-Uno schiavo! È questo che voi ch’io sia?? Uno schiavo dell’associazione militare che mi ha privato della libertà, quasi ucciso e cacciato per anni??-

Vedo Tears poggiare la fronte sul pianale della cucina. Suo fratello è sveglio e vigile da meno di 48 ore e lui è già stressato. -Pergliddei..- sospira. -Si può sapere perché devi sempre essere così maledettamente melodrammatico?- Il punto di domanda lo mette con un pugno che fa sussultare tutti i piatti e le tazze pronti per la colazione.

-Melodrammatico!?!?!- urla il gemello, sconvolto. Tutta l’eleganza che ho visto al Darkness e la precisione nei movimenti delle battaglie, è andata a farsi benedire appena ha cominciato a parlare con Tears. S’agita tutto e smanacca un sacco mentre cammina avanti ed indietro per la cucina.

-Melodrammatico, eccessivo, pesante!- precisa Tears tirando su la testa e tastandosi una tempia. -È una collaborazione, questa. Dovrai fare quello che sai fare meglio, tirartela per quanto sei istruito davanti a degli ignoranti. Lo fai gratis! Non puoi farlo per una buona causa!?- Altra manata sulla penisola.

-E che cosa ci guadagnerei?? Le buone cause non mi hanno mai attirato!- Di nuovo mani che frullano l’aria. Io e Tom siamo seduti sul divano che li guardiamo in silenzio, attenti.

-Il poter essere riammesso al servizio Alleati! Ecco cosa ci guadagni!- precisa Tears avviandosi ai fornelli e prendendo una padella.

-COSA!?- Fortuna che in questa casa ci sono prevalentemente vetrocemento più che vetri, o posso supporre che ci saremmo ritrovati senza finestre ora.
Con la coda dell’occhio vedo Tom sturarsi un orecchio col mignolo.

-Diobono…- borbotta Tears calando di nuovo il capo e prendendo un bel sospiro. Dal labiale credo che stia contando…

-Io ho combattuto!- continua Sin, indicandosi. -Contro quel progetto di sfruttamento, io ho combattuto perché i profughi a_-

-Eccerca di non rifilarmi coglionate!- smanacca Tears, agitando per aria la padella. -Che io sono ignorante ma non scemo! Tu hai combattuto perché A- elenca sulle dita con la pentola. -Sei perennemenete in mestruo, e B volevi comandare un mondo tutto tuo perché ti senti una cazzo di reginetta!- La pentola finisce incassata sui fornelli.

Sin sbuffa, incrocia le braccia e si guarda intorno tamburellando un piede sul pavimento. -NON VOGLIO!- sbotta infine.

-E lo farai lo stesso!!- replica Tears a muso duro, avvicinandosi con due falcate faccia a faccia al fratello.

-E si può sapere chi diavolo è che lo decide!?!- chiede Sin sostenendo il suo sguardo. Sono naso contro naso quasi.

-Facile! IO!-

-E chi l’ha detto che devi essere tu il capo!?-

-Io sono il fratello maggiore, ricordi? Uscito per ultimo, uguale fratello maggiore! Quindi decido io!-

-Tu sei uscito per ultimo solo perché eri già scazzato dall’inizio!- Sin volta sui tacchi e se ne va, sparendo risoluto nel corridoio che porta alle camere.

Tears aspetta un secondo e poi pesta la pentola sul pianale così forte da incassarla tutta e facendo un casinobbestia. Io e Tom ci incassiamo anche noi, nelle spalle. -E ADESSO DOVE CAZZO VAI?!? NON LA FAI COLAZIONE!??!- sbraita.

Sin marcia indietro, agitandosi tutto. -Certo che la faccio la colazione!!- E si siede di botto su uno sgabello.

Tears annuisce deciso e torna ai fornelli, lui e la sua pentola a fisarmonica ormai.

Nemmeno un secondo dopo Sin salta su gioioso chiedendo -Tears! Mi fai i pancake??-

Tears, tranquillo come una pasqua risponde. -Ovvio che li faccio.-

Qualche minuto dopo, nel silenzio tranquillo che è seguito, mi sporgo verso Tom. -Ma fan sempre così?- bisbiglio.

-Non saprei, non li ho mai visti interagire per molto tempo…- mi risponde dubbioso. -E non ho mai visto Sin agitarsi così tanto, anche…-

*****

Entra in ufficio ed io vedo la sua espressione mentre sto ancora etichettando la milionesima mail che mi sono perso durante il mio periodo di convalescenza. Le mail potevo leggerle dal tablet, ma il mio meticoloso ordine nell’archiviarle ha subito un devastante ritardo, e non posso fare altro che recuperarlo. Non posso lavorare nel disordine: è poco pratico ed irritante.

Lui si porta innanzi alla scrivania ed attente che lo guardi. Finisco in parte ciò che sto facendo poi alzo lo sguardo su di lui. Ha un’aria strana, che non mi piace.

-Dimmi.- dico.

Prende un bel respiro ed indica una pila di fogli che ha in mano. -Ho fatto il controllo che mi avevi chiesto…- tentenna.

Io lo fisso, lui mi fissa.

Tiro fuori la Heckler e la poggio sul tavolo. Un sopracciglio gli guizza fuori controllo.

-Giusto nel caso decidessi ch’è meglio spararmi di nuovo ad una spalla, invece di dirmi subito qual è il problema.- spiego.

Quasi scoppia a ridere, ma si trattiene e scuote la testa. -Nono, non è così grave… cioè, non è una bella notizia ma_-

-Kail… Breve.-

-Ok, sai chi è il maggior studioso mondiale sullo Iantor?-

Odio le domande retoriche.

****

Scattiamo entrambe con lo sguardo verso la porta del Generale quando lo sentiamo urlare un “Cosa!?”.
Non lo sentiamo spesso urlare, o meglio, non sconvolto, di solito è arrabbiato. Che trovo sempre un termine riduttivo per come si irrita il Generale Shelv.

****

-COME DIAVOLO E’ POSSIBILE!?- Sbatte entrambe le mani sul pianale e si alza. Ed io non so quanta diavolo di forza abbia recuperato in quel braccio perché se questa scrivania non fosse fatta in vetro antiproiettile (come sostituzione della precedente demolita da Tears) si sarebbe fracassata in mille frammenti.

Deglutisco e porto le mani avanti. -Naki, è anche abbastanza logico, se ti documenti come ho fatto io…-

Assottiglia lo sguardo, il che significa “mi stai dando dell’ignorante quindi hai 32 secondi di vita per esporre tutti i tuoi migliori argomenti e salvartela”.

E via col miglior riassunto che posso elaborare. -Lo Iantor è un oggetto sacro, con una cultura religiosa molto chiusa. Per certe culture, è blasfemo il solo nominarlo, figurarsi studiarlo! Non sono stati scritti molti libri a riguardo e la maggior parte sono introvabili. Le biblioteche non li contengono perché è illegale, e chi li scrive nella maggior parte dei reami bigotti è ricercato per blasfemia, punito spesso con la morte. Tu lo sai che gli Eirdar hanno collezionato praticamente tutti i reati esistenti negli stati dell’alleanza, e sai anche quanto Sin legga. Di tutto! Ha una cultura immensa… Tears una volta mi disse ch’era uno dei pochi modi per tenergli il cervello impegnato almeno momentaneamente…-

Nakiri fissa il pianale e continua ad ascoltarmi, sta rimuginando.

-Senza contare che chi più di ogni altro può capirne il funzionamento dopo che per un anno lo ha avuto tra le sue mani abusandone?- finisco.

Si lascia cadere sulla sedia. -Ha senso.- dice, secco. -Ma l’idea era di lasciarlo intendere almeno momentaneamente al C.S.M., non di farlo sul serio! Non posso lasciargli un compito del genere per le mani, ti rendi conto?-

-No, ok.- annuisco e gesticolo vago. -Capisco, hai ragione… però le cose stanno così.-

-Trovami il secondo su quella maledetta lista, e portamelo qui! Chiaro?-

-O… ok.-

Mi fissa e sento che sto per andare a fuoco. Mi metto sull’attenti. -Agli ordini, Generale!- Faccio il saluto e mi dileguo in fretta e furia, io le mie carte e la mia vita…

****

Seconda dimensione.
Sevyhal

Sto correndo nel corridoio. Questa volta quel tizio l’ho visto solo di sfuggita quando è uscito quasi scardinando la porta dagli appartamenti del figlio dell’imperatore. Le uniche cose che ho visto distintamente, erano la macchina fotografica e la balestra nelle sue mani. Le ingiurie del nobile che mi passa lo stipendio invece sono state forti e chiare, così come le grida dalle sue stanze della donna che non corrispondeva certamente a sua moglie.

Importazione ed uso di oggetti della terza dimensione, violazione di proprietà privata e stalking. Questo tizio finirà i suoi giorni in galera, visto l’obbiettivo che ha scelto per collezionare più volte tutti questi reati.

Mentre mi getto a capofitto in questo inseguimento, mi domando che fine abbia fatto la scorta armata che l’esercito di Sevyhal ci ha affiancato per questa piccola gita fuori porta del figlio dell’imperatore, ma non faccio in tempo a darmi risposta che quel tizio sfonda una porta finestra e si butta di sotto dal balcone del secondo piano, verso il giardino.
Mi butto sulla ringhiera e lo vedo mentre scappa. Poi il mio sguardo viene attirato da un’altra persona in quel giardino.

È lì, bello e beato, seduto su una panchina. Indossa la divisa dell’esercito e per quel che riesco a vedere ha in mano una Merophe, ma ha le braccia dietro la testa, le gambe divaricate e il sole direttamente in faccia. Non so se stia dormendo o prendendo il sole.
Quando il tizio esce di corsa buttandosi nel giardino, si trova davanti la panchina con annessa guardia armata e, naturalmente, dà di matto puntandogli contro la sua balestra. -MANI IN ALTO!!- urla preso alla sprovvista. Ma la guardia in questione, un tenente a giudicare dai gradi, non si scompone. Si alza e si guarda lentamente la mano sinistra, dove impugna la Merophe, nemmeno l’avesse vista solo ora.
Sbuffa.

Evidentemente non erano questi i suoi piani. -Va bene anche se la butto?- chiede, spiazzando il fuggitivo.

Questo tentenna un istante, poi sbotta un -Mbhè… Suppongo di sì.-

E quello gliela tira. In faccia. Secco. BAM!

L’urto con la scatola cranica del tipo lo sento fin dal secondo piano.

Il tenente si stringe semplicemente nelle spalle. -Colpa tua. Non hai specificato dove.-

-Perlaputtana! Ma quanto pesano ‘ste pistole!?- sbotta l’altro alzandosi con una mano sulla fronte. Perde un sacco di sangue dalla fronte.

Il tenente molleggia lentamente la testa. -Senti, perché non ti costituisci? Facciamo meno fatica in due…-

Quello di rimando ghigna. -Certo, come no… Questa roba deve valere una manica di soldi… Mani in alto!- E stavolta impugna la Merophe che gli ha cambiato i connotati del viso.

Il tenente sbuffa, infastidito, e si massaggia la fronte. -Ma perché non allevo galline, tipo?- borbotta.

-L’hai voluto tu!- E sento il rumore del grilletto. Una, due, tre volte. Niente. -Che diavolo…- Sbatacchia l’arma, cerca di togliersi un po’ del suo stesso sangue dagli occhi per vederci meglio e la fissa non capendo. -È una Merophe magica!?- sbotta.

Il tenente si stringe nelle spalle, in un gesto che pare un “mi spiace per te”. -Torniamo al punto? Dai su… costituisciti. Non è la fine del mondo stare in cella, io un paio di volte ci sono stato…-

Ma quell’altro non ci sente, sbatacchia la Merophe infastidito e perde sempre più sangue dalla fronte. -Ma non funziona nemmeno se mi concentro!!-

Credo che la pazienza del tenente stia arrivando alla fine. Sbuffa. -Sì, ok… Possiamo finirla qui?-

-Col cavolo!- dice quello. Si volta e scappa.

Invece di corrergli dietro, lui si ficca le mani in tasca e lo guarda fuggire. Borbotta qualcosa che mi pare un -Perché non fanno mai quello che gli dico?..-

Mi getto dalla balaustra, atterro sul balcone di sotto e poi in giardino. Corro e raggiungo il tenente. -Si può sapere perché non l’ha fermato!?!?!?-

Lui si stringe nelle spalle. -Guardalo, sta correndo.- spiega come se fosse ovvio, indicandolo mentre si getta aldilà della cancellata della villa, verso il bosco.

-E allora!?! Lo cerchiamo da mesi! Ha sputtanato il figlio dell’imperatore! Ora vorrà la sua testa!- urlo io.

Lui sbuffa soltanto -Seh… Ma tanto non andrà molto lontano.- Indica il tizio.

Il tipo, evidentemente accecato da sangue della botta presa dalla pistola, non si accorge di un crepaccio nascosto nel sottobosco e che dà verso il torrente Gyrza, che scorre una ventina di metri sotto il suolo della villa.
Sento solo l’urlo che si perde verso il fondo. Rimango attonito.

Il tenente rimane lì per qualche istante poi si stringe nelle spalle. -C’è il bar al piano terra della villa, vero?- chiede senza attendere una mia risposta che non gli arriverà. Si volta e va verso la villa. -Io vado dentro; lo recuperi tu?- mi chiede senza voltarsi poco prima di entrare dalle vetrate del piano terra. Dopo qualche istante sbuca di nuovo con solo la testa, sorridente. -Ah!- aggiunge. -E anche la Merophe! Grazie!- Fa un sorrisone e non lo vedrò per almeno un’ora, il tempo di recuperare il fuggitivo dal crepaccio.

***

Fortunatamente per lui, quello stupido non è finito in un volo di più di venti metri per poi schiantarsi nell’acqua del torrente, bensì è atterrato dolcemente in una rete di magia dello spirito a meno di tre metri sotto il bordo del crepaccio. Magia dello spirito che mai mi sarei aspettato da un individuo come il tenente di prima…

Mentre gli altri miei sottoposti della guardia imperiale lo stanno ancora issando verso il bordo, il tenente in questione torna dalla villa. Un tramezzino storto in bocca ed un boccale di birra nella mano destra. Si affaccia al crepaccio e ride. -Hey! com’è andato l’atterraggio?-

-MALEDETTO TE!- urla quell’altro dimenandosi dalle corde con cui lo stiamo issando. -Pensavo di morire!!-

Lui ride di nuovo. -La prossima volta mi darai ascolto!-

Ma che fa? Comunella coi delinquenti? Sbuffo. -Deve leggergli i suoi diritti.- preciso.

-Ah già..…- dice quello ingoiando intero il tramezzino. Ci pensa un attimo e poi: -Secondo l’autorità… che mi hanno dato_-

-Conferitami.- correggo.

-_conferitami dall’imperatore di Sevyhal, ti dichiaro in arresto.- continua lui.

Qualche istante in cui lo fisso e poi -….e?-

-E cosa?- chiede non capendo.

-…Hai il diritto…?- suggerisco.

D’un tratto sembra ricordarsi. -AH GIÀ! Hai il diritto di chiamare un avvocato.-

Sospiro e mi porto una mano alla fronte. -Ma quello è sottinteso! La Shield!-

-…AH SÌ, hai il diritto di chiamare la Shield. No cioè, di chiedere di essere inserito nel programma di recupero Shield.-

– Chiedo di essere inserito nel programma di recupero Shield!- urla quello immediatamente.

-Eh, no.- protesta il tenente.

-Come no??- sbottiamo in due: io e il tipo che ormai è stato issato quasi del tutto dal crepaccio.

-Mbhè, l’ha richiesto, ma devo anche accettarlo?- chiede.

-Certo!- di nuovo entrambi.

Lui sbuffa. -Ma così dovrò accompagnarlo io… Aspetta, vuoi arrestarlo tu?? Dai!- chiede tirandomi la manica.

Io me lo scrollo di dosso. -Non ci penso neanche, è compito tuo!-

– Cheppalle…- si affaccia e lo indica con foga. -Questa me la paghi!-

***

Terza dimensione.
Intra dimensional Shield Confederation – Infermeria

-E quello chi è?- chiedo indicando un tipo che non ho mai visto. Sulla trentina, camice bianco addosso, stetocoso al collo, capelli neri corti. Umano credo, ma non vedo bene le orecchie.

-Il nuovo chirurgo.- mi risponde l’infermiera che mi sta scortando.
Dopo il casino che ho fatto a settembre qui in infermeria, se proprio non sono occupati con delle urgenze, mi fanno scortare. Come se servisse a qualcosa.
-Ah. Non ce lo vogliono proprio Daniel al posto di chirurgo eh? Eppure è bravo, a me mi ricuce sempre lui e sono ancora in piedi.-

L’infermiera ondeggia la testa. -Il Generale dice che Daniel è piuttosto anziano per quel lavoro, e deve istruire un successore qui alla Shield. Dopotutto… lei… era qui per questo.- dice abbassando un po’ la voce.

Io non replico.

Mi porta in una saletta e mi fa sedere su un lettino. -Aspetta pure qui, Tears. Daniel arriva tra dieci minuti.-

-Seh..- Due palle ‘ste visite di controllo…

***

Seconda dimensione.
Sevyhal – Quartier generale della Milizia cittadina
Meno di mezz’ora dopo, siamo al centro di comando per fare rapporto ed accompagnare il detenuto in cella; cella che lo accoglierà fino a quando non sarà predisposto l’indomani il suo trasferimento ad Akrem e successivamente alla base della Confederazione nella terza dimensione.

Sono qui, in piedi di fronte alla scrivania del capitano della milizia di Sevyhal. Capitano che sta letteralmente spettinando ad urla il tenente che ha effettuato tale arresto.

-TU CI ANDRAI! SONO STATO ABBASTANZA CHIARO??- Per riflesso sta spettinando anche me, che sto accanto al motivo delle sue urla.

Dalla mia sinistra arriva un sospiro annoiato ed un -….Sì capo.-

-E’ compito di chi effettua l’arresto scortare fino alla Shield il detenuto, quindi non voglio sentire storie!!- spiega il capitano.

Il tenente, in risposta, scioglie quella specie di codino malfatto con cui si lega una parte sommaria di capelli completamente bianchi, quella parte che probabilmente senza gli finirebbe negli occhi, incolta e lasciata crescere completamente al caso.

-Sì…- Un altro sospiro.

-E TAGLIATI I CAPELLI!-

-Sì…- Colgo anch’io con la coda dell’occhio lo sguardo annoiato rivolto più alla finestra che al capitano che gli sta davanti.

-QUANTE VOLTE TI HO DETTO DI TAGLIARTI QUEI CAPELLI??-

-Sì-

-ADAM!!!- L’ultimo grido è stato particolarmente esplicativo.

-…Cosa?..- chiede lui con tutta la calma dell’universo, spostando finalmente lo sguardo al capitano.

Una matita si spezza tra le mani del suo superiore, furente. -Vattene.- sibila soltanto.

Lui si stringe nelle spalle. -Io stacco capo…- dice annoiato, ed esce dall’ufficio.

-Capitano, ma perché lascia che si comporti così?-

-Ho provato a dargli qualsiasi tipo di punizione o di richiamo, non cambia niente. Porta a termine la punizione ed il giorno dopo è ancora così. Una volta l’ho visto soffiarsi il naso con una lettera di richiamo, e tornare a dormire nella panca della cella dove lo avevo buttato per tre giorni senza cibo.-

-Ha mai pensato di buttarlo fuori?-

-Tutte le volte che ce l’ho davanti.- grugnisce.

-E…?-

Si lascia andare sullo schienale della poltrona. -Buttare fuori lui sarebbe come buttare fuori venti uomini, e noi della milizia non siamo la guardia personale dell’imperatore, per trovare personale qualificato dobbiamo spendere denaro che non abbiamo.-

Gesticolo in direzione della porta ormai chiusa. -Ma se non alza un dito?-

Lui sospira. -Ha mai sentito parlare di Michal Wichterle?-

-Il magnate di Kraina?- chiedo.

-Esattamente.- mi conferma.

-E’ suo figlio?- Questo spiegherebbe un sacco di cose..

-No. Quello che lo ha liberato.-

Ora ricordo. L’anno scorso fu rapito senza lasciare traccia. Fu messa una taglia da capogiro sui rapitori, finché un tipo li prese tutti e ne fece pacchetto senza nemmeno richiedere la taglia in questione. -Lui è _-

-Adam Lendl.- mi conferma. -E ricorda Mandel?- aggiunge.

-Intende la cellula a Sevyhal del gruppo di Starla?-

Annuisce. -Lui è quello che me li ha portati dentro tutti insieme una mattina. E l’avevo mandato lì la sera prima.-

-Per la miseria…-

-Da solo.- aggiunge.

-DA SOLO??- urlo. -Ma era un intero paese di anarchici!-

Alza solo le sopracciglia, in un’espressione più che esplicativa. -Adam sarà anche fatto così, ma tutte le missioni che gli ho affidato, per quanto difficili, le ha portate a termine ed in brevissimo tempo.- Sospira rassegnato. -I casi sono due, o è davvero in gamba o è maledettamente fortunato, ed in entrambi i casi il risultato per la milizia e per me è lo stesso.-

***

Terza dimensione.
Intra dimensional Shield Confederation – Infermeria

 

-Oh, ma che è? Sono tornato in fasce che mi devi fare duemila vaccini?- borbotta l’Eirdar.

Daniel sospira. E’ sempre molto paziente con lui, direi “paterno”. -Ti abbiamo asportato la milza, Tears. Una delle sue azioni principali era quella di combattere le malattie, ora che non ce l’hai sei più predisposto ad ammalarti.-

-Anche incazzarmi, se mi usi come un puntaspilli.-

Il dottore sospira soltanto e mi passa la siringa appena usata. -Hai avuto febbre?- chiede.

-No.- borbotta massaggiandosi il braccio dove ha appena fatto il vaccino.

-L’hai mai provata?-

-No.- con lo stesso tono di prima.

Io sorrido appena cercando di non farmi vedere. Tears Eirdar ha sempre espressioni da far spavento, ma con Daniel sembra più un bambino capriccioso e borbottone.

-Se non ce l’avevo che me la provavo a fare??- replica al silenzio esaustivo del chirurgo, smanaccando un po’ come a sottolineare l’ovvio.

Un altro sospiro di Daniel. -Giramenti di testa? Spossatezza?- chiede.

-Un po’ stanco…- borbotta appena. -Mo sto bene però.-

-“Adesso” oggi o “Adesso” da un po’?- cerca di chiarire Daniel. Intanto io ho trovato la cartelletta delle ultime analisi su Tears. Tac, lastre, esami del sangue e via discorrendo, e gliela passo.

-Boh.- sbotta l’altro stringendosi nelle spalle. -Da un paio di settimane…-

Daniel afferra alcune lastre e le alza appena per controllarle. Lo vedo strabuzzare gli occhi. Si alza e va alla lavagna luminosa dove le appoggia. Io spio, incuriosita da quell’espressione perplessa che ho visto comparire un attimo solo.

Un istante e Daniel ripone le lastre di nuovo nella cartelletta. -Tutto ok, Tears, sei stato fortunato ad avere una milza accessoria.-

-Una che?- chiede l’Eirdar, con una faccia ch’è tutta un programma.

-Milza accessoria.- spiega Daniel. -Si tratta di un‘anomalia anatomica, per la quale accanto alla milza si trova un altro pezzetto con le sue stesse caratteristiche. Non ha alcun valore patologico né comporta alcuna sintomatologia o rischio particolare, ma ad un essere umano a cui è stata tolta la milza è molto utile, perché fa lo stesso lavoro dell’organo che è stato asportato.-

-Cioè, c’avevo la ruota di scorta?- traduce nella sua lingua Tears.

-Diciamo così.-

-Fico! Ma… è normale?-

-Una milza accessoria è un’anomalia congenita abbastanza comune, descritta fra il 10 ed il 40% della popolazione.-

-Grande!! Quindi posso continuare a bere!-

-Avevi smesso?-

-No.-

****

Entra nell’ufficio. Da solo. Si chiude la porta alle spalle. Io lo guardo, attendendo spiegazioni. L’ho visto chiaramente, nel monitor di sorveglianza, che aveva con sé un anziano saggio del culto di Ansa Atrima, quindi non capisco per quale motivo sia entrato da solo lasciandolo fuori. La riunione organizzata questo pomeriggio era proprio per farmelo conoscere.

-Ebbene?- chiedo.

Lui si schiarisce la voce ed incrocia le braccia dietro la schiena. -Ecco, prima di farlo entrare, volevo chiarire alcuni punti, che ho potuto approfondire parlando con il Saggio.-

Mi tolgo gli occhiali ed incrocio le dita sul pianale della scrivania, fissandolo.

-Dunque.- prosegue lui. -Devi capire che il Saggio Yvio di Ansa Atrima, oltre ad essere una persona molto anziana, è un uomo poco abituato agli stress, e molto… ahemn, come dire… timoroso degli Dei.-

-Non capisco su cosa tu stia cercando di mettermi in guardia, Sam.-

-Mbhè… oltre a questo, come la maggior parte degli uomini anziani, ha alcune… come dire..- tentenna. -concezioni un po’ antiquate rispetto ad alcuni argomenti…-

Sento il mio sopracciglio alzarmisi sulla fronte. -Sam, sii sintetico, non sei il mio unico impegno in agenda.-

-Mbhè, ecco, diciamo che vorrei invitarti a mantenere la calma e a non sfasargli in faccia. Ecco.- finisce lui, finalmente schietto.

-Non vedo per quale motivo dovrei perdere le staffe con un anziano Saggio.-

Lui annuisce appena mordendosi un labbro. -Mbhè..- ondeggia il capo. -Io te l’ho detto.- dice. Poi apre la porta e lo invita ad entrare.

Pochi istanti dopo, davanti a me, seduto su una delle poltroncine degli ospiti, ho quest’uomo anziano. Molte rughe sul volto, pochi capelli radi sulla testa. Occhi piccoli e sfuggenti incorniciati da vecchi occhiali da vista tondi. Indossa la veste del culto di Ansa Atrima, ed i fregi purpurei su di essa definiscono il suo rango, non certo dei minori.

-Dunque, Saggio Yvio di Ansa Atrima, è un piacere conoscerla. Io sono il Generale Nakiri Shelv di Ashyal. Come le avrà certamente anticipato il Colonnello Kail, l’ho contattata perché vorremmo avere alcune informazioni riguardo lo Iantor_-

-SSSSSSSSSSSSSSSHHH!!!- mi zittisce di scatto l’uomo, portandosi un dito di fronte alle labbra e guardandosi intorno isterico e sospettoso.

Quando comprende che nessuno oltre a noi tre è in questa stanza, si sporge sulla scrivania, ed io sono ancora basito dalla sua reazione alle mie parole.

-Non dica quel nome a voce alta! E’ un sacrilegio! Gli Dei la puniranno!-

Io non replico. Lo fisso per qualche istante, poi il mio sguardo guizza a Kail e forse mi si sta delineando in testa il motivo delle sue raccomandazioni di poc’anzi. Mi siedo di nuovo e fisso l’anziano. -Mi perdoni, Saggio Yvio, ma se ritiene che sia sacrilego il solo pronunciarne il nome, come può portare avanti i suoi studi a riguardo?-

Lui sospira, socchiude gli occhi e sembra soffrirne. -La mia anima ormai è perduta. Iniziai gli studi quand’ero ancora giovane, spinto dalla curiosità dei ragazzi, e successivamente non riuscii a smettere. La curiosità morbosa verso il più sacro degli oggetti creati dai nostri Dei, ha portato irrimediabilmente la mia anima a bruciare nell’Okra.-

Il mio sguardo guizza di nuovo su di un Sam che per un attimo penso stia sogghignando. Fisso di nuovo l’anziano e prendo un bel sospiro. -Signore. Noi avremmo bisogno della sua esperienza a riguardo per istruire i nostri soldati. Come possiamo farlo se ritenete che il solo nominarlo sia sacrilego?-

-Istruire altri sullo_- si blocca, si guarda intorno, abbassa la voce e si sporge verso di me. -Sullo Iantor? E dannare le loro anime per l’eternità? Quale sciagura volete che si abbatta sul vostro esercito??-

Mi porto un dito alla tempia e la massaggio cercando di trovare parole adatte per parlare con lo psicopatico che mi è stato portato nell’ufficio.

***

-Dieci centimetri di milza accessoria e non l’abbiamo individuata durante la splenectomia?- chiede strabuzzando gli occhi di fronte agli esiti degli esami. Gli stessi esiti che qualche ora prima Daniel stava osservando con tranquillità insieme a Tears.

-E se si fosse ingrandita dopo l’asportazione? Funziona così, no?- chiedo, ben sapendo già quale sarà la risposta del nuovo chirurgo della Shield. Vorrei solo conferma.

-Certo, ma dieci centimetri? In un mese? Non essere ridicola, quella è praticamente una milza in tutto e per tutto.- Ha quei suoi occhi color ghiaccio fissi sulle analisi, e per un attimo mi viene da chiedermi se sono qui per quegli strani esiti o per quei bellissimi occhi. Deglutisco e mi concentro. -Non è possibile, ero presente durante l’operazione. La milza è stata asportata.-

Lui medita qualche altro istante, poi annuisce a se stesso e mi ridà la cartelletta.

-Voglio la cartella clinica di quell’uomo. Completa. Con il lavoro che fa, e dal tempo che lo fa, avremo sicuramente una vecchia tac che l’evidenzia. Se c’era già prima, magari delle dimensioni di una milza accessoria come si deve, la vedremo sapendo cosa stiamo cercando.-

-Ma non capisco, qual è il problema, dottore? Cioè, è sicuramente una cosa un po’ strana, ma solo positiva, non crede?-

Scuote appena la testa e socchiude gli occhi come concentrandosi. -Che questa radiografia non mi convince.-

****

Seconda dimensione.
Sevyhal – Quartier generale della Milizia cittadina

Appena faccio un passo fuori dalla caserma, qualcosa di puntuto mi pizzica una tempia. Penso ad una zanzara e tiro una manata, ma qualcosa cade a terra, e non è una zanzara. Mi fermo e lo raccolgo. E’ un foglio, un modulo per essere precisi, piegato a forma di Comet, il che mi fa pensare che effettivamente i comet assomigliano già di per sé a degli aeroplanini di carta.

Non capisco per cui lo apro, ma non faccio in tempo a leggere che una voce mi chiama. -HEY TU!-

adamMi guardo intorno ma non c’è nessuno, il cortile della caserma è vuoto. -Che diavolo…?-

-Ce l’ho con te, disadattato! Sono qua sopra!-

Alzo lo sguardo e lo vedo abbarbicato sul tetto di una camerata. -Sai cos’è quello? un modulo F56, dove richiedo aiuto per il trasferimento del detenuto ad Akrem. Indovina chi mi accompagnerà?-

Leggo velocemente il foglio già avendo la brutta sensazione addosso. Infatti il mio nome è lì, bello sereno.

-Hai voluto farti i fatti miei? Per colpa tua mi tocca viaggiare, ed io odio viaggiare!- aggiunge.

-Come diavolo facevi a sapere come mi chiamo!?- Maledetto bastardo…

-HA!- urla solo lui indicandomi con quell’enorme Merophe. -Ci vediamo domani!- Salta giù dal lato opposto e lo perdo di vista.

-Maledizione…- borbotto ed accartoccio il modulo.