-Quindi sei… uno zombie!?- sbotta Tears, fissandomi con un’espressione talmente allucinata che pare da un momento all’altro gli si debba staccare la mascella.

Siamo in cucina, e stiamo finendo la colazione, tutti seduti intorno alla penisola. Io sorseggio il caffè dalla mia tazza di Starbucks. Anni che non abito in quest’appartamento, ma nulla è cambiato, le mie cose sono ancora esattamente tutte al loro posto, e non posso fare a meno di compiacermene.

-VEDI!? VEDI!?!?- sbrocca il cerebroleso azzurro indicando mio fratello con un cornetto. -Lo sapevo che mio kit di sopravvivenza per un’apocalisse zombie prima o poi sarebbe servito!-

Tears gli risponde con una manata in faccia senza nemmeno voltarsi, visto che gli sta seduto a fianco. Il cerebroleso finisce di lamentarsi a terra.

Scuoto la testa indicando a turno Tom e Tears. -Si può sapere quanto potete essere ottusi ed ignoranti voi due per aver potuto davvero credere che un semplice ed insulso frammento di Iantor sarebbe stato sufficiente a riportare in vita un essere umano!?-

Uno strattone e mi ritrovo con la testa nel lavandino della cucina, Tears sta strofinando con forza lo Iantor che ho appeso al collo cercando di cancellarci il sangue che c’è sopra.

-MI SCUSI TANTO, SIGNORIA VOSTRA, SE SONO COSÌ IGNORANTE!!!!- mi bercia addosso.

-NO NO NO NO!!! ASPETTA ASPETTA ASPETTA!- Gli dirigo il getto del rubinetto in faccia e mi divincolo. Appena mi libero Tom cerca di tamponare il frammento con un panno.

-QUESTO ERA TENTATO FRATRICIDIO!- protesto e riprendo fiato. -DI NUOVO!!- aggiungo.

-SEI GIÀ MORTO! NON VALE PIÙ!!- risponde lui.

Il beota, da terra, alza una mano. -Io posso sapere se sei o no uno zombie?-

-Tu non sei tenuto a sapere niente, con te io non parlo.- rispondo secco. Non lo guardo nemmeno, la sua sola presenza è una terribile minaccia al mio labile autocontrollo.

-Ma io sto simpatico a tutti, perché non posso essere simpatico anche a te?- si lamenta issandosi finalmente alla penisola per guardarmi. Tears sullo sfondo fa chiari e ampi gesti che descrivono nei minimi particolari la simpatia che prova nei suoi confronti.

-A me non sta simpatico nessuno, perché dovresti starmi simpatico proprio tu?- chiedo di rimando facendogli il verso. Poi lo ignoro, com’è giusto che sia, e continuo la spiegazione per mio fratello. Nel frattempo Tears ha deciso di prendere un altro paio di pancake, ed uno dei due finisce nel mio piatto. Ne ho già mangiati tre, ma non posso nemmeno alzare un sopracciglio in protesta che lui mi zittisce con un solo sguardo. Inspiro e cerco di riprendere il discorso, mentre riprendo in mano anche le posate.

-Non c’è abbastanza energia… O meglio, di energia ce n’è in abbondanza, soprattutto in questa dimensione, ma il frammento è troppo piccolo per poterla trasformare in modo che il mio corpo l’assorba in modo corretto, quindi sopperisce infondendomi la vostra tramite il sigillo di sangue che avete applicato sullo stesso frammento. E la vostra basta a malapena a tenermi in piedi. Dico a malapena perché se fosse stata sufficiente non sarei entrato in coma, soprattutto non per così tanto tempo.- Addento un pezzo di pancake. -Comunque ho ancora solo una vaga idea di cosa è successo e di quello che succederà. Devo rileggermi qualche libro e fare un paio di calcoli poi potrò dirvi tutto con più precisione.- Alzo gli occhi suo mio fratello, che nel frattempo mi sta guardando fisso come una mucca che guarda un treno passare. Sospiro e deglutisco. -Tears, lo Iantor è troppo piccolo. Questo può tenermi in piedi per un tempo limitato. Non so calcolare quanto, ma posso ragionevolmente supporre che essendo lo Iantor andato in pezzi, la sua massa si sia compromessa e si stia disperdendo. In pratica si scaricherà e non riuscirà più a trasformare le vostre energie che mi state spedendo tramite il sigillo di sangue. E a quel punto, fine della notte dei morti viventi. Chiaro?- Riporto l’attenzione al mio pancake. -Comunque è stato geniale bagnare un frammento dello Iantor con il proprio sangue, come ha fatto a nascere un’idea tanto astuta dalla vostra testa?- chiedo rialzando lo sguardo sui presenti. Ma il tavolo è silenzioso. Tears e Tom si fissano e il beota li guarda ad intermittenza mentre mastica.

-Pronto?- chiedo ondeggiando la forchetta tra i due. Non mi piace essere ignorato.

-Si può fare qualcosa per evitarlo?- chiede Tom, alla mia destra, serio.

Scuoto la testa. -No.- dico masticando placido il mio pancake e sottolineando la stupidità della domanda.

***

-Possiedono una potenza variabile tra gli 0.5 herz e gli 8 herz di Silon. L’altro ieri abbiamo ultimato la prima copertura minima, dislocandoli in luoghi diversi del pianeta ed assicurando così un potenziale di 0.5 hertz su tutta la superficie del nostro mondo. Entro un mese possiamo ragionevolmente supporre d’essere in grado di raccogliere altrettanti frammenti ed assicurare una copertura doppia sulla superficie totale.-

L’immagine sul monitor di destra sfrigola, e la voce dell’imperatore di Jirdar per un istante suona metallica, tornando poi quella del vecchio uomo suo possessore.
Questi piccoli disguidi tecnici mi irritavano i primi giorni del mio rientro in Shield, poi mi sono reso conto che sono la normalità, ormai, ed è ben altro che devo temere.

-Secondo gli studi condotti nella nostra capitale, Jirdar, una copertura di un semplice hertz assicurerà più o meno la possibilità per ogni abitante di accendere una candela! Ci rendiamo conto di cosa stiamo andando incontro??-

Il monitor a sinistra risponde annoiato. Al suo interno: Clizia. -Non credo che a tutti gli abitanti di tutto il mondo venga voglia di accendere una candela nello stesso istante…-

Un terzo monitor, che dell’annoiato ha ben poco. Più che altro ansioso. -Continuo a sostenere che sarebbe il caso di aprire le frontiere, e lasciare che le innovazioni della terza dimensione diventino di pubblico dominio…-

-Giusto! Eson è d’accordo.- Mancava giusto Eson…

Sospiro appena, senza farmi notare. -È una possibilità a cui l’esercito e gli altri membri, per maggioranza, non si sono mai opposti apertamente. Abbiamo solo portato all’attenzione del consiglio le tempistiche con le quali andrebbe attuata.-

Clizia sta perdendo la pazienza. Dopotutto la calma non è certo tra le sue virtù. -Non possiamo da un giorno all’altro mettere in mano ai civili cose come, non so, bombe a mano o carroarmati!-

-Non stiamo parlando di strumenti bellici, per la miseria! Ma cose di utilità minima che prima era la magia a sopperire! Dei frigoriferi per il mantenimento dei cibi! O lampadine per l’illuminazione!- le risponde il monitor di fronte a lei.

Gli animi si stanno scaldando ed io non ho la pazienza né tantomeno il tempo per impiegare altre energie in questa riunione. -La Regina ha esposto le sue perplessità con esempi estremi, ma ciò che vogliamo sottolineare è che anche la semplice introduzione di energia elettrica e di innovazioni quali automobili per lo spostamento, comporterebbero delle infrastrutture che il nostro mondo non possiede. Segnaletiche e strade adatte ad essere percorse con mezzi moderni o delle infrastrutture per la produzione e il trasporto di energia elettrica che non solo prevedono un ammontare di risorse che non tutte le città possiedono, ma anche tempo per essere costruite. Non tralasciamo il fatto che il popolo andrebbe istruito per poterle padroneggiare. Un’automobile in mano ad un essere umano che non l’ha mai nemmeno vista è un’arma, così come il più semplice strumento alimentato ad elettricità.-

-E a che punto siamo arrivati con il piano Beta?- mi chiede l’imperatore di Jirdar.

-La parte teorica del piano Beta è stata ultimata. Possiamo ragionevolmente supporre di dare inizio alla fase pratica entro la fine della settimana. Una squadra speciale si occuperà in prima persona del recupero e uno specialista istruirà l’esercito per apportare un capillare supporto alla missione in questione.- rispondo.

-Uhmn… E le autorità della terza dimensione cosa dicono a riguardo?- Eson.

Sorrido appena. -Semplicemente ne sono all’oscuro, e così rimarranno. Sono ancora impegnate a decidere come rapportarsi con noi.-

-Su quale saggio è ricaduto poi il compito dell’istruzione dell’esercito?- mi chiede Clizia.

Non mi piace mentirle, ma non è ancora il momento per esporre le mie carte.

Chiudo la cartelletta di pelle. -Semplicemente il migliore.- rispondo, chiudendo la discussione.

***

-NON CAPISCI!! NON POSSO USCIRE IN QUESTE CONDIZIONI!! GUARDA CHE CAPELLI!! SEMBRANO I TUOI!! E NON HO NIENTE DA METTERMI!! TUTTA LA MIA ROBA STÀ A CASA MIA!-

Tom, accanto a me sul divano, mormora: -veramente è la mia…- Ma lo sento solo io e ridacchio. Stanno litigando di nuovo, i due fratelli, e comincio a credere che sia il loro unico modo di comunicare.

-E TU NON CAPISCI CHE NEANCHE DOVRESTI USCIRE!!! SEI AGLI ARRESTI, TE LO RICORDI?!?!?!- sbraita Tears a cinque centimetri dalla faccia del fratello.

Sin alza di scatto entrambi i polsi di fronte a sé. -CERTO CHE ME LO RICORDO!! ME LO RICORDO OGNI VOLTA CHE DEVO MUOVERE UN BRACCIO! QUESTI ROBI PESANO UNA TONNELLATA!!-

Il ghigno che si apre sulla faccia di Tears, non ha nulla di rassicurante. Tira un cordino che ha appeso al collo e schiaccia quello che pare un piccolo pulsante su un telecomandino di plastica. Si sente un CLANGH, le manette ai polsi di Sin si uniscono tra loro di scatto divenendo un pezzo unico e lui finisce in terra di botto.

-ADESSO pesano! È oricalco quello, quindi quando lo dico io, posso disattivarlo e torna a fondersi insieme, nonché ad avere il suo peso inerte!!- bercia Tears inveendo sull’avversario atterrato.

-HA! Pensi che non lo sappia?- Noto appena il cristallo di Iantor che l’altro gemello ha appeso al collo, illuminarsi più del solito, poi le manette si riaprono e lui con nonchalance si rialza. -È una magia elementare per me, basta un po’ di elet_-

Ma non finisce la frase, che BAM! finisce in terra incosciente.

Tears e Tom rimangono un attimo basiti, poi scattano. -SIN!- in coro.

Tears scavalca il bancone della cucina, Tom è già addosso a Sin e lo scuote appena per le spalle. -CHE DIAVOLO È SUCCESSO!!?!?- sbotta il fratello. -È TORNATO IN COMA? SI È SCARICATO LO IANTOR??-

-COME DIAVOLO FACCIO A SAPERLO???- sbraita il barista. Io intanto mi avvicino, con cautela.

-Ragazzi, non vorrei essere come al solito l’ottimista della situazione, ma a me pare che stia solo dormendo…- dico perplesso.

***

Ho tirato giù un semaforo venendo qui ma, perlomeno, meno di un quarto d’ora dopo ho la conferma da Daniel che non è niente di grave.

-Era abbastanza logico immaginarlo, ma ci è sfuggito. E a quanto pare è sfuggito anche a lui.… Strano, di solito su queste cose ci arriva prima degli altri… Era distratto per caso?- mi chiede.

-Ahemn… Un po’… Irritato?- minimizzo con un sorriso nervoso. Stava sbraitando al limite dell’attacco di cuore…

Daniel sospira. -Ok… Sia tu che tuo fratello siete due idioti quando siete arrabbiati. E tenendo conto che tu vivi in questo stato in modo praticamente perenne…-

-Insomma, mi vuoi spiegare!?- sbotto alla fine.

-Tears, è semplice. Il pezzo di Iantor più vicino a tuo fratello è quello che si porta al collo. Per cui se invoca un incantesimo, lo Iantor, che generalmente è occupato a mantenerlo in vita, sovrascrive momentaneamente i suoi compiti per assolvere la nuova funzione richiesta. In pratica se usa un qualsiasi incantesimo, lo Iantor non sopperisce alla sua sopravvivenza.-

Mica non era niente di grave, allora! -E perché non è morto??-

Si stringe nelle spalle. -Un motivo plausibile è che l’incantesimo che ha richiesto fosse semplice e veloce.-

Non rispondo. Sono perplesso. Non ho ancora capito come quella fottuta pietruzza funziona per tenerlo in vita.

-Non ti preoccupare Tears, sta solo dormendo, posso ragionevolmente supporre che lo Iantor si stia ricaricando. Quando avrà finito, si risveglierà.- tenta di rassicurarmi Daniel.

-Cioè, c’ho il fratello sotto carica come un I-pad?- Chiedo.

-Ahemn… Più o meno…- mi risponde lui tentennante.

Lo fisso. Dorme della grossa. -Posso portarlo a casa, quindi?- chiedo.

Lui alza le sopracciglia ingrigite. -Mbhè… Sì, direi di sì.- mi risponde.

Annuisco, lo piglio per un braccio e me lo butto in spalla.

Esco dalla Shield e torno a casa.

***

Meno di mezz’ora dopo siamo tutti nella stanza di Sin a fissarlo mentre si riprende. Io sono a fianco, mentre Tears e Zen sono ai piedi del letto.

-Stai meglio?- chiedo.

-Uhmn… Sì..- mormora. Si guarda intorno un attimo, stanco, poi alza la testa e cerca di tirarsi a sedere, io l’aiuto. Si sgranchisce le spalle e si massaggia la sinistra in particolare. -Che diavolo…?- borbotta. Poi guarda male suo fratello. -Tears! Mi hai portato di nuovo in spalla per un braccio tipo giacchetta?-

Lui si stringe nelle spalle velocemente. -Se vuoi, alla prossima ti trascino per una caviglia tipo slittino.-

-Non potresti essere un po’ più delicato?? Perlamiseria!-

-Mbhè?? Che ti pretendi? Io non sono Rhett e tu non sei Rossella!-

Zen, accanto, aggrotta un attimo le sopracciglia e volta il capo verso di lui. -Tears, ti sei guardato Via Col Vento?-

-Non è questo il punto!- sbotta l’altro zittendolo con un gesto secco della mano senza smettere di guardare Sin. -Hai capito cos’hai combinato??-

Sin sospira ed ondeggia il capo. -Sì… Credo di sì.- annuisce mollemente. -Mossa avventata, lo ammetto. Dovevo immaginarlo.-

-Quindi niente magia d’ora in poi, sono stato chiaro!?- bercia Tears.

-Ah-ha…- Non mi pare molto convinto, è quella risposta tipica degli adolescenti al genitore che lo avverte su qualcosa che comunque farà lo stesso. Perché è un adolescente, appunto…

-Sin!- tenta Tears, ma Sin si alza e smanacca con le mani spingendoci fuori tutti dalla sua camera.

-Fuori! Fuori tutti! È ora che mi metta a studiare su questa situazione, ok!?- Finiamo tutti aggrovigliati nel corridoio. -E il primo che mi disturba è morto, chiaro?- sbotta, poi sbatte la porta e ci lascia tutti qui.

-E dubito sia un modo di dire, quello…- mormora Zen.

***

Son passati due giorni.

Il beota azzurro passa il tempo al computer e in parte su quella specie di laser per formiche che sta costruendo. Ogni tanto lo chiamano per raccattare pezzetti di Iantor in giro per la città, lui esce, raccatta, porta alla Shield, loro li analizzano, e poi, quando ne hanno un bel sacchettino, mi mandano ad Akrem per restituirli. I pezzi son sempre più difficili da trovare. In parte perché se li sono intascati i profughi che hanno avuto culo di trovarne uno sulla loro strada, in parte perché quelli grossi sono stati già recuperati tutti, e quelli piccoli sono difficili da localizzare.

Ed io sto qui e non faccio un cazzo. E mi annoio. Che tempi morti così mi erano già capitati, ma una volta prendevo e partivo a far qualche consegna col camion, che almeno giravo la terza dimensione e raccattavo qualche soldo extra, ma a ‘sto giro mi tocca tornare a fare la balia di mio fratello, e siccome lui non può uscire da qui, non posso farlo nemmeno io.

illusinf5Sbuco nel soggiorno e lo vedo li, sdraiato sulla penisola della cucina, vestito di tutto punto con tanto di anfibi, bellamente impiantati sulla superficie. È supino, testa giù dal lato corto del tavolo, appeso in parte al contrario come un cazzo di pipistrello. Il frammento dello Iantor pende dal suo collo, ondeggiando lampeggiante alla catenella. E lui è lì che legge un libro ch’è tipo alto quanto un pugno.
Dei miei.

Sbuffo, gli lancio uno sguardo schifato che so che coglie e apro l’antina del lavandino per tirare fuori il detergente per i mobili. L’ho finito, cazzo.
Prendo alcool e straccio.

-Io ci mangio su questa penisola!- sbraito pestando il flacone sul ripiano.

Lui non mi guarda nemmeno, annoiato mi risponde: -Io ci faccio anche un sacco di altre cose, sai?-

Sullo sfondo passa il barista, ignaro della discussione.

Lo spingo di sotto, lui cade in piedi, pronto. Annaffio la penisola con l’alcool e mentre torno in camera, getto il mozzicone della sigaretta in cucina.

Le fiamme purificheranno tutto.

*******

MA!

Le fiamme!

-SIN!- sbotto indicando a mano aperta la penisola della cucina in fiamme.

Sin non fa una piega, non alza nemmeno lo sguardo dal libro che sta leggendo, fa solo un vago cenno con l’indice nella mia direzione, come a dire “occupatene tu”, e poi indica vagamente alle mie spalle mentre cammina avanti ed indietro assorto nella lettura. Io mi guardo prima a destra e poi a sinistra, infine capisco cosa mi stava indicando. Afferro l’estintore, tolgo la spoletta e miro alla penisola. Un paio di minuti ed in cucina c’è il delirio, ma niente fiamme.

-Tuo fratello è pazzo tanto quanto te!!- sbotto agitando l’estintore.

Sin sta camminando placido e lento a zig e zag nel soggiorno, sempre immerso nel libro. -Sì.- conferma solo. Poi si lascia cadere supino sul divano, ci si siede al contrario, schiena sul sedile e gambe sullo schienale e prosegue la lettura a testa in giù.

Io mi guardo in giro ancora spaesato, poi alzo l’estintore che ho ancora in mano. -Eppoi che ci fa un estintore in casa??-

-Tears ha…- Ondeggia vago con una mano -Questa mania… di dare fuoco a tutto ciò su cui scopo.- spiega svogliato. -Ce n’è uno in ogni stanza.-

-Ah.-

-Bagno incluso.-

********

Niente, i conti non mi tornano. Ho letto e riletto questo libro e prima di lui almeno altri dieci, e di tutti mi ricordavo perfettamente ogni cosa. Rileggerli è stato inutile.

È come pensavo. Non dovrei essere vivo, punto.
Pensavo che, di fronte alla prova di me che cammino per casa e porto allo sfinimento mio fratello, la teoria che avevo supposto fosse stata pessimistica. Che si trattasse di un caso forse al limite, ma comunque possibile. E invece no. Non dovrei essere nemmeno in piedi.

-Niente! Non ha senso.-

-Cosa?- Mi arriva alla mia destra.

Quando alzo lo sguardo mi accorgo di due cose che mi erano sfuggite dell’ambiente circostante mentre ero intento nella lettura: la luce è gradualmente scemata, arrivando a quella uggiosa e appena accennata da pomeriggio invernale inoltrato, ed è quasi buio. La seconda è che Tom non si è evidentemente limitato a spegnere l’incendio in cucina, ma ha tirato fuori tutti gli attrezzi di lavoro di Tears e si è messo a ricostruire il tavolo.

-Che diavolo stai facendo?- chiedo.

-Sto piallando la superficie- dice come se fosse ovvio. -Ho quasi finito. Poi basterà un po’ di vernice e tornerà come nuova.- aggiunge.

Lo fisso per un attimo sfregare la penisola. -E perché lo fai a mano? Tears mette quella carta lì sul coso che gira e fa prima…- Indico vagamente azioni ed oggetti che conosco poco.

-Monta il disco di carta abrasiva sul trapano…- chiarisce. -Sì, ma fa un casino bestia, e tu stavi leggendo.-

-Mbhè! Un consiglio, barista… Evita di trattarlo come la principessa sul pisello, perché se ne sta già sopra a sufficienza da solo.- bercia Tears entrando nella stanza e girando perplesso intorno alla penisola. -Bel lavoro istrice…- mormora annuendo. -Eri falegname?- gli chiede.

-Ho fatto per un anno l’apprendista nella seconda dimensione, prima di venire qui.-

-Ah sì?- chiedo io.

Tears mi fissa. -Te non lo sapevi?- mi chiede, un sopracciglio su ed uno giù.

Mi stringo nelle spalle. -Perché avrebbe dovuto interessarmi?-

-Non so, ci vivi insieme da quanto? Cinque anni? Due domande avrai avuto tempo di fargliele tra una ficcata e l’altra, no?-

Scrollo le spalle. -Ho problemi più pratici io, tipo che non dovrei essere vivo!- Butto il libro per terra e scendo dal divano con una capriola.

-Mbhè, mi sembra che i tuoi calcoli facciano cilecca…- ghigna Tears.

-Sì e non capisco dove!- mi sbraccio mentre cammino. Mi concentro meglio se nel mentre cammino in giro. -Non ho evidentemente abbastanza materiale su cui studiare, eppure in tutti questi anni ho raccolto una serie di libri sacri che solo per la collezione che possiedo avrei già dovuto essere agli arresti da decenni! Da quello che ho potuto constatare, le energie convogliate in questo frammento hanno la capacità o di tenermi in piedi o di rigenerarmi le ferite che avevo riportato, non entrambe le cose! Qualcosa non torna!-

-Senti, Shelv ha raccolto tutto quello che poteva interessare a riguardo. Domani, quando andiamo alla Shield, potrai metterti lì a studiare quanto vuoi.-

-Io non voglio andare alla Shield! E non voglio insegnare a quei trogloditi!-

-Fa parte dell’accordo, Sin.-

-Un accordo che hai stretto tu senza consultarmi!-

-Sin… Non ricominciamo, ti prego…-

L’idea di tutti quei libri mi alletta non poco, ma non voglio fargliela passare liscia. Devo mostrarmi molto contrariato, o la prenderà come un buon incentivo per prendere decisioni al mio posto per il resto della vita. Per cui lo fisso con il peggiore dei miei sguardi e me ne vado in camera mia, avendo cura di sbattere pesantemente la porta.

*****

Alla fine mi ci ha trascinato alla Shield. Ha dovuto venire a svegliarmi senza sbraitare, sfidando la possibilità che stessi facendo chissà cosa con Tom, visto che per ripicca ho dormito con lui stanotte. E poi prepararmi la colazione e, anche se fa parte della procedura, accompagnarmi. Il tutto senza inveirmi contro, ed io sono stato davvero terribile per tutta la mattina…

Fingo indifferenza mentre mi guardo intorno. Siamo negli uffici della Shield e io sto seguendo mio fratello. Uno stuolo di guardie, ben ordinate e in doppia fila, seguono noi.

-Perquisizione, scorta armata, mio fratello come guardia del corpo e pesantissime manette di oricalco sigillate magicamente… Non so, volete mettermi anche un’enorme palla al piede?- borbotto.

-Se non la smetti ti faccio mettere anche un bavaglio sulla bocca.- borbotta lui accanto a me. Si sta contenendo e so che gli costa un sacco. Sorrido.

-Questo potrebbe diventare interessante se troviamo un attimo soli noi due…- gli bisbiglio addosso.

Lui mi afferra per il colletto e mi scansa a distanza di sicurezza, sempre senza smettere di camminare. -E dov’è il deficiente azzurro che ti porti sempre appresso?- chiedo. Ogni volta che mi volto tutti quelli sulla mia traiettoria si scansano o si immobilizzano come statue di marmo. È bello vedere che faccio ancora questo effetto, nonostante manette e coreografia al seguito.

-È andato nella sala colloqui. Sua madre è passata a trovarlo.-

-Mi pare che si sia ambientato qui alla Shield, non credi? Mentre passava tutte le donne presenti lo hanno salutato…-

-Mbhè, in questi ultimi mesi ci ha lavorato più lui che io…- borbotta.

-Uhmn, fammi indovinare, Tears… Da quel poco che mi ricordo di questi uffici, siamo diretti da Shelv…- Ghigno. Mi ricordo l’ultima volta che sono stato in quell’ufficio. Sarà interessante ritornarci…

-Già.- Si ferma e blocca anche la mia camminata con una mano. -Ma prima entro io.- dice indicandomi. Poi fissa le guardie che ci fanno da corteo. -Mi raccomando. Dieci minuti. Non perdetelo d’occhio e non ascoltatelo. Nemmeno se si butta per terra e vi dice che ha un infarto: lasciatelo morire lì sul pavimento. È subdolo e ha sempre in mente qualcosa…-

Io sorrido sornione. -È bello sentire quanto ti fidi, fratellone!- gli dico mentre sta entrando in ufficio.

Chiusa la porta, mi volto verso le guardie. -Mbhè! Siamo solo noi ora…- Tutte tirano fuori contemporaneamente le pistole e me le puntano contro. -Ma sarà un po’ noioso, temo…-

*****

-È qua fuori?- chiede senza alzare lo sguardo dal suo stupido computer. Tutti appresso a ‘sti scatoloni, che c’avranno poi!

-Sì, con mezzo diavolo per capello, ma è qua fuori.-

-Solo mezzo?- ironizza l’elfo. L’avrò sentito ironizzare tre volte in quindici anni, ma mio fratello gli fa quell’effetto. Io mi incazzo, lui ironizza.

-L’ho lisciato un po’ stamattina, ma entro stasera esplodo, lo so.- sbuffo.

Finalmente stacca gli occhi dal monitor e mi guarda. -L’ufficio è pronto, così come l’auditorium. Ho pensato di iniziare con un gruppo test di soli 50 uomini. Li ho scelti personalmente. Sono i più pazienti…-

Rido. -Bravo elfo.-

Schiaccia un pulsante sull’interfono, la porta si apre e mio fratello viene spinto dentro.

-Hey hey! Fossi in te non mi toccherei!- bercia ad uno, poi si rivolge ad un altro, più giovane. -Tu invece tocca pure tutto quello che vuoi…- La guardia in questione indietreggia di scatto, e lui entra tranquillo, manco stesse passeggiando al parco. -Le porgo i miei più cordiali saluti, Generale Shelv..- dice abbozzando un inchino che pare un passo di danza.

La metà delle guardie rimane nell’ufficio e si smista per ogni angolo, l’altra metà rimane fuori dalla porta chiusa.

Shelv si alza su un sospiro. -Finalmente ci si rivede, Sin Eirdar.-

-Oh, la prego… Gli amici mi chiamano Sin. Lei può chiamarmi Eirdar.- Sorride, gioviale.

-Ti chiamerà Sin, ok? Che sennò qua rispondiamo in due.- bercio io.

Il sorriso di mio fratello s’incrina un istante, ma solo uno, poi torna sull’elfo. -Vada per Sin. O a mio fratello esploderà la testa…-

Improvvisamente uno scossone. Non forte, ma abbastanza per indurmi a credere di essermi ubriacato a mia insaputa. Non faccio in tempo a domandarmi che cazzo è che le luci si spengono e tutti gli allarmi iniziano a suonare contemporaneamente.
Nello stesso istante tutte le guardie si riversano nell’ufficio e, insieme a quelle già all’interno, si mettono in posizione di tiro. Obbiettivo: Sin.

-Perlamiseria…- mormora lui roteando gli occhi al cielo. -Sono affascinante ma non c’è bisogno di mettermi sempre al centro dell’attenzione.- sbuffa. -Diglielo Tears, non sono stato io!-

Shelv fa un cenno alle guardie e queste tornano ai loro posti. Meno di un secondo e gli allarmi cessano, le luci si accendono e tutto torna alla normalità. Shelv si rimette al computer controlla un paio di cose senza degnarci di attenzione e poi fa una chiamata. Io non chiedo nulla, non con mio fratello qui. Meno informazioni ha, meglio è. Dice poche parole al telefono, criptiche, poi appende e si rialza. -Un disguido tecnico, niente di preoccupante.- Sospira. -Dicevamo. Tears le ha già spiegato in quali punti consiste il nostro accordo. Istruzione del nostro personale sulle qualità dello Iantor ed aiuto tecnico nelle operazioni di recupero del nuovo Iantor di questo pianeta.-

Lui ondeggia appena la mano destra, per quanto le manette glielo permettano. -Sì, non si è dilungato sui particolari ma mi ha spiegato.-

-Ottimo.-

-Le ha detto che non accetto?-

Shelv lo fissa.

-COSA?- sbrocco. -Ne avevamo già parlato, Sin!!-

-Certo che ne avevamo parlato, ma non rammento la parte in cui accetto le condizioni.- risponde lui acido e puntiglioso.

Faccio per strozzarlo che Shelv mi ferma con il solo cenno di una mano. Afferra un bastone dalla scrivania e per un attimo penso che voglia bastonarlo di persona. Ma non sarebbe nel suo stile, e quello è un elegante bastone da passeggio. -È giusto che Sin decida se accettare o meno una volta che avrà di fronte tutti i particolari del nostro accordo, Tears.-

Lo vedo un sopracciglio di mio fratello che si sposta un po’ troppo in alto sulla fronte. -Volete ricominciare a minacciarmi di impiccarmi, decapitarmi o strapparmi la pelle di dosso? Fatelo subito allora perché lo preferisco a questa situazione noiosa.- Ora è sulla difensiva, e ha ragione, perché nemmeno io so cos’abbia in mente Shelv. L’elfo procede verso la porta camminando tranquillo con quel bastone, che pare abbia lì solo per darsi un tono, l’apre e fa cenno a Sin di passare. Lui passa tutto impettito come una prima donna figadilegno ed io sospiro e li seguo. Con noi: le guardie.

Scendiamo le scale degli uffici dirigenziali e ci avviamo verso una zona che non conosco.

-Naturalmente, per aiutarla ad adempiere in maniera adeguata al suo compito di istruzione e supporto tecnico, le abbiamo messo a disposizione un apposito spazio dove potrà studiare la situazione nei minimi dettagli.-

-Oh, che teneri. Mi state comprando con un ufficio?- dice lui canzonatorio. Shelv si ferma davanti ad una porta e l’apre.

-In realtà, con una biblioteca.- dice.

Sin si affaccia svogliato, e poi si pietrifica. -OHMMADREDEGLIUNIVERSI!- urla, ed io penso che mi svenga, tipo, da un istante all’altro.

La stanza, una sala di circa 15 metri per 15, ha tutte le pareti piene zeppe di libri. Mensole fitte fitte fin su al soffitto, alto almeno tre metri. Shelv entra e comincia ad illustrare ciò che contengono quei libri. -Qualsiasi libro, rivista, pergamena o scritto mai creato sul nostro mondo che contenesse qualsiasi tipo di informazione o anche solo accenno allo Iantor, è stato raccolto in questa stanza. E quando ne esisteva una sola copia, quella copia è stata messa qui dentro. Molti sono più che antichi. Alcuni scritti sono in lingue ormai morte.- Sin cammina in mezzo a questa sala naso all’insù, folgorato. -Per questo mi sono preso la libertà di reperire alcuni tomi esplicativi sulle lingue meno note, non sapendo bene quali conoscesse.- continua Shelv.

-Oh, praticamente tutte…- dice sovrappensiero lui, estasiato. Si avvicina ad alcune mensole e lancia urla stridule su titoli di roba che non ho nemmeno idea di in che lingua siano.

-L’hai comprato…- mormoro sulla porta, accanto all’elfo.

-A quanto pare.- risponde, braccia dietro la schiena, sempre impettito lui, che non perde un pelo.

-Hai vinto.- gli porgo il pugno destro strizzando l’occhio. Lui lo guarda manco gli avessi aperto sotto il naso un sacchetto con dentro un gatto morto. -Ahemn… Chiudi il pugno.- spiego. Lui alza la mano, la guarda, mi guarda, chiude a pugno. -Ed ora batti qui, sul mio.- Lui tentenna, poi lo fa, molto, molto perplesso.

Sullo sfondo mio fratello continua a dare di matto, volteggiando tra scale scorrevoli e scaffali.

*****

-Non dico che tu debba farlo ora, ma i 22 anni si avvicinano e dovresti cominciare a guardarti intorno…- dico. L’osservo guardarsi distrattamente intorno, le sopracciglia fin troppo alte sulla fronte. -La Shield è piena di brave impiegate e, anche se non di nobili origini, si tratta di donne indipendenti, razionali e ben istruite…-

-Senti, non lo so mamma… Non è che me la senta di abdicare_-

Sgrano gli occhi alla sola parola.

-_perché non voglio metterti nei guai o darti noie.- prosegue. -Quindi scegli tu insieme al consiglio la donna che dovrò sposare una volta raggiunta l’età. Perlomeno so che sarà la scelta migliore per il regno.- Si alza, annoiato e fa per andarsene. -Ora devo andare che Tears_- ma non lo faccio finire.

-Zendaru Bastian Di Samirien! Siediti immediatamente!- urlo indicando la sedia che ha appena abbandonato. Lui si blocca ma non si volta.

-Non ho fatto carte false per abolire quella stupida legge per poi accettare che anche tu sposi una persona che non ami!-

Lui mi da sempre le spalle, e non risponde.

Sospiro. -Si può sapere che c’è? Non ti senti ancora pronto?-

Ma lui continua a non rispondermi. Attendo ma non troppo, perché non voglio far cadere la discussione. -È per_- inizio.

-Non nominarla!- urla lui interrompendomi.

Non ha mai alzato la voce contro di me. Lo fisso. Dopo qualche istante si volta, con un sorriso debole sul viso. -Scusa, ma ora devo proprio andare, mamma.-

Si volta e va alla porta, senza dire altro.

Appena sulla soglia, allarga le braccia ed urla. -Felici, donne!! Sono un principe ereditario e cerco moglie! Affrettatevi!!- E si butta negli uffici oltre.

Io poggio la testa sul vetro divisorio. Bas non ha concepito un figlio con me. Si è clonato usandomi come incubatrice.

*****
Alla fine ho dovuto strapparcelo da quella biblioteca. In due siamo riusciti a tirarlo fuori solo convincendolo che ci sarebbe tornato poi, e abbiamo dovuto lasciargli in ostaggio un enorme libro polveroso che solo lui e gli Dèi sanno cosa contiene.

Giustamente, quello è il premio, ora però vediamo di metterci al lavoro.
Siamo davanti alla porta dell’auditorium, e Shelv è tornato nei suoi uffici, quando lui si volta e mi mette davanti al naso le mani amanettate.

***

Arrivati innanzi alla porta mi volto verso mio fratello e mostro i polsi.
Lui mi guarda con una lampadina da sette watt che gli dondola al posto del cervello. Mi pare quasi di vederla attraverso gli occhi, attaccata ad un filo con una falena che gli sbatte contro ripetutamente. -Tears?- Alzo i polsi davanti alla sua faccia. -Aprile, su!- Sottolineo l’ovvio.

-Non ci penso neanche, te le tieni. Te le apro solo a casa.- borbotta lui.

-COOSA?- sfaso. -Io non vado là dentro ammanettato come un salame!-

-Non ho ancora la sicurezza che appena te le sgancio non fai una strage, siamo dentro la Shield!-

-Ma sono disarmato! Non posso nemmeno usare la magia! E sarò in una stanza con 50 guardie! Cosa diavolo vuoi che possa fare!?-

Mi fissa. Lo fisso arrabbiato. Poi cede, come al solito, ed io sorrido mentre lui sbuffa e schiaccia quel telecomandino che si porta al collo. Le manette si dividono ed io posso finalmente stiracchiarmi come si deve. Mi volto con una piroetta, ed entro nell’aula.

****

Entro così, già parlando e diretto alla scrivania, che non ho mica tempo da perdere io con questa massa di cerebrolesi. -Una piccola premessa per gli idioti che ci sono in questa classe, e tenendo conto che siamo in una cinquantina, me e mio fratello inclusi, un riassunto per 49.-

Tears realizza dopo un secondo di rientrare nel gruppo e mi guarda male di sfuggita.

Con indice e medio afferro dal tascapane che ho a tracolla il quadernino di pelle nera in cui prendo appunti, giro intorno alla scrivania e con un balzo mi ci siedo sopra, gambe accavallate.

-Dunque.- leggo tenendolo aperto con tre dita. -Se pensate che lo Iantor sia un Dio, quella è la porta, se pensate che sia un oggetto sacro, quella è la porta. Se pensate che sia un oggetto degno di venerazione che funziona per volere di un Dio che ci ha concesso per sua bontà divina vita in questo universo, quella è la finestra.- Alzo lo sguardo, annoiato, e guardo questa massa di cretini che mi fissa a metà tra il terrorizzato, ben sapendo chi sono, e lo scandalizzato per ciò che ho appena detto. -Sono qui per spiegarvi teorie, non leggende. Per illustrarvi esempi pratici, non a tener messa.-

Una mano si alza, io lo fisso schifato. Mi stanno già interrompendo, perlamiseria. Sbuffo e faccio un cenno col capo di parlare pure, voglio essere generoso.

Il tipo si alza. -Mi scusi, lei ci sta dicendo che migliaia di culti, e decine di migliaia di generazioni, hanno avuto tutti torto, mentre lei è l’unico detentore di verità?- chiede.

-Sì.- rispondo riportando lo sguardo al mio quaderno.

Ma quello non demorde. -Mi scusi, ma credo che lei sia solo un montato.-

Inclino di scatto il diario verso di lui, ma Tears è già sulla traiettoria e blocca con indice e medio il piccolo coltellino di ceramica che tengo nella costola.
Una mano in tasca, l’altra col mio coltello e lo sguardo di disapprovazione estrema verso di me.

Sbuffo indispettito. -MA!- protesto. Lui fa solo cenno di no con la testa, lento. Io sbuffo. Al che mi accorgo che tutti e 48 gli agenti sono in piedi ad armi spianate verso di noi.

Tears fa solo un cenno e tutti si tranquillizzano, mettono via le pistole e tornano a sedersi. Lui con un gesto delle dita conficca il coltello nel pianale della scrivania. -Tirali fuori tutti, Sin.- sbuffa.

-Avevo solo quello.- borbotto.

Lui mi guarda di nuovo con disapprovazione

Sospiro e tiro fuori gli altri 5 coltelli che tengo nascosti per ogni evenienza.
Cominciamo male.