Il viso del tenente s’immobilizza, serio.

La porta è alla sua sinistra, e lui non si è voltato per vedere chi è entrato, ma forse ha sentito la voce, o forse ha percepito qualcosa che va oltre la vista ma coinvolge un legame diverso, innato. Fatto sta che si immobilizza e Tears fa solo un passo all’interno della stanza perché se lo ritrova a meno di tre metri, seduto, e lo riconosce immediatamente.
È la sua fotocopia. Solo in divisa e con i capelli completamente bianchi. Per il resto sono in tutto e per tutto identici, fisionomia, corporatura, statura…

Tears è immobile, davanti alla porta chiusa. Aveva ancora la mano sulla maniglia nell’atto di chiuderla quando si è ghiacciato in quella posizione. Lentamente si appiattisce contro il battente, gli occhi sgranati, il terrore nei movimenti. Il tenente invece rimane immobile. Fissa leggermente in basso, il pavimento.

Non si volta, rimane calmo. -Fossi in te,- dice soltanto. -uscirei da questa stanza.-

A quelle parole mormorate la mano di Tears s’agita sulla maniglia e l’apre di scatto, sguscia attraverso uno spiraglio ed esce in una serie di movimenti terrorizzati sempre senza togliere un attimo lo sguardo da lui.
La porta si richiude.

Il mio sguardo guizza per un istante soltanto a Sam, ch’è senza parole esattamente come me.

***

-Tears?- chiedo. Mi sembra sconvolto. È stato là dentro per tipo un minuto e mezzo e mi è uscito completamente sconvolto. -Tears, si può sapere che diavolo è successo là dentro?- chiedo avvicinandomi. Le guardie che ho intorno si muovono con me tenendomi d’occhio, io le ignoro. Tears è appoggiato con la schiena al battente, entrambe le mani a tener chiusa la porta dietro di sé, respira veloce e ha le pupille ridotte ad un puntino. Fissa il pavimento.

-Tears?- lo chiamo di nuovo. Comincio ad essere preoccupato. -Che c’è? Non stai bene?-

Alza lo sguardo verso di me e sta tremando, perlamiseria! Non l’ho mai visto così!

-Scappa.- mormora con la voce roca.

-Cosa?- chiedo.

Deglutisce e lo ripete: -Scappa! Sin, scappa!!- Ma non mi da il tempo di dire nulla che mi afferra per la mano e mi trascina via.

***

Le voci fuori dalla porta sono appena udibili, ma appena la quella più lontana dice qualcosa, il tenente alza lo sguardo su di me. Io rimango immobile ed impassibile. Entrambi in attesa col fiato sospeso.

Ma fuori da quella porta, Sin parla di nuovo.

S’alza di scatto. Sam è abbastanza veloce da interporsi, intuendo, io mi alzo di scatto con lui ma Sam viene letteralmente lanciato sulla poltroncina con una sola manata, distratta. Mi viene in mente che semplicemente non abbia avuto tempo di dosare la forza, non che volesse lanciarlo letteralmente dall’altra parte dell’ufficio.
Sono alla rastrelliera. Impugno il fucile nell’esatto istante in cui il tenente apre la porta, ghiacciandosi sulla soglia.

***

L’ho afferrato per un braccio e l’ho trascinato via. L’avevo già fatto, dannazione!, e mi trovo in questa situazione proprio per lo stesso motivo! Scappo giù per la scala facendo i gradini tre a tre ma Sin non ha ancora capito che diavolo sta succedendo e mi sta rallentando perché si guarda indietro, e strattona per fermarmi.
Mi volto anch’io, e sbaglio! Perché lo vedo scardinare la porta di Shelv e guardarsi intorno.

Mi vede. Ci vede.

Sin manca un gradino e casca facendosene un paio quasi rotolando, io scivolo con lui, ma lo riafferro al volo e lo ritiro su tirandolo per un braccio.
Lo afferro di peso e salto la rampa con lui. Ci gettiamo al piano terra ma lui si lancia direttamente dalla balaustra del primo piano, atterrandoci davanti e bloccandoci la strada.

Mi viene d’istinto: lancio Sin alle spalle per permettergli la fuga e non faccio in tempo a prepararmi che il primo pugno mi prende in piena faccia. Barcollo indietro. Sapore di ferro in bocca. Un altro, e non faccio in tempo a riprendermi che un calcio nello stomaco mi manda giù lungo disteso a tipo tre metri di distanza. Mi scappa il bestemmione grosso quando finisco di schiena contro la balaustra della scala, scardinandola.

RainVSTears_LivelliMi è addosso prima che possa rialzarmi. Non so nemmeno dove sia finito Sin. Prendo un calcio che mi mischia le budella e sento distintamente un paio di costole andarsene a puttane. Me ne aspetto almeno un altro paio ed invece mi afferra per la canotta e mi alza da terra. Quando riapro gli occhi la vista è annebbiata, ma è come guardarsi allo specchio.

È incazzato nero. E c’ha ragione. Lo sarei pure io. -Hey…- mi esce. -…cazzo hai fatto ai capelli?-

Di risposta si volta di scatto e mi scaraventa per terra di testa e, cazzo, se ce l’ho dura io la testa… Gli spacco tre piastrelle a Shelv.
Perché sto pensando se me le metterà in conto? Cazzo di cervello…
Forse è perché sono sicuro che mi ammazzerà qui. E boh… Non lo so, forse sto anche pensando che me lo merito.

***

-Non è il momento di sindacare, Dottore! Mi serve una risposta e subito!- urlo nell’auricolare bluetooth con cui ho chiamato l’infermeria. Mentre cammino spedito verso la balconata da cui il mio ufficio si affaccia su quelli sottostanti, afferro una mano di Sam e lo aiuto a rialzarsi. Scuote un paio di volte la testa per la botta ricevuta ma ricarica subito la pistola d’ordinanza e mi segue.

Quando mi affaccio vedo il tenente Lendl alzare di peso un Tears alquanto stordito dai colpi. L’immagine è surreale. Un uomo solo, con così pochi colpi e a mani nude ha mandato letteralmente al tappeto l’Eirdar… Afferro il primo dardo che mi sono messo in tasca di fretta e carico il fucile. Miro al tenente mentre all’orecchio la voce di Daniel mi da le informazioni che mi servono.

Sparo.

***

-RAIN!!-

Rimango con la faccia impastata nelle piastrelle, la presa sulla mia testa si allenta un istante, titubante. Poi mi molla. Io non ho la forza di alzare la testa, non subito perlomeno, e quando ci provo una pedata mi riaffossa nel pavimento.
Ok. Mi sto incazzando.

Puoi Pestarmi, ammazzarmi, ma farmi fare la figura dell’idiota no… Sputo un pezzo di granito e prendo un bel respiro per aerare il cervello. Getto uno sguardo indietro per quanto il suo anfibio me lo permette e lo vedo titubante guardarsi alle spalle.

Sin è a meno di dieci metri da noi. Perché diavolo non è scappato quell’idiota?!
È letteralmente terrorizzato, ma probabilmente il vedere che mi stanno mischiando le ossa è una cosa un po’ più prioritaria del suo terrore.

L’armadio si è aperto, cazzo, si è aperto e lui è uscito più incazzato che mai!
Il nostro più grosso incubo è qui, in piedi di fronte a noi, incazzato come una iena e…
Mi scatta qualcosa in testa…

È qui.

Ora è effettivamente un qualcosa contro cui si può combattere…
Digrigno i denti, mi giro di scatto e lo mando a terra con una doppia pedata nello stomaco. Lui perde l’equilibrio ma all’ultimo cade in ginocchio. Mi alzo di slancio e gli tiro una testata nello stomaco. BAM! Casca di culo metri indietro. TOH! Mo stiamo pari a costole!

Un sibilo e qualcosa mi sfiora. Sfiora me ma prende in pieno lui che intanto si rialza e mi si lancia contro digrignando i denti. M’afferra e mi alza di peso stringendomi le mani intorno al collo. Se ne fotte del dardo che gli si è conficcato nella spalla. Io cerco di liberarmi ma non faccio altro che tipo mischiargli la faccia, quasi quasi gli ficco un dito un in occhio, ma non mi pare leale.
Opto per un pugno sul naso che lo stende.

Anche tu non sei più abituato a prenderle, eh? Credo di avergli spaccato il naso, poi un altro dardo lo prende in pieno sul collo.
Indietreggia, si rialza, fa per lanciarsi di nuovo contro di me che nel frattempo mi sono ritirato in piedi e PIM! Terzo dardo.

Alchè finalmente alza lo sguardo infastidito, esattamente la stessa cosa che faccio io nel medesimo istante, e Shelv è là, in piedi sulla balconata. Un piede sulla balaustra e un fucile da cecchino ben saldo in mano.
Si stacca il dardo e ripianta gli occhi su di me, ma quando sta per attaccare gli sbucano un paio di braccia in più. Quelle di mio fratello.

Sin lo abbraccia da dietro. Mormora qualcosa in Sevyhalese, poi un: -Bentornato Rain.-

Lui si immobilizza, poi mi pare quasi che sorrida. Infine arriva il quarto dardo. E mio fratello, quello grosso, barcolla.
Finisce lungo e disteso sul pavimento della Shield.

Lo fisso a terra. Supino, lui mi fissa al contrario. Ghigna con un rivolo di sangue dalla bocca, come a promettermi che non è finita qui, poi chiude gli occhi e s’addormenta.

***

Abbiamo sentito urla, scompiglio e rumore di qualcosa che si rompe. Le guardie della Shield ch’erano con noi sono uscite di scatto dall’ufficio, e noi con loro. Appena ci affacciamo, in fondo all’androne principale degli uffici, diritto davanti a noi a nemmeno una ventina di metri, vedo Adam prendere di peso quella che sembra la sua controfigura e sbatterla pesantemente a terra di testa. Ad un colpo del genere qualsiasi essere umano sarebbe morto sul colpo, quello invece tentenna parecchio ma poco dopo si rialza. Adam è la maschera dell’incazzatura più nera che abbia mai visto su volto umano o elfico. Lo conosco da solo tre o quattro giorni ma mi pare impossibile che l’Adam Lendl che conosco, tenente della milizia cittadina di Sevyhal, sia la stessa persona che ora sta combattendo a mani nude con quell’altro tipo. Quando il primo dardo gli si conficca nel collo, alzo lo sguardo, e quello che vedo una manciata di metri più sopra, con un piede sulla balaustra in ferro del piano della direzione, altri non può essere che il famoso Generale Shelv.

Pochi minuti dopo, al quarto dardo, Adam barcolla, infine si accascia a terra, disteso supino.

Rimaniamo tutti senza fiato, poi al mio fianco, uno dei suoi uomini, shoccato anche più di me, mormora: -Ma che diavolo… che diavolo gli è preso?-

-Non lo so. Forse… c’era un armadio da qualche parte…- dico su una risatina nervosa.

***

Dopo qualche secondo che il clone di Tears s’è accasciato a terra, tiro un sospiro di sollievo. Nakiri toglie dalla canna del fucile un quinto dardo che aveva inserito giusto per sicurezza e non distoglie come tutti lo sguardo dal tipo là sotto, disteso supino a terra.

-Avevamo tra le nostre fila l’unico essere vivente che poteva mettere fuori gioco gli Eirdar, e non lo sapevamo?- chiedo titubante.

Lui mi risponde solo con uno scatto delle sopracciglia.

***

Finalmente respiro. Barcollo, mi porto una mano alla testa e mi ritorna in visuale tipo piena di sangue. -Porca troia…- borbotto. -Non le prendevo così da…- mi scappa una risatina nervosa.

-…Da quindici anni?- finisce Sin guardandomi. Rain è disteso tra di noi.

-Fai anche più di venti…- gli ghigno. So che nessuno deve sapere la nostra età, o lui si sente vecchio. Ma non reagisce alla frecciatina e continua a fissarlo.

-I capelli…- mormora soltanto.

-Si certo…- borbotto appoggiandomi ad una colonna e tastandomi lo stomaco. -I capelli, sono la cosa importante. Mica il fatto ch’è vivo…-

-Già…- dice Sin riportando lo sguardo su di me, uno sguardo pieno d’odio che su di me ben poche volte gli ho visto. -…è vivo.- afferma solamente.

***

Non dovrei correre alla mia età, non con la schiena così conciata perlomeno. Ma ogni dottore è il peggior paziente di se stesso e quindi, appena ricevuta quella strana chiamata dal Generale, ho afferrato il cordless e mi sono gettato fuori dall’infermeria. Spalanco la porta che da agli uffici del piano terra, mi piego sulle ginocchia a riprender fiato e vedo il generale Shelv sulla balconata dei suoi uffici.
Toglie l’ultimo colpo che ha già in canna e guarda fisso verso terra. Riabbasso lo sguardo e li vedo lì, Sin e Tears. Sin fissa Tears mentre lui si regge a malapena in piedi, sanguinante e poggiato al muro.

Riprendo a correre e nel mentre sento i loro discorsi. -Già…- dice Sin. -È vivo.-

Abbasso lo sguardo e solo ora lo vedo, al di là delle scrivanie, a terra. Mi blocco e mi appoggio ad una scrivania, le mie gambe non reggeranno. Rain? È Rain? I capelli sono bianchi ma non può che essere lui! Mi porto una mano al petto e per l’amor degli Dèi, fortuna che il mio cuore è ancora in buono stato, o potrei stramazzare qui al suolo e..
E sarei comunque felice.

-Come diavolo facevo a saperlo eh!? Sentiamo!!- urla Tears alterato.

-Bastava aprire quel fottuto armadio!!- urla in rimando suo fratello. -MA NO! Ha pensato fosse meglio darsela a gambe, lui! Quello coraggioso!! Scappiamo!!- urla Sin avvicinandosi marziale a lui, fino ad urlargli direttamente in faccia. -LASCIAMOLO MORIRE!!!-

Scatto indietro anch’io quando Tears gli tira un pugno in piena faccia. -VAFFANCULO SIN!! CHI TI HA PORTATO FUORI DA LÌ EH!? –

Sin rimane con il viso voltato, non risponde, non subito perlomeno. Poi con uno scatto afferra un tagliacarte da una delle scrivanie e, col manico, gli tira un pugno su un naso che dev’essere già rotto, poi roteando, lo butta a terra con una gomitata dello stesso braccio in pieno su uno zigomo. Infine gli salta addosso da disteso ch’è finito e gli punta il tagliacarte alla gola. Le guardie che accompagnano Sin per la Shield si posizionano tutte in circolo e gli intimano di fermarsi, ma lui non li ascolta, allora alzano le armi nella sua direzione. Sin, ad un millimetro dalla faccia di suo fratello, sibila qualcosa che non sento. Non sento ma ciò che vedo è sufficiente, corro e li raggiungo. -FERMI!-

Sin si volta verso di me, indispettito, sbuffa qualcosa nella mia direzione, un’imprecazione forse. Tears è immobile, shoccato dalla reazione del fratello.

-FERMATEVI SUBITO!- ordino raggiungendoli, anche se Tears non sta facendo niente per levarselo di dosso. Le guardie si aprono per farmi passare. Sin mi fissa duro, poi sospira secco e si rialza con uno scatto. Si pulisce un piccolo rivolo di sangue dal labbro e lancia per terra il tagliacarte. Io cerco di aiutare Tears a rialzarsi ma lui mi scansa con un gesto stizzito e fa da solo, in silenzio. Nel frattempo Shelv e Kail ci raggiungono, scendendo da una scala che ha visto giorni migliori. Non so cosa sia successo esattamente, ma in questo punto è tutto rotto. Scala, pavimento, tutto in frantumi…

-Cerchiamo di calmarci, Eirdar. Due di voi erano già più che sufficienti, se non di troppo, qui. Non parliamo di tre.- La voce calma e decisa del Generale.
-Dottor Lafelv, chiami i portantini. Voglio che tutti e tre abbiano le cure di cui necessitano, e Sam…- dice voltandosi verso il Colonnello. -..il Tenente Lendl è agli arresti. Quando sarà cosciente voglio che mi si avvisi immediatamente.- Infine si volta verso tutto l’androne degli uffici, in cui chiunque si è immobilizzato per assistere ad un qualcosa a cui io ho assistito solo in via telefonica. -Che tutti gli altri tornino ai loro posti di lavoro!-

***
Per le costole niente da fare, nel senso che come al solito dovrò aspettare che si rimettano apposto da sole senza mettermi a fare il limbo in spiaggia, tipo.

Per il naso c’hanno tentato, invece, di medicarmelo, ma con i cerotti e garze sul naso io in giro non ci vado, percui se ne vadano affanculo. Il resto, cioè tipo la faccia che m’ha schiantato nel granito del pavimento… mbhè, qualche punto esticazzi.

Mo sono qui, incazzato nero, che aspetto nella saletta dell’infermeria. Dapparte, seduto, mio fratello: quello pazzo.

Non mi guarda. Non lo guardo.
Non mi parla. Non lo cago.
Ho litigato con tipo tutti i miei parenti nel giro di cinque minuti. Tenendo conto che il numero dei miei parenti nell’ultima ora è raddoppiato, ho stabilito un nuovo record.

L’elfo esce dalla saletta medica, finalmente. Non domandiamo nulla, perché sa e risponde prima. -Rimarrà sedato per parecchie ore. È stato medicato e sarà messo agli arresti.- dice, perentorio. Il cagnolino mezz’elfo gli sta come al solito appresso.

-Bon, andiamo.- dico avviandomi già all’uscita. Questa giornata è già stata troppo lunga per i miei standard. Voglio andare a casa, farmi una doccia e buttarmi a letto. Anche se sono solo le nove di sera. Domani ne riparleremo.

-No.- dice Sin.

Sbuffo e cerco di essere accondiscendente. Perlomeno mi ha parlato, il che è già un miglioramento. -Torneremo domani, se vuoi, e lo andremo a trovare quando sarà al sicuro dietro le sbarre.- spiego.

-Ho detto di no!- sbotta lui. -Io non esco dalla Shield.- Non guarda me, parla all’elfo. Shelv non risponde, credo stia valutando.

-Mettetemi in cella con lui.- chiede Sin.

-COSA!?!?- sbrocco.

-È fuori discussione.- risponde Shelv.

-Ma_- tenta lui, ma io m’intrometto -NO! Non esiste!- gli urlo in faccia, poi mi volto verso l’elfo. -Shelv, non permetterglielo ok!?-

-Non ho bisogno che me lo dica tu, Tears.-

-Conosco bene le segrete della Shield, alcune celle sono doppie e comunicanti, voglio essere messo in una di quelle.- continua Sin, fissando sempre l’elfo.

-Ma non esiste! Ma cosa diavolo… SHELV! Digli qualcosa!!- Ma checcazzo c’è nel riciclo d’aria della Shield oggi? LSD!?

-Per fare cosa, Sin?- chiede l’elfo. Credo stia valutando, e non mi piace affatto.

-…Voglio parlargli. Sono agli arresti anch’io, corretto? Non sto chiedendo di uscire, sto chiedendo di essere messo in cella!-

-Ma per fare cosa!??!- sbrocco io, ignorato e sullo sfondo.

-Voglio parlargli! Voglio capire perché non si è fatto mai sentire! Perché non ci ha cercato! Cosa diavolo ha fatto in tutti questi anni in cui credevamo fosse morto!- sclera lui, finalmente rendendomi parte della discussione. Ancora un paio di battute e avrei pensato d’essere morto e lì solo come spirito invisibile.

Rimango basito, senza parole. E anche Shelv, che lo fissa.

-Anche lei vuole saperne di più, vero Shelv?- insinua Sin. L’elfo di nuovo non risponde ed io sbrocco definitivamente, tirando un calcio ad una sedia della sala d’aspetto. -MA STIAMO IMPAZZENDO TUTTI!?- urlo. -Hai visto che ha combinato!?!? È incazzato nero! Ti massacrerà se gli passi sottomano!!-

****

Ignoriamo, come spesso ci accade, gli scatti d’ira inconsulta di Tears. È il suo modo di sfogarsi, per quanto irritante.

-Con lui non parlerà mai, ma con me è diverso.- dice Sin.

Effettivamente, quando Tears è apparso in ufficio, Lendl l’avrebbe lasciato andare senza tanti complimenti, ma con Sin ha avuto una reazione diametralmente opposta. Nel momento in cui ha visto che Tears se lo stava portando via di nuovo, ha dato di matto.
Per poi calmarsi di nuovo, per ben due volte, quando Sin è intervenuto.

Dopo le informazioni ricevute dal dottor Lafelv qualche giorno fa, questa situazione potrebbe prendere una piega decisamente interessante.

-Bene, Sin. Farò in modo che ti sia data una cella comunicante con quella del Tenente Lendl, e passerete entrambi qui la notte.- Mi dirigo all’uscita. -Kail, predisponi il tutto.- ordino ed esco.

****

Afferro Sin per il colletto dello spolverino e gli bercio direttamente in faccia. -Si può sapere che hai nella testa?! Cosa pensi di ottenere?!?!-

Lui volta lo sguardo altrove. Non mi risponde e con la faccia che ha non ha intenzione di farlo né ora né tra un’ora.
Lo mollo di scatto. Si volta ignorandomi ed io lo fisso di spalle.

Mi passo una mano sulla faccia, poi nei capelli. Fisso il soffitto e infine sbuffo. -OK! Non vuoi parlarmi!? Non parlarmi!- Lo rigiro di scatto per una spalla e lui non mi guarda, prendo la Beretta da dietro la cintura e con una mossa rapida gliela nascondo dietro lo spolverino. Nessuno ci guarda, nessuno ci vede, lui fissa stranito la pistola mentre io lo scuoto di nuovo per farmi guardare in faccia. -Usala, ok!? Se ti si rigira addosso come con me, usala! Non pensarci sopra due volte Sin, non ne avrai il tempo!- gli sibilo per non farmi sentire dalle guardie. Lui inspira appena e si guarda attorno. Lo scuoto ancora un poco per (ri)farmi guardare in faccia. -Non pensarci su! Spara e basta, ti spezzerebbe l’osso del collo!- insisto.

-Non sono così sprovveduto come cr_- inizia lui ma non lo faccio finire.

-Lui ha dalla sua parte vent’anni d’odio, tu solo rimorso! Non importa chi è più forte o veloce a questo punto, ok!?-

Si zittisce e guarda assente verso il basso. -Sin!- lo risveglio io.

-Ok!- sbotta allora, e si divincola seccato.

*****

Rientrato da solo dalla Shield, non ho la minima voglia di rientrare in casa. Là sopra ci sono il novellino e il barista, ed io dovrò spiegare ad entrambi perché sono uscito con mio fratello e sto rientrando senza.

Sospiro, abbattuto. Mi massaggio le tempie e fisso il tettuccio della Leon.

La portiera del passeggero si apre e a me viene l’orticaria appena sento la sua voce entrare nell’abitacolo.

-Come mai qui, seduto da solo in macchina nei garage?- chiede il novellino.

-E tu perché sei qui, seduto nella mia macchina nei garage?- gli rifaccio il verso. Dove cazzo devo rinchiudermi per non avere rompicoglioni tra le palle!?

guardatearslatelecameraMi passa un braccio intorno alle spalle ed indica fuori dal parabrezza un orizzonte infinito che non c’è, difatto, visto che siamo in un garage. -Telecamere interne, Tears… Telecamere ovunque…- dice con enfasi.

Io fisso per un istante fuori dal parabrezza, interdetto.

-Non solo alla Shield eh, guarda. Ce n’è una anche lì!- Indica una lucina lampeggiante in un angolo. -Fai ciao, Tears!- dice facendo ciao con la mano alla telecamera.

Sparo fuori dal finestrino abbassato. Frammenti di telecamera ovunque.

Si schiarisce la voce e torna composto dal lato del passeggero.

-Il problema delle telecamere interne della Shield è che sono senza audio e… beh, io non sono un gran che a leggere i labiali.- chiarisce.

Ovviamente è qui per chiedere informazioni perché è curioso come una scimmia, il beota, ma io non ho la minima voglia di parlare con nessuno. Percui taccio.

-Avanti Tears, sto cercando di rompere il ghiaccio, dammi una mano!- protesta lui dopo qualche istante.

-Stai solo rompendo le palle.- borbotto.

Silenzio, per qualche minuto. Io finisco la mia sigaretta, lui mi squadra. -Ti sei fatto ridurre così da lui?- chiede poi fissandomi il naso. È palese che non mi lascerà in pace finché non gli spiego qualcosa.

-Mbhè? Campione di pesi etere? Fatti dare uno schiaffo da lui, poi quando ritrovi la testa mi fai sapere che ne pensi!-

Incrocia le braccia con un broncio. -Ok… e cos’è tipo? Il tuo clone o qualcosa di simile?-

Mi massaggio la fronte e appoggio il gomito sul finestrino. Sospiro abbattuto. -Mio fratello.- sbuffo. Ha vinto, tanto per cambiare.

-Un altro??- sclera. -Mi stai prendendo per il culo??-

-Senti le risate di sottofondo, per caso??- bercio in rimando.

-Ma quanti cazzo siete!?-

-3! Ok? Basta! Finiti! Ti va bene!?-

-Ok, ok, ok …- mette le mani avanti lui mentre io mi affaccio ai sedili posteriori, prendo il dossier della Shield e glielo pianto in mano. -TOH! Leggi e non stressarmi le palle! Ti dovevo delle spiegazioni? Eccole qui! C’è tutto! Così la smetti di rompere!-

****

Fisso il dossier che gli ho portato io stesso qualche mese fa dalla Shield. È tutto qui dentro, lo so.

Tutto.
Troppo.

Non voglio davvero sapere i cazzi suoi, non tutti. Voglio solo sapere quello che vuole dirmi lui.

La tentazione è grande, ma glielo passo indietro. -T’attacchi.- dico su un ghigno. -Non te la cavi con uno sterile dossier! Un giorno ci metteremo sul divano, ci scoleremo una cassa di birra, e mi racconterai tutto!-

Lui rimane interdetto, poi accenna un sorriso e gli si alza il sopracciglio. Ma solo un istante, mentre riafferra il dossier e lo butta dietro, poi rimonta la sua maschera di stronzaggine. -Vaffanculo…- dice. -Perché non togli il sigillo di garanzia dal pisello e cominci ad usarlo? Magari diventi meno stronzo.- borbotta mentre si accende un’altra sigaretta.

-Approposito di questo…- dico guardando l’orologio del cruscotto. -Devo uscire, se mi lasci la macchina_-

Beretta in mezzo agli occhi.

-_Ma guarda che splendida serata!- Mi affaccio euforico dal finestrino. -Credo mi farò una passeggiatina!- Scendo di fretta.

-Dove cazzo vai?- chiede.

Lo saluto con la mano mentre già mi avvio all’uscita. -Alla Shield, ho un appuntamento con Miray.-

-Chi?- chiede lui con una faccia ch’è tutto un programma.

-La tipa nuova della segreteria trasporti. Mi ha chiesto se le do una mano ad installare il computer nuovo a casa.-

Ci pensa su, pare ricordarsi -Ah, sì… biondina?- Ondeggia vago una mano.

-Yap.- confermo io, sono già quasi in strada quando lui si affaccia dal finestrino, con la faccia da coglione che gli viene quando sta per dire una cazzata.

-EH HEY!! La mamma lo sa che esci con le ragazze!?- chiede.

-See, lo sa, nonno!- rispondo salutandolo con la mano.

Un proiettile vicino ai piedi, e mi affretto ad uscire.

****

Sono seduto sulla brandina di questa cella.
Intorno, due muri di fredda pietra e due pareti di gelide sbarre. Oltre, il corridoio vuoto illuminato da neon sfarfallanti.

Lo sguardo, dal pavimento, mi guizza sempre più spesso a quel corridoio. Da un capo, lo so, la scala per risalire al piano superiore e agli uffici. All’altro capo, altre celle.

E anche quella cella.
Scelsero la più lontana.

Inspiro, strizzo gli occhi e il capo mi scatta a destra, in quel tic nervoso che ho spesso negli ultimi anni. Da quando sono in questa dimensione. Da quel giorno.
Quanto tempo è che non prendo le pastiglie? Porto una mano alla tasca e mi si gela il sangue nelle vene.
Deglutisco. Non le ho.

Non dovevamo stare via tutto il giorno, era prevista solo la mattinata. Controllo di getto l’orologio al polso. Quante ore…?
Troppe.

Alzo la testa e quel corridoio mi pare sempre più gelido. Trattengo il respiro aspettando di vedermi sbucare da uno dei due capi le guardie. Quelle guardie, con quel loro ghigno.

Porto le ginocchia al petto e non sbatto nemmeno le palpebre, in quella insulsa sicurezza che quando smetti di guardare, succede il peggio.
La sua voce alla mia sinistra, poi il mio stesso mugolio di pietà alle orecchie senza che l’abbia voluto davvero emettere.

-Le hai dimenticate, vero?- chiede.

Bas è già qui. Lui è sempre il primo ad apparire.

-Se chiedi aiuto arriverà qualcuno. E quel qualcuno potrà chiedere a Daniel se ti fa avere le tue medicine. Stai tranquillo…- dice.

Non mi da fastidio, non tanto perlomeno. S’impiccia, ma mi fa compagnia. Il problema è che so che non è reale, e lui è sempre il simbolo che qualcosa nel mio cervello ha deragliato e peggiorerà se non prendo le pastiglie.

-Se… se chiamo, arriveranno loro.- mormoro. Lui mi sente lo stesso, anche se non parlo ad alta voce. È comprensibile: è nella mia testa…

Mi cammina di fronte e s’inginocchia per guardarmi negli occhi. Sorride, comprensivo. -Quelle guardie non ci sono più, lo sai Sin. Le ha mandate via Nakiri, le ha punite come meritavano. Ora la Confederazione è un posto sicuro anche per te.-

-MENTI!!- urlo. E mi pento istantaneamente di averlo fatto… ora arriveranno. Saranno qui e.. Un brivido. Deglutisco e m’inumidisco le labbra.

Rimane titubante, poi lo vedo rialzarsi e guardare oltre la parete di sbarre che divide la mia cella da quella di Rain. -È maledettamente uguale a Tears…- mormora.

-È ovvio- dico io stizzito. Il mio sguardo non si allontana dal corridoio.

Sospira. Poi si volta di scatto indietro e fissa un punto. Corruga le sopracciglia ed inclina la testa. Ho sentito chiaramente quella sensazione di quando mi appare qualcun altro. Di solito è Cal, a volte è qualcuno che non conosco, o che non ricordo. Una vecchia vittima. Sono così tante le persone che ho conosciuto e che sono morte.

La maggior parte per mano mia.

Li ignoro tutti, e quasi nessuno parla. Alcuni sono solo ombre sbiadite, poco definite. Ricordi brevi.
Io rispondo solo a Bas e Cal, anche se Cal non appare molto spesso. Bas invece è sempre qui. Appena salto una pastiglia lui appare. E prima che cominciassi a prendere questi antipsicotici, prima di quel giorno in Shield, Bas era sempre intorno. La maggior parte delle volte osservava, mi sorrideva, non parlava. Poi ha cominciato a parlarmi. E ora beh… non smette più, esattamente come quando era vivo.

Volto appena la sguardo, intenzionato a mantenere sempre nel cono visivo l’odiato corridoio. Ma quando inquadro chi è il nuovo apparso, mi scappa un urlo.
Indietreggio sulla brandina, gattono all’indietro e fisso quella donna.

È molto più bassa di quanto mi ricordavo, ma è indubbiamente lei. Sorride, un sorriso che dovrebbe apparire tenero ma che a me pare una delle peggiori minaccie dell’universo.

-MAMMA!- urlo.

Lei mi fissa, mani in grembo, i capelli neri lucidi raccolti in due codini sulla testa. Infantile con il suo viso morbido e rotondo dalla pelle pallida, ed un vestito tutto pieghe e trine che sarebbe perfetto su di una di quelle bambole di porcellana d’altri tempi.

-Tesoro.- dice. -Finalmente, quanto tempo… Quanto sei cresciuto.-

Passi.
Passi nel corridoio. Rimbombano. Entrambi si voltano verso le sbarre. Un’ombra che si allunga innaturale sul muro di fronte.
Gemo e mi rannicchio su me stesso.

Quando riapro gli occhi per un istante penso che mamma sia scomparsa e Bas sia al di là delle sbarre. E invece è Zendaru. -Ciao!- saluta gioviale come suo solito. Io ho ancora il respiro corto e non ho idea di come possa apparire ai suoi occhi.
Sconvolto probabilmente è un eufemismo.

***

-Tutto ok?- chiedo. Lui non mi risponde, mi guarda come se fossi un fantasma.
Fisso per un istante il tipo identico a Tears ancora anestetizzato che dorme sulla brandina della cella a fianco. Poi mi schiarisco la voce e guardo di nuovo Sin. -Ero già da queste parti, e ho pensato che ti sarebbero servite queste.- dico mettendomi una mano in tasca e passandogli dalle sbarre la scatola delle sue medicine. Lui si getta letteralmente sulle sbarre e me la strappa di mano. Manco un leone con il suo cosciotto di gazzella per pranzo. Ritraggo la mano, contento di avercela ancora attaccata al polso, e faccio un passo indietro.

-…C… come, fin qua sotto?- chiede mentre nervoso cerca di aprire la scatola in malo modo.

Cerco di completare la frase, poi sorrido e mi stringo nelle spalle. -Oh, mbhè, probabilmente riuscirei anche a tornare al castello, se c’avessi voglia.- rido.

Finalmente apre la scatola ed ingoia di botto un paio di pastiglie.

-Tutto ok?- ripeto. -Vuoi che stia qui a farti compagnia per un po’…?- chiedo.

-Vattene.- sibila voltandosi di nuovo di scatto verso di me.

Io alzo le mani. -Ok.- sorrido. -Ci vediamo domani, Sin.- Saluto e faccio per andarmene.

-Grazie.- dice poi senza voltarsi, poco prima che imbocchi le scale.

Sorrido e lo saluto con un cenno della mano mentre salgo i gradini.

***

Dolore al naso, dolore al torace.
Cazzo, si vede ch’è passato Tears. O lui o sono stato investito da qualcosa tipo un carro di incudini trainato da draghi cocainomani.
Sospiro e apro gli occhi.

Mi tasto la faccia. Ok, il naso c’è ancora. Incerottato ma c’è. Tolgo la garza e mi lacrimano gli occhi per lo strappo.
Sbuffo.

Non ho bisogno di guardarmi intorno per capire che sono in una cella. La brandina e le mura spoglie sono già un indizio sufficiente.
Quello che mi fa roteare la testa a destra, invece che rannicchiarmi di nuovo a dormire finché qualcuno non viene ad infamarmi per aver tipo tirato giù un pezzo di Confederazione, è la sua voce. Un mormorio soltanto, sommesso.

Mi volto, e lui è li. Rannicchiato in una cella adiacente.

Saranno passati tutti i cazzo di anni che volete, ma non è possibile non riconoscerlo immediatamente anche se non è praticamente identico a me come Tears. Sono i movimenti, sono… Non so cosa sia. Ma è lui: è Sin.
Ed è vivo.

È ancora vivo, e tutti i resoconti dell’ultimo scontro di qualche mese fa della Shield sono cazzate.
Faccio per alzarmi che mi gira la testa. Mi porto una mano al capo: sono ancora tutto rincoglionito…

Lui è lì che mormora. Rannicchiato in un angolo. Le mani sopra la nuca, riconosco solo qualcosa che sembra un “lasciatemi stare, andatevene, non siete qui”, e roba simile. Stringe in mano una scatoletta di quelle che sembrano medicine, ne mette in bocca un paio e mastica convulso, gli occhi chiusi, non vuole vedere chi ha davanti.

-Sin!- dico. Il mormorio peggiora, si alza di volume. Io lo chiamo di nuovo -SIN!-

-LASCIAMI STARE!! LASCIATEMI STARE!! Perché non fanno ancora effetto?? ANCHE TU NON SEI REALE!! SCOMPARI!!- urla.

Rimango un attimo spaesato, poi collego un paio di cose che ho letto su tutti i documenti dei Sevyhal’s Twins che mi sono letto in questi anni. Queste informazioni, unite a quello che vedo in quella cella, sono più che sufficienti. Mi alzo e vado alle sbarre, le afferro e mi affaccio. -Sin, io sono reale, ok?-

-No- mugola.

-Guardami…-

-NO!- urla isterico.

-SÌ!!- urlo. -GUARDAMI!-

Alza lo sguardo, finalmente, stupito dalla reazione. Gli sorrido. -Visto? Sono qui. Sono diverso da quelli che vedi, vero?-

Lui tentenna, fissa un punto dietro di me poi torna a mettermi a fuoco. Sorride appena, debole, appena accennato. -Sì?- tentenna.

-È perché io sono davvero qui.- Mi guardo intorno ed afferro la coperta che c’è sulla branda e gliela mostro. -Vedi? Interagisco con il resto degli oggetti. Sono vivo. Per quanto fino a ieri suppongo tu credessi il contrario…-

****

Rain è affacciato alle sbarre, mi fissa, il suo sorriso è tranquillizzante, come quello di Tears.

Ma anche la mamma mi sorride. Si avvicina ed io mi rannicchio più su me stesso.
Ho paura.

Non è qui, è come un sogno, un incubo. Se immagini qualcosa di terribile in un incubo questo succede, e so che se la immagino come l’ho vista l’ultima volta diventerà così ed io non posso reggere un’altra volta, non un’altra volta. Ma non posso scacciare quell’immagine dalla testa. Solo gli Dèi sanno per quanti anni e quante volte ho tentato. -Ti prego… vai via… VAI VIA!!-

-Sin, tesoro..- dice lei. -Stai tranquillo, ora siamo qui, non c’è più niente di cui avere paura.- Allunga una mano verso di me. Si avvicina ed io mi rannicchio, ma non c’è più spazio. -Lascialo stare! Lo stai spaventando!- urla Bas, ma lei lo guarda di sfuggita un solo istante, e lo ignora.

Non può toccarmi, non è qui, Bas non c’è mai riuscito ma non ci ha mai nemmeno provato, lei invece si avvicina e il muro è dietro di me, e quella mano è tanto vicina che_

Urlo.

****

Quando urla, io sbrocco. Stringo le sbarre e cerco di piegarle. Non riesco. Allora afferro la trave di ferro che le unisce (tra loro) e con un paio di calci che mi spaccano qualche osso del piede, la piego verso il basso, poi ritento con le sbarre. Un lamento stridulo, e si piegano. Passo incurante del dolore alle mani e al piede.

Lui mi ha visto, afferra qualcosa dietro lo spolverino, una pistola. Una Beretta.
La SUA pistola.

Punta ma non rallento. Non un’esitazione.
Lo abbraccio, lo avvolgo nella coperta e lo stringo.

***

Mi ha toccato. Mi ha abbracciato. È caldo. È vivo.
Lui è vivo. Lui è davvero vivo, lui è davvero qui.
È tornato sul serio.

-È tutto a posto…- mi ripete. La voce bassa, il tono confortante. Chiudo gli occhi, mi rannicchio nella coperta e nel suo abbraccio e lascio che mi stringa a sé. Un abbraccio conosciuto, che non sento da tanto, troppo tempo.

Questa malattia è…
Perdere le facoltà mentali non è come perdere un braccio, o una gamba. È una menomazione totale. Tutto ciò che senti, vedi, percepisci, potrebbe essere falso, frutto della tua immaginazione.
Le pastiglie che prendo mi aiutano a riaquistare contatto con il mondo circostante, ma allo stesso tempo m’intorpidiscono e_

Ed è lì che me lo chiede.

Fissa di fronte a noi, dove vedo mamma e Bastian, alza un sopracciglio e chiede: -Ma te lo conosci il tizio con la treccia blu?-

Sia io che Bastian, alla domanda sgraniamo gli occhi.
E mamma sorride.

****

Sono le quattro, quando finalmente lo vedo sbucare dall’ascensore.

-Aoh! È l’alba! Chettidevo mettere il coprifuoco?- bercio.

-Perché, sei mia mamma?- chiede lui alzando un sopracciglio.

Lo fisso per incenerirlo e non replico.
Lui mi fissa in rimando e ghigna gioviale. Poi si stiracchia e si avvia in camera. Mi alzo dal divano e finalmente mi avvio anch’io a letto.

-’Notte Tears- mi dice quando è già sulla soglia dello studio.

-Seh, ‘notte.- Chiudo la porta della camera. Poi ci ripenso, la riapro e lo fisso dall’altro capo del corridoio che sta chiudendo la sua, di porta. Attende e mi guarda. Io ghigno. -Allora? Gliel’hai installato ‘sto computer?-

Lui ghigna in rimando. -Due volte.- dice indicando con le dita. Poi richiude.
Io applaudo.