14 Marzo 1991

Intorno a me tutto sta girando. Non ho idea di dove sono. Mi lascio cadere addosso ad un muro e non m’interessa nient’altro se non strisciare per terra.
Fa freddo, credo. Non lo so, è tutto intorpidito, ma c’è neve quando finisco sui ciottoli sconnessi di questo vicolo.

Forse questa è la volta buona.

Voglio solo addormentarmi e non pensare più a niente. Di nuovo.
Domani sarò morto assiderato? Probabile. Ha tanta importanza? Nessuna.
Tutto. Ho perso tutto.

Tutti.

 

15 Marzo 1991

Un fracasso infernale mi lancia direttamente fuori dal sonno.

-Figlio di puttana! Ecco dov’eri!- Qualcuno urla sopra il fracasso dei bidoni lanciati per il vicolo.

Sono finito a terra. Sono lercio di rifiuti e non ho nessun tipo di sensibilità alle mani. Quando per istinto le ho portate al viso ho avuto solo un dolore lancinante, ma niente tatto.
Ce l’ho ancora il naso?

Mi tasto la faccia, e il naso è ancora lì, ma mi fa lo stesso male boia delle mani. Ed ecco il padrone della voce. -Ah… sei tu.- dico. La mia voce mi arriva roca e impastata. La testa mi sta esplodendo, mi porto una mano alla tempia, mi accorgo che ho bucce di non so quale schifezza tra le dita. La scrollo un po’, giusto per vedere falangi bluastre ed insensibili.

Ricordo. Non sono morto.
Peccato.
Stasera ci riprovo.

-Sin è guarito! Finalmente!! E tu non ti eri nemmeno accorto che stava male!! Ti avevo detto di chiamarmi!!!-

Guarito? Da cosa? Aveva il raffreddore mi pare… Non c’era bisogno di chiamarlo.
Aspetta.

Scatto in piedi e barcollando mi butto addosso a lui, sbatacchiandolo per il colletto del cappotto.

-SIN!- urlo. -SIN E TEARS!! LI HO PERSI!! DOVE SONO!?!?-

Lui sfigura. -Ma… ma sei ancora ubriaco? È un mese che non stanno più in questo vicolo!!-

-LO SO! Cioè..- ci penso. -Un mese? Di già!?- sbrocco. -DOVE SONO!?!?-

Con un gesto secco mi stacca di dosso. Io barcollo indietro. -Non verrò certo a dirtelo! Abbiamo fatto come hai detto tu fino ad adesso! Ora hanno diritto anche loro di avere una casa!!-

Mi guarda un’ultima volta con disprezzo, poi si ricompone il colletto con un gesto secco e volta i tacchi.

-Sappi solo che stanno sicuramente meglio che con te!!- urla prima di uscire dal vicolo.

Una casa.
Sin?
Non riesco a crederci che l’abbia permesso. Non è da lui.
Devo pensarci su meglio. Devo ritrovarli? Non riesco a ragionare con questo mal di testa.
Devo bere.

Inizio a cantare a squarciagola, è l’alba ed è ancora un buon momento per raccogliere roba da rivendere. Puntuale dopo qualche minuto un paio di persiane si aprono e uno sgabello mi prende in pieno.
Legno massello. Ci farò qualche moneta di bronzo.

 

16 Marzo 1991

Eccolo lì. Mio fratello maggiore. Sempre arrabbiato col mondo, scontroso, violento.
Eccolo lì, adesso, mentre tutto impegnato cerca di fare entrare libri e quaderni in uno zaino nuovo. Da quando siamo in questa casa, un mesetto ormai, è diventato un altro.
Ed è semplicemente ridicolo.

Io lo fisso da un quarto d’ora. Credo sia questo il tempo che è passato perché stando supino con la testa in giù dalla sponda di questa branda ormai ho il sangue alla testa.
Basta, è ora di finirla, si sta rendendo ridicolo ed io non ho piú intenzione di giocare a questo gioco con lui.

Con uno slancio mi alzo in piedi, scendo dal letto e prendo il suo zaino, con tutti i quaderni dentro, e lo ribalto svuotandolo per terra.
Lui guarda attonito il devasto sul pavimento, poi con lo stesso sguardo alza gli occhi su di me.

Ma io non cedo, mani sui fianchi, risoluto. -Si può sapere perché ti prende così bene tutta questa cosa??-

Lui mi fissa e non parla. Non capisce, tanto per cambiare.

-Questa roba!- gesticolo. -Stare a casa di un tipo che non conosciamo neanche! Andare a scuola facendo finta di essere come gli altri bambini! Se iniziamo ad andare a scuola, non riusciremo più ad andarcene da qui! E noi non siamo come gli altri! Noi non abbiamo una mamma, siamo soli! E dovremmo tornare a vivere da soli, solo noi due!!-

Non risponde. Mi fissa immobile.

-Per una volta avresti ragione ad essere arrabbiato! Non contento!- aggiungo.

Quando mi prende a pugni, Tears mi ribalta letteralmente. Nel senso che generalmente vado a finire contro il muro che ho dietro, e se non ci sono muri, come in questo caso, finisco in terra.
Mi ha preso in pieno sulla mascella, un dolore boia…

-LO SONO!- urla per sottolineare l’ovvio. -Non toccare mai più il mio zaino ok??- sbraita mentre prende frenetico a raccattare tutte le sue cose. -A me piace stare qui! Non ho freddo, mangio, e vado a scuola come tutti gli altri! Se preferisci stare in un vicolo a gelare e morire di fame, fallo pure ma da solo!-

Da solo.
Per un tetto e un letto caldo sarebbe disposto a lasciarmi da solo? A stare da solo? Preferirebbe un estraneo un po’ più gentile degli altri a me??
Si rende conto di cosa ha appena detto?

Probabilmente sì, perché conosco ogni suo movimento e lo so che ora si volterà per scusarsi. Tears è fatto in questo modo: apre la bocca e dà fiato ai denti, poi tenta di scusarsi, a modo suo. Ma non gliene lascerò il tempo. Perché non è sufficiente chiedere scusa ogni volta che mi tratta male, non basta dire ‘scusa’ o ‘non volevo dire questo’, o ‘non volevo tirarti un pugno’ solo dopo averlo fatto di nuovo.

Mi alzo di scatto ed urlo una delle cose che so gli farà più male. -Dovevi rimanerci tu nell’armadio!!! Lui mi abbracciava! Tu sai solo picchiarmi!!!-

Poi scappo verso il cortile, prima che possa di nuovo scusarsi.
Non mi segue.

***

Una delle cose che più mi piace di mio fratello, è che non tiene il muso a lungo. Lo fa spesso, quello sì, perché mette il broncio per un sacco di cose, ma con me riesce a cambiare umore tipo immediatamente. Basta distrarlo, funziona così.

Così, quando stamattina l’ho poi raggiunto alla nostra nuova scuola, è bastato che cominciassi a parlare tranquillamente del più e del meno che lui perdesse il broncio. Quando poi gli ho dato anche il mio dolce della merenda che Bas ci ha preparato, la maschera di broncio che gli era rimasta in faccia gli è tipo caduta in mille frammenti sotto un sorrisone contento.
Quello che so è che possiamo farci più o meno tutto quello che vogliamo che non ci arrabbiamo mai. Oddio, ci arrabbiamo sempre, ma dura poco. Ecco.

Al nostro rientro, appena apro la porta della casa di Bas, li troviamo entrambi lì, in mezzo al salotto, conciati da schifo, che si voltano mani dietro la schiena, colpevoli. -Che cosa diavolo avete combinato mentre eravamo a scuola?- chiedo mentre li scruto. Hanno tutti i vestiti stropicciati e pieni di polvere bianca. Bas ha tutta la treccia storta e Cal ha quello che credo sia gesso sulle mani.

Bastian si schiarisce la voce, gioioso e pronto a fare un annuncio di portata mondiale. -Come regalo per il primo giorno di scuola_-

-_Si fanno i regali per il primo giorno di scuola?- Lo interrompe Cal perplesso.

Lui gli rifila una gomitata in risposta. -Non rompere! Si possono fare regali per qualsiasi cosa. Dicevo, come regalo per il primo giorno di scuola….- Si sposta di lato, e con lui Cal, ed indica raggiante un muro dietro di sé. -TA-DAAAAAN!- dice glorioso.

-È un muro?- chiediamo in sincrono io e Sin, al mio fianco.

-Non è soltanto un muro!! Guardate!- gesticola Bas tutto preso bene dalla novità. Ci arriva alle spalle e ci spinge davanti ad una nuova porta nel nuovo muro che ha rimpicciolito il soggiorno. -E’ la vostra nuova stanza!-

Mi salta qualcosa nello stomaco. -Una stanza!?!- urlo. Lancio lo zaino da qualche parte e lancio me stesso nella stanza.

Una stanza! Perlamiseria, non abbiamo mai avuto una stanza! Non avevamo nemmeno un tetto ed ora abbiamo una stanza. Tutta per noi! Pergliddei!! E c’è il letto e l’armadio e delle mensole e la finestra!! Ed è un posto nostro! Per le nostre cose!! Potrei eplodere!!

Sin fissa il tutto e sorride. Non è entusiasta come me, però non gli dispiace, lo so.

-Che ne dici?- gli chiede Bas.

Lui lo guarda con un sopracciglio alzato, critico. -Questo vuol dire che ormai noi stiamo qui?- domanda.

Bastian si stringe nelle spalle, il sorriso non vacilla un attimo. -Se volete. O comunque quando passate a trovarmi avete la vostra privacy.-

Sin rimane perplesso, poi però sorride ed entra nella stanza. Evidentemente quella risposta diplomatica è una risposta che considera accettabile.

-Comunque non è molto saggio pulirsi sui pantaloni con le mani sporche.- aggiunge puntiglioso come suo solito, indicando il fondoschiena di Bas.

Bastian si guarda dietro, poi fulmina con lo sguardo Caleb che di par suo sorride nervoso e lo saluta con una mano.

-Guarda Sin guarda!! Abbiamo anche la scrivania!!!- urlo indicando il mobile. A Sin quella dovrebbe piacere di brutto, ed infatti sorride. So che sta già meditando come arredarla, lo conosco. Poi si gira e rimane interdetto.

-Ma ci sono due letti…- dice deluso.

Io mi stringo nelle spalle. -Mbhè, ma siamo nella stessa stanza…-

Lui mette su il suo broncio e sbuffa, mani sui fianchi, poi marcia e con grande sforzo spinge un letto addosso all’altro, unendoli. -Oh!-

Io non replico. Lui è contento, e tanto basta.

***

-Stai pensando a lei.-

Arriva senza che me ne accorga. Si siede al mio fianco con un mezzo sospiro ed un sorriso appena accennato sul volto.
La sua non è una domanda, ma una semplice affermazione soffiata leggera dalle labbra. Non rompe il mio silenzio, lo accompagna con il suo pensiero.

Inspiro ed appoggio il mento agli avambracci, piegati sulle ginocchia strette al petto. Stanotte il cielo è particolarmente generoso con le stelle, e le lascia brillare libere su di sé.

Non rispondo, perché non ce n’è bisogno e lui non ha posto domande.

-Come fai a saperlo?- chiedo soltanto.

Una smorfia accompagnata da una leggera stretta di spalle. -Sorridi sempre. Quando non lo fai pensi a lei.-

Rimaniamo in silenzio a lungo. Dopo qualche istante si accende una sigaretta e si lascia cadere supino sull’erba, fissando le stelle insieme a me.

-A volte..- dico, rompendo il silenzio -..mi convinco che sono io ad ingigantirla, e che forse non sarebbe comunque finita bene. Voglio dire… che ne so di come sarebbe potuta andare se non avessimo dovuto dividerci? Magari ad un certo punto avremmo capito che non ingranavamo.. o ci saremmo invaghiti di qualcun altro.-

Non dice nulla. Cal non parla molto, ma so che ascolta tutto ciò che dico. Ed io parlo davvero tanto…

Passano i minuti, in silenzio. Finalmente butta il mozzicone e si alza. -Sei solo vittima di qualcosa che sarebbe potuto essere.- Si spolvera un po’ i pantaloni e si stiracchia nel buio. -E tu sei una testa di cazzo, quando ti si vieta qualcosa ti impunti.- Mi arriva un leggero pugno sulla testa.

-AHIO!- protesto guardandolo male. Ma lui sorride, appena, quel suo sorriso storto con un solo sopracciglio alzato.

-Ti perdi un sacco di altre cose fissando sempre lo stesso punto, testa di legno.- dice.

In quella, Sin corre fuori nudo e coperto di schiuma nel giardino, seguito a ruota da Tears, ed entrambi si dirigono urlando verso il bosco buio.

Cal, tranquillo, si stringe semplicemente nelle spalle seguendoli con lo sguardo. -Tipo quei due che corrono nudi per i boschi…-

-Ma dove diavolo vanno??- sbotto allibito.

-Che ne so, litigano sempre, passano metà giornata a rincorrersi. Mica dovevano fare il bagno?-

Lo guardo critico. -Si, e tu dovevi controllarli…-

-Ah…- dice, tranquillo. Poi guarda verso il bosco -…Ecco perché…-

Sospiro, lui si volta prima che possa dirgli qualcosa e si avvia verso il bosco. -Rientra, che se no domani rompi le palle che c’hai il raffreddore! Te ti ammali per/con niente!-

-Non è vero!- protesto alzandomi, punto sul vivo.

-Come no? E settimana scorsa? Due gocce di pioggia e sei finito con la febbre!-

-Non erano due gocce, ci siamo presi un temporale in piena regola!- Intanto lo raggiungo correndo: bisogna recuperare quei due. Lui se la ride.

****

17 Marzo 1991

 

I gemelli sono a scuola e noi ne stiamo approfittando per ripassare i piani per il lavoro di stanotte, quando bussano alla porta. Mi alzo dal tavolo e vado ad aprire.

Cal alza un sopracciglio. -Aspetta, fammi prima guardare chi è.- E si alza per sbirciare dalla finestra.

-Chi vuoi che sia?- chiedo con già la mano sulla maniglia. -Dubito che Samirien mandi soldati in pieno giorno che bussano alle porte.-

-..Sì ma potrebbe essere comunque perico_-

Apro e, senza spiegazioni, mi prendo un pugno in faccia finendo al tappeto.

-.. _loso…- finisce Cal, mani in tasca.

-Finalmente ti ho trovato!!! Dove diavolo sono Sin e Tears, maledetto pervertito!!- mi urla il padrone del pugno. Non l’ho ancora visto in faccia che mi alza prendendomi per il colletto.

-COS_ CHE DIAV_- mi lancia di peso indietro ma io riatterro in piedi un paio di metri più in là.

-Tu… Ti riconosco!- dico vedendolo finalmente in faccia. Mi attacca ed io schivo. -Tu sei il barbone loro amico! Scoccio!-

Lui afferra una sedia, mentre sullo sfondo Cal osserva tutti i suoi movimenti ma non muove un dito. Mi si butta addosso con quella sedia ed io la afferro dall’altro capo.

Tengo salda la presa, ma lui ha sicuramente una forza maggiore della mia e finisco presto con le spalle al muro. Digrigna i denti e mi fissa come fossi il peggior nemico della sua vita. -Cal! Mi raccomando eh! Con calma e quando hai tempo!!-

Ma lui si stura un orecchio con il mignolo, ben poco interessato alla situazione. -Nah.. Non mi sembra troppo pericoloso, ce la puoi fare…-

-Ah si eh?!- M’abbasso di scatto, la sedia si spacca sul muro e dietro di lei ci finisce Scoccio.

Dal pavimento tiro un calcio verso l’alto, ma lui è più veloce e vado a vuoto. Scivolo di lato e per un pelo non mi afferra. Mi do slancio con un calcio al muro e finisco strisciando dietro Cal, per poi spingerlo a tradimento in avanti verso il barbone infuriato. -FA’ IL TUO LAVORO!-

Lui sbotta con un qualcosa misto a UOAH e UEH! e per poco non cade di faccia. Scoccio intanto lo ha raggiunto e gli tira un pugno. Cal lo blocca con una mano, Scoccio tenta di nuovo e Cal para anche quello. Uno dietro l’altro, così. Cal nemmeno li guarda i pugni, lo sta fissando in faccia con aria perplessa. -Tu sei un ex militare, vero?- chiede poi.

Scoccio indietreggia di un passo. -Ma come cazzo fai a pararli tutti?-

Cal si guarda una mano perplesso. -Sai che non lo so?- Perlomeno è onesto…

-Posso approfittare dell’attimo di pausa per chiedere qual è il tuo problema, Scoccio? Perché sei venuto qui deciso a prenderci a pugni??- chiedo.

-Io voglio prendere a pugni solo te! Stronzo!- E mi indica.

-Ok… E perché, di grazia?-

-Credo che pensi che tu sia un pedofilo o giù di lì…- spiega Cal.

-Ah.- Realizzo. Giusto, la prima cosa che ha chiesto entrando è stata dov’erano Sin e Tears.

-Se hai torto loro solo un capello giuro che ti ammazzo con le mie mani, brutto_-

-Aspe aspe aspe!!- Indietreggio gesticolando ampio, lui si avvicina minaccioso e Cal incrocia le braccia e ghigna lasciandomi solo contro quest’uomo. -Questa me la paghi, Cal!-

-Non siamo in servizio, Capo!- risponde pacifico lui.

Scoccio ne approfitta e mi afferra per il colletto della giubba, alzandomi di peso. -Rispondimi!! Dove sono i miei figli!??!- mi urla in faccia.

E dopo un secondo di smarrimento: lo atterro con un pugno in piena faccia.

Così, secco. Mi è partito e non me ne sono nemmeno accorto.

Dietro di lui, finito lungo e disteso, vedo Cal alzare le sopracciglia. -Che cricca…- borbotta a braccia conserte. Mi fa un male boia la mano ma al momento non me ne accorgo, mi butto su di lui e lo afferro per la camicia sudicia, lui è ancora stordito ed io lo scuoto. -Figlio di puttana!! Hai lasciato i tuoi figli malati in un vicolo a cibarsi di rifiuti!?!? Che diavolo di padre sei!?!- E mi parte il secondo pugno, che stavolta lo manda definitivamente al tappeto.

Lo fisso inconscio sul pavimento, mi rialzo e mi massaggio la mano ma non tolgo lo sguardo dalla faccia di quel lurido verme. Cal si avvicina. -Però… Vedi che ti sai difendere da solo?- mi dice.

Io mi massaggio la mano. Poi me la guardo, ed infine guardo Cal. -Credo di essermi rotto un dito.-

***

-Hey… Ci sei?-

Prima del tatto arriva la voce. Poi sento qualcuno schiaffeggiarmi sulla faccia. Non forte, giusto per farmi riprendere.

Ero ubriaco? No, stavolta qualcuno mi ha preso a pugni.

-Sono vivo?- mugugno.

La stessa voce di prima risponde: -Direi di sì.-

-Ancora…- sbuffo.

-Per adesso!- Aggiunge una seconda voce.

Sto cominciando a vedere sagome che si muovono davanti a me. Devo essere seduto su una sedia o giù di lì, una figura blu si muove nervosa, l’altra sul rosso è più lenta e tranquilla. -Oh, avanti Bas.- risponde Rosso. -Alle tue minacce di morte non ci credono nemmeno le zanzare…-

-Con lui potrei fare un’eccezione, Caleb.-

Quando rimetto a fuoco dove sono, chi ho davanti, e mi ricordo anche che cosa stavo facendo, cerco d’alzarmi di botto verso quel bastardo blu con la treccia, ma rimango bloccato. Mi guardo alle spalle, e vedo che mi hanno legato a questa sedia..

-Scusa bello, ma sei un po’ troppo irrequieto…- spiega questo Caleb. Ha i capelli neri e rossi lui.

-Dove sono Sin e Tears??!?- urlo a quello blu.

Blu, che mi pare d’aver capito si chiami Bas o giù di lì, se ne sta in piedi a braccia conserte di fronte a me, schifato dalla mia sola presenza. -Sono a scuola, stronzo, dove dovrebbero essere. Non in mezzo ad un vicolo a morire di fame tra i rifiuti!-

-A scuola?- chiedo stralunato.

Li ha mandati a scuola? Davvero? E ci sono andati? Quanto mi sono perso di quei due?
Lo fisso. Non capisco, questo li ha presi dal vicolo per mandarli a scuola?

Evidentemente vede dalla mia faccia lo smarrimento, percui inizia a camminare avanti ed indietro e intanto mi spiega.

-Per una questione di coscienza, quando ho visto dove stavano, non potevo non aiutarli. Quindi ho iniziato con cibo, vestiti, coperte…. Poi mi sono affezionato, e sapere che erano là fuori al gelo da soli era insopportabile, per questo li ho convinti a venire a vivere da me.- Sbuffa. -Ci ho messo un sacco, è vero, e Sin non ne è ancora convinto, lo so.- Si ferma e mi fissa. -Ma Sin aveva una broncopolmonite grave, e viveva in un cartone bagnato sotto la neve…- Scuote la testa non tanto arrabbiato quanto incapace di afferrare. -Se davvero sei loro padre, spiegami: come diavolo hai potuto permettere una cosa del genere??- Riprende a camminare e gesticola un sacco mentre lo fa: sembra uno di Eson. -Posso capire chi non ha sostentamento sufficiente per mantenersi e mantenere i propri figli, ma io sono stato con loro un sacco di tempo, per un sacco di giorni, e tu non c’eri praticamente mai, e quando c’eri eri ubriaco fradicio, completamente inaffidabile…-

Sbuffo, fisso il pavimento e non rispondo.

Ma quello non demorde e so che mi lascerà qui inchiodato e rimarrà a fissarmi finché non gli avrò fornito una spiegazione valida.

-Io… Sono andato fuori di testa quand’è successo…- spiego. -Ho iniziato a bere, ho perso la casa… e quando quasi un anno dopo, vagabondando ubriaco per i vicoli di Sevyhal, li ho ritrovati, loro non mi riconoscevano più. Ho pensato che forse dimenticare cos’è successo come hanno fatto loro fosse la cosa migliore, e, a spiegargli chi ero, fosse possibile che ricordassero anche tutto il resto… Io non sono adatto ad allevare dei figli. E’ palese, sono un uomo di merda, ormai sono un alcolizzato, tutto ciò che hai detto su di me è assolutamente vero.-

I due si scambiano un’occhiata, poi quello blu me lo chiede.

-Ma che cosa è successo, esattamente?-

-Non ho intenzione di dirtelo, perlomeno non nei particolari. Ci sono cose che potrebbero metterli ancora in pericolo.- Sospiro. -Una notte ero fuori, qualcuno si è introdotto in casa ed ha ucciso loro madre. Loro dormivano tutti e tre_-

-Tre??- m’interrompono entrambi.

Annuisco. -Erano tre gemelli. Sin, Rain e Tears in ordine di nascita. Quei figli di puttana che sono entrati in casa hanno prima ucciso loro madre e poi se la sono presa con loro. Credo che l’obbiettivo fosse portarli via, ma in un modo o nell’altro Sin e Tears sono riusciti a fuggire. Forse si sono nascosti, non so. Mentre Rain è stato ucciso.- Faccio una pausa. -Abbiamo trovato una strisciata di sangue sul pavimento, ma Sin e Tears, quando li ho ritrovati, non avevano cicatrici visibili. Quel sangue era tutto di Rain…..-

I due si guardano, io invece mi guardo intorno.

Una casa modesta, niente di che, ma accogliente. Ci sono dei giocattoli sparsi in giro.
Mi scappa un sorriso malinconico. Anche casa nostra era decisamente modesta, avevamo solo un letto per tutti e tre, ma erano piccoli e dormire insieme non è mai stato un problema per loro. Mi fa male ricordare, per questo ho preso a bere. Solo che quando ho iniziato pensavo che fossero morti tutti, non immaginavo di ritrovarli, ed ormai era troppo tardi.

Mi risveglio dai pensieri quando il tipo blu mi slega la corda che mi tiene le mani dietro la sedia.

-Che fai? Ti fidi mo?- chiedo.

-Ho questo brutto vizio…- borbotta lui. L’altro sorride appena a braccia conserte.

-Quindi, fammi riassumere. Tu vivevi con tua moglie _- chiede Caleb.

-Non era mia moglie. Era la madre di Sin e Tears.-

Lui tentenna. -Ma i figli sono i tuoi, giusto?-

-Sì.- confermo. -Ma non eravamo sposati.- Mi scappa un sorriso amaro. -Sarebbe stato davvero un casino sposarsi…-

-Ok..- riprende il rosso. -Una notte tu sei fuori, e dei ladri entrano in casa_-

-Non erano ladri.- mormoro. Mi sente.

-Sai chi erano?- chiede quello blu.

-Non precisamente. Li avrei trovati ed ammazzati con le mie mani…- sospiro. -Ma c’erano in campo un po’ troppi casini e gente importante…-

Tentennano e si guardano di nuovo. -Ok, questi entrano, ed uccidono la tua donna_-

Come un flash mi ritorna in mente lei, appesa. Il sangue era ovunque.

Devo bere. -Avete qualcosa da bere?- chiedo massaggiandomi i polsi indolenziti.

-Possiamo farti un tè, niente alcolici.- dice il blu. -Vogliamo continuare il discorso. Ah, e di là c’è il bagno… se ne hai bisogno per tipo non so, una rinfrescata… o una doccia…-

-O una disinfestazione…- aggiunge il rosso.

Non mi faccio un bagno da quanto? Un anno?…
Forse non è una cattiva idea…

***

Una mezzoretta dopo siamo finalmente seduti intorno al tavolo come persone normali.

Logan, il vero nome di Scoccio, ha più o meno la taglia di Cal, e dopo un bagno e dei vestiti puliti ora sembra tutto meno surreale. Sorseggia il tè e sospira. -Perlamiseria, non mi ricordavo che il tè fosse tanto buono….-

Sorrido appena. -Ora continua. Entrano in casa, uccidono la mamma di Tears e Sin, e poi?-

-E poi non lo so. Vogliono i bambini, credo. Li cercano, probabilmente, ma loro sono furbi, e si nascondono, o forse li ha nascosti prima lei, non lo so. Quando sono tornato a casa lei era morta, c’era la cucina piena del suo sangue, e nella stanza dei ragazzi c’era un’altra striscia di sangue non riconducibile a Tab che partiva dal loro armadio e finiva fuori dalla casa.-

Vedo Caleb guardare prima lui poi me, di sfuggita.

L’armadio, il famoso armadio. Sin ce lo ha fatto portar fuori dalla loro stanza il giorno stesso che l’abbiamo arredata. Ho dato loro uno dei miei cassettoni. Diceva che gli metteva ansia, che c’erano i mostri là dentro.

L’ho scambiata per una semplice fobia da bambini, ma ora pare avere un senso molto diverso.

-Tab?- chiedo poi.

-Tabata, era il nome di loro madre.- chiarisce. Poggia la tazza sul tavolo e prosegue. -Quando sono rientrato io ho dato completamente di matto. Li ho cercati in lungo ed in largo, per mesi, poi ho tratto la conclusione che li avessero rapiti e ormai fossero morti. Ho cominciato a bere, la banca mi ha portato via la casa, ed io sono rimasto senza un lavoro. Ho cominciato a bighellonare e dormire nei vicoli, ero sempre ubriaco, pensavo fosse una fase ma uscirne è molto più difficile di quanto pensassi, soprattutto perché non avevo alcun motivo per farlo.-

-Poi un giorno li ritrovi.- interviene Cal.
-Esatto. –

-E non hai pensato che fosse ora di smettere di bere?- chiedo irritato.

Ridacchia appena, amaro. -Sembra tanto semplice vero? Lo pensavo anch’io.- Si massaggia la fronte. -Tears quando mi ha rivisto è rimasto pietrificato, senza capirne il perché. Poi si è riabituato, ma qualcosa nella sua testa gli diceva “zona minata”. Non vogliono ricordare, ed io sono quel tassello che potrebbe farglielo fare. Un giorno ho tentato di parlare con Sin ma si è messo ad urlare ed è scappato. Due giorni dopo, quando li ho ritrovati, Sin di nuovo non si ricordava nemmeno quella discussione. E non mentono, hanno un blocco. Ho cercato di rimanere sobrio per qualche tempo ed accudirli mentre dormivano negli scatoloni. Gli facevo trovare del cibo, senza farmi vedere, li coprivo con coperte che raccattavo in giro durante la notte. Ma non posso palesarmi.- Scuote la testa, con fare colpevole. -Ed io stesso non voglio ricordarlo. Per questo bevo. Non è una giustificazione, forse, ma non ho più le palle per riprendere in mano tutta questa storia.- Sorride di nuovo amaro. -Sono un uomo di merda.-

Rimaniamo in silenzio qualche istante. Poi di nuovo sorride, mentre fissa il tavolo. -Ho visto la loro stanza, mentre tornavo dal bagno.-

Io guardo Cal, lui me, poi guardiamo di nuovo Logan.

-È molto bella.- dice soltanto.

Nel silenzio pesante che ne segue, qualcuno bussa alla porta. Mi alzo su uno sbuffo e vado ad aprire, ed oggi è il giorno che quando apro la porta qualcuno mi bercia addosso. A questo giro niente pugno però, solo una donna di mezza età molto arrabbiata. -Suo figlio è un teppista!!- Esordisce. -Ha picchiato mio figlio nel cortile della scuola!!- urla agitando una mano per aria.

Sul “figlio” ho un attimo di smarrimento, poi mi ricordo la copertura che notti fa ho architettato falsificando le carte in comune per giustificare l’ingresso di Sin e Tears in una scuola di Sevyhal.

-Ahemn.. cos.. Mi spiace, le prometto che sarà messo in punizione..- tentenno preso alla sprovvista.

-In punizione?? Ma io la denuncio alla Milizia!!! Altro che punizione!- urla quella.

Mi gratto una tempia, nervoso. -Mbhè… Signora, mi sembra che stia un po’ ingigantendo la cosa, sono ragazzini… I maschi tendono a picchiarsi abbastanza spesso a questa età…-

-Ingigantendo??- urla quella superando le aquile. -Mio figlio ha entrambe le braccia rotte!! Le pare ancora che stia sopravvalutando la cosa?!-

Mi arriva un bestemmione mormorato di Caleb da dietro, e mi pare che gli occhi mi vogliano uscire dalle orbite. -Entramb_ mieiddei… Ma come ha fatto??-

-Me lo dice lei!?!? Sappia che la cosa non finisce qui!!- urla sempre quella, stavolta andandosene, ma senza dimenticarsi di agitare un braccio mentre inveisce in lontananza.

Richiudo la porta attonito. Ci voltiamo e Logan è lì, seduto al tavolo, per niente stupito.
Non dice nulla, continuando a sorseggiare il suo tè, mi fissa.

Mi stringo nelle spalle con un sorriso un po’ nervoso. -Mbhe… Devo dire che mi danno un po’ daffare.-

-Tears tira di quelle cricche…- Cal.

-…Sin e Tears sono due bambini un po’… particolari…- commenta vago Logan.

-No no, Tears è proprio un caterpillar!- dice Cal e ride. Io no, e lui smette, proprio sul rumore della porta che si apre di nuovo.

-Cos’è che sono io??- arriva subito, dalla soglia.

-Tears!- dico andandogli incontro. -Lo sai chi mi ha appena fatto visita?? La mamma di Rody!-

-Fico.- commenta lui del tutto disinteressato, m’ignora e localizza Scoccio seduto al tavolo.

-SCOCCIO!- urla andandogli incontro. -Scoccio sei qui anche tu!- Arrivatogli davanti saltella un paio di volte a pugni chiusi. Logan sorride e gli mette una mano sulla testa.

-Hai adottato anche lui?? Eh?? Bas??- chiede Tears euforico. Sin entra in quell’istante dalla porta lasciata aperta, con molta più calma, ma gli si apre un leggero sorriso sul volto appena vede il nostro ospite.

-Dubito che si possa adottare una persona adulta e comunque tecnicamente non ho potuto adottare nemmeno voi, Tears…- borbottio io, ignorato.

-Possiamo tenerlo?? Eh? BAS?- chiede lui raggiungendomi di nuovo di corsa e tirandomi il passante del pantalone. Non faccio in tempo a rispondergli che Scoccio si alza.

-Io devo andare Tears, è stato bello vedervi.-

-Noooo!- protesta Tears.

-Passerò di nuovo a trovarvi…- e mi guarda.

Io sorrido. -Passa pure quando vuoi.-

Tears borbotta un po’, poi lo lascia andare. Sin lo saluta con una mano quando è già in cortile, poi chiude la porta ed io non mi sono certo dimenticato di cosa è successo.

-Tears, perché hai picchiato Rody? E come t’è venuto in mente di spezzargli le braccia a sprangate??-

Lui guarda prima il fratello. Sin dice soltanto: -Un bastone, ma di ferro.-

-Non ho usato una spranga!- protesta lui girandosi di nuovo verso di me. Immancabile Sin torna al suo fianco, in silenzio.

-Quello che hai usato non mi importa!- Non è questo il punto, ovviamente.

-Non ho usato niente! Eppoi lui ha preso in giro Sin! Ha detto che era la mia sorellina!-

Guardo Sin che non parla ma mi fissa annuendo leggero.

-Sì ma tu non puoi spezzare le braccia alla gente così.- sbotto io tornando con lo sguardo su un Tears molto contrariato.

-Soprattutto ogni volta che lo dicono… Sarebbe una città senza braccia.- commenta Caleb alle nostre spalle. Io e Sin ci giriamo molto lentamente per guardarlo altrettanto male.

-Ahemn… Io…- Cal si guarda intorno, sorride nervoso, poi indica la camera -..Credo di dover proprio andare di là, sì.- E se ne va lesto.

-Allora Tears?- chiedo di nuovo accusatorio.

-Gli ho solo tirato un paio di spintoni, poi lui mi ha tirato un pugno e io gliene ho tirati un paio. E s’è rotto.- Mima la scena come se il bambino in questione fosse scoppiato -Pim! Così…-

Io non distolgo lo sguardo accusatorio da lui, e Sin annuisce. -È vero, c’ero anch’io…- dice.

-Tears, tu prendi a pugni Sin quasi tutto il giorno per un motivo o per l’altro, eppure non si è mai rotto. E Sin… mbhè.. non è molto… come dire, resistente…. Potresti usare lo stesso tatto che hai con lui con tutti gli altri bambini?-

-Ma io non sono capace di tirare pugni meno forti!!- protesta.

-Tears, non si picchia la gente! E se proprio devi, picchiali come faresti con Sin, così non mi denunciano!-

-Ma io li picchio nello stesso modo!! È colpa loro che si rompono!- Pesta una pedata per terra che fa tremare l’asse del parquet.

-Tears..-

-Ma è vero!- Altro pestone.

-Va’ in camera, Tears. Sei in punizione.-

– MA!- tenta.

-Niente ma!- risoluto.

Lui tira un calcio al suo zaino, si ficca le mani in tasca e va verso la camera.

-E stasera: minestrone!- aggiungo io conoscendo perfettamente i suoi gusti in fatto di cibo.

-ECHEPPALLE!!- Un rumore di legno che si rompe di schianto. Poi silenzio colpevole.

Sbuffo e mi porto una mano alla fronte. Poi realizzo che è quasi ora di cena e mi dirigo ai fornelli, ma Sin mi tira per la camicia. -Bas?-

-Dimmi, Sin.-

Tentenna -….Tears dice la verità, sai?-

Sospiro. -Sin..- inizio, ma lui non mi lascia finire. Si guarda intorno, poi va verso la stufa ancora spenta della cucina. Apre l’anta in ghisa, ci mette la mano in mezzo ed io realizzo in ritardo cosa diavolo sta facendo, preso alla sprovvista. Corro. -SIN!- Lui chiude con uno schianto l’anta prima che lo raggiunga.

Afferro l’anta, la riapro di scatto ed afferro la sua mano. È visibilmente rossa. Sin, con le lacrime agli occhi, me la toglie di mano e la scuote, poi ci soffia sopra. Quando il male è sopportabile me la porge per farmela vedere.
La mano è ancora rossa, e credo si gonfierà un po’, ma non ha alcun danno che un’anta in ghisa spessa due centimetri avrebbe dovuto farle.

Stento a crederci. -C… come?- balbetto.

Sin si stringe nelle spalle. -Ce ne siamo accorti solo andando a scuola, che gli altri bambini erano più delicati. Noi non ne abbiamo mai visti altri da vicino. Una volta Tears è caduto dal secondo piano e si è fatto solo un bernoccolo, ma abbiamo sempre pensato che fosse normale.- spiega.

Io sono ancora attonito, lo guardo qualche istante, poi dico: -Domani andiamo da Daniel.-

-No punture!!- scatta lui indietreggiando e ricordando i vaccini che ho fatto far loro la settimana scorsa.

Rido. -No punture, Sin.-

****

18 Marzo 1991

Appena entriamo nella camera della locanda dove questa settimana alloggia Daniel, Sin gli corre incontro a braccia aperte. Daniel non ha uno studio, semplicemente perché i suoi sono pazienti un po’ particolari, e uno studio regolare sarebbe una cosa troppo visibile per le milizie. Così affitta una stanza diversa ogni tot e continua così, spostandosi di locanda in locanda. Ogni volta avvisa i suoi pazienti “abituali” e gli altri, ovviamente meno affidabili, si attaccano. Io fortunatamente rientro tra quelli abituali e sono sempre a conoscenza di dove sta.

È seduto alla scrivania e si volta giusto nel momento in cui Sin gli arriva addosso. -Hey!! Ciao piccolo!- lo prende al volo da sotto le braccia e lo alza al livello del suo viso.

-Sono cresciuto un sacco, non sono più tanto piccolo! Sono uno dei più alti della classe, sai?-

-Hai ragione Sin, scusami..- Ride. -Come mai sei qui? Non stai bene?-

-Io sto benissimo! Ma Bas dice che sono strano… Anzi, siamo! Tutti e due!- Ed indica Tears fuori nel cortile, mentre gioca con il cane del padrone della locanda e anche tutto il fango del giardino.

Daniel mi guarda. -Vorrei che facessi dei controlli sui gemelli.- gli spiego.

-Di che tipo?- mi chiede mentre da un grosso barattolo prende un lecca lecca e lo passa a Sin. Sin lo afferra contento e se lo ficca in bocca intero, il goloso…

-Non so esattamente…- Tentenno. -Sono… Più resistenti… E Tears ha una forza fuori dalla norma. Picchia i suoi coetanei come se fosse un uomo più che un bambino. Ed un uomo decisamente forte… L’altro giorno ha fatto a braccio di ferro con Cal e pensavo che lo stesse facendo divertire ma a quanto pare sono rimasti in parità per un bel po’ sul serio.. E Cal ha addosso un bel po’ di muscoli…-

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Daniel sorride, gioviale, Sin gli è salito in braccio e sta seduto sulle sue ginocchia. -E di che ti lamenti?- mi chiede. -Avete le ossa forti.. Un’ossatura grossa fa le persone molto più resistenti.- aggiunge guardando Sin che, da sopra il suo lecca lecca, lo ascolta con attenzione.
Io li fisso. -Sin?- chiedo poi. Lui mi guarda. -Potresti uscire un attimo in giardino? È una bella giornata ed io e Daniel dobbiamo parlare di cose da grandi.-

-Ma io sono grande! L’ho appena detto a lui!- protesta di getto.

-Certo che lo sei, ma queste sono quelle cose “noiose” da grandi.- spiego.

-Oh… Soldi, conti etc etc?- chiede.

Io gli sorrido soltanto, e così non ho nemmeno mentito.

Sin salta giù dalle ginocchia di Daniel e corre alla porta. -Vado a vedere i conigli della Signora vecchia!-

Quando è già uscito, ed io sto chiudendo la porta, Daniel chiede: -La signora vecchia è la locandiera? Temo che non sarà felice di sentirsi chiamare cosi…-

-Sin non ha l’ossatura grossa, Daniel.- dico di getto, serio. Mi avvicino alla finestra e lo guardo spingere a tradimento suo fratello, ignaro, con la testa nella cuccia del cane.

Daniel dietro di me non risponde.

-Nessuno dei due ce l’ha. Sin e Tears sono entrambi molto longilinei. Inoltre la loro altezza già da ora mi fa pensare che da grandi supereranno tranquillamente il metro e ottanta.- continuo. Lui mi ascolta e non commenta. Intanto Tears in cortile sta valutando come uccidere suo fratello e Sin ha deciso bene di scappare arrampicandosi sul melo.

-Questo, unito al fatto che hanno entrambi una resistenza decisamente fuori dal normale, e alla forza assurda di Tears, assolutamente inconcepibile per un bambino di nove anni, mi fa pensare che tu ne sappia qualcosa.-

-Solo perché non ho intenzione di fare test inutili su pazienti che hanno l’unica colpa di stare benone?- chiede riprendendo la penna che ha riposto quando siamo arrivati.

-No Daniel. È anche il fatto che Sin, nonostante ti conosca da circa un mese, si fidi quasi ciecamente di te.-

Lui lascia perdere la penna e mi fissa. Non lo vedo, perché sono voltato, ma so che lo fa.
Attende spiegazioni. -Non so cosa mi frulli esattamente in testa, ma Sin non si fida nemmeno di me. Sin non si fida di nessuno che non sia Tears. Sono tutti una possibile minaccia, tranne la sua famiglia. La fiducia nei movimenti con cui interagisce con te o anche il sorriso con cui ti guarda è lo stesso che ho visto l’altro giorno con Logan.- Sul nome mi volto a fissarlo, perché ho qualcosa in testa, un presentimento, un disegno generale che però non posso ancora collegare con i soli pezzi a disposizione.

Lui non risponde, ma la sua faccia è già di per sé una risposta esauriente.

-Un barbone quasi quarantenne.- continuo. -Che a quanto vedo dal tuo sguardo tu conosci bene, vero?-

-Dove vuoi arrivare?- chiede.

-Tu conoscevi Sin e Tears prima di quel vicolo. Tu conoscevi loro padre Logan prima che diventasse Scoccio. Loro ti conoscevano. Poi c’è stata quella sera. Tabata e Rain. Quella sera fu talmente poco piacevole da costringere il loro cervello ad erigere una barriera che gli impedisce di ricordare esattamente cosa è successo e cosa c’era prima. Tears ha le idee molto confuse su prima del vicolo, Sin non ricorda niente se non gli esce per sbaglio. L’unica cosa che li accomuna è l’ansia che hanno ogni volta che qualcuno chiede loro cosa c’è stato prima di quel vicolo.- Sospiro e torno a fissarli in cortile. Tears sta sbatacchiando il melo per far scendere il fratello, che in questo momento sembra una scimmia, ben abbracciato ad un grosso ramo. -Io non voglio sapere cosa c’è stato e perché tutto questo è accaduto. Non è una cosa che posso correggere, almeno non credo. Però voglio sapere perché stai cercando di tenermi fuori da chi sono o cosa sono.-

– Bastian, ti conosco da un po’, e credo di aver ormai capito che persona sei. Ma ho fatto una promessa, a me stesso, e voglio mantenerla.- dice.

È vero. E ho sempre pensato anch’io che Daniel fosse una brava persona.

Intanto Tears sta lanciando pietre verso il ramo/salvagente del fratello.

-Ti chiederò solo una cosa, e voglio che mi rispondi sinceramente, poi non ti domanderò più nulla. Perché tieni questo segreto? –

Non risponde subito. Ma non sta cercando di mentirmi, credo che stia valutando cosa potermi dire e cosa no.

-Perché tempo fa non riuscii a tenerne uno simile. E da allora me ne pento ogni singolo minuto. È per il loro bene.-

Mi volto e gli sorrido. -Allora non voglio sapere altro.-

Dietro di me, dalla finestra, mi arriva il suono di un ramo che si spezza.

***

Giugno 1994

Il vociare confuso dei ragazzi che urlano all’interno del campo e delle ragazze che gridano incitamenti dal di fuori, descrive per me una nuova definizione di irritante.

Il problema è che devo aspettare che Tears finisca questa partita per tornare a casa. Se non voglio tornarci da solo. Ed io non voglio tornare da solo.
Un gioco stupido ed insulso, come la maggior parte di quelli a cui gioca Tears.

Non è che mio fratello sia stupido, è che non gli va proprio di far funzionare il cervello. Tutto ciò che prevede una spiegazione di più di 20 secondi, lui lo liquida con una parolaccia ed un “troppo cerebrale”.

Palla tonda. Due buchi in due tabelloni agli estremi del campo. 5 contro 5, obbiettivo: mettere ovviamente la palla nel tabellone dell’avversario. Se ti prendo in pieno con la palla, sei eliminato. Se ti becco sul mio percorso, posso buttarti a terra e calpestare il tuo cadavere.
Poche regole ed abbastanza violento: il gioco preferito di mio fratello.

Tears ha la palla. Tears ha quasi sempre la palla, è quasi noioso vederlo giocare, infatti sto cercando di leggere e lo guardo solo ogni tanto per assicurarmi che sia ancora nel campo e non si possa ancora andare via. Ma leggere è impossibile con le ragazzine isteriche che mi circondano, soprattutto quando Tears ha quella maledetta palla.
Sospiro, alzo gli occhi al cielo, chiudo il libro e mi rassegno a vedere la conclusione della partita. La palla atterra un tizio prendendolo in piena testa, rimbalza e Tears, con un balzo, la riprende al volo. Ghigna.

Sorrido, si sta divertendo un sacco. A lui piacciono queste cose manuali. Deve muoversi, correre, saltare, sudare. Dei santi, sudare. Che schifo. Ma in quel campo è splendido e raggiante.
Un paio gli si buttano addosso per placcarlo, lui non rallenta nemmeno la sua corsa verso il tabellone avversario e se li porta appresso per un paio di metri finché stramazzano.
Fa punto, sul fischio di fine partita e sulle urla isteriche delle ragazze che ho intorno.
Sono quasi tutte elfe, ed io odio le elfe.

No, non è questione di razzismo, in sé la razza la trovo decisamente superiore a quella degli umani. Sono in genere più intellettuali ma soprattutto più belli. Alti, slanciati, curati. “Non si distinguono le femmine dai maschi”, dice con poco garbo mio fratello. Però intanto lo stronzo continua a circondarsi di elfe. È per quello che mi stanno sulle balle, sono sempre intorno a lui come delle oche isteriche con l’ormone in tempesta, e sono più delle umane perché lui le umane le schifa. Quindi tutte le elfe della scuola più grossa di Sevyhal ora sono qui. Saranno solo 5 ma fanno casino come 500.

Lui viene verso di me mentre saluta i suoi compagni di squadra. Sulla strada raccatta da terra con noncuranza un avversario rimasto stordito, tirandolo su per la maglietta.
Lo sciame di elfette con gli estrogeni sballati si sposta verso di lui urlando solo “iiiiiiiih” e “aaaaaaaaah” a livelli da menomazione uditiva. Io cerco di ignorarle e sfodero un sorriso finto disinteressato a mio fratello.

Che però se lo perde, tanto per cambiare, distratto dalle oche giulive con le orecchie a punta. Dei, quanto vi odio! Perché Saharian ha perso la guerra di epurazione??
Fuori ovviamente ostento tranquillità. Lui si ferma a salutarne un paio, cambiando traiettoria. Ed io ancora ostento tranquillità. Poi mi stufo, mi avvicino tranquillo, e gli schiaffo l’asciugamano sulla spalla, proseguendo il mio cammino verso l’uscita del cortile della scuola. Lui allora si sveglia, le saluta frettolosamente e mi segue.

-Bella partita, eh!?- euforico si asciuga un po’ di sudore dalla fronte con l’asciugamano che gli ho dato.

-Non saprei, stavo leggendo.-

-Macheppalle, fai qualcos’altro nella vita?

-Domani abbiamo la verifica di storia.- gli ricordo.

Lui sbianca, lo so. Non lo guardo ma con la coda dell’occhio lo vedo che fissa l’infinito ed oltre per poi voltarsi verso di me con un sorrisone. -Stasera riassuntino?-

-Stavolta non ti basterà un mio riassuntino Tears. Quando arriviamo a casa devi iniziare a studiare per avere anche solo una minima sufficienza.-

-Cheppalle…-

-Dei, Tears, sei sudatissimo, dimmi che appena arriviamo a casa ti fai un bagno…- mi lamento tenendo una certa distanza.

-No, genio… Rimango così fino in autunno ed aspetto che le foglie mi si appiccichino addosso…-
Gli rifaccio il verso e lui altrettanto. Infantile.

Un gruppo di ragazzi ci superano nella direzione opposta, e salutano Tears. Salutano in questa direzione, ma ovviamente solo lui. Loro lo sanno ed io lo so. Solo Tears pensa che ce l’abbiano con tutti e due.

Non sono molto popolare, e non mi interessa esserlo. Sono abbastanza carino per piacere alle ragazze, ma non mi interessa nemmeno quello. Loro ci provano, io le ignoro, e poi vanno in giro a dire che sono strano. Non importa. Strano è semplicemente qualcuno diverso dal gruppo di pecoroni che sono loro. E sono fiero di essere strano.

Tears invece è come al solito l’opposto. Il beniamino delle donne, sempre gentile con loro, splendido dei suoi modi da bullo buono, trascinatore di folle per gli scapestrati, e ovviamente l’incubo degli insegnanti, che non riescono a tenerlo buono in classe con il suo senso dell’umorismo grezzo e strafottente. Per sfortuna loro non possono bocciarlo, perché Tears ha tutti buoni voti. Non eccelsi, vero, ma solo perché studia il minimo indispensabile per tirare avanti. A lui interessa la scuola come luogo di socializzazione, non di studio.

Come sempre, il mio esatto contrario.
Io e lui siamo una cosa unica, una persona unica. Ciò che ho io non ce l’ha lui e viceversa, per questo motivo nessuno deve mettersi in mezzo. Lui è solo mio.

-Eh?- chiede.

Mi risveglio dai miei pensieri. -Cosa?-

-Ho chiesto se hai mangiato!-

-Ah no.- rispondo di getto, poi mi correggo subito. -Cioè, sì, stomezzogiorno, certo!- Ma ormai il danno è fatto e mi guarda male.

-Sin.-

-Oddéi cheppalle, non ricominciare, ho mangiato ti ho detto.-

-No, non hai mangiato! Lo so, come ieri sera! Ed ora ci fermiamo da Tesfa e ci scofaniamo un panino così!- mima allargando le braccia.

-Non ho fame, Tears!-

-Non importa! Devi mangiare!-

-Tears!-

E lui cambia tattica. -Senti, io mangerei una mucca intera, viva e con il campanaccio ancora al collo, percui perlomeno fammi compagnia, non voglio mangiare da solo!-

-Ti faccio compagnia, ma non mangio.-

-Sin! È quasi un anno che mangi poco o niente! Stai diventando trasparente! Si può sapere cosa c’è?? È così bello mangiare!-

Non rispondo. Lui mi fa un paio di domande o tre ed io non rispondo. Poi come al solito sbuffa, perché sa che non risponderò più fino a che non cambiamo argomento.

-Ti odio.- dice mettendo il punto.

-Anch’io.- rispondo. E sorrido.

****

19 Agosto 1994

Bastian si affaccia alla porta, ma non lo vedo subito perché sto cercando di capire chiddiavolo è Albard Sirio di Sevyhal e gli appunti di mio fratello sono scritti in ostrogoto. Percui bussa appena sulla porta per attirare la mia attenzione. Alzo lo sguardo e non mi piace l’espressione che ha sul volto. -Posso parlarti un attimo, Tears?- chiede con la faccia della morte.

Appunto.

-Se è per la storia delle api e l’impollinazione, mi hanno già informato tempo fa, Bas, e non ti preoccupare, non ho intenzione di fare niente di simile. Mai.-

Lui entra nella stanza mentre ancora sto parlando, e quando arrivo alla conclusione della frase incrocia le braccia al petto con un espressione tutta storta, sopracciglia sbilenche e labbra in un “cheddiavolo…” muto. -N…no..- dice tentennante. -Non era per quello.. ma… Mai? Perché?- chiede.

-Maddai, chesschifo!- smanacco io.

-….Eh… dicono tutti così, poi si svegliano gli ormoni e…- Si siede sul bordo del letto e tentenna guardando il muro di fronte. -Mbhe, cambi idea…- si riprende. -Comunque no, non era per quello. Vorrei parlarti di Sin, e ne sto approfittando ora, visto che siete sempre incollati, che è ancora in bagno. È l’unico momento in cui posso beccarvi separati.-

-Ci credo! Lui ci mette un’ora! Si lava i capelli separatamente quando fa il bagno, che spreco di tempo! E c’ho quel sapone lì, e quel balsamo là.. Io lavo tutto con lo stesso sapone e via!-

-Sì, e colgo l’occasione per ricordarti di nuovo che quello sul davanzale è quello per i panni…-

-Seh seh, ho capito, non lo faccio più…Torniamo al motivo che ti ha spinto qui, che tra poco quello arriva…-

-È dimagrito.- dice, arrivando subito al sodo. -Troppo.- È serio, e la cosa non mi piace.

-Lo so, l’ho visto e gli ho già urlato appresso più volte per ‘sta cosa…- sbuffo e chiudo il libro buttandolo in fondo al letto. -Ma non ci sente. Dice che non ha fame, ma l’ho beccato più volte a fissare la fila di noi ragazzi quando ci fiondiamo allo spaccio della scuola per i panini e le focacce. Quindi ha fame, ma non vuole mangiare.-

-Ma perché??- chiede disperato.

-Te lo sai? No. Mbhè, io nemmeno.-

-Tears, sono stato da Daniel, e mi ha detto che se non riprende a mangiare gli si potrebbe bloccare la crescita, è il periodo dello sviluppo questo… È già molto più basso di te.- sospira. -È depresso, per caso?-

-Mbhè….- Mi gratto una tempia e ci penso su. -Non credo… Cioè, è sempre stato così, ma prima mangiava.-

Bastian tentenna, pensando ad un altro motivo. -Non so.. È innamorato, per caso?-

-Eh?? Chi?? Mio fratello? E di cosa se non dei libri?- rido. -Figurati. Ci sono un sacco di ragazze che se lo sbaciucchierebbero volentieri a scuola, ma lui le manda tutte ammale!-

-Mbhè, magari la ragazza che gli piace non è tra quelle e lei non se lo fila…-

Ci penso su. Sospiro. -Non ci ho mai pensato. Sinceramente mi pare improbabile, però posso indagare…-

Annuisce e mi fissa. Sta rimuginando. -Tears… tu, per caso ti sei lasciato andare su qualche apprezzamento verso le ragazze magre?-

-Eh? Che intendi?- Non capisco.

-Ti piacciono le anoressiche?- riassume terra terra.

-Mbhè, non mi piacciono le grassone…- rido. -Ma questo che diavolo c’entra?- Che cazzo ci azzecca questo con Sin? Ciò che piace a me generalmente non piace a lui e viceversa!
Lui sta ancora rimuginando. -Mbhè, cerca di indagare…- si alza e sta per uscire quando qualcosa mi ingrana nel cervello.

-Aspetta un attimo, Bas.-

Si volta e mi guarda. -Tu credi che si senta tipo in competizione con la gente di cui mi circondo?-

Mi fissa. Non vuol dirmi di sì ma nemmeno di no.

-No, perché ti spiego… ultimamente ho un gruppo di ragazzine elfe che mi ronza appresso.. quelle sono anoressiche, ma sono elfe, è normale. Ed io sto sempre con gli elfi perché sono sicuro che se mi scappa un pugno o una pacca sulle spalle un po’ più forte del normale, non si rompono. E visto che quel demente di mio fratello è sempre in competizione con chiunque mi stia vicino, non vorrei fosse quello…-

Annuisce appena. -Pensaci su, e tienilo d’occhio…- dice solo con un mezzo sorriso.

****

Appena esco dalla stanza mi arriva un -Glie l’hai chiesto?- a bruciapelo. Trasalgo e mi si accorcia la vita di anni, tipo.

-CAL! Perlaputtana!! Ma… Quando diavolo sei entrato??!?- sbrocco.

Tranquillissimo, mani in tasca. -La porta era aperta.- dice.

-Eh, allora usiamola! Quante volte devo ripetertelo che tu non abiti qui??-

-E quante volte devo ripetertelo che chiudere la porta a chiave sarebbe il comportamento corretto per uno ricercato da un esercito intero?-.

-Perlamiseria!- borbotto mentre vado finalmente in camera, è stata una giornata sfiancante questa. Lui mi segue. -Dubito che Samirien mi entri dalla porta, ok?-

-Torniamo all’argomento principale? Gli hai chiesto perché Sin non mangia?.-

-Si, e non sa rispondermi nemmeno lui. Però credo di esserci arrivato…- apro la porta e mi butto supino sul letto, esausto.

-A Tears piacciono le anoressiche?- chiede chiudendo la porta dietro di sé.

-No, ma si circonda di elfi perché sono più resistenti e ha meno paura di “romperli”.- dico facendo le virgolette in aria.

-Ohh…- dice lui come dire “bingo”. Mi si siede accanto, rimuginando. -Ecco…-

-Già.- mi stiracchio e chiudo gli occhi. -C’è arrivato persino lui con un paio di dritte… Adesso lasciamolo elaborare per qualche giorno, e vediamo che ci combina, altrimenti finirò per legare suo fratello ad una sedia e ficcargli giù in gola tutto il cibo che ha mancato nell’ultimo anno!- Sospiro.

Poi un bacio, a tradimento. Apro gli occhi preso in contropiede e lui è lì, con le labbra che sfiorano ancora le mie, mi sorride appena.

-E questo?- chiedo.

-Per tirarti su un po’ il morale… mi sembri abbattuto.-

Ghigno e lo ribalto. -Vediamo di occuparci di qualcosa che non sia esattamente…”il morale”…-

Se la ride.

 

30 Agosto 1994

Lasciamo un segnale sulla maniglia, o comunque accanto alla porta d’ingresso, quando usciamo entrambi. Un qualcosa di sempre diverso e normalmente trascurabile. Un sassolino davanti alla porta, un ago di pino sulla maniglia, cose del genere. A questo giro era una piccola scheggia di foglia infilata tra lo stipite e la porta. E non c’è più.

Al segnale, apriamo la porta di scatto ed io entro a destra e lui a sinistra, a coprirci le spalle a vicenda.

-Diamine! Ma entrate sempre così quando siete in giro entrambi?? Mi avete fatto venire un infarto!- sbrocca Tears, in cucina.

-Tears, che diavolo ci fai a casa a quest’ora??- sbotta Bas dando un’ultima occhiata in giro e decretando che la casa è sicura.

-Ho saltato la scuola, lo ammetto, ma quando ti spiegherò il perché vedrai che mi darai ragione: ho un piano!- spiega, tutto preso da quello che sta facendo.

-U.. un piano?- chiede Bas titubante.

-Tale padre, tale figlio…- commento io, e mi prendo la canonica gomitata nel rene.

-Di che piano stai parlando?- chiede.

-Per Sin!- dice lui tutto risoluto. Si volta solo un attimo e ci indica con un cucchiaio di legno sporco. -Forse so come farlo riprendere a mangiare!-

-O.. ok..- dice titubante Bas, e ci guardiamo dubbiosi. Io mi stringo nelle spalle e decido di avvicinarmi ai fornelli e quindi a Tears. Bas mi segue.

-Illustraci il tuo piano.- dico.

-Oggi avevo storia alla terza e quarta ora, e sta al secondo piano. Sin non poteva incrociarmi nei corridoi perché in quelle ore aveva matematica e geografia, che stanno al piano terra. Prima di entrare in classe stamattina gli ho detto che a mezzogiorno andavo a pranzare fuori con quelli della squadra, e siccome oggi c’è mezza giornata, sapevo che sarebbe tornato a casa per pranzo. Così ho fatto solo prima e seconda ora e poi sono scappato a casa.-

-Ok. E… a cucinare?- chiede Bas.

-SÌ!- Risponde lui gioioso. -Sono giorni che studio di nascosto libri e libri di cucina, e sui tagli di carne, sui pesci, e frutta, verdura… so un sacco di cose! Ma mi mancava la pratica, solo che ho Sin sempre incollato, e non posso fare pratica con lui in giro se no capisce!- Si sposta dal fornello al pianale e versa sopra a una teglia il liquido che stava mescolando, poi si pulisce per bene le mani, si butta l’asciughino su una spalla ed inforna il tutto. Finalmente si volta a guardarci.

-Tu stai cucinando per lui, giusto?- dice Bas.

-Esattamente! Quando saprà che ho passato ore su dei libri e altrettante ai fornelli solo per fargli il pranzo, lo mangerà di sicuro! Ne sono certo! E da lì a cucinare tutti i giorni qualcosa per farlo mangiare, il passo è breve!-

-È un ottimo piano…- mormora Bas guardando la pila incalcolabile di piatti e pentole sporche.

-C’è un ma.- aggiunge lui titubante.

-Cioè?- chiedo io.

-Il risultato…- e guarda verso il tavolo. -Quella è la torta…- spiega. Entrambi ci voltiamo a guardare.

C’è un qualcosa sopra al piano: una teglia con una roba dalla forma indescrivibile ed un colore malsano misto a bianchiccio e rosa con colate di rosso.
Sembra un organo asportato male di un qualche animale che era già in putrefazione.

-Dei celesti…- sbotto. Bas si limita ad un’espressione che potrebbe essere quella che avrebbe di fronte alla descrizione di cui sopra, ma riprende in pochi istanti il sorriso e si volta di nuovo verso Tears come se niente fosse. -Oh bhé! ma l’aspetto non è fondamentale, l’importante è che sia buona, no?-

-Esatto!- indica lui con il mestolo. Si volta, prende un’altra teglia molto più piccola sul pianale della cucina e viene verso di noi con due forchette. -Ne ho fatta una di test da assaggiare, con gli stessi impasti ed ingredienti ma meno bella.-

-Pergliddèi… quella era quella bella!- dico.

Bas mi tira un’altra gomitata, stavolta un po’ esagerata tanto da riuscire a piegarmi in due, e fa un sorriso nervoso a Tears mentre prende la forchetta e l’assaggia. Rimane immobile per qualche istante ed io sto già cercando di ricordare dov’è che si trova questa settimana Daniel e calcolando quanto ci metterei a raggiungerlo con Bas in spalla, quando lui sbotta un -Ma é buonissima, Tears!!-

Sembra onesto, ma non mi convince comunque. Rischio, prendo una forchetta e l’assaggio anch’io. Con cautela.

-Lo dici solo perché non vuoi offendermi…- dice Tears. -Non mi offendo eh… cioè, guardala, è urenda…-

Ma Bas non sta affatto mentendo. -Cazzo, è buona sul serio…- Ne prendo un’altra forchettata, poi mi stringo nelle spalle, mi prendo tutta la teglia e mi siedo al tavolo.

Tears è basito. Non ci crede nemmeno lui. -Eh?- dice dubbioso. Prende anche lui una forchetta e mi raggiunge al tavolo per assaggiarla.

– È BUONA!!- si volta verso Bas. -È buona sul serio!!!-

-Te l’avevo detto… Abbiamo un piccolo cuoco!-

Tears dapprima è entusiasta, poi rimane perplesso, infine prende a borbottare. -Cucinare è da donne…- borbotta spiluccando quella che credo sia la panna di copertura.

Bas sospira e si siede di fianco a lui. -Tears, se elimini tutte le cose che per luogo comune fanno solo le donne, ti limiti per nulla. Finisci per non fare delle cose che ti potrebbero piacere solo ed esclusivamente per il giudizio degli altri. Eppoi, fammi capire, tu ti senti un maschio solo se fai cose da maschio? Perché altrimenti mi sa che sei tu il primo ad avere qualche dubbio…-

-Come faccio ad essere in dubbio se sono o non sono un maschio? Siamo fatti diversi!- sbotta lui con tutta la semplicità che può avere un ragazzino di 13 anni. Mbhè… un ragazzino un po’ semplice e lineare come Tears, ecco…

Bas mi guarda appena, io sorrido senza farmi notare da Tears.
Credo che tra qualche anno Sin gli spiegherà un paio di cose… E lui non sarà felice di saperle.

***

Ho finito per buttarli fuori di casa entrambi. Da casa loro, o meglio da casa di Bas.
Tecnicamente Cal, anche se è sempre qui, non ci abita.

Li ho buttati fuori perché so che Sin non si comporta com’è veramente quando c’è qualcun altro presente che non sono io. Non ce la fa. Tende a starsene zitto o montare la sua maschera altezzosa che io detesto. Percui Cal ha trascinato fuori Bas per la collottola, sono usciti a pranzo ed io ho apparecchiato la tavola solo per noi due.

Quando Sin rientra, ha una faccia che è il monumento allo scazzo. -Sono a casa…- dice svogliato, lanciando il suo zaino lì, per terra all’ingresso. Poi si volta e mi vede in cucina. -Tears! Che ci fai a casa? Non eri a pranzo con quelli della squadra?-

-No, te l’ho detto solo per tornare a casa a fare una cosa.- dico. -Ora siediti e pranziamo!-

Lui si guarda intorno smarrito. -Ma Bas?-

-È fuori.- dico io mentre lo spingo verso il tavolo.

-Tears, non essere noioso non ho fame, ho… già mangiato.-

-Certo certo…- lo liquido io. So benissimo che mente.

Lui mi squadra mentre si lascia trascinare. -Sei completamente sporco di farina, si può sapere che hai combinato?- chiede.

-Ho cucinato!- dico io trionfante. -Quindi ora pranzerai!-

-Cosa hai fatto?- chiede sedendosi allibito.

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-Ho cucinato io!- ripete lui tornando alla cucina e prendendo una pentola. -E ho fatto anche una torta! Ai lamponi, la tua preferita!- Appoggia il primo sul tavolo e torna indietro per prendere quella che dovrebbe assomigliare vagamente ad una torta finita sotto un carro. -È commestibile eh! L’ho provata! Ed è anche buona!!- conferma supponendo i miei ovvi dubbi.

Sorrido titubante, e l’osservo. -Hai cucinato… per me?- chiedo guardandolo.

Lui si blocca, attonito. Forse ha realizzato solo ora. -N.. no..Cioè, non è che ho cucinato per te, ho cucinato perché tu mangiassi…-

Lo fisso, e non posso fare a meno di sorridere. Messo lì così, imbarazzato e sporco dalla testa ai piedi di farina e succo di lamponi, è semplicemente fantastico.

-È diverso! È che non mangi da mesi e mi sto preoccupando!- spiega lui smanaccando con un cucchiaio di legno in mano.

Non riesco a smettere di sorridere, prendo una forchetta e ne assaggio un pezzetto. -È davvero buona.- dico guardando la torta.

-Vuoi una fetta!?- mi chiede entusiasta. -Bas non c’è! Possiamo iniziare dal dolce!-

Sorrido ed annuisco con la testa. Lui prende piatti e piattini e intanto mi spiega come in questi giorni s’è letto una marea di libri, quanto ha girato al mercato per trovare tutto quello che gli serviva e quanti esperimenti ha fatto in una mattina sola.

Ho quasi le lacrime agli occhi, ma non posso certo mettermi a piangere, altrimenti Tears se la prenderà a male. Lui non capisce la differenza tra le lacrime di gioia e quelle di dolore. Lui non capisce un sacco di cose, è fatto così, semplice e buono. Ha dentro un sacco di rabbia per quello che ci è successo, ma di base è così.
Semplice e buono.

E non capisce davvero un sacco di cose. Ma gli voglio bene anche per questo.