06/09/09

Quando apro gli occhi, la prima cosa che vedo è la faccia di Mesis.
Dejavù.
Però a ‘sto giro ha le braccia incrociate, e questo, insieme alle sopracciglia estremamente alte sulla fronte, mi fa presagire una ramanzina.

Sbuffo. -Ok ok… sono un coglione. Quanti organi mi hanno tolto a ‘sto giro per aver raccattato il novellino?- chiedo mentre ancora il mio corpo si sta svegliando da quella che suppongo sia una dose massiccia di sedativi. Comincio a sospettare che Daniel si rifornisca negli zoo con elefanti quando ha sottomano me.

-Oh, no no…- dice lei mettendosi le mani sui fianchi e guardando oltre. -Niente organi in meno, hanno dovuto solo riaprirti perché ti si erano strappati i punti interni. E niente ramanzina, dopotutto ti ci ho accompagnato io e del tuo corpo fai un po’ quel cazzo che ti pare…- dice.

Poi di nuovo un sopracciglio le si alza. -Quello che mi domando è… oltre a tuo fratello devo preoccuparmi anche di Splendore?- chiede indicando accanto a me.

Io ruoto appena la testa dall’altro lato del letto e_
-MACHECCAZZO!?- sbotto, sveglio di colpo.

Il novellino è lì, appallottolato accanto a me, tutto addosso al mio fianco. Il letto là dietro, che credo sia il suo qui in infermeria, è vuoto e lui dorme nel mio, e della grossa. Russa, pure. -Quando cazzo s’è messo qui!??- bercio.

Lei si stringe nelle spalle. -Non ne ho idea, presumo mentre eri sedato. Io sono arrivata cinque minuti fa e vi ho trovati così, che dormivate… abbracciati…- ghigna.

-ABBRACCIATI IL CAZZO, MESIS!! IO ERO SEDATO! L’HAI DETTO TU! QUESTO COSO HA DECISO DA SOLO D’INFILARSI QUA DENTRO! – lo spingo lontano col piede, visto che muovere le braccia mi fa un male pazzesco. Lui si accartoccia nel sonno mugolando roba in quella sua lingua di merda che qui somiglia allo spagnolo e poi ritorna nell’esatta posizione di prima. -MACHECCAZZ_- sclero di nuovo. -NON SI STACCA!- Mesis ride. -Non c’è niente da ridere!!- bercio io in rimando.

Lei mi guarda sorridendo. -Credo non volesse addormentarsi con la possibilità che svegliandosi avesse sognato tutto, e tu fossi morto sul serio…-

Borbotto.

-Lascialo fare, gli passerà…-

Borbotto più forte e più a lungo. -Mio fratello s’è svegliato?- chiedo poi. Lei fa cenno di no con la testa. -E prima che me lo chiedi, no, non s’è svegliato nemmeno Shelv.- prosegue.

Sbuffo, poi controllo la situazione. Mi hanno tipo attaccato tutti i marchingegni che avevano in questa infermeria. Ho metà corpo dolorante e l’altra metà è ancora addormentata, tanto che non me ne accorgo subito, poi alzo le coperte di colpo e Mesis sbotta a ridere appena vede la mia maschera del terrore guardandoci sotto.

-CHE CAZZO L’HANNO ATTACCATO A FARE QUELLO!??!!?- Sbotto a mille indicando vago il mio armamentario sotto le coperte.

-Per fare in modo che non ti alzi di nuovo!- risponde lei, divertita.

-Si ma cazzo! A pisciare! Potrò pure andare a pisciare, no!?-

-A quanto pare no! Visto che ti stacchi i punti!-

-Mbhè non mi staccherò solo i punti, chiaro!?- anche se non ho ancora ben chiaro quanto potrò farmi del male, me lo toglierò da solo quel catetere, se necessario!

***

Cinque guardie all’ingresso. Quattro all’interno della stanza. Nessuna finestra che possa essere considerata tale, né altre vie di fuga. Catene ai tuoi polsi come sui miei.

Sono qui, seduto sul letto, mentre ti osservo dormire.

E’ sonno quello che ti tiene incosciente? Che differenza c’è tra un sonno che non si riesce a interrompere ed un coma?

La poca luce, che filtra attraverso i miseri tre quadretti di vetro cemento che danno al piano terra di Villa Tosi, ha cambiato intensità e colore più volte. Una, due, tre… ho smesso di contarle. Ho smesso di contare quante volte il giorno ha inseguito la notte e viceversa. Giorni. Notti.
Non mangio. Non dormo. Attendo.
Incatenato alla testiera del letto da queste catene lunghe meno di mezzo metro.

E ti fisso. Cercando di cogliere subito quel fremito nelle palpebre che precederà il tuo destarti. L’ho immaginato così intensamente che più volte sono stato sicuro di vederlo. Tutte le volte ingannato dal desiderio e smentito dal tempo.
Mi hanno analizzato il frammento. Questo piccolo pezzo di Iantor che pigramente lampeggia nella mia spalla. Ero pronto a lottare a qualsiasi costo perché non mi portassero via. Perché non ti portassero via.
Non è servito. Non ci hanno provato. Per ora.
Devono capire. Ciò che ho nella spalla è troppo importante per loro.

Quanto ciò ch’è in questo letto lo è per me?
Dubito.

Ci divideranno, lo so. Appena capiranno come questo frammento ti tiene in vita, lo faranno. Non è la tua vita ad essere importante, né tanto meno la mia, che spezzerebbero nel medesimo istante. E’ il processo per il quale tutto questo è accaduto, a tenere vivo il loro interesse. Quando capiranno, mi toglieranno di dosso questo pezzo di pietra, e il tuo cuore smetterà di battere.
E con il tuo anche il mio.

Svegliati, prima che succeda, Sin. Apri gli occhi e guardami. Se sarai cosciente, lo Iantor non sarà più necessario. Fino a quando avrai bisogno del suo supporto, sarai in pericolo, perché per quanto potrò lottare per impedirlo, vinceranno loro. E’ inevitabile.

Se la mia vita valesse qualcosa per loro, non avrei alcun dubbio. Ma non è così. Non ho alcuna moneta di scambio.
Per una volta, per la prima volta che hai veramente bisogno di me, io non posso fare nulla.
Stringo la tua mano tra le mie.

Svegliati, Sin.
Ti prego.

***

-Quindi fammi capire… Io che cazzo ho visto da quel maledetto buco sottoterra?-

-Se non lo sai tu che cazzo hai visto, demente… Funzionava il ricambio d’aria, o cosa?- borbotta.

Scuoto la testa. Sono appena sveglio e questa sensazione d’ovatta nel cervello non se ne vuole andare. Sarà stato il cartone con cui Tears mi ha rispedito nel mio letto? Nah, probabilmente sto ancora sfasato da quello ch’è successo…

Ricapitoliamo: Shelv è vivo, ed io pensavo fosse morto. Tears è vivo, ed io pensavo fosse morto. Insieme a suo fratello, ch’è vivo pure lui ma in coma grazie all’intervento divino dello Iantor incastonato in un barista che passava da quelle parti… Però su questo ho delle scusanti perché tipo tutta la Shield credeva entrambi gli Eirdar morti, per cui…

Vorrei sapere che cazzo ho visto in quelle telecamere di sorveglianza.. C’è da dire che ad un certo punto ho smesso di guardare, che non me ne fregava più di tanto. Tanto erano morti tutti. Tutti quelli che m’interessavano, perlomeno.

Getto uno sguardo a Tears che se ne sta seduto gambe giù dal suo letto, dandomi la schiena. Borbotta e sta facendo qualcosa che non capisco. -Tears, si può sapere che diavolo stai facendo?-

-I cazzi miei. Ti ricorda qualcosa?-

Mi sporgo per vedere. Lui getta un’occhiata furtiva e si rannicchia di più su se stesso, bloccandomi la visuale. -Fatti i cazzi tuoi!!- ripete, acido.

-Ti stai togliendo il drenaggio, coglione??-

-Non è il drenaggio!-

-E che diavolo_-

-Il catetere OK!? Mi lasci soffrire in pace dieci minuti, o vuoi venire qui a farti venire un trauma per le dimensioni!?!-

Sento un tic sconvolgermi il sopracciglio.

Si rannicchia di più su se stesso e geme sommessamente. Poi borbotta un qualcosa che somiglia ad un “non lo sanno ch’è delicato?” in Sevyhalese, pensando che non lo capisca, probabilmente. Peccato che ho avuto un’istruzione forzata da successore ad un regno che nemmeno io ho ancora ben capito dove diavolo finisce.

Dev’essere riuscito nell’intento perché poco dopo sospira e si rimette sotto le coperte, incazzato nero col soffitto.
Faccio giusto in tempo a lasciarmi cadere supino rivolto allo stesso soffitto, che entrambi fissiamo un punto rimanendo in ascolto.

Voci, concitate. Rumori. Qualcosa che cade in terra, rumore di ferro, un tavolino? Voci, più forti, una porta che sbatte, urla. Quella voce la conosco, penso, e nel medesimo istante Tears si butta giù dal letto, s’infila i jeans di fretta, afferra tutto il robo del drenaggio, e parte. Io rimango di sasso per un secondo, poi lo raggiungo correndo.

Era Tom!

***

Percorriamo il corridoio di corsa, e quando sbuchiamo nella sala centrale, quello che ci troviamo di fronte sono una dozzina di guardie. In mezzo a loro c’è il letto su cui Sin è incatenato nel sonno, e Tom, che viene tenuto fermo da due guardie mentre scalcia e si dimena. Quando il barista vede Tears, cerca con nuovo vigore di districarsi per andargli incontro. -TEARS!! TEARS! Vogliono togliermi il frammento! SE LO FANNO SIN MORIRA’!!-

-E chi diavolo ha dato l’ordine!?!?- sbotta lui.

-L’ho ordinato io.- Entrambi ci voltiamo verso il tipo che ha parlato. L’uniforme degli ufficiali. Dai gradi credo sia un pezzo grosso, se non pari, molto vicino al grado di Kail.

-E tu chi cazzo sei?- sbotta Tears.

-Sono il tenente colonnello Kraimi, Signor Eirdar. Ci siamo visti un paio di volte ma mai presentati di persona. E sono stato io ad ordinare questa operazione.-

-Shelv non lo avrebbe mai permesso! Lui_- Il tipo lo blocca. -Il Generale è inabilitato al comando, ed il Colonnello Kail mi ha dato pieni poteri per gestire la Shield su casi in cui non può avere a che fare per problemi di tempo. Dobbiamo asportare quel pezzo di Iantor.- prosegue. -Tutti i frammenti vanno recuperati. Capisco l’importanza di conoscere per quale motivo questa specie di resurrezione si è verificata e non sto dicendo che allontaneremo subito il frammento da suo fratello, Tears, ma dobbiamo analizzarlo per capire quale differenza passa tra quel frammento e gli altri che invece non hanno funzionato.-

Tears e il tipo si fissano. Io guardo Tears. Non ha espressione. E’ come se gli vedessi girare le rotelle in quel cranio. Non so esattamente cosa stia pensando ma posso supporre sia legato alle condizioni in cui sta. Non gli hanno detto che lasceranno schiattare Sin, così su due piedi, quindi si prende del tempo. Aperto in due com’è non può piantare tutto il casino che vorrebbe. Senza contare che non ha a che fare con Nakiri, qui, che può chiudere un occhio sui suoi comportamenti. Scatenare il putiferio ora, qui dentro, per salvare la vita ad uno dei peggior nemici dell’esercito, non è esattamente la mossa migliore.

-TEARS!- urla Tommaso, strattonando le due guardie che lo tengono fermo.

Il suo sguardo. Non può credere che Tears stia anche solo vagliando come comportarsi.

-Voglio assistere al procedimento.- dice. Non stacca gli occhi dal tipo nemmeno sul “cosa!?!” sconvolto di Tom. Il tipo reprime una risata, palesemente. Poi scuote il capo. -Non credo sia il caso.- risponde.

-VE L’HO PORTATO QUI IO!- urla allora Tears. La sua pazienza sta arrivando al limite ed io non ho idea di come andrà a finire questa discussione. -Potevo prendere entrambi e levarmi dal cazzo, invece ve li ho portati qui! Varrà pure qualche cosa!!-

Il tenente colonnello alza le sopracciglia ed annuisce, canzonatorio. -Certo. Lei è un eroe, e la ringraziamo per questo.- In un angolo della mia visuale un soldato si muove verso Tears che non vede nulla intorno a sè tranne Kraimi. -Ciononostante non posso permettere che assista all’operazione.- Prosegue quello, proprio mentre il soldato alza una mano verso il braccio di Tears che alla fine scatta cogliendo tutti, anche me, di sorpresa.

La guardia si ritrova tre metri più in là, a terra, colpito in piena faccia dalla macchinetta del drenaggio toracico. -NON MI TOCCARE!!- urla lui.

Rimaniamo tutti immobili. Le guardie si voltano verso Kraimi. Poi, con un singolo gesto di una mano di questo, tutte si buttano su Tears. Lui indietreggia di un passo. Sento Tom urlare il suo nome. Una si prende la macchinetta del drenaggio nello stomaco, facendole fare un sibilo che non mi piace. Una gomitata stende il secondo uomo, ma una terza ed una quarta guardia lo afferrano da dietro per le spalle, immobilizzandolo. Cerca di liberarsi ma una quinta gli tira uno sfollagente all’altezza del rene, tipo tre centimetri sotto la ferita dell’operazione. La macchinetta casca, il tubo si tende e Tears urla di dolore, per poi accasciarsi in ginocchio. -TEARS!- scatto per raggiungerlo ma due guardie sono su di me. Mi circondano con gli sfollagente ben saldi in mano. Io stringo i pugni e non mi muovo. Scocco un’occhiata ad un Tom attonito.

F1_2Tears è in ginocchio, due guardie lo tengono per le spalle, ma nello stato in cui è credo che il massimo che stiano facendo sia evitare che si accasci.

E la porta di uno degli ambulatori si apre. -Che diavolo è tutto ‘sto casino?-

Quella voce è ossigeno in un sacchetto di plastica intorno alla testa. -SAM!- urlo. Lui mi guarda, poi vede Tears in ginocchio a capo chino e Tom immobilizzato dalle guardie. Dietro di lui esce anche il dottore, Daniel mi pare si chiami. Vede Tears e lo raggiunge immediatamente.

Lo sguardo di Sam si sofferma su Kraimi. -Rapporto.- chiede, duro.

-Stavamo per estrarre il frammento dello Iantor dal profugo, quando L’Eirdar e Samirien ci hanno aggrediti.-

-NON E’ VERO! Non li abbiamo aggrediti!- urlo io. Sam mi guarda, ed io proseguo. -Tears ha chiesto solo di poter assistere all’operazione… e poi non vi rendete conto che a toglierlo molto probabilmente si interromperebbe l’incantesimo che tiene in vita Sin??-

-La vita del nostro nemico non è un argomento rilevante.- La voce di Kraimi. Vedo guizzare le sopracciglia di Samuel. Effettivamente ha ragione, non gli si può dir niente. Quella vita vale qualcosa solo per Tears e Tom, probabilmente.

Lo sguardo di Sam passa su tutti noi un istante, poi annuisce a nessuno in particolare. Infine guarda Kraimi. -Assisteremo tutti all’operazione. Io, Tears e Zen. Una volta estratto lo Iantor voglio che sia comunque tenuto in prossimità dell’altro Eirdar, per poterlo mantenere ancora in vita. Vaglieremo più avanti come comportarci, controllando le effettive proprietà a lungo termine dello Iantor.-

Kraimi azzarda solo un -Ma Signor_- che viene bloccato da -E’ un ordine- di Sam.

Io sospiro sollevato, sorrido e guardo Tears. Lui ha alzato appena la testa con un ghigno storto, diretto in pieno a Kraimi. Questo stringe le labbra ed annuisce. -Agli ordini..-

***

Meno di un quarto d’ora più tardi, siamo tutti e tre dietro un vetro. Al di là di questo: la sala operatoria.

Sin è sdraiato nel suo letto. Le macchine che ha attaccato ci assicurano ch’è ancora in vita. Battito cardiaco, respiro… tutto ok, apparte forse il fatto che non si sveglia, ecco.
Su un altro lettino c’è Tom. Legato come un salame ed uno sguardo omicida che raramente gli ho visto sul volto. Un’infermiera gli sta facendo una puntura alla spalla destra, credo anestesia locale, dove ha conficcato ‘sto benedetto pezzo di Iantor.

-Sto cercando di guadagnare tempo, Tears. Questo lo sai, vero?- Samuel.

-Certo che lo so..- borbotta lui. L’abbiamo messo lì, seduto su una sedia, e per farlo abbiamo dovuto minacciarlo di legarcelo. Che se continua ad andare in giro come un pirla prendendo a pugni soldati, ci rimette qualche organo un po’ più indispensabile della milza, a ‘sto giro.

-Al di là degli impegni morali, o dei favoritismi, Tears, è lo Iantor quello che interessa. Sin è ancora in vita solo ed esclusivamente a motivo di studio. Non posso e non voglio prendermi responsabilità su questo argomento. Quando Nakiri si sveglierà, vedremo cosa deciderà a riguardo.-

-Se si sveglia.- mormora funereo lui.

Sam non si volta a guardarlo. Fissa al di là del vetro, ed in parte il suo riflesso su di esso. Non annuisce, ma è d’accordo.
Se si sveglierà.

Fissiamo in silenzio l’infermiera spostare boccette e prendere un paio d’ordini da Daniel, che intanto è entrato nella stanza munito di mascherina e guanti.

-Questo vetro è antiproiettile?- la voce di Tears nel silenzio. Nessuno dei due lo guarda, entrambi sorridiamo appena ai nostri riflessi nel vetro.

-No.- Conferma Sam.

***

Daniel guarda un’ultima volta attraverso il vetro, poi, bisturi alla mano, si mette al lavoro sulla spalla di Tom. Tears ha gli occhi incollati a questo vetro e mi sembra di percepire nell’aria la sua tensione. Pochi istanti e l’infermiera si riprende il bisturi per passare al dottore delle pinzette. Ed eccolo, lo Iantor.

In questo momento assomiglia ad una scheggia di pietra grigia, a tratti luminescente di flebile luce azzurrina. Tutti i nostri sguardi, dottore ed infermiera compresi, si voltano verso Sin e le macchine che ha intorno.

Aspettiamo qualche secondo, ma non accade niente. Il cuore continua a battere, il respiro pare regolare.

Daniel guarda un’ultima volta attraverso al vetro, poi lascia cadere il pezzo di Iantor in un piattino di ferro che l’infermiera gli porge. Un’insulsa scheggia di pietra, ruvida, sporca di sangue, che fa un “teng” anonimo sul ferro, e che continua imperterrito a lampeggiare tenue.

Altri istanti rivolti verso il letto con il suo occupante inconscio e poi l’infermiera si volta col piattino e va a sciacquarlo. Daniel inizia a dare i punti alla spalla di un barista teso ma già più tranquillo di prima.

Sam ed io ci guardiamo. Scuotiamo il capo e ci stringiamo nelle spalle. -Forse come ogni incantesimo ha bisogno di una richiesta, ed una volta che è invocato mantiene il suo potere fino a richiesta conclusa…- ipotizzo io.

Sam scuote ancora il capo e le sue sopracciglia si alzano. -Si ma il punto della questione è proprio questo… Il funzionamento dello Iantor è abbastanza noto, tu fai una richiesta e questo la esaudisce pigliando energia dagli elementi intorno a sè, ma la resurrezione di una persona quante volte pensi che possa essere stata richiesta da ogni singolo abitante del nostro mondo in tutti i secoli? Non se ne è mai verificata una.. perché questa volta è diverso? Cosa c’è che ha reso possibile un incantesimo così potente? E con solo un frammento dello Iantor, per giunta?-

-Un potere più forte?… Cioè, intendo, al momento della gittata energie esterne vicine molto più potenti?-

-E cosa c’era in giro al momento?- chiede lui. Io guardo di sfuggita Tears cercando per un istante conferma sulle nostre teorie, ma lui sta ancora con gli occhi incollati alle macchine che gli assicurano che Sin è ancora in vita. Non ci ascolta nemmeno.

Scuoto il capo. -Non lo so…- ammetto a Sam. -Per quanto ricordo erano in una piazza normalissima, e c’erano in giro_-

Il “PIIII” incessante e continuo ci coglie ormai alla sprovvista. Voltiamo esterrefatti lo sguardo mentre Tears scatta dalla sedia. Quando il nostro sguardo si posa sul vetro, quello è già in frantumi, e Tears è dall’altra parte.

Kraimi evidentemente se lo aspettava e dalla porta, nello stesso istante, si riversano all’interno una dozzina di guardie. Tears lancia loro addosso il tavolo degli strumenti. Bisturi ovunque. Si getta al lavandino, prende lo Iantor e su un “Scusa istrice!” lo conficca tipo pugnale di nuovo nella sua spalla. Tom ghigna. Gli ha fatto un male bestia, certo, ma era quello che voleva da lui. Si legge, sul suo volto, che sapeva di poterci contare. Se lo aspettava, e Tears l’ha fatto.

Le guardie sono su di lui, lo afferrano e lo buttano a terra, ma lo Iantor è già di nuovo al suo posto, e gli strumenti riprendono a bippeggiare tranquilli.
Silenzio.

Arnesi medici per terra, guardie ovunque, Tears atterrato da una decina di soldati intorno a lui. L’infermiera in un angolo, terrorizzata, Tom ancora legato come un arrosto al letto. Nel silenzio: il “pi, pi” regolare del battito cardiaco.

-Battito, pressione e respiro nella norma.- dice Daniel. Tutti sospiriamo di sollievo. Almeno al di qua dell’ex vetro, al di là sentiamo distintamente Tears ridere.

-Ritentiamo.- La voce di Daniel spiazza tutti. Da chiunque me lo potevo aspettare tranne che da lui. Amico di vecchia data di Tears. Un uomo calmo, pacifico e anche un po’ anziano. Tears rimane di granito, alza la testa per quanto le guardie glielo permettono e lo guarda come il suo più grande traditore. Ed in questo momento lo è.

-DANIEL! NO!- protesta. Ma il medico s’inginocchia di fronte a lui e lo guarda, paterno, in viso.

-Fidati Tears, credo di aver capito…- Fa cenno alle guardie di toglierlo di mezzo.

Tears, a quattro di bastoni in una sala chirurgica, tiene praticamente tutto lo spazio disponibile, grosso com’è. Lo raccattano e lui non oppone resistenza. Non capisco s’è ancora agghiacciato dal tradimento, atterrito dalla paura o curioso di sapere che diavolo ha in mente il medico.

Questo si fa passare di nuovo le pinze dall’infermiera, le guardie portano Tears in disparte lasciando abbastanza spazio al medico per operare.
Daniel estrae di nuovo lo Iantor. Non si sofferma nemmeno a guardare i monitor medici attaccati a Sin, sa già che non daranno alcun segnale strano. Questa volta però non lo da all’infermiera. Prende una grossa provetta sterile vuota, e lo mette lì dentro. Poi chiude l’ampolla con un tappo di sughero, l’appoggia sul tavolino e attende, fissandola.

Passano i secondi, poi i minuti… Io e Samuel ci guardiamo, è già passato più tempo di quando lo Iantor è stato estratto la prima volta. Aspettiamo ancora un totale di un quarto d’ora quando finalmente il medico annuisce. -Credo di aver capito. Il legante dell’incantesimo dev’essere il sangue di questo ragazzo.- Guarda Tears. -Prima ha smesso di funzionare nel momento in cui l’infermiera ha cominciato a lavare la scheggia. Se non crea alcun problema che tale sangue si coaguli, direi che possiamo dire di essere fuori pericolo.-

***

Qualche istante più tardi, sto camminando per uno dei corridoi dell’infermeria, verso dove stavo prima di tutto questo casino. Kraimi mi segue, decisamente contrariato dagli ultimi sviluppi.

-Se vuoi un parere, Sam, io metterei Tears in cella, almeno per ora. Giusto per renderlo inoffensivo, hai visto la reazione che ha avuto quando lo Iantor ha smesso di funzionare? Se succede ancora? Mettiamo che gli venga in mente di prendere su armi e bagagli, Iantor e fratello e scappare…-

Sospiro. -Lascialo perdere, lascialo in infermeria, se proprio vuoi stare un po’ più tranquillo mettigli un paio di soldati a sorvegliarlo, ma meglio assecondarlo che remargli contro, te l’assicuro…-

-Secondo me con lui in cella non dovremmo farci di queste paranoie..-

-Con che coraggio posso sbatterlo in cella dopo quello che ha fatto per la Shield? Sin è qui grazie a lui.-

-E come ho detto prima, grazie. Ora però che si levi dalle scatole. E’ solo un problema.-

-Ian, è un eroe…-

-Certo… continuiamo con i favoritismi.- finisce lui con un tono acido che non mi piace per niente.

Mi fermo e lo fisso. -Tenente Colonnello Kraimi. Mentre Tears era in giro per la città a difenderla, lei dov’era?-

Mi fissa, non risponde subito. -Io…- tentenna. -Io ero qui a contrastare i profughi alla Shield!-

-Stava facendo il suo lavoro. Il lavoro di Tears invece non era quello di difendere Shield e città. Avrebbe potuto tranquillamente starsene a casa, o peggio ancora aiutare suo fratello, e probabilmente non avremmo avuto scampo. Eppure l’ha fatto. Di sua spontanea volontà. Ora, le ho dato un ordine e mi aspetto che lo esegua.-

Intanto sono arrivato alla stanza verso cui mi dirigevo. Entro e chiudo la porta insieme alla discussione.

Sbuffo poggiato di schiena al battente. -Però non ha tutti i torti…- mormoro a nessuno in particolare. Ma qualcuno mi risponde. -Chi?-

Rimango un attimo spaesato, poi la coscienza di chi ha risposto mi colpisce in pieno. Mi volto e scatto verso il letto di quella stanza. Naki è lì: sdraiata supina. Lo sguardo fisso al soffitto. Non si muove di un millimetro, inespressiva. -NAKI!- urlo.

Poi mi contengo e cerco di limitare il mio stesso battito cardiaco, sembra quasi che il cuore voglia uscirmi dalla gabbia toracica pronto per salutarla anche lui. Schiaccio freneticamente il segnale d’intervento all’infermiera, e non le stacco gli occhi di dosso, quasi temessi che interrompendo il mio sguardo quegli occhi si potessero richiudere senza più riaprirsi. -Naki, come stai??-

Non risponde. E’ immobile e fissa il soffitto. Poi apre appena le labbra, socchiuse, un sorriso strano, sbilenco oserei dire. -Cos’è successo?- chiede, lentamente.

-E’ successo che ti sei presa tipo duemila volt in un braccio per salvare la Shield.- dico. Lei non si muove, non parla, sembra quasi che nemmeno respiri. Attendo secondi che sono come incudini nella stanza.

-Il dispositivo…?- tentenna. Rimane in sospeso per qualche attimo, poi rinuncia a finire la frase. Io sorrido appena, ed annuisco. -Si. L’hai attivato senza protezione.- spiego. -Ricordi?- aggiungo poi.

-Chi sei?- chiede. E una fucilata in mezzo allo stomaco sarebbe stata meno dolorosa. Sorrido, incerto. -Sono Samuel,Naki.-

-Samuel.- ripete.

-Sam- dico io forzandomi di sorridere.

-Certo cretino, pensi che non lo sappia?- quasi sbotto a ridere della grossa per la tensione. -Cosa ci faccio qui?- chiede. -E perché mi avete legato?-

-Non sei legata Naki…- dico non capendo.

-E a che altezza l’avete tagliato?-

-Cosa?- non capisco.

-Il braccio destro.- precisa lei.

Deglutisco, e Daniel entra nella stanza insieme a Rachele.

-Dove sono?- chiede un’ultima volta, mentre io mi volto reprimendo lacrime che non voglio versare.

***

Un’oretta più tardi, dopo una serie di controlli, Daniel mi fa cenno di uscire dalla stanza. Io poggio un ultimo sguardo sul viso per metà immobile e per metà smarrito di Nakiri, sentendo come una fitta al cuore.

Dov’è quella sua espressione sicura? Dov’è quella mente brillante? Dov’è la mia Nakiri?

Esco per primo. Daniel mi segue. Appena chiude la porta mi rigiro e quasi lo aggredisco. -Cosa succede, Daniel? In dei momenti non mi riconosce nemmeno! Poi, dopo un attimo capisce e ricorda tutto al volo. E quel braccio? E perché non gli si muove tipo metà faccia??-

Lui prende un bel respiro. -E’ difficile dire con precisione quali siano gli effetti a lungo termine. L’elettrocuzione che ha subito ha provocato traumi al midollo spinale, a livello del sistema nervoso centrale, dei tessuti e dei muscoli che sono stati direttamente interessati. Lo stato di morte apparente nel quale è rimasta vittima subito dopo l’infortunio, nonostante siano stati _-

-DANIEL!- urlo.

Lui mi guarda muto.

Scuoto il capo. Non c’entra niente e lui voleva solo darmi un quadro completo, ma io ho bisogno di informazioni sincere, dirette ed immediate. Mi scappa un sorriso veloce, stanco, nervoso. -Breve, conciso e ricordati che stai parlando con un demente.-

Lui sorride appena. Sospira. -Allora. Le ossa del braccio destro sono rotte, tutte, insieme a qualche costola. Ma niente di grave fin qui. I muscoli ed i tessuti sono un altro paio di maniche, invece. Lo stordimento che vedi adesso, qualsiasi siano i suoi reali danni, per ora è del tutto normale. Avrà amnesie, difficoltà a parlare. Parte del suo corpo potrebbe rimanere paralizzata, magari solo per qualche tempo, magari per sempre. Se riprenderà a camminare, avrà alcune difficoltà, forse transitorie. Soffrirà di mal di testa, forse una diminuzione della vista, ma questo potremo verificarlo anche a distanza di qualche anno. Tralasciando i danni al midollo spinale e al sistema nervoso, che non posso ancora quantificare, ciò di cui sono praticamente certo è che non recupererà un uso normale del braccio destro. Tutto il resto, è possibile. Possibile in modo permanente, o temporaneo. Solo gli Dei ci sapranno dire.-

L’unica parola che mi viene in mente è “devastante”. Mi si materializza così, nella testa:Chiara e limpida.

E’ sopravvissuta, certo. Ma gli effetti di quella scarica sul suo corpo sono stati completamente devastanti. Punto.
Mi chiedo se non fosse stato meglio se fosse morta.
Mi chiedo se si potesse vedere come è conciata ora, cosa direbbe.
So perfettamente che cosa direbbe…

Daniel fa una pausa e sembra meditare. Sorrido appena. -Daniel… sincero.-

Lui valuta, poi abbassa appena lo sguardo. -Tutto questo comunque se passerà indenne i primi giorni.- Di nuovo fa una pausa, deglutisce. –Samuel. Non è fuori pericolo.- precisa. –Esistono delle manifestazioni generali ritardate. Potrebbe subentrare una possibile morte improvvisa nelle ore che seguono la fulminazione, a volte anche in condizioni di apparente benessere completo. Potrebbe avere un arresto cardiaco, o respiratorio, una trombosi arteriosa o un’insufficienza renale acuta.. Generalmente subentrano entro le prime ore dopo la fulminazione, ma sto andando a tentativi, perché il suo stato d’elfo oscuro l’ha sicuramente difesa dagli effetti che avrebbe subito un normale essere umano, ma questo suo “rigenerarsi”- dice enfatizzando la parola. -potrebbe avere un calo improvviso, o peggio disattivarsi…- Scuote il capo. -Non so come funzioni esattamente, ci sono stati troppi pochi test a riguardo.– Mi scappa un’alzata di sopracciglio ripensando alla grande guerra. Troppo pochi, certo.

-Mettiamo che il suo corpo ad un certo punto decida ch’è inutile continuare la rigenerazione perché il danno è troppo esteso… Cosa succederebbe?-

Si stringe nelle spalle. -Non posso definirla fuori pericolo, questo almeno per un mese o due…-

Prendo un bel respiro e faccio aerare il cervello. Annuisco facendo il punto della situazione. -Ok, Daniel. Inutile dirti di fare il meglio che puoi, perché so già che lo farai. Per quanto mi riguarda, cercherò tutti i testi della grande guerra che riguardano l’anatomia elfica e quella oscura in particolare.- Sbuffo e ad un tratto le mie stesse spalle mi sembrano troppo pesanti da sostenere. -Dopotutto sono al comando della Intra Dimensional Shield Confederation, no?- Sospiro. -Dovrebbe essere facile trovare tutto il necessario…-