcuno gli si allunga la vita, per cui se c’è fondamento mi hai fatto un favore, non trovi?-

Lei tentenna, mugugna, dondola un po’ su se stessa mani dietro la schiena come fanno le bambine piccole.

-Su, non pensarci più. Prometto che farò in modo che non ti vengano i tentacoli. Ora facciamo colazione, che dici?-

-SÌ!!- scatta lei gioiosa. In due minuti, oltre che a riversare una quantità di parole che fosse stata fisica avrebbe riempito la sala, è riuscita a cambiare umore tipo tre volte. Un primato mondiale.

Mi schiarisco la voce.

-AH! Perlamordelcielo…- sbotta Daniel tirandosi una manata in fronte. -Mi stavo completamente dimenticando…- borbotta. Si volta verso la gabbia e la sua occupante, che appena finito il suo surreale resoconto mi ha localizzato e mi sta già fissando.

-Taby?- inizia il medico. Lei guarda me, non lui. Mi fissa con gli occhi sgranati ed una mano poggiata sul petto. Non si aspettava la mia presenza lì, ed io le mani dalle else non le tolgo.

Lafelv ritenta. -Taby?- Finalmente lei lo guarda, attonita, come non comprendendo per quale assurdo motivo non siano come al solito soli loro due. -Ricordi che doveva venire una persona a farci compagnia?- Lei non ricorda subito evidentemente, si volta di nuovo lentamente verso di me, poi finalmente annuisce. -Ebbene.- continua il dottore. -Lui si chiama Logan Dragan, e si occuperà della tua incolumità.-

****

-E quella nana sarebbe un’elfa? L’unica cosa bella delle elfe è che sono alte e magre, quella è nana e grassa!-

-HEY! Brutto idiota! Io non sono né nana né grassa!!- sbraita lei dalla cella. Poi si guarda la pancia. -Oddio, non ho più un punto vita eccelso dopo tutti ‘sti test, questo te lo concedo, ma non sono grassa!!- strepita.

-Sì che sei grassa, razza di elfa deforme! Non saresti grassa se fossi umana, ma sei uno schifoso elfo quindi dovresti essere alta tipo un metro e novanta e pesare 40 kg! E invece quando sei? Un metro ed un barattolo pesante 70?- sbrocco. Perché le sto dando retta?? È come parlare con un cane, non dovrei nemmeno ascoltarla!

-Sono un metro e sessanta, idiota cafone! E non peso così tanto.- compunta.

-Ah sì? E quanto?- ghigno.

-MA A TE CHETTENEFREGA!?- ruggisce da là dentro, tanto che un passo indietro involontariamente lo faccio. -Neanche tu sei tanto alto per essere un maschio umano!- sclera, e mi pare quasi che le si siano allungati i canini.

-Io sono 1 e 73 e posso sputarti in testa brutta strega!!- Di nuovo! Perché le dò retta? Perlamiseria!

Daniel mi poggia una mano sul braccio. -Non litigare con l’esperimento!- sbotta.

-Ma è strano!- mi giustifico io. Daniel alza solo le sopracciglia in un veloce guizzo, poi si volta e continua a versare il tè per la colazione. -L’elfa su cui abbiamo iniziato i test- spiega. -era appena adolescente, e la sua crescita in altezza s’è fermata a quando abbiamo iniziato. Non so dirti esattamente perché. Il resto del corpo ha continuato a crescere e svilupparsi in modo più o meno regolare, ma l’altezza è rimasta quella.-

Fisso alle spalle, la cella. Lei è là dentro che borbotta, braccia incrociate al petto. In effetti è bassa ma ha due tette enormi quell’ibrido. Anche quelle non sono tette d’elfa, di solito quelle hanno due schiene… – Ma è stata incrociata anche con degli umani? – chiedo a Daniel, perplesso dalle dimensioni di quelle tette.

-Oh non ti preoccupare, sugli umani solo esami indolori… prelievi del sangue e cose simili. La base dei miei esperimenti è sullo sfruttamento del sistema circolatorio di Lafelv, cosa che gli umani non possiedono, o non saremmo arrivati a questo punto.- dice. -Ora: oltre a guardia dell’esperimento, sarai come ti ho anticipato anche il mio assistente, per cui seguimi, t’illustro a che punto sono gli esperimenti ed in cosa consistono.-

Ed io lo seguo.

*****

02/09/1970

-Sono una donna anch’io, che credi? Ed un giorno avrò anch’io un bellissimo marito che mi amerà alla follia ed avremo un sacco di bellissimi figli!-

Dèi, ma perché non tace mai? Perché deve sempre parlare?? Di roba che non interessa a nessuno! Io sono qui che sto cercando di analizzare questi campioni di plasma e lei decide arbitrariamente di leggermi una favola da uno dei suoi insulsi libri! Cosa che io le favole manco le ascoltavo quando me le leggeva mia mamma, figurati se me ne può fregare qualcosa della sua preferita! E poi, finito, cosa fa? Ci apre un dibattito. Su una favola!
Ma io non voglio sapere quello che pensi o quello che ti piace! Io sono un soldato e un assistente di laboratorio, non la tua dama di compagnia!

Solo che non ce la faccio a stare zitto. Ci provo ogni volta, cerco di ignorarla, ma riesce a portarmi talmente fuori dalla grazia degli Dèi che alla fine sbotto e parte la litigata. -Ma ci sei o ci fai?! Sei un esperimento genetico!! Anche se un cieco avesse abbastanza stomaco da metterti incinta, sei chiusa qua dentro! Chiccazzo vuoi che entri!?-

-Mbhè! Tu sei entrato! Questo significa che non si sa mai!-

-Io sono qui per lavorare!-

-E non potrebbe essere anche lui qui per lavorare!?-

Gesticolo isterico e cerco di formulare frasi per un paio di volte, ma non mi esce niente di logico, per cui rinuncio e scuoto la testa. Anzi, no! M’illumino e ghigno. -Ecco!- la indico vittorioso. -Chi ti dice che potrai avere figli?- Fregata…

Lei, braccia incrociate al petto, assume quell’aria di superiorità col naso all’insu che solo per quello vorrei esplodesse seminando interiora per tutta la sala. -Daniel ha studiato tutti gli esperimenti appositamente perché io possa procreare… È uno dei fini ultimi dell’esperimento generale, non lo sapevi, ignorante bifolco?-

Mi sta venendo il voltastomaco solo ad immaginare l’atto in sé. Chissà che diavolo ha là sotto al posto di quello che… beh, dovrebbe esserci.

-AH!- urlo indicandola. -Allora significa che ti ficcherà su una provetta! Il tuo bellissimo marito sarà una fottuta provetta!- La sua maschera di superiorità s’incrina, finalmente.

-C… Che vai dicendo?-

-Pensi che quando gli esperimenti su di te saranno conclusi ti organizzerà degli appuntamenti a lume di candela per scegliere marito? Probabilmente selezionerà lo sperma adatto e ti ingraviderà così.- Ghigno, e stavolta le braccia le incrocio io.

Lei mi fissa e le muore il sorriso sul viso. Non ha nulla con cui ribattere ed evidentemente con il sorriso ha perso anche la voglia di bisticciare. Si volta, cammina alla brandina e s’infila sotto le lenzuola, in silenzio.

Mi guizza un sopracciglio. Cazzo, finalmente sta zitta, ce l’ho fatta! Sospiro, liberato finalmente dalla voce petulante di quella cosa e torno a selezionare il plasma che stavo controllando al microscopio.

Pochi minuti dopo la porta si apre così di scatto che va a sbattere sul muro opposto, e Daniel entra con un diavolo per capello. Difficilmente lo vedo arrabbiato, oggi è oltre… -Tutto ok?- chiedo ben sapendo di no.

-Peggio non potrebbe andare!- sbraita sbattendo il giornale sul tavolo, accanto a me.

Leggo il titolo della prima pagina. -Merda…- mi scappa. -Rasa al suolo?- dico incredulo mentre cerco la pagina a cui fa riferimento il titolo per leggerne i particolari.

-Completamente. La nostra roccaforte, la città di Starla non esiste più.-

-Fottuti Samirienesi…- sibilo a denti stretti. -Tra poco arriveranno anche a Saharian! Dovrei essere sul campo di battaglia ora, farei a tutti un culo come una capanna!-

Daniel cammina in tondo, braccia dietro la schiena. -No, sei più utile qui…-

Sbatto il giornale sul tavolo. -Forse, ma è frustrante!-

-L’unica cosa che possiamo fare ora, è velocizzare i test.- dice.

Fisso Daniel pensando a cosa questo possa comportare, e dietro vedo uno di quei corni, simili a quelli degli arieti, far capolino dalle lenzuola rosa confetto.

Daniel sospira. -Non so come però, devo studiarci sopra. Hai analizzato quei campioni di plasma?-

-Sì.- Dico afferrandone un paio che ho messo da parte. -Questi sono compatibili.- Daniel annuisce.

-Bene.- Sospira e guarda l’orologio appeso. -Sono le cinque, ed era anche il tuo giorno libero. Direi che puoi andare.-

Sbuffo. -Posso rinunciarci, continuiamo.-

Ma lui sorride e mi poggia una mano sulla spalla. -Hai un solo giorno libero nel quale puoi uscire da questo labirinto sotterraneo del terrore. Esci e libera un po’ la testa. Te lo meriti. Riprenderai il lavoro con più tranquillità domani.- Prende un faldone di carte dalla sua scrivania e me lo porge. -Questi sono gli esperimenti di domani da revisionare. Mi raccomando, guardali domani mattina, voglio che ti rilassi almeno questa sera, chiaro?-

Mi stiracchio e mi sgranchisco le spalle. -Massì, andrò a farmi un paio di birre con i commilitoni. Sono qui in città questa sera, mi farò raccontare come va al fronte…-

***

È passata quasi un’ora da quando Logan è uscito dal laboratorio, diretto in qualche bar di Saharian coi suoi amici, e Tabata non ha detto una sola parola. Ciò è molto strano per lei.

-Sei stranamente silenziosa, Tab… Qualcosa non va?-

Mi arriva un mugolio da sotto le sue coperte. Sbuca solo un corno. Dopo qualche istante, frusciare di coperte e lo raggiunge anche un occhio nero che mi guarda.

-Sei preoccupata per quella notizia di Starla? Stai tranquilla, non sono certo arrabbiato con te… E rimedieremo, se lavoreremo bene.- dico.

Lei sospira soltanto. Poi da quelle coperte sbuca tutta la testa, con le sue due paia di corna e la cascata di capelli rossi. Si avvolge nelle coperte, seduta, e mi guarda. -No… Ero qua sotto perché Logan è stupido.- dice con un broncio da antologia.

Io rido.

-Non c’è niente da ridere!- mi riprende subito lei. -Mi fa imbestialire! In questi mesi ho provato in ogni modo ad essere carina con lui, cercando di fare amicizia, ma è proprio ottuso, grezzo e senza tatto… e… e mi odia.-

-Non ti odia.- dico accondiscendente mentre finisco di controllare i campioni di plasma che mi ha lasciato.

-Odia tutti gli elfi, gli fanno schifo!- continua lei.

Io sospiro soltanto.

-Li odia anche lei, vero dottore?- chiede.

Lascio perdere per qualche istante il plasma e mi appoggio allo schienale, fissando il muro innanzi a me. Sento il suo sguardo alle mie spalle. -Più che odiare gli elfi… Io vedo un grande potenziale in voi, potrebbero trarre vantaggi entrambe le razze se riuscissimo a miscelarci meglio. Noi siamo troppo deboli in confronto a voi, e se vogliamo convivere dobbiamo avere armi pari, o una razza finirà col capitolare inevitabilmente. Non voglio che gli umani vengano portati all’estinzione.-

-Ma noi non vi attaccheremmo mai!- si giustifica prontamente lei.

Sorrido. -Tab, lo so che tu sei buona, ma non puoi garantire per tutta la tua razza, non credi?-

-Ma_- tenta.

-La guerra è quasi sempre inevitabile purtroppo, anche nella stessa razza.- dico riferendomi naturalmente alla guerra in corso.

tabatacorna-Ma noi siamo un popolo pacifico!- riprova.

Io mi volto e la guardo. -Tu stessa mi hai raccontato della grande rivolta interna che avete avuto qualche secolo fa contro i vostri fratelli, e che ha portato alla distinzione delle due razze degli elfi chiari ed elfi oscuri, o no?-

Aggiusta distrattamente un paio di pieghe del lenzuolo e mugugna. -…Mbhè, ma gli elfi oscuri hanno un caratteraccio…-

Rido e mi volto di nuovo verso i campioni che sto analizzando. -Non preoccuparti di Logan, Tab. Dopotutto l’ho visto cambiare in questi mesi nei tuoi confronti.-

Sento silenzio e so che mi sta fissando in cerca di spiegazioni, per cui proseguo. -Forse non te ne sei accorta, ma invece di chiamarti con brutti epiteti, ultimamente la maggior parte delle volte ti chiama per nome, non l’hai notato?-

Di nuovo silenzio. -Inoltre quando revisiona i miei appunti non si dimentica mai le giuste dosi di anestetico… Se ti odiasse davvero, eviterebbe di essere così meticoloso a riguardo, non credi?-

-Approposito di questo, dottore…- dice tentennante. Ed io mi volto verso di lei.

***

03/09/1970

-Questi sono gli ultimi, ho fatto qualche ritocco ma come al solito era tutto impeccabile. Giusto qualche errore di distrazione.- dice mettendo il faldone che gli ho consegnato ieri sulla mia scrivania. Si porta una mano alla fronte e mugugna su un probabile bel mal di testa. Credo che abbia un bel doposbornia, come ogni venerdì, visto che il giovedì è la sua serata libera.

-Tipo?- chiedo.

-Tipo l’anestesia totale?- dice ridendo. -Te la sei dimenticata completamente!-

Tentenno -…Approposito di questo…- inizio.

***

-COSA!?!?- dà di matto. -Ma non è concepibile!! Non in questo esperimento, perlomeno!- urla.

-È una richiesta di Tab.- dico.

-È_ COSA?- sfigura.

-L’ha richiesto specificatamente lei.- chiarisco.

Sbatte entrambe le mani sulla mia scrivania. -VUOLE MORIRE? Andrà in shock! Non può sopportare un dolore simile!!-

-L’anestesia ritarderà i risultati, e noi abbiamo poco tempo ormai.- spiego.

-MA RIMARRÀ SOTTO I FERRI!- continua. Ed io sono d’accordo con lui, non nel fatto che non sopravvivrà, ovviamente, ma sul fatto che non mi va affatto di non somministrargliela.

Ma purtroppo, aldilà del dolore e del senso di colpa, effettivamente non usandola avremo risultati migliori e in meno tempo. -È un esperimento al limite, ma il suo corpo reggerà. È un elfo, e_- ma lui mi interrompe, tirando un altro paio di manate sul pianale della scrivania.

-NON M’INTERESSA!!- urla.

-Logan…- tento.

-NO! Dobbiamo tagliare l’occhio ed entrare con uno strumento di oricalco ad uncino fino all’altezza del terzo incrocio destro di Lafelv! Sta sopra il palato!!-

-Logan…- tento di nuovo. Ma lui non mi ascolta.

-_Senza contare tutti gli altri incroci!! Dobbiamo stimolarne altri cinque!! Sotto la clavicola, nello stomaco, sopra_-.

-LOGAN!- urlo, e finalmente si blocca. Stringe pugni e denti e mi fissa infuriato come non l’ho mai visto.

-Siamo alle strette. Non c’è più tempo. Starla è caduta! Stiamo perdendo, è solo questione di tempo!-

-Era solo questione di tempo anche quando qualche mese fa l’alleanza degli stati costieri s’è arresa a Samirien!!-

-C’era più tempo!! Ora li abbiamo alle costole! Non mi fare pressioni anche tu dal basso perché ne ho già di peggiori dall’alto!!!-

-Cosa può esserci di peggio dell’operare senza anestesia in questo modo truce!?-

-Fare esperimenti su neonati umani, per esempio!!!- urlo alzandomi di scatto.

Lui rimane sorpreso. La sedia dietro di me ondeggia, ma all’ultimo decide di non rovinare per terra. Ci ritroviamo faccia a faccia e questa cosa non avevo intenzione di dirgliela, ma voglio che si renda conto che nemmeno io sono in una situazione semplice.

-Neonati? Umani? Di che diavolo stai parlando?- chiede incredulo.

-Hai visto la carrozza stamattina? Non era una visita di cortesia, mi hanno portato un bambino di cinque mesi su cui fare esperimenti!-

-Di che tipo? Perché!?-

-Con i tempi che stringono, credono che sia più veloce andare a stimolare il corpo di un umano già bell’e pronto piuttosto che aspettare che la chimera reale sia pronta e abbia una prole!-

-Ma un umano non possiede il sistema circolatorio di Lafelv!-

-È quello che ho tentato di spiegare! Ma se ne sono fregati!!- gli urlo in faccia.

Silenzio. Cerchiamo di calmarci entrambi.

-Cos’hai intenzione di fare?- chiede poi.

Sospiro. -Ho in mente qualche esperimento che potrebbe amplificare i sensi umani, tendenzialmente indolore e poco invasivo… ma temo che non basterà loro.- Mi lascio cadere di nuovo sulla sedia. -Non lo so.- dico prendendomi la testa fra le mani e massaggiandomi le tempie. -Per ora temporeggerò con quel bambino. Per questo voglio concentrarmi su Tab più di prima…-

***

-Lui… ci crede davvero, sai?- mormora mentre la stendo sulla branda della sua cella.

Oggi è stato il peggior giorno della mia vita. Per me. Non posso nemmeno immaginare cosa sia stato per lei. E anche per Daniel… Io dopotutto l’ho solo assistito, è stato lui, come al solito, ad operare.

L’occhio tumefatto è già leggermente meno gonfio. Le sue capacità rigenerative sono spaventose.

Mentre le rimbocco le coperte riesce ad aprirlo appena, a fessura, e mi guarda. Sorride.
Cerco di non farci caso.
Cerco sempre di non farci caso, ma più mi occupo di lei più mi rendo conto di non riuscirci.

Non è cattiva.
È isterica, capricciosa, testarda, melodrammatica, sdolcinata, a volte violenta in un raptus isterico che le passa subito e su cui poi ci rimane male per giorni.
Ha una forza sovrumana, e l’agilità degli animali, ma…
Non è cattiva.

Tutti gli esperimenti che le hanno fatto addosso non sono riusciti a cambiare questo suo elemento di base.
E questo mi disturba.
Perché tutto quello che le stanno facendo alla fine lei non se l’è meritato. Non ha fatto niente per meritarselo, eppure… Eppure lo sopporta.
Perché lui ci crede. Daniel.
Si aggrappa a quello. Si aggrappa all’unico motivo per cui un essere vivente dovrebbe portare tanta sofferenza ad un altro. C’è un motivo. Lui ci crede e quindi è vero. Il suo dolore è solo per un obbiettivo più grande, può portare meno sofferenza a tutte e due le nostre razze.
Queste sono le parole di Daniel, non le sue. Se non fosse dannatamente intelligente, direi che l’ha indottrinata. Ma non è così, semplicemente lei vuole credere che sia così, altrimenti non ci sarebbe motivo, altrimenti Daniel e noi tutti saremmo soltanto persone cattive.
E le persone davvero cattive non esistono. Non per lei. Possono essere capricciose, o arrabbiate, ma poi passa.

Mi siedo sul bordo della branda e la guardo. Sorride appena, con il viso tumefatto e il sangue che le incrosta i capelli rosso fuoco. Bendaggi, un braccio steccato. Se l’è rotto cercando di liberarsi dalle manette di oricalco che la legavano al lettino. Quando il dolore era troppo forte per lasciare che il suo cervello le ricordasse che quello che stava accadendo, per quanto orribile, l’aveva chiesto lei.

Le scosto un po’ di capelli dalla fronte, e lei si è già addormentata.
Il suo corpo è distrutto, ma la sua coscienza è in pace.

Per questo io, invece, stanotte so che non riuscirò a prender sonno.

***

-Non dovresti essere di guardia?- chiedo guardandolo praticamente sciolto sulla scrivania. Una bottiglia di rum mezza vuota in una mano, un altro paio vuote per terra. Una rotta nei pressi del muro di fronte.

-Sono qui, no?- biascica.

Alzo lo sguardo verso la cella di Tab. Lei è a letto. Dorme. Dopo l’esperimento di oggi sarà stravolta.

-Eri dal bambino?- chiede poi, acido.

Lo fisso, poi sospiro e mi siedo anch’io di fronte a lui.

-L’ho sentito piangere.- dice. Ondeggia la bottiglia e guarda il liquido ambrato al suo interno.
-Un’eco nei corridoi. Un’altra eco. Piangeva, ed urlava….- mormora ondeggiando quella bottiglia. -Poi ha smesso.- conclude funereo.

Non dico nulla. Fisso la scrivania, afferro un bicchiere lì accanto e la bottiglia dalla sua mano. Bevo anch’io un sorso.

-È morto?- chiede infine.

Scuoto la testa appena. -No. L’ho anestetizzato.-

Lui annuisce lento, poi si riprende la bottiglia e la scola d’un fiato.

Passano alcuni minuti di silenzio. Fissa un muro, ogni tanto annuisce. È nel mezzo di un discorso interno tutto suo.

-Contro chi?- chiede poi dal nulla. Non capisco. Mi guarda. -Spiegamelo, contro chi? Gli elfi?- chiede, e finalmente capisco che intende.

-Dove sono andati a finire tutti i tuoi “sporco elfo” o “maledetti elfi che ci fottono case e lavoro?”- chiedo.

***

Inspiro e sbuffo. Ha ragione. Dove sono andate a finire tutte quelle frasi fatte con cui infarcivo i miei discorsi? -È facile avere paura dei cambiamenti e di ciò che non si conosce. Ma è stupido continuare a perseguitare qualcuno che non ha intenzione di farti niente di male e tu lo sai. Sono solo scappati dalle loro case, che noi abbiamo distrutto per costruire le nostre. Tu sei davvero così stupido, Daniel?- chiedo avvicinandomi a lui. -Io sì. Sono un soldato, faccio quello che mi dicono di fare, non penso, non giudico, non…- inspiro, guardo il rum ondeggiare nel suo bicchiere e mi lascio scivolare di nuovo sul pianale della scrivania. -…Forse dovrei cominciare a farlo.- Finisco io il suo bicchiere e poggio la testa sul piano.

-Sei ubriaco…- dice alzandosi.

-Sai che novità…- borbotto in risposta.

Sento i suoi passi e la porta chiudersi.
Poi solo il respiro regolare di Tab che dorme.

***

04/09/1970

Quando entra non lo guardo. Non ho tempo, non ho voglia e non so di che umore sia. Non ho intenzione di finire in una discussione come quella di ieri sera.
Ma lui arriva alla mia scrivania, risoluto, e mi sbatte una lettera sul pianale. Io la fisso, poi fisso lui.

-Queste sono le mie dimissioni, Dottor Lafelv.- dice, sull’attenti. Da dietro di me, dalla cella, sento lo scalpiccio di Tab che si alza di scatto. Una sola notte e tutte le ferite provocate dall’ultimo terribile esperimento sono già svanite. L’immagino affacciarsi, attonita. -NO!- sento solo. Lui getta uno sguardo alla cella. Forse accenna un sorriso, non so. Sto fissando quella lettera.

Sospiro, mi appoggio allo schienale e apro il primo cassetto della mia scrivania. Butto sul pianale una busta pressoché identica. -E queste sono le mie.- Sorrido stanco.

Lui rimane interdetto. Dietro di noi, Tab da di matto. -COSA!?!- Ma la voce è stranamente vicina e_

-PERLAMISERIA!!!- sbotto saltando dalla sedia. Lei è lì, affacciata alla scrivania con le mani premute a pugno sotto il mento. Logan s’è quasi spalmato sul muro dietro, le mani sulle katana. Mi volto e i tre cerchi di sbarre sono stati piegati a mano in meno di due secondi.
-TAB!- urlo.

Lei mi guarda, poi si porta entrambe le mani alla bocca rendendosi conto solo ora di ciò che ha fatto e corre di nuovo alla cella, torna dentro e ripiega le sbarre come se niente fosse.

-SCUSATE! Mi sono spaventata!!- si giustifica. Il mio battito cardiaco non ha preso ancora una velocità normale e dalla carnagione posso supporre che Logan sia prossimo all’infarto. -Cosa significa!?- sbotta lei. -Che mi lascerete sola?? Che ne sarà di me!?!?- È nel panico, e non va bene.

Sbuffo e mi prendo la testa fra le mani. -Le ho compilate il giorno stesso in cui mi hanno consegnato il neonato. Quando Tab ha deciso di iniziare con gli esperimenti senza anestesia.- sbuffo. -Il problema è proprio questo, Logan. Non me la sento di lasciare Tabata nelle loro mani.-

Lui mi fissa. Poi entrambe le sopracciglia gli si alzano sulla fronte e prende un lungo sospiro su un sorriso. -Mbhè… con queste sto definitivamente tradendo la causa…- incrocia le braccia al petto e mi fissa con lo sguardo di chi la sa lunga. -Perché non fare le cose in grande, Dottore?- chiede su di un ghigno.

Lo fisso, complice. -Temo che avremo bisogno di un sacco di preparazione… Capitano.- dico sorridendo anch’io.

Lui si riprende la busta. -Allora queste rimandiamole, per ora…-